{"id":857,"date":"2011-08-31T11:40:58","date_gmt":"2011-08-31T11:40:58","guid":{"rendered":"http:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/?p=857"},"modified":"2014-03-12T16:32:19","modified_gmt":"2014-03-12T16:32:19","slug":"lidea-di-progresso-nellantichita2-la-teoria-storiografica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/?p=857","title":{"rendered":"Il tempo come progresso: tra \u03c0\u03b1\u03b9\u03b4\u03b5\u1f77\u03b1 e moderno\/2 La teoria storiografica"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2011\/08\/Tucidide_Bearzot.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-863\" src=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2011\/08\/Tucidide_Bearzot-300x150.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"150\" srcset=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2011\/08\/Tucidide_Bearzot-300x150.jpg 300w, https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2011\/08\/Tucidide_Bearzot.jpg 600w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"justify\">\u00c8 nella civilt\u00e0 greca che si crea la congerie di termini e di concetti che prepara alla critica storica, dal primo stabilirsi del problema della verit\u00e0 fino alla questione della tecnica affrontata da Heidegger. Un importante avvio al problema della verit\u00e0 fu dato proprio dall\u2019opera di Heidegger <em>Essere e tempo <\/em>(1927), in cui il filosofo tedesco accoglieva l\u2019interpretazione di \u0386\u03bb\u03ae\u03b8\u03b5\u03b9\u03b1 come non-occultezza, disvelatezza e vedendo in\u00a0 \u0386\u03bb\u03ae\u03b8\u03b5\u03b9\u03b1 il fenomeno originario della verit\u00e0.<\/p>\n<p align=\"justify\">Una corretta definizione strumentale della tecnica la identifica come un mezzo in vista di un fine, ma questa sua strumentalit\u00e0 non dice che cosa sia l\u2019essenza della tecnica, poich\u00e9 la constatazione non svela necessariamente ci\u00f2 che le sta davanti nella sua essenza. Sennonch\u00e9 \u03c4\u03ad\u03c7\u03bd\u03b7 non \u00e8 solo il fare manuale ma si eleva soprattutto verso la produzione e la \u03c0\u03bf\u03af\u03b7\u03c3\u03b9\u03c2, per cui la tecnica dispiega il suo essere nell\u2019ambito nel quale accade\u00a0 il disvelamento dell\u2019\u1f00\u03bb\u03ae\u03b8\u03b5\u03b9\u03b1. Ma appunto la tecnica moderna, faceva notare Heidegger, a differenza della \u03c4\u03ad\u03c7\u03bd\u03b7, \u00e8 una provocazione e l\u2019essenza della tecnica \u00e8 impositiva e non \u00e8 pi\u00f9 sufficiente una definizione strumentale della \u03c4\u03ad\u03c7\u03bd\u03b7. La tecnica non \u00e8 il pericolo ma il pericolo \u00e8 nell\u2019essenza della tecnica. L\u2019influenza di Heidegger fu notevole e la sua proposta fu seguita quasi da tutti, ma Detienne si pone in polemica con questo filone della ricerca affrontando il trapasso dal \u03bc\u1fe6\u03b8\u03bf\u03c2 al \u03bb\u03cc\u03b3\u03bf\u03c2.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p align=\"justify\">Detienne utilizza fonti molto disparate creando la sua equazione tra memoria e verit\u00e0. La verit\u00e0 non \u00e8 divinizzata, ma \u00e8 un oggetto che compare in forma aggettivale e dopo un <em>verbum dicendi<\/em>per asserire il vero. La memoria \u00e8 strettamente connessa alla dimenticanza ma non \u00e8 il suo opposto (\u1f00\u03bb\u03ae\u03b8\u03b5\u03b9\u03b1\/\u1f00-\u03bb\u03ae\u03b8\u03b5\u03b9\u03b1). La verit\u00e0 si contrappone all\u2019inganno in una societ\u00e0 e in una struttura di pensiero in cui \u1f00\u03bb\u03ae\u03b8\u03b5\u03b9\u03b1 e la parola di lode si allineano.<\/p>\n<p align=\"justify\">Il passaggio dal mito greco alla ragione fu sentito molto meno di quanto si dica. Anche in Platone la frattura tra \u03bc\u1fe6\u03b8\u03bf\u03c2 e \u03bb\u03cc\u03b3\u03bf\u03c2 non \u00e8 cos\u00ec determinata. Collegando memoria e verit\u00e0, il poeta, l\u2019indovino e il re di giustizia sono accomunati da una medesima funzione sacrale. Ma qual era il valore della memoria nel mondo antico? <strong> <\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\">La prima associazione era la Musa e la memoria (le Muse sono figlie di \u039c\u03bd\u03b7\u03bc\u03bf\u03c3\u03cd\u03bd\u03b7). Nel mondo moderno la memoria \u00e8 legata al tempo, mentre nell\u2019antichit\u00e0 essa non corrisponde a una sistemazione nel tempo ma se ne pone al di fuori. \u039c\u03bd\u03b7\u03bc\u03bf\u03c3\u03cd\u03bd\u03b7 continua ad avere la sua funzione attraverso la genealogia. Apollo presiede alla funzione del vate, l\u2019aedo e l\u2019indovino hanno in comune il dono della veggenza, che non significa vedere materialmente: Calcante ed Omero sono ciechi (<em>Il.<\/em>, I, 70; <em>Teogonia, <\/em>32-38). L\u2019indovino privilegia la previsione verso il futuro, mentre il poeta vede il tempo passato. Omero vede il tempo antico fissando la genealogia dell\u2019et\u00e0 eroica laddove in Esiodo esiste la ricerca delle origini, che conferisce al linguaggio il carattere della sacralit\u00e0. In genere le invocazioni alle Muse precedono i nomi nei cataloghi, che sono l\u2019archivio di una societ\u00e0 senza scrittura (il catalogo rappresenta la possibilit\u00e0 di andare verso il passato). Da un punto di vista etimologico, \u0386\u03bb\u03ae\u03b8\u03b5\u03b9\u03b1 indica l\u2019oggetto che si fa chiaro, che si impone a chi lo vede. \u00c8 la non-occultezza, la non-dimenticanza. In Omero, il termine segnala la precisione, la chiarezza, l\u2019esattezza (una cosa \u00e8 vera se \u00e8 chiara). Nel framm. 21 Solone accusa di menzogna i poeti, come faranno i presocratici: il discorso di Omero sugli d\u00e8i \u00e8 turpe, ma non per colpa degli d\u00e8i, bens\u00ec dei poeti menzogneri.<\/p>\n<p align=\"justify\">Pindaro porr\u00e0 una sua critica ad alcuni miti non in se stessi ma esclusivamente per come sono stati trattati da altri autori a lui precedenti. In <em>Olimpica<\/em>, <em>X<\/em>, 4-5,<em> <\/em>\u0386\u03bb\u03ae\u03b8\u03b5\u03b9\u03b1 \u00e8 detta figlia di Zeus (il termine \u1f00\u03bb\u03ae\u03b8\u03b5\u03b9\u03b1 si trova anche in Parmenide):<\/p>\n<p>\u00ab\u1f66 \u041c\u03bf\u1fd6\u03c3\u1fbf, \u1f00\u03bb\u03bb\u03ac \u03c3\u03cd \u03ba\u03b1\u03af \u03b8\u03c5\u03b3\u1fb4\u03c4\u03b7\u03c1<\/p>\n<p>\u0386\u03bb\u03ac\u03b8\u03b5\u03b9\u03b1 \u0394\u03b9\u03cc\u03c2, \u1f40\u03c1\u03b8\u1fb7 \u03c7\u03b5\u03c1\u03af<\/p>\n<p>\u1f10\u03c1\u03cd\u03ba\u03b5\u03c4\u03bf\u03bd \u03c8\u03b5\u03c5\u03b4\u03ad\u03c9\u03bd<\/p>\n<p>\u1f10\u03bd\u03b9\u03c0\u03ac\u03bd \u1f00\u03bb\u03b9\u03c0\u03cc\u03be\u03b5\u03bd\u03bf\u03bd\u00bb<\/p>\n<p>\u00abtu, o Musa, e tu anche verit\u00e0 figlia di Zeus, sollevate la mano, arrestate l\u2019onta d\u2019inganni che frodano l\u2019ospite\u00bb.<\/p>\n<p align=\"justify\">Pindaro in <em>Nemea, IV<\/em>, 23 aveva infatti detto che l\u2019abilit\u00e0 del poeta (\u03c3\u03bf\u03c6\u03af\u03b1, che non \u00e8 la saggezza ma la poesia) inganna (\u03ba\u03bb\u03ad\u03c0\u03c4\u03b5\u03b9) seducendo con racconti fantastici, e ricorda poi il regno della fantasia che sfugge alla prova del tempo a cui deve sottoporsi la verit\u00e0 dei fatti. Pindaro distingue la verit\u00e0 storica dalla pseudo-verit\u00e0, e anche i presocratici fanno questa distinzione. Ma mentre Esiodo aveva semplicemente affermato la presenza della sua poesia senza condannare l\u2019epica, Pindaro condanna queste bugie simili a verit\u00e0 e afferma che l\u2019errore della menzogna \u00e8 sempre riconosciuto nel tempo. Sembra che Pindaro si ponga con maggiore veemenza critica rispetto a Esiodo, ma la sua non \u00e8 ancora una critica storica. Una tradizione \u00e8 da lui rifiutata rispetto ad un\u2019altra semplicemente perch\u00e9 non sono gli d\u00e8i a essere protagonisti.<\/p>\n<p align=\"justify\">La filosofia di Parmenide essendo la filosofia dell\u2019essere in quanto \u00e8, ci orienta verso l\u2019equazione del filosofo uguale al vate, al mago (lo sciamanesimo greco), nella fase orale della Grecia arcaica (\u00e8 la tesi di Giorgio Colli). La preistoria dell\u2019\u1f00\u03bb\u03ae\u03b8\u03b5\u03b9\u03b1 filosofica ci porta verso l\u2019indovino, e la poesia ha lo stesso oggetto (riguardo alle cose che furono, che sono e che saranno). Si stabilisce cos\u00ec anche un\u2019equazione col re di giustizia, ispirato dal potere divino. La poesia in quanto ispirata dagli d\u00e8i \u00e8 vera.<\/p>\n<p align=\"justify\">Detienne in <em>I maestri di verit\u00e0 nella Grecia arcaica <\/em>(1977) ha presente lo strutturalismo nel collegamento tra memoria e verit\u00e0, la lingua che noi parliamo \u00e8 per lui strutturata sul concetto logico della contraddizione (bugia \u00e8 il contrario di verit\u00e0, amore \u00e8 il contrario di odio, ecc.), di origine logico-formale aristotelica. Il mondo mitico \u00e8, viceversa, pre-logico, <em>ambiguo <\/em>(i contrari, l\u2019amore e l\u2019odio sono strettamente connessi).<\/p>\n<p align=\"justify\">La continuit\u00e0 e l\u2019elaborazione culturale dell\u2019asserto senofaneo \u00e8 poi riscontrabile nella \u201c<em>Querelle des anciens et des modernes<\/em>\u201d, che interess\u00f2 il V sec. a.C., quando si determin\u00f2 una prima \u201cquerelle\u201d simile alla famosa sviluppatasi nel XVII sec., nel quale per la prima volta venne precisata la categoria storiografica di progresso a opera di Fontenelle in <em>Digressione sugli antichi e sui moderni<\/em>(1688).<\/p>\n<p align=\"justify\">Quest\u2019ultima non fu la prima nella storia, perch\u00e9 gi\u00e0 gli antichi proclamarono una propria \u201cmodernit\u00e0\u201d, sia pure non nella direzione di un rigetto totale dell\u2019\u201cantichit\u00e0.\u201d<\/p>\n<p align=\"justify\">Essi \u201cintesero solo dire (per usare le parole di Moli\u00e8re) che \u2018gli antichi sono antichi, e gli uomini d\u2019oggi siamo noi\u2019.\u201d<a href=\"\/Documents%20and%20Settings\/Sandro\/Desktop\/idea%20di%20progresso%20LA%20TEORIA%20STORIOGRAFICA.docx#_ftn1\">[1]<\/a><\/p>\n<p align=\"justify\">Il contributo maggiore alla discriminazione fra antico e moderno, vecchio e nuovo non viene, in ogni modo, da parte presocratica n\u00e9 specificamente sofistica, ma dalla storiografia, nonostante le riserve di Vernant sopra riportata. Le riserve di Vernant ci servono, per\u00f2, ancora una volta, per ridimensionare la portata trionfalistica dell\u2019analisi di Edelstein. Vernant ci avverte che, insomma, il tempo degli storici non \u00e8 il nostro tempo e il loro progresso non \u00e8 il nostro visto che, per parlare di progresso in termini moderni, ci occorre l\u2019ausilio della sociologia e delle scienze politiche. Resta che, in particolare, furono i sofisti gli annunciatori della stessa, parzialmente ma potenzialmente significativa, idea di progresso risalente a Senofane, e con fervore ben diverso da quello dello del filosofo di Colofone.<\/p>\n<p align=\"justify\">\u00c8 considerevole il fatto che, anche se Senofane ne fu il precursore, nei limiti che abbiamo test\u00e9 posto, la vera svolta decisiva per l\u2019idea di progresso verso il futuro si deve, tuttavia, agli storici dell\u2019et\u00e0 attica, in particolare a\u00a0 Tucidide. La lezione ippocratica, e non solo quella, ovvia, di Erodoto, svolge in lui una funzione metodologica nello stesso modo in cui il sintomo patologico veniva assunto a oggetto di studio per la terapia. Sta di fatto che si fa un notevole passo avanti con Tucidide, che esclude scientificamente l\u2019intervento divino nella storia, a differenza di Omero e dello stesso Erodoto, mentre il sintomo \u00e8 analizzato nel campo politico per la storia e la teoria storiografica. Egli \u00e8 in grado, nel suo bello stile attico (<em>densus et brevis et semper instans sibi<\/em>\u00e8 il giudizio di Quintiliano su di lui) di confidare nell\u2019accumulo di esperienza che viene dalla conoscenza storica, ritiene che le generazioni future, traendone ammaestramento, saranno libere dagli errori commessi, o quantomeno non li ripeteranno tutti allo stesso modo anche se incombe sulla natura umana e sulle azioni e previsioni dell\u2019uomo la decisione imponderabile e fatalistica della \u03c4\u03cd\u03c7\u03b7.<\/p>\n<p align=\"justify\">Tucidide pone un parallelo fra lo sviluppo inventivo delle arti e il progresso politico. \u201cNelle arti e mestieri si era scoperto che il nuovo era superiore al vecchio\u201d,<a href=\"\/Documents%20and%20Settings\/Sandro\/Desktop\/idea%20di%20progresso%20LA%20TEORIA%20STORIOGRAFICA.docx#_ftn2\">[2]<\/a> e siccome anche la politica era un\u2019arte, dunque anche nella politica il nuovo sarebbe stato favorito da un adeguato sviluppo dell\u2019arte politica. Da questa presa di coscienza si determina la continuit\u00e0 senofanea, dove in filosofia si era creata un\u2019<em>impasse<\/em>, in\u00a0 una problematica solo retrospettiva e non rivolta al futuro.<\/p>\n<p align=\"justify\">Per Anassagora e Protagora, infatti, lo sviluppo inventivo dell\u2019uomo \u00e8 dovuto al superamento da parte dell\u2019uomo della primitiva condizione animale. Tale superamento ha reso attuabile il progresso dai primordi all\u2019oggi, negando la prospettiva empedoclea dell\u2019et\u00e0 dell\u2019oro iniziale. Ma quello del progresso dopo l\u2019oggi, in aspettativa del futuro, \u00e8 perlopi\u00f9 problema irrisolto dai presocratici.<\/p>\n<p align=\"justify\">Edelstein sintetizza i risultati di questa fase della storia del pensiero: \u201cil pensiero presocratico fa quindi dipendere il possibile dal dato e considera quanto pu\u00f2 succedere come determinato da ci\u00f2 che \u00e8.\u201d<a href=\"\/Documents%20and%20Settings\/Sandro\/Desktop\/idea%20di%20progresso%20LA%20TEORIA%20STORIOGRAFICA.docx#_ftn3\">[3]<\/a><\/p>\n<p align=\"justify\">E, meglio: \u201csi potrebbe quindi dire che sia i Presocratici, sia i Sofisti furono nello stesso tempo progressisti ed antiprogressisti.\u201d<a href=\"\/Documents%20and%20Settings\/Sandro\/Desktop\/idea%20di%20progresso%20LA%20TEORIA%20STORIOGRAFICA.docx#_ftn4\">[4]<\/a><\/p>\n<p align=\"justify\">Ne risulta che gli assertori dell\u2019idea di progresso, nell\u2019eredit\u00e0 senofanea, furono gli storici, per il loro impegno nei riguardi del nuovo e del futuro, realizzabili grazie alla \u03c4\u03ad\u03c7\u03bd\u03b7, al superamento del passato.<\/p>\n<hr size=\"1\" \/>\n<p align=\"justify\"><a href=\"\/Documents%20and%20Settings\/Sandro\/Desktop\/idea%20di%20progresso%20LA%20TEORIA%20STORIOGRAFICA.docx#_ftnref1\">[1]<\/a> L. Edelstein, <em>L\u2019idea di progresso nell\u2019antichit\u00e0 classica<\/em>, Bologna, Il Mulino, 1987, p. 93.<\/p>\n<p><a href=\"\/Documents%20and%20Settings\/Sandro\/Desktop\/idea%20di%20progresso%20LA%20TEORIA%20STORIOGRAFICA.docx#_ftnref2\">[2]<\/a> <em>op. cit.<\/em>, p. 85.<\/p>\n<p><a href=\"\/Documents%20and%20Settings\/Sandro\/Desktop\/idea%20di%20progresso%20LA%20TEORIA%20STORIOGRAFICA.docx#_ftnref3\">[3]<\/a> <em>op. cit.<\/em>, p. 81.<\/p>\n<p><a href=\"\/Documents%20and%20Settings\/Sandro\/Desktop\/idea%20di%20progresso%20LA%20TEORIA%20STORIOGRAFICA.docx#_ftnref4\">[4]<\/a> <em>op. cit., <\/em>p. 83.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 nella civilt\u00e0 greca che si crea la congerie di termini e di concetti che prepara alla critica storica, dal primo stabilirsi del problema della verit\u00e0 fino alla questione della tecnica affrontata da Heidegger. 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