Il seguente articolo, tradotto in italiano, è apparso originariamente nel 1997 su “The New York Review of Books” e potete leggerlo in inglese qui. L’articolo s’inserisce in un vasto e laico dibattito internazionale sul significato del neodarwinismo e sul metodo riduzionista, il cui abuso metodologico non è considerato al passo con i tempi a confronto del paradigma della complessità e dell’emergentismo. In particolare Stephen Gould oppone al metodo di John Maynard Smith, Richard Dawkins e Daniel Dennett un approccio pluralista e complesso al fenomeno della vita, pur rimanendo nei laici canoni scientifici e neodarwiniani. Anzi, la sua proposta è quella di tornare al “vecchio” Darwin, che quanto a pluralità di cause nelle leggi dell’evoluzione avrebbe capito qualcosa in più dei nuovi “ultras” darwiniani, prima ancora che genetica e biologia cercassero di “totalizzare” il discorso neodarwinista. Sullo stesso argomento, prima della morte, Gould è intervenuto in un altro articolo, che potete trovare al seguente link, intitolato Evolution: The Pleasures of Pluralism
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Fondamentalismo darwiniano, di Stephen Jay Gould
Numerosi esempi, dall’arroganza di Platone alle tirate di Beethoven, inducono a concludere che gli individui più brillanti della storia tendono a essere tipi irascibili. Con l’eccezione di Charles Darwin, che deve essere stato il più affabile di tutti i geni; era gentile all’eccesso, persino con gli immeritevoli, e non pronunciò mai parole dure. George Romanes, discepolo di Darwin, espresse stupore per l’unica affermazione aspramente critica che avesse mai incontrato: “Nell’intera gamma di scritti di Darwin, è impossibile trovare un altro brano formulato con tanta risolutezza; esso rappresenta l’unica nota amara nelle migliaia di pagine da lui pubblicate.” Il brano di Darwin che fece tanta impressione a Romanes era rivolto contro coloro che semplificavano e ridicolizzavano la sua teoria sostenendo che la selezione naturale, e soltanto la selezione naturale, è la causa di tutti i cambiamenti evolutivi. Nell’ultima edizione de L’origine delle specie (1872), Darwin scrive: “Poiché in tempi recenti le mie conclusioni sono state molto travisate, e si è dichiarato che io attribuisco la modificazione delle specie esclusivamente alla selezione naturale, mi sia concesso rimarcare che nella prima edizione di quest’opera, e nelle successive, ho posto nella posizione più appariscente – e precisamente a chiusura dell’Introduzione – le seguenti parole: “Sono convinto che la selezione naturale è stata la causa principale, ma non l’unica, delle modificazioni“. Non è servito a nulla: grande è il potere del travisamento continuo“.
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