Vuoi salvare il pianeta? Non la Decrescita ma… mangia meglio!


(nel link sotto trovi la traduzione in italiano della tabella e dei menù proposti dagli studiosi inglesi)
Da politicambiente

Dalla Gran Bretagna arriva la Livewell Diet per mangiare bene e combattere l’effetto serra

Ciascuno di noi può combattere quotidianamente il surriscaldamento terrestre? Certo, ogni volta che ci si siede a tavola, ad esempio: basta mangiare meno carne o cibi “trasformati” ed aumentare invece il consumo di verdura e cereali integrali, anche a vantaggio della salute e del portafoglio. La conferma, autorevole, giunge dal “Rowett Institute of Nutrition and Health” della Aberdeen University (GB), i cui scienziati hanno messo a punto una dieta ecosostenibile – la Livewell Diet (“dieta vivibene”) – con una tabella settimanale e menu giornalieri. Lo studio, commissionato dal WWF, servirà ora come base scientifica per una campagna di persuasione a livello nazionale e internazionale.

La giornalista Tracy McVeigh, in un lungo articolo sull’“Observer” di domenica 30 gennaio, ha sottolineato una delle conclusioni della ricerca: se tutti i sudditi della regina Elisabetta adottassero la Livewell Diet si potrebbero abbassare sensibilmente – ossia del 25% – le emissioni di gas serra della Gran Bretagna. La dieta è basata su una normale lista della spesa, che ogni famiglia può fare facilmente, ma limita molto i prodotti alimentari trasformati e la carne, entrambi accusati anche di causare malattie cardiache e diabete. Un esempio di menu? A colazione, cereali ricchi di fibre con latte parzialmente cremato, toast e marmellata; a pranzo, minestra di lenticchie, un sandwich di scampi e maionese con pane integrale; a merenda, una mela, frutti di bosco, un biscotto e latte parzialmente scremato con un cucchiaino di zucchero; a cena, pollo al curry con riso e pitta bread (focaccia di pane). Il costo settimanale della Livewell Diet è di circa 29 Sterline (35 Euro) a persona.

Colin Butfield, responsabile delle campagne informative del WWF, ha ribadito all’”Observer” che quello del consumo di carne, soprattutto di manzo, è uno dei problemi-chiave del mondo come causa dei cambiamenti climatici. Ed ha ricordato che nei soli Stati Uniti, il 70% della superficie agricola è dedicata alla coltivazione di cibo per il bestiame, con enormi quantità di risorse idriche utilizzate. Senza contare che il bestiame bovino vivo produce grandi quantità di azoto, un gas serra molto più potente dell’anidride carbonica. Anche i prodotti alimentari trasformati – con i loro cicli di produzione extragricoli, gli imballaggi, i trasporti e i consumi di energia – rappresentano un potente fattore di surriscaldamento della Terra.

“Mentre il pianeta si avvia ad avere una popolazione di 9 miliardi di persone entro il 2050 – ha sottolineato Colin Butfield – il problema di come potremo nutrirle tutte sta diventando uno dei più importanti e pressanti. Finora eravamo abituati a pensare a guerre combattute per l’oro e il petrolio, mentre da oggi in poi potrebbero essere combattute sempre più per l’acqua o per i terreni agricoli e fertili. Anche per questo la nostra dieta è fondamentale per il futuro. E la tabella Livewell – ha concluso il dirigente del WWF – dimostra quanto facile possa essere per tutti variare certe abitudini alimentari e mettersi al riparo da numerosi problemi. Basti pensare che, in fatto di cibo, le proteine di origine animale hanno un impatto del 57% sul clima, ossia più di tutte le altre sostanze alimentari messe assieme”.

La Livewell Diet è stata approvata anche da Jay Rayner, esperto dell’”Observer” per la ristorazione, il quale però aggiunge: “Il problema riguarda anche la Gran Bretagna, però diventa ‘esplosivo’ nelle economie emergenti dell’Asia, e in particolare in Cina, dove il consumo di carne bovina galoppa più velocemente di una mandria di bestiame impazzita. Nel senso che lì – conclude Rayner – il consumo di carne è uno ‘status symbol’ conquistato con gran fatica, e perciò le lezioni dell’Occidente ai cinesi ‘nuovi ricchi’, su cosa devono mangiare, è fatica sprecata”.

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