Ilva. Futuro. Casa.

C’era una volta un libro di Felix Guattari. Si chiamava “Le Tre Ecologie” (1989). In questo libro il coautore di Millepiani tracciava una cornice e la fissava bene alle pareti della storia con tre chiodi (decisamente eco-friendly): ecologia ambientale, ecologia sociale ed ecologia mentale. Questa la cornice, quindi. Il quadro che ne viene fuori, oggi, rimanda ad un mosaico interdisciplinare che parla di tutto perchè tutto parla. E potremmo anche provare a definire questo “tutto” come Ecosofia. Riducendo il discorso all’essenziale si potrebbe dire che, quello a cui siamo realmente interessati, sia l’Essere umano in rapporto al suo ambiente molteplice (fisico, sociale e mentale). Le Comunità ed i Territori si costituiscono in mezzo a questi processi di soggettivazione e territorializzazione ed è questo che ci interessa indagare.

Quello che sta accadendo a Taranto è emblematico. Non a caso si parla di Taranto, del Territorio e della Comunità che ospita, e non semplicemente dell’ex Italsider (ora ILVA). Il focus di tutta la vicenda è proprio questo. Perchè tutto parla. Da una parte c’è il ciclo produttivo novecentesco ed una concezione esclusivamente lavoristica delle organizzazioni “democratiche” che dovrebbero difendere la dignità degli Esseri umani; dall’altra c’è il Territorio che chiede di mettere radicalmente in discussione questa concezione e, di conseguenza, anche se stesso perchè scorre nelle sue vene il sangue malato della fabbrica. Non c’è “classe” che tenga a questa lacerazione. E’ l’ultimo passaggio verso la trasformazione radicale del nostro Mondo. Il nuovo Mondo è qui ed ora. La catastrofe è che in questa lacerazione bisogna prendere parte.

Due articoli di Girolamo De Michele per focalizzare la questione e provare a “prendere parte”: “Taranto: la città che non vuole morire a norma di legge” e “Risvegliarsi dal Giorno della marmotta. Chiudere l’Ilva, uscire dal Novecento“.

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