Searle, La riscoperta della mente. Una recensione

a cura di Stefano Comito

Searle contro Dennett

John Searle, filosofo americano, inizia la sua carriera incentrando il proprio interesse sulla filosofia del linguaggio, ma con il passare del tempo i suoi studi si spostano nell’ambito della filosofia della mente, tant’è vero che è lui stesso a considerare la filosofia del linguaggio un ramo della filosofia della mente. Tuttavia, il rapporto tra Searle e i filosofi della mente non è idilliaco. Infatti ha talvolta sostenuto come in questo ramo della filosofia analitica vi siano persone che hanno acquisito fama e notorietà, senza avere fornito alcun contributo rilevante alla comprensione dei fenomeni mentali. Potremmo dire che ogni riferimento da parte di Searle a Dennett non è per niente casuale considerando anche l’assoluta divergenza tra le teorie che propongono i due pensatori.  La riscoperta della mente è il testo più appassionato della produzione di Searle, in cui tenta di scardinare la tesi, sostenuta da Dennett e dai materialisti, che concepisce la mente come il software che “gira” nell’hardware cerebrale e che paragona dunque la mente a un programma per calcolatore. Searle aveva già argomentato con l’esperimento mentale della stanza cinese che in realtà la metafora della mente come un programma per computer è fuorviante ma in questo saggio va ancora più in profondità, contestando anche il progetto di ricerca della psicologia cognitiva che concepisce il cervello come un elaboratore di informazioni.

I primi due capitoli sono dedicati ad abbattere le tesi materialiste eliminativiste dei vari Dennett, Paul e Patricia Churchland, Rorty e Stich e il comportamentismo di Wittgenstein e Ryle. Il terzo capitolo Searle lo dedica all’esposizione di alcuni esperimenti mentali al fine di chiarire come non vi sia necessariamente una connessione tra coscienza e comportamento. La parte centrale del saggio è dedicata a esporre la sua teoria della coscienza; infine, negli ultimi due capitoli critica il programma di ricerca della psicologia cognitiva.

Leggi il resto di questo articolo »

“Arriva l’opera segreta di Heidegger. Doveva essere pubblicata nel 2015 per volontà dello Stesso”

Heidegger shock nell’introduzione: “Sono cattivissimo, ma proprio cattivo-cattivo. Mi avete svalutato credendomi nazista“. Conclude: “E’ questa una versione di tutti i miei scritti con nessuna super-cazzola [in italiano, con trattino, nell'originale, nda], “ci lavoravo segretamente da decenni” onde poter “svergognare tutti i miei interpreti“. Sull’antisemitismo però scrive: “Sì che forse non sono stato antisemita, ma solo non-contro la Judenschaft metafisica“. Si aspettano gli interpreti per valutare questa nuova, incredibile frase che porta impressionanti aperture di senso in un mondo dove regna ancora la chiusura di senso illuminista.

Conformisti del politicamente scorretto

(L’articolo, di Sandro Modeo, è tratto da “Il club della lettura” del Corriere.it)

Così una cultura  di potere ha potuto presentarsi, con un trucco, in cultura eversiva. E il teppismo intellettuale ha trasformato un’eresia in una ortodossia di massa.

Come un logo sempre più invadente, il «politicamente scorretto» si è ormai rovesciato, specie in Italia, in nuovo conformismo. Chiunque — liberando qualche sfogo umorale — può ricorrervi come a un’autocertificazione di teppismo intellettuale, senza rendersi conto che un’eresia di massa diventa presto ortodossia.

Per capire come si sia prodotta questa torsione, misto di snaturamento e inflazione, bisogna risalire al 1993, anno in cui — in opposizione all’altra metà campo, cioè al «politicamente corretto» imperante in certi atenei americani, come la University of Michigan di Ann Arbor — prende il via il famoso talk show di Bill Maher, Politically Incorrect; e in cui, soprattutto, esce il geniale La cultura del piagnisteo (Adelphi) di Robert Hughes, critico d’arte e storico australiano trapiantato in America.
Leggi il resto di questo articolo »

Interstellar, le lontane stelle contro il nulla della realtà. La filosofia di Nolan

Tre parole per  cominciare

Un film epico e visivamente straordinario, di ampio respiro, con affascinanti temi esistenziali, fisico/scientifici e filosofici, che di rado si vedono al cinema, e che solo per questo andrebbe premiato. Inoltre, tantissime citazioni cinematografiche e letterarie. Insomma,  un tipico azzardo alla Nolan. Con alcuni difetti, alcuni dei quali  lo rendono, a tratti, irritante e deludente. Tutto sommato: buono.  Nolan inscena un’epopea dell’eroe (o meglio, gli eroi: padre e figlia), con temi sulla falsariga dello straordinario e meglio riuscito “Inception“, dove affrontava i mondi e gli universi contenuti nella nostra psiche e nella nostra immaginazione, il tempo e lo scorrere della vita in ognuno di essi, il tempo della “realtà” (“ma ce n’è una sola?” direbbe il Nolan-Philip Dick) ed il tempo della psiche e dei suoi mondi sommersi. In questo film, similmente, Nolan esplora i mondi interstellari e relativistici, con simili paradossi temporali e spaziali, simili domande: c’è solo una realtà? Un solo tempo? Devo accontentarmi di essa? A queste domande e tematiche, come vedremo, rispetto a “Inception” ne aggiunge altre, molto più classiche, prevalentemente etiche ed esistenziali. Molta carne al fuoco davvero, ma non preoccupatevi, ci siamo noi.
Leggi il resto di questo articolo »

Il catalogo degli schemi retorici più usati contro i vegetariani

Si può essere vegetariani incoerenti. Ma anche onnivori incoerenti. E allora?

Per correttezza mettiamo le carte in tavola, e lo facciamo nel primo rigo di questo intervento: chi scrive segue una dieta vegetariana. Nessun giudizio su chi non lo fa. Al contrario: spesso il nostro problema è solo quello di difenderci, in quanto, psicologicamente, essere vegetariani può rappresentare per alcune categorie di onnivori (per fortuna limitate) una sorta di accusa implicita alle altrui abitudini, e provoca spesso reazioni. Queste reazioni sono poi condizionate dalla madre di tutti gli errori: la dissonanza cognitiva. L’impossibilità, per i più,  di convivere con la propria naturale ed inestinguibile incoerenza, o con un qualsiasi senso di colpa, ci costringe a cambiare i fatti che ci circondano. Quindi accade che se io non riesco a cambiare il mio comportamento (per sanare contraddizioni e sensi di colpa), allora devono essere i fatti che mi fanno star male ad essere sbagliati. Ci accaniamo contro dei fatti, come fa la volpe con l’uva, distorcendoli per accontentare le nostre esigenze psicologiche. Ma a proposito di reazioni:  su facebook ed internet in generale, però, le accuse si fanno pesanti: pullulano giudizi molto severi (è doveroso dirlo, da entrambe le parti): gruppi, gruppetti, sette e “controsette” in lotta continua fra loro. I meccanismi da social network estremizzano le idee e le posizioni, creano continuamente e strumentalmente false dicotomie, polarizzazioni e partiti, semplificano la realtà, fomentano estremizzazioni spesso per fini solamente economici e pubblicitari (i siti internet vivono di click e banner pubblicitari, i gruppi su facebook più scatenano risse e più aumentano di popolarità). La nostra mente, come scriveva l’antropologo Lévi-Strauss, funziona già per opposizioni  binarie come crudo/cotto, la rete non fa che sfruttare questa tendenza. Uno dei temi più “semplificati” in rete con la creazione di false dicotomie è appunto un argomento che meriterebbe più rispetto ed un dibattito serio: l’alimentazione vegetariana/vegana. Questo intervento, che vuole essere un cantiere aperto, cerca di problematizzare alcune semplificazioni in cui ci si imbatte non solo su internet, ma vivendo quotidianamente. Cominciamo col dire che prossimamente pubblicheremo un vademecum della retorica di vegani e vegetariani. Per ora, iniziamo dall’altra parte. Questi schemi nella stragrande maggioranza delle volte non sono usati consapevolmente, nel senso che è la nostra mente, la nostra cultura e il nostro linguaggio che funziona così. E questo non solo quando vegetariani, vegani, onnivori e carnivori litigano fra loro, ma in tanti altri argomenti e casi argomentativi. Usiamo schemi retorici nella stragrande maggioranza delle volte perché la comunicazione spesso ci “obbliga” a difendere una argomentazione e sminuire quella del nostro avversario, e per far questo usiamo non mezzi razionali (argomentazioni), ma irrazionali (spesso più efficaci). E lo facciamo senza averli studiati. Nelle seguenti frasi, che analizzeremo come exemplum di casi simili, spesso ci sono più combinazioni di fallacie. Saranno analizzati solo gli stereotipi retorici più comuni usati contro vegetariani /vegani, non certo le tante affermazioni usate da alcuni onnivori per difendere le proprie posizioni, come può esserlo la frase “mangio carne perché gli animali  non sono soggetti morali”. Certo, il confine fra i due casi può divenire labile. Ma il secondo  tipo di lavoro meriterebbe un libro a parte e non è nel nostro interesse scriverlo.
Leggi il resto di questo articolo »

Anelli dell’Io, di Douglas Hofstadter. Una recensione di Stefano Comito

Il titolo originale del libro è “I’m a strange loop” (2007)

Douglas Hofstadter è un brillante neuroscienziato, filosofo e divulgatore scientifico che insegna psicologia e informatica all’Università dell’Indiana negli Stati Uniti. Anelli nell’Io è un’opera recente, infatti, è pubblicata nel 2008 a molti anni di distanza dal saggio che ha fatto conoscere Hofstadter al mondo intero, ossia, Gödel, Escher, Bach o GEBHofstadter ammette che Anelli nell’Io nasce anche sull’onda emotiva di GEB, poiché ha sempre avuto l’impressione che il messaggio centrale contenuto in Gödel, Escher, Bach non sia mai stato compreso in tutta la sua pienezza. Tuttavia, GEB non è l’unica opera che ha reso famoso Hofstadter; molto prolifica e intensa è stata la sua collaborazione con Daniel Dennett insieme con il quale, nel 1981, ha contribuito alla pubblicazione dell’opera L’io della mente che ottenne molto successo. L’influenza della collaborazione con il filosofo americano si ripercuote nelle idee di Hofstadter e si riscontra anche in Anelli nell’Io in cui il capitolo XVI è dedicato interamente allo scambio di e-mail tra i due in un periodo buio della vita di Hofstadter, ovvero, quello successivo alla scomparsa della moglie Carol.

Leggi il resto di questo articolo »

Andrè Bazin, “Che cosa è il cinema?”, a cura di Elisa Scirocchi.

Rosabella era la sua slitta!”(*)

I francesi hanno inventato la fotografia, hanno ideato il cinema, lo hanno studiato e analizzato a fondo. Per questo siamo loro grati. Se pensiamo alla storia del cinema immediatamente un baschetto rosa confetto si posa sui nostri capelli castano cioccolato e la tour Eiffel ci sorride da lontano.

Irragionevolemte ancora oggi il cinema viene troppo spesso dimenticato, quasi mai dai più considerato come fondamento della nostra cultura, o come essenziale rappresentazione dell’umano. Sempre più banale e sciocco entertaiment, sempre meno opera d’arte.  E quindi, a meno che non abbiate la fortuna di abitare in una grande metropoli, ci tocca aspettare i “Lunedì d’essai” al cinema sotto casa, sperare che scelgano di proiettre il film che desideriamo ardentemente di vedere, e gustarci lo spettacolo in una sala semivuota.

Ma quando il cinema entra nel novero delle arti? E perché dovremmo considerarlo come tale? Per rispondere a queste domande, e per approfondire la storia di questa giovane espressione artistica, possiamo leggere il testo “Che cosa è il cinema?” di Andrè Bazin. Di nuovo sono i francesi a venirci in aiuto. Dunque, immaginiamo di gustare un delizoso macaron nel Cafè de Flore e, seduti ad un tavolo, leggiamo con attenzione il nostro libro.
Leggi il resto di questo articolo »

Il Robocop di Dennett

…when the machine fights the system releases signals into Alex’s brain… making him think he’s doing what our computers are actually doing. I mean, Alex believes right now he is in control. But, he’s not. It’s illusion of free will….” (il dottor Norton Dennett)

Il remake di Robocop è un autentico condensato di filosofia della mente e scienze  cognitive, oltre che un’inquietante riflessione sull’indistinzione postumana fra macchina e mondo biologico. Il dottore che trasforma il poliziotto Alex Murphy in un ibrido biomeccanico si chiama Dennett Norton, un chiaro riferimento al filosofo americano Deniel Dennett. In un passaggio inequivocabile del film, mentre tecnici e medici testano le capacità dell’ibrido in modalità “offensiva”, si fa riferimento proprio alla teoria della coscienza di Dennett: Murphy crede di essere a capo del suo corpo biomeccanico, mentre ne è solo il passeggero. Un concetto che il neurochirurgo e saggista Arnaldo Benini riassume così: “innumerevoli studi di neuropsicologia, di neuroimaging e di neurologia tendono a dimostrare che la coscienza di ogni decisione è preceduta da un aumento d’attività nelle aree specifiche della corteccia celebrale. La coscienza è informata – con l’illusione di esserne artefice – quando l’evento è già in atto, a volte con un ritardo di 10 secondi.  [...] Non è una scelta, è un meccanismo spontaneo del cervello che anticipa la coscienza. Il sistema nervoso non agisce a comando, ma spontaneamente

Inoltre: la teoria di Antonio Damasio riquardo l’indispensabilità alla vita umana dei bias cognitivi (Alex Murphy nel prendere decisioni “aperte” e nel percepire emozioni rallenta le sue prestazioni rispetto alle altre macchine non ibride. Per funzionare in maniera efficiente ed efficace come le altre macchine, l’essere umano deve essere diminuito) è il sottofondo dell’intero film. In ultima analisi, i bias e le collegate emozioni sono l’umanità che ancora rimane nell’ibrido, senza i quali l’indistinzione uomo-macchina sarebbe totale. In questo nulla di assolutamente nuovo, ma il tutto è raccontato in maniera visivamente incisiva.


Thomas Kuhn e la struttura della scienza

 a cura di Manuel Cappello

In questo articolo vengono prese in considerazione le idee più importanti del libro di Kuhn sulle rivoluzioni scientifiche,
The Structure of Scientific Revolutions (1), fra cui in particolare il concetto di paradigma nella sua componente tacita, automatica, preliminare alla razionalità discorsiva. Viene esplicitato il legame fra la natura del paradigma e la questione dell’incommensurabilità fra le diverse visioni scientifiche, e viene evidenziato il ruolo della comunità scientifica come strumento per fare fronte a tale problema. L’opera in oggetto è presentata come un contributo positivo all’impresa scientifica e non come l’affermazione di un relativismo di origine sociale.

I.      PENDOLI O PIETRE DONDOLANTI? GLI ESEMPI DI KUHN
II.    
IL PARADIGMA: FUNZIONE ED ESSENZA
III.   
IL FUNZIONAMENTO DEL PRESUPPOSTO
IV.   
INTERNALISMO
V.    
LA SCIENZA NORMALE: L’ATTIVITÀ GUIDATA DAL PARADIGMA STABILE
VI.   
INSEGUENDO I ROMPICAPO
VII.  
IL RUOLO DELLA CRISI
VIII. 
LA DEFINIZIONE DI UN VOCABOLARIO?
IX.   
INCOMMENSURABILITÀ E IRRAZIONALITÀ NELLA TRANSIZIONE FRA PARADIGMI
X.    
INTIMITÀ DEL PARADIGMA
XI.   
SMETTERE DI SAPERE
XII.  
UN VERSO NELLA PSICHE
XIII. 
ALCUNE CONCLUSIONI: LA RAZIONALITÀ RITROVATA
Leggi il resto di questo articolo »

Daniel Dennett, Coscienza. Che cosa è? Una recensione

a cura di Stefano Comito

I filosofi statunitensi John Searle e Daniel Dennett

I misteri sono eccitanti, dopo tutto fanno parte delle cose che rendono la nostra vita divertente […] Una volta che il segreto è svelato non si può più tornare indietro nello stato di piacevole mistificazione che prima ci ammaliava”(pag.32).

 Con queste parole scritte nella prima parte di Coscienza. Che cosa è. Daniel Dennett lancia la sfida alla filosofia dualista, alla cui base c’è l’idea che la coscienza sia misteriosa e ineffabile e che non può essere spiegata dal metodo tradizionale con cui la scienza indaga la realtà; da Cartesio in poi la coscienza, estromessa dall’ambito di osservazione delle scienze naturali, non è un oggetto da indagare ma un mito avvolto nel mistero. In fin dei conti per Dennett i dualisti sono partiti da qualcosa di fondamentale alla luce delle proprie intuizioni, ma è il filosofo americano ad avvertire: “ Visto il modo in cui […] sguazza nel mistero accettare il dualismo significa rinunciare a capire” (pag.49).

Leggi il resto di questo articolo »