{"id":77,"date":"2010-09-01T09:22:20","date_gmt":"2010-09-01T07:22:20","guid":{"rendered":"http:\/\/filosofiprecari.webatu.com\/?p=77"},"modified":"2010-09-01T09:22:20","modified_gmt":"2010-09-01T07:22:20","slug":"la-funzione-democratica-della-cultura-nella-societa-di-massa-0","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/?p=77","title":{"rendered":"La funzione Democratica della Cultura nella Societ\u00e0 di Massa"},"content":{"rendered":"<p align=\"justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft\" title=\"Palmiro Togliatti\" src=\"http:\/\/upload.wikimedia.org\/wikipedia\/it\/9\/96\/Palmiro_Togliatti.jpg\" alt=\"\" width=\"213\" height=\"246\" \/>Per Democrazia si potrebbe intendere non tanto il potere (<em>\u03ba\u03c1\u03ac\u03c4\u03bf\u03c2<\/em>) del d\u00e9mos (<em>\u03b4\u1fc6\u03bc\u03bf\u03c2<\/em>) in senso stretto, quanto la possibilit\u00e0 (e la capacit\u00e0) di un gruppo sociale di &#8220;fabbricare&#8221; il soggetto\/oggetto del proprio Governo. Se provassimo a leggere ogni esperienza &#8220;democratica&#8221; alla luce di questo nesso (dall&#8217;Atene periclea alle Democrazie liberali moderne, passando per i Regimi &#8220;totalitari&#8221; del Novecento), non \u00e8 escluso che si potrebbe commentare in maniera diversa la Storia politica dell&#8217;Occidente. Si vedrebbe, forse, come il nesso principale del Governo &#8220;democratico&#8221; non stia solo nella conquista del Potere, ma si potrebbe trovare nella ricerca del consenso di massa. Dove c&#8217;\u00e8 consenso, pi\u00f9 o meno diffuso, c&#8217;\u00e8 realmente Democrazia. Solo il leninismo si pose il problema della gestione del Potere con l&#8217;esperienza dei Soviet (tradotti in Italia con i &#8220;Consigli di Fabbrica&#8221; durante il biennio rosso). Anche questo tentativo, per\u00f2, presto fu ricondotto ai &#8220;normali&#8221; processi democratici del consenso sviluppatesi in seno alla fondazione dello Stato stalinista (l&#8217;Economia di Guerra era funzionale a costruire un consenso politico). <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright\" title=\"Elio Vittorini\" src=\"http:\/\/upload.wikimedia.org\/wikipedia\/it\/d\/de\/Elio_Vittorini.jpg\" alt=\"\" width=\"193\" height=\"278\" \/>Con questo si potrebbe dire, pi\u00f9 o meno provocatoriamente, che anche il Fascismo ebbe una propria caratteristica democratica perch\u00e9, indubitabilmente, poteva contare su un consenso diffuso, derivato principalmente dalle criticit\u00e0 esplosive dello Stato liberale che non riusciva pi\u00f9 a dare risposte effettive ad un disagio sociale sempre pi\u00f9 ampio. Insomma, la Democrazia non sarebbe tanto il &#8220;potere al popolo&#8221;, come spesso si dice, quanto il &#8220;potere del popolo&#8221;. Per &#8220;potere del popolo&#8221; non s&#8217;intende la possibilit\u00e0 di guida &#8220;diretta&#8221; delle Istituzioni ma la capacit\u00e0 di legittimarne il Governo attraverso il consenso. La capacit\u00e0 di un gruppo, quindi, starebbe nel creare le condizioni politiche, sociali, culturali ed economiche per ottenere consenso e legittimazione.<\/p>\n<p align=\"justify\">La Cultura \u00e8 una delle &#8220;camere oscure&#8221; in cui si condensa il soggetto\/oggetto del Governo perch\u00e9 svolge, nella Societ\u00e0 di massa, una funzione direttamente riconducibile alla creazione del consenso. Essa, in particolare, eserciterebbe quest&#8217;ufficio non solo in senso propagandistico, bens\u00ec ponendo le condizioni per l&#8217;unificazione &#8220;culturale&#8221; del <em>\u03b4\u1fc6\u03bc\u03bf\u03c2<\/em> su cui esercitare il <em>\u03ba\u03c1\u03ac\u03c4\u03bf\u03c2<\/em>. Per porre in evidenza l&#8217;importanza &#8220;democratica&#8221; del consenso, ai fini del raggiungimento del Potere, si \u00e8 scelto di riprendere la querelle tra Elio Vittorini e Palmiro Togliatti, all&#8217;alba della Repubblica italiana, sul rapporto tra Politica e Cultura.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p align=\"justify\">Era il 29 Settembre del 1945 quando <strong>Il Politecnico<\/strong> vide la luce. Inizialmente si present\u00f2 come un settimanale di cultura contemporanea &#8211; edito da Einaudi &#8211; sotto la direzione di Elio Vittorini (che probabilmente si ispir\u00f2 al Politecnico diretto da Carlo Cattaneo, a periodi alterni, tra il 1839 ed il 1860) ed il &#8220;beneplacito&#8221; del <strong>Partito Comunista Italiano<\/strong>. Una delle caratteristiche pi\u00f9 innovative del giornale era l&#8217;impostazione grafica curata da Albe Steiner. Nell&#8217;editoriale d&#8217;esordio, intitolato &#8220;Una nuova cultura&#8221;, Vittorini sosteneva che la &#8220;<em>cosa<\/em>&#8221; (testualmente) sconfitta nel dramma mondiale appena concluso, e che invece avrebbe dovuto insegnare l&#8217;inviolabilit\u00e0 delle cose e degli Esseri umani, fosse proprio la Cultura: &#8220;<em>Pensiero greco, pensiero latino, pensiero cristiano di ogni tempo, sembra non abbiano dato agli uomini che il modo di travestire e giustificare, o addirittura di render tecnica, la barbarie dei fatti loro<\/em>&#8221; (Vittorini E., Una nuova cultura, &#8220;Il Politecnico&#8221; 1945, n. 1, p. 1). Quindi, alla domanda che alcuni intellettuali si ponevano pubblicamente, seduti sulle macerie ancora fumanti della seconda Guerra mondiale, se la Cultura potesse influire sui &#8220;fatti degli uomini&#8221;, Elio Vittorini rispondeva in questo modo: &#8220;<em>La societ\u00e0 non \u00e8 cultura perch\u00e9 la cultura non \u00e8 societ\u00e0. E la cultura non \u00e8 societ\u00e0 perch\u00e9 ha in s\u00e9 l&#8217;eterna rinuncia del &#8216;dare a Cesare&#8217; e perch\u00e9 i suoi princip\u00ec sono soltanto consolatori, perch\u00e9 non sono tempestivamente rinnovatori ed efficacemente attuali, viventi con la societ\u00e0 stessa come la societ\u00e0 stesa vive<\/em>&#8221; (ibidem). Il programma e lo sforzo culturale de Il Politecnico consistette nel provare a costruire una &#8220;nuova cultura&#8221; che non fosse solo &#8220;consolatoria&#8221; dei drammi dell&#8217;esistenza umana ma si ponesse direttamente il problema quotidiano del pane, del lavoro e dalla sofferenza. Questo senza negare &#8220;a priori&#8221; tutta la &#8220;cultura borghese&#8221;, perch\u00e9 considerata &#8220;nemica di classe&#8221; (come faceva il Partito Comunista Italiano, nelle sue aree pi\u00f9 massimaliste), ma partendo anche da questa per costruire un nuovo sentire comune. A tale scopo si affrontavano argomenti anche molto diversi tra loro, e si mostravano molteplici fenomeni artistici (dalla letteratura alla filosofia passando per l&#8217;arte), in una consapevole reazione &#8220;liberatoria&#8221; a Vent&#8217;anni di oscurantismo fascista. Il Politecnico voleva essere lo strumento attraverso cui i giovani lavoratori avrebbero potuto emanciparsi.<\/p>\n<p align=\"justify\">D&#8217;altronde, com&#8217;\u00e8 possibile immaginare, il miasma delle fornaci dove fu gabbata la civilt\u00e0 era ancora ben visibile (la ricostruzione era solo all&#8217;inizio, la distruzione &#8220;materiale&#8221; era evidente), ed ancora pi\u00f9 sentita era la necessit\u00e0 non solo di capire ma soprattutto di andare oltre il fetore lasciato dalla Guerra. Cos\u00ec l&#8217;impegno di molti intellettuali si produsse concretamente nelle strutture dello Stato, ad ogni livello, costituendo le basi del consenso diffuso a sostegno del nuovo sistema democratico repubblicano. Ma la geografia delle culture politiche (immutata, nonostante il passaggio del Fascismo), l&#8217;arcipelago dei movimenti di trasformazione sociale, della radicalit\u00e0 democratica, proponevano gi\u00e0, in nuce, un altro conflitto &#8220;culturale&#8221;. I &#8220;<em>ceti medi<\/em>&#8220;, infatti, rappresentavano il grande campo (culturale e produttivo) di consenso che le Organizzazioni democratiche cercavano di conquistare. Anche il Partito Comunista Italiano, a cui il Vittorini era iscritto, cercava di organizzare la sua campagna culturale per egemonizzare il consenso della piccola e media borghesia. La costruzione di un immaginario (la Cultura &#8220;nazionalpopolare&#8221;) che tenesse insieme i contadini del Sud, gli operai del Nord in un&#8217;alleanza con una parte di borghesia, era un tentativo inseguito con insistenza dalle dirigenze comuniste.<\/p>\n<p align=\"justify\">Dopo qualche tempo dalla prima pubblicazione de Il Politecnico, per\u00f2, avvenne un fatto che ormai \u00e8 entrato a far parte della Storia culturale e politica del nostro Paese e rappresenta una chiave di lettura di alcuni processi democratici e di consenso che, altrimenti, non si potrebbero capire. Facciamo riferimento allo scontro epistolare tra la rivista diretta da Vittorini ed il PCI. Nel numero 31-32 di Luglio-Agosto del 1946, il direttore de Il Politecnico scriveva, rispondendo ad un articolo di Mario Alicata sul numero 5-6 di <strong>Rinascita<\/strong> (la nota, dove si criticava l&#8217;impostazione idealista del giornale di Vittorini, era intitolata &#8220;La corrente Politecnico&#8221;), un&#8217;editoriale dal titolo &#8220;Politica e cultura&#8221; dove si proponeva di affrontare la questione dei &#8220;<em>rapporti tra una linea politica e un atteggiamento culturale, tra azione politica e azione culturale<\/em>&#8221; con la conclusione che questo lavoro implicherebbe &#8220;<em>la distinzione tra doveri politici e doveri culturali<\/em>&#8221; (Vittorini E., Politica e cultura, &#8220;Il Politecnico&#8221; 1946, n. 31-32, p. 2). La posizione di Vittorini era chiara: &#8220;<em>Certo la politica \u00e8 parte della cultura. E certo la cultura ha sempre un valore anche politico. L&#8217;una, certo, \u00e8 cultura diventata azione. L&#8217;altra ha un valore anche politico nella misura in cui inclina a diventare azione. Ma l&#8217;una, la politica, agisce in genere sul piano della cronaca. La cultura, invece, non pu\u00f2 non svolgersi all&#8217;infuori da ogni legge di tattica e di strategia sul piano diretto della storia. Essa cerca la verit\u00e0 e la politica, se volesse dirigerla, non farebbe che tentare di chiuderla nella parte gi\u00e0 trovata della verit\u00e0. Soprattutto non vorrebbe lasciarla sbagliare, e l&#8217;errore \u00e8 necessario pungolo alla cultura perch\u00e9 si rinnovi<\/em>&#8221; (ivi, p. 3l). Una strategia &#8220;autonoma&#8221; degli intellettuali, che potesse entrare in competizione con quella del Partito, non poteva che essere ritenuta quantomeno inaccettabile.<\/p>\n<p align=\"justify\">All&#8217;interno del campo della Cultura (e della Politica) comunista, e del processo di rinnovamento culturale italiano, cominciavano a porsi le prime questioni di &#8220;ortodossia&#8221; e, in modo particolare, di aderenza &#8220;organica&#8221; degli intellettuali al gruppo sociale che un Partito voleva rappresentare ed organizzare per raggiungere il Potere (sempre secondo criteri ancora vivamente gramsciani). Insomma, il conflitto egemonico per il consenso cominciava a dipanarsi con tutta la sua forza. All&#8217;editoriale di Vittorini su Il Politecnico rispondeva, con una lettera, lo stesso Segretario del Partito Comunista Italiano sul numero 10 di Rinascita. Togliatti criticava Il Politecnico perch\u00e9 ne intravedeva una certa debolezza teorica, profetizzandone la fine delle pubblicazioni come accaduto per altri &#8220;conati&#8221; culturali che mancavano di &#8220;<em>costanza nel perseguire il fine preposto<\/em>&#8221; facendo affiorare ben presto &#8220;<em>una generica irrequietezza, una superficiale ricerca del nuovo [&#8230;] mentre guadagna terreno e finisce per trionfare, senza che nessuno gli sbarri la strada, l&#8217;analfabetismo fascista, e la nostra cultura subisce un&#8217;azione devastatrice<\/em>&#8221; (Togliatti P., Politica e cultura. Una lettera di Palmiro Togliatti, &#8220;Il Politecnico&#8221; 1946, n. 33-34, p. 4). La tesi di Togliatti rientra pienamente nei criteri di organizzazione di massa del Partito (e del &#8220;blocco storico&#8221;) pensati da Antonio Gramsci, il quale scriveva nei Quaderni: &#8220;<em>[&#8230;] tutta la filosofia idealista si pu\u00f2 facilmente connettere con questa posizione assunta dal complesso sociale degli intellettuali e si pu\u00f2 definire l&#8217;espressione di questa utopia sociale per cui gli intellettuali si credono &#8216;indipendenti&#8217;, autonomi, rivestiti di caratteri loro proprii ecc.<\/em>&#8221; (Gramsci A. 1975, Quaderni del Carcere. Volume terzo, quaderni\u00a0 12-29 (1932-1935), op. cit., p. 1515). La questione del <strong>Proletkult<\/strong> (della &#8220;Cultura Proletaria&#8221;), per Gramsci, era uno dei problemi principali per l&#8217;accesso al Potere delle masse operaie e contadine (era una questione che intrecciava quella economico-politica). Nel campo socialista si soffriva, gi\u00e0 all&#8217;inizio degli anni Venti del Novecento, l&#8217;assenza di un processo culturale che unificasse politicamente la base materiale delle forze produttive del Paese. Il problema dell&#8217;Organizzazione era una questione di soggettivit\u00e0 politica, di &#8220;coscienza&#8221;, di Classe. Quando Togliatti parla di &#8220;nostra cultura&#8221;, sembra riferirsi proprio a questo.<\/p>\n<p align=\"justify\">Alla lettera di Togliatti seguiva una lunga e risentita (ma sempre rispettosa), risposta di Vittorini sul numero 35 (Gennaio-Marzo 1947) de Il Politecnico, che si concludeva con il perspicuo interrogativo &#8220;<em>suonare il piffero per la rivoluzione?<\/em>&#8220;. La tesi espressa era la seguente: &#8220;<em>[&#8230;] \u00e8 necessario che la cultura abbia sempre aperta la possibilit\u00e0 di essere cultura, cio\u00e8 di cercare, porsi problemi e rinnovarsi. Per questo \u00e8 non meno necessario che la politica rifugga sempre di pi\u00f9 dal pericolo di essere sistema tradotto in politica e si sforzi sempre di pi\u00f9 di riuscire ad essere ricerca tradotta in politica. Per questo \u00e8 necessario infine che il rapporto tra politica e cultura non sia regolato n\u00e9 dalla politica n\u00e9 dalla cultura e sia lasciato &#8216;libero&#8217; di variare (e di implicare una maggiore o minore dipendenza reciproca, una maggiore o minore autonomia reciproca) secondo il variare delle fasi che la storia attraversa nella sua marcia di avvicinamento alla societ\u00e0 senza classi a al primo stadio, in essa, della libert\u00e0 dell&#8217;uomo<\/em>&#8221; (Vittorini E., Politica e cultura. Lettera a Togliatti, &#8220;Il Politecnico&#8221; 1946, n. 35, p. 105). L&#8217;attenzione di Vittorini si spostava direttamente sull&#8217;individuo, leggendo la Rivoluzione come una trasformazione innanzitutto individuale, prima che &#8220;collettivistica&#8221;. Trasformazione individuale pensata, quindi, come &#8220;emancipazione culturale&#8221;. La Cultura, per Vittorini, avrebbe proprio questo compito &#8220;strategico&#8221;, ossia permettere l&#8217;ascesa dell&#8217;individuo in modo da eguagliare un processo che ha portato, attraverso il protestantesimo (si ricordi l&#8217;analisi sul beruf di Weber), la Borghesia a fare la propria Rivoluzione dell&#8217;Individuo. Su questo ci sarebbe uno scarto interpretativo con Gramsci che, riguardo alla Riforma protestante, si \u00e8 soffermato anche (e, forse, soprattutto) sulla capacit\u00e0 di aver prodotto &#8220;cultura popolare&#8221;. Insomma, per Il Politecnico, la Politica avrebbe dovuto occuparsi del &#8220;contingente&#8221; mentre alla Cultura sarebbe toccato l&#8217;obbligo di avere una visione ed una capacit\u00e0 di ricerca in grado di andare ben oltre le turbolenze della &#8220;cronaca&#8221;. Questa ricerca non avrebbe potuto prescindere neanche da alcune espressioni della &#8220;cultura borghese&#8221; che avevano cominciato ad interrogarsi sulla crisi della societ\u00e0 occidentale. Cos\u00ec, sempre nell&#8217;analisi di Elio Vittorini, &#8220;<em>la linea che divide, nel campo della cultura, il progresso dalla reazione, non si identifica esattamente con la linea che li divide in politica<\/em>&#8221; (ibidem). Era questa una posizione che, come gi\u00e0 ipotizzato, risult\u00f2 difficilmente digeribile dal Partito Comunista Italiano il quale, invece, stava tentando un difficile processo di unificazione &#8220;gramsciano&#8221; tra teoria e prassi dentro il movimento rizomatico della Cultura popolare, in un &#8220;blocco storico&#8221; ancora in via di definizione (anche a causa del rapporto controverso tra Nord e Sud del Paese, tra Citt\u00e0 e Campagna). La posizione di Vittorini, agli occhi di Togliatti, rappresentava un&#8217;anomalia sistemica che avrebbe potuto indebolire lo sforzo strategico del Partito.<\/p>\n<p align=\"justify\">In realt\u00e0 una simile argomentazione a sostegno della divisione tra Politica e Cultura poteva gi\u00e0 leggersi nel &#8220;<strong>Manifesto degli Intellettuali antifascisti<\/strong>&#8221; ispirato e redatto da Benedetto Croce (bersaglio principale della polemica gramsciana sull&#8217;autonomia &#8220;idealista&#8221; e liberale degli intellettuali) e pubblicato su Il Mondo &#8211; giornale fondato da Giovanni Amendola nel 1922 &#8211; il primo maggio del 1925 (in risposta al &#8220;<strong>Manifesto degli Intellettuali fascisti<\/strong>&#8220;, scritto da Giovanni Gentile come risoluzione del &#8220;Convegno per la Cultura fascista&#8221; tenutosi a Bologna il 29-30 Marzo 1925). In particolare, nel testo degli antifascisti, si affermava che &#8220;<em>[&#8230;] gl&#8217;intellettuali, ossia i cultori della scienza e dell&#8217;arte, se, come cittadini, esercitano il loro diritto e adempiono il loro dovere con l&#8217;iscriversi a un partito e fedelmente servirlo, come intellettuali hanno il solo dovere di attendere, con l&#8217;opera dell&#8217;indagine e della critica e le creazioni dell&#8217;arte, a innalzare parimenti tutti gli uomini e tutti i partiti a pi\u00f9 alta sfera spirituale affinch\u00e9 con effetti sempre pi\u00f9 benefici, combattano le lotte necessarie. Varcare questi limiti dell&#8217;ufficio a loro assegnato, contaminare politica e letteratura, politica e scienza \u00e8 un errore, che, quando poi si faccia, come in questo caso, per patrocinare deplorevoli violenze e prepotenze e la soppressione della libert\u00e0 di stampa, non pu\u00f2 dirsi nemmeno un errore generoso<\/em>&#8220;. In realt\u00e0, prima che un Manifesto dell&#8217;antifascismo, questo pamphlet sembra voler essere un tentativo di riaffermazione dei principi liberali (che si riconducono al Risorgimento italiano), messi seriamente in discussione dopo il delitto Matteotti (Giugno 1924) dalle innovazioni apportate del Regime fascista anche in ambito culturale, che si definirono con la fondazione dell&#8217;<strong>Istituto Nazionale di Cultura Fascista<\/strong> (INCF) nell&#8217;Agosto del 1926 (con altre leggi &#8220;fascistissime&#8221;). In effetti, come sottolineato dallo storico inglese Eric J. Hobsbawm, tra il 1922 ed il 1942 in Europa avvenne un collasso (di consenso) inesorabile dei governi e delle istituzioni liberali prodotte dall&#8217;Ottocento. Quindi, mentre Amendola guidava la &#8220;secessione dell&#8217;Aventino&#8221; con un profilo squisitamente morale (e poco politico), cercando l&#8217;indignazione civile del popolo italiano contro il Governo Mussolini, il Fascismo, attraverso un profondo lavoro culturale, cominciava a costruire l&#8217;immaginario collettivo di una Nazione, di uno Stato, di uno spazio politico alla base del Ventennio. \u00c8 proprio questa funzione intellettuale, di creazione del &#8220;senso&#8221; e dei confini di un ambiente comune, che divenne fondamentale.<\/p>\n<p align=\"justify\">Il Politecnico sospese le stampe nel Dicembre del 1947 (anche, e forse soprattutto, per motivi di gestione economica della rivista) ed Elio Vittorini, qualche anno dopo, decise di allontanarsi dal PCI. Evidentemente la relativa autonomia del Vittorini, pur iscritto al Partito, mal si coniugava con la necessit\u00e0 dell&#8217;Organizzazione di stringere il controllo sulle funzioni di creazione del consenso. A posteriori si potrebbe dire che le scelte di Togliatti servirono a compattare il Partito Comunista (creando una Comunit\u00e0 politica nello Stato italiano), a non farlo oscillare sotto i duri colpi della propaganda democristiana ed ecclesiastica. Non riusc\u00ec completamente, per\u00f2, l&#8217;assalto al consenso dei &#8220;ceti medi&#8221; e dei &#8220;cattolici&#8221;, indispensabile per accedere al Potere.<\/p>\n<p align=\"justify\">Il problema del rapporto tra Cultura e Politica, posto nuovamente all&#8217;ordine del giorno nell&#8217;immediato dopoguerra, non si riduce ad un tentativo &#8220;libertario&#8221; di qualche personalit\u00e0 autonoma della Cultura contro la temibile oppressione politica di un Partito dogmatico e bigotto (per rimanere al caso specifico del nostro esempio, ma questioni simili potevano accadere anche altrove). La questione da considerare \u00e8 che in quei giorni, per molti aspetti entusiasmanti, si stavano radicalmente riformando le Istituzioni della Repubblica italiana; si stava fabbricando lo Stato e la base di massa su cui fondarne i presupposti democratici e di consenso. Le Organizzazioni di Partito, come la Chiesa e tutti i movimenti intellettuali che si proponevano all&#8217;attenzione del pubblico, erano, potenzialmente, mattoni e cemento di quel processo costituente. Un serrate le fila, in questi settori della vita pubblica italiana, era comprensibile (e doveroso, nella logica soggettiva del consenso). Ogni Organizzazione politica, infatti, cercava di costruire la propria Narrazione per conquistare le alleanze necessarie e governare. Basti pensare, alla scomunica che la Chiesa cattolica lanci\u00f2 contro i &#8220;comunisti&#8221; (1949) per prendere chiaramente le distanze dall&#8217;ideologia marxista (stava nascendo qualche commistione tra la dottrina sociale della Chiesa ed alcune aree del comunismo). In questo clima la funzione culturale degli intellettuali, e delle Organizzazioni di massa, non rappresentava un mero &#8220;esercizio di stile&#8221; auto-referenziale, bens\u00ec diventava parte fondamentale del processo democratico perch\u00e9 serviva a produrre, mantenere ed organizzare gli universi simbolici dentro cui raccogliere pezzi di Societ\u00e0 e coinvolgere le masse popolari. L&#8217;intellettuale era messo al lavoro nella creazione dell&#8217;immaginario collettivo e del consenso, ed assumeva una funzione &#8220;ausiliaria&#8221; rispetto al Governo di un gruppo sociale sugli altri.<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>BIBLIOGRAFIA<\/strong><br \/>\n* <em><strong>Il Politecnico<\/strong><\/em>, Elio Vittorini (1945-1947);<br \/>\n* <em><strong>Quaderni del Carcere<\/strong><\/em>, Antonio Gramsci (1932-1935);<br \/>\n* <em><strong>Manifesto degli Intellettuali anti-fascisti<\/strong><\/em> (1925).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per Democrazia si potrebbe intendere non tanto il potere (\u03ba\u03c1\u03ac\u03c4\u03bf\u03c2) del d\u00e9mos (\u03b4\u1fc6\u03bc\u03bf\u03c2) in senso stretto, quanto la possibilit\u00e0 (e la capacit\u00e0) di un gruppo sociale di &#8220;fabbricare&#8221; il soggetto\/oggetto del proprio Governo. Se provassimo a leggere ogni esperienza &#8220;democratica&#8221; &hellip; <a href=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/?p=77\">Continua a leggere<span class=\"meta-nav\">&rarr;<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[139,7],"tags":[20,47,71,73,81,99,102,125,131],"class_list":["post-77","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-antropologiafilosofia","category-filosofiapolitica","tag-autonomia","tag-democrazia","tag-gramsci","tag-intellettuale","tag-liberta","tag-politecnico","tag-potere","tag-togliatti","tag-vittorini"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.6 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>La funzione Democratica della Cultura nella Societ\u00e0 di Massa - filosofiprecari.it<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/?p=77\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"La funzione Democratica della Cultura nella Societ\u00e0 di Massa - filosofiprecari.it\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"Per Democrazia si potrebbe intendere non tanto il potere (\u03ba\u03c1\u03ac\u03c4\u03bf\u03c2) del d\u00e9mos (\u03b4\u1fc6\u03bc\u03bf\u03c2) in senso stretto, quanto la possibilit\u00e0 (e la capacit\u00e0) di un gruppo sociale di &#8220;fabbricare&#8221; il soggetto\/oggetto del proprio Governo. Se provassimo a leggere ogni esperienza &#8220;democratica&#8221; &hellip; Continua a leggere&rarr;\" \/>\n<meta property=\"og:url\" content=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/?p=77\" \/>\n<meta property=\"og:site_name\" content=\"filosofiprecari.it\" \/>\n<meta property=\"article:published_time\" content=\"2010-09-01T07:22:20+00:00\" \/>\n<meta property=\"og:image\" content=\"http:\/\/upload.wikimedia.org\/wikipedia\/it\/9\/96\/Palmiro_Togliatti.jpg\" \/>\n<meta name=\"author\" content=\"Zapata\" \/>\n<meta name=\"twitter:card\" content=\"summary_large_image\" \/>\n<meta name=\"twitter:label1\" content=\"Scritto da\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data1\" content=\"Zapata\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:label2\" content=\"Tempo di lettura stimato\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data2\" content=\"14 minuti\" \/>\n<script type=\"application\/ld+json\" class=\"yoast-schema-graph\">{\"@context\":\"https:\\\/\\\/schema.org\",\"@graph\":[{\"@type\":\"Article\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.filosofiprecari.it\\\/wordpress\\\/?p=77#article\",\"isPartOf\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.filosofiprecari.it\\\/wordpress\\\/?p=77\"},\"author\":{\"name\":\"Zapata\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.filosofiprecari.it\\\/wordpress\\\/#\\\/schema\\\/person\\\/c65db22036d1c141bd53383c01567aa3\"},\"headline\":\"La funzione Democratica della Cultura nella Societ\u00e0 di Massa\",\"datePublished\":\"2010-09-01T07:22:20+00:00\",\"mainEntityOfPage\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.filosofiprecari.it\\\/wordpress\\\/?p=77\"},\"wordCount\":2800,\"commentCount\":4,\"image\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.filosofiprecari.it\\\/wordpress\\\/?p=77#primaryimage\"},\"thumbnailUrl\":\"http:\\\/\\\/upload.wikimedia.org\\\/wikipedia\\\/it\\\/9\\\/96\\\/Palmiro_Togliatti.jpg\",\"keywords\":[\"autonomia\",\"democrazia\",\"gramsci\",\"intellettuale\",\"libert\u00e0\",\"politecnico\",\"potere\",\"togliatti\",\"vittorini\"],\"articleSection\":[\"Antropologia\\\/filosofia\",\"Filosofia\\\/politica\"],\"inLanguage\":\"it-IT\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"CommentAction\",\"name\":\"Comment\",\"target\":[\"https:\\\/\\\/www.filosofiprecari.it\\\/wordpress\\\/?p=77#respond\"]}]},{\"@type\":\"WebPage\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.filosofiprecari.it\\\/wordpress\\\/?p=77\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.filosofiprecari.it\\\/wordpress\\\/?p=77\",\"name\":\"La funzione Democratica della Cultura nella Societ\u00e0 di Massa - filosofiprecari.it\",\"isPartOf\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.filosofiprecari.it\\\/wordpress\\\/#website\"},\"primaryImageOfPage\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.filosofiprecari.it\\\/wordpress\\\/?p=77#primaryimage\"},\"image\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.filosofiprecari.it\\\/wordpress\\\/?p=77#primaryimage\"},\"thumbnailUrl\":\"http:\\\/\\\/upload.wikimedia.org\\\/wikipedia\\\/it\\\/9\\\/96\\\/Palmiro_Togliatti.jpg\",\"datePublished\":\"2010-09-01T07:22:20+00:00\",\"author\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.filosofiprecari.it\\\/wordpress\\\/#\\\/schema\\\/person\\\/c65db22036d1c141bd53383c01567aa3\"},\"breadcrumb\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.filosofiprecari.it\\\/wordpress\\\/?p=77#breadcrumb\"},\"inLanguage\":\"it-IT\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"ReadAction\",\"target\":[\"https:\\\/\\\/www.filosofiprecari.it\\\/wordpress\\\/?p=77\"]}]},{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"it-IT\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.filosofiprecari.it\\\/wordpress\\\/?p=77#primaryimage\",\"url\":\"http:\\\/\\\/upload.wikimedia.org\\\/wikipedia\\\/it\\\/9\\\/96\\\/Palmiro_Togliatti.jpg\",\"contentUrl\":\"http:\\\/\\\/upload.wikimedia.org\\\/wikipedia\\\/it\\\/9\\\/96\\\/Palmiro_Togliatti.jpg\"},{\"@type\":\"BreadcrumbList\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.filosofiprecari.it\\\/wordpress\\\/?p=77#breadcrumb\",\"itemListElement\":[{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":1,\"name\":\"Home\",\"item\":\"https:\\\/\\\/www.filosofiprecari.it\\\/wordpress\"},{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":2,\"name\":\"La funzione Democratica della Cultura nella Societ\u00e0 di Massa\"}]},{\"@type\":\"WebSite\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.filosofiprecari.it\\\/wordpress\\\/#website\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.filosofiprecari.it\\\/wordpress\\\/\",\"name\":\"filosofiprecari.it\",\"description\":\"filosofie nel deserto\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"SearchAction\",\"target\":{\"@type\":\"EntryPoint\",\"urlTemplate\":\"https:\\\/\\\/www.filosofiprecari.it\\\/wordpress\\\/?s={search_term_string}\"},\"query-input\":{\"@type\":\"PropertyValueSpecification\",\"valueRequired\":true,\"valueName\":\"search_term_string\"}}],\"inLanguage\":\"it-IT\"},{\"@type\":\"Person\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.filosofiprecari.it\\\/wordpress\\\/#\\\/schema\\\/person\\\/c65db22036d1c141bd53383c01567aa3\",\"name\":\"Zapata\",\"image\":{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"it-IT\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/secure.gravatar.com\\\/avatar\\\/809d0bc7d79eda12aed56f542fcad0754d368c4bca955fbcdb80fd80f95ced8b?s=96&d=mm&r=g\",\"url\":\"https:\\\/\\\/secure.gravatar.com\\\/avatar\\\/809d0bc7d79eda12aed56f542fcad0754d368c4bca955fbcdb80fd80f95ced8b?s=96&d=mm&r=g\",\"contentUrl\":\"https:\\\/\\\/secure.gravatar.com\\\/avatar\\\/809d0bc7d79eda12aed56f542fcad0754d368c4bca955fbcdb80fd80f95ced8b?s=96&d=mm&r=g\",\"caption\":\"Zapata\"},\"url\":\"https:\\\/\\\/www.filosofiprecari.it\\\/wordpress\\\/?author=3\"}]}<\/script>\n<!-- \/ Yoast SEO plugin. -->","yoast_head_json":{"title":"La funzione Democratica della Cultura nella Societ\u00e0 di Massa - filosofiprecari.it","robots":{"index":"index","follow":"follow","max-snippet":"max-snippet:-1","max-image-preview":"max-image-preview:large","max-video-preview":"max-video-preview:-1"},"canonical":"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/?p=77","og_locale":"it_IT","og_type":"article","og_title":"La funzione Democratica della Cultura nella Societ\u00e0 di Massa - filosofiprecari.it","og_description":"Per Democrazia si potrebbe intendere non tanto il potere (\u03ba\u03c1\u03ac\u03c4\u03bf\u03c2) del d\u00e9mos (\u03b4\u1fc6\u03bc\u03bf\u03c2) in senso stretto, quanto la possibilit\u00e0 (e la capacit\u00e0) di un gruppo sociale di &#8220;fabbricare&#8221; il soggetto\/oggetto del proprio Governo. Se provassimo a leggere ogni esperienza &#8220;democratica&#8221; &hellip; Continua a leggere&rarr;","og_url":"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/?p=77","og_site_name":"filosofiprecari.it","article_published_time":"2010-09-01T07:22:20+00:00","og_image":[{"url":"http:\/\/upload.wikimedia.org\/wikipedia\/it\/9\/96\/Palmiro_Togliatti.jpg","type":"","width":"","height":""}],"author":"Zapata","twitter_card":"summary_large_image","twitter_misc":{"Scritto da":"Zapata","Tempo di lettura stimato":"14 minuti"},"schema":{"@context":"https:\/\/schema.org","@graph":[{"@type":"Article","@id":"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/?p=77#article","isPartOf":{"@id":"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/?p=77"},"author":{"name":"Zapata","@id":"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/#\/schema\/person\/c65db22036d1c141bd53383c01567aa3"},"headline":"La funzione Democratica della Cultura nella Societ\u00e0 di Massa","datePublished":"2010-09-01T07:22:20+00:00","mainEntityOfPage":{"@id":"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/?p=77"},"wordCount":2800,"commentCount":4,"image":{"@id":"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/?p=77#primaryimage"},"thumbnailUrl":"http:\/\/upload.wikimedia.org\/wikipedia\/it\/9\/96\/Palmiro_Togliatti.jpg","keywords":["autonomia","democrazia","gramsci","intellettuale","libert\u00e0","politecnico","potere","togliatti","vittorini"],"articleSection":["Antropologia\/filosofia","Filosofia\/politica"],"inLanguage":"it-IT","potentialAction":[{"@type":"CommentAction","name":"Comment","target":["https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/?p=77#respond"]}]},{"@type":"WebPage","@id":"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/?p=77","url":"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/?p=77","name":"La funzione Democratica della Cultura nella Societ\u00e0 di Massa - filosofiprecari.it","isPartOf":{"@id":"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/#website"},"primaryImageOfPage":{"@id":"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/?p=77#primaryimage"},"image":{"@id":"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/?p=77#primaryimage"},"thumbnailUrl":"http:\/\/upload.wikimedia.org\/wikipedia\/it\/9\/96\/Palmiro_Togliatti.jpg","datePublished":"2010-09-01T07:22:20+00:00","author":{"@id":"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/#\/schema\/person\/c65db22036d1c141bd53383c01567aa3"},"breadcrumb":{"@id":"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/?p=77#breadcrumb"},"inLanguage":"it-IT","potentialAction":[{"@type":"ReadAction","target":["https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/?p=77"]}]},{"@type":"ImageObject","inLanguage":"it-IT","@id":"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/?p=77#primaryimage","url":"http:\/\/upload.wikimedia.org\/wikipedia\/it\/9\/96\/Palmiro_Togliatti.jpg","contentUrl":"http:\/\/upload.wikimedia.org\/wikipedia\/it\/9\/96\/Palmiro_Togliatti.jpg"},{"@type":"BreadcrumbList","@id":"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/?p=77#breadcrumb","itemListElement":[{"@type":"ListItem","position":1,"name":"Home","item":"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress"},{"@type":"ListItem","position":2,"name":"La funzione Democratica della Cultura nella Societ\u00e0 di Massa"}]},{"@type":"WebSite","@id":"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/#website","url":"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/","name":"filosofiprecari.it","description":"filosofie nel deserto","potentialAction":[{"@type":"SearchAction","target":{"@type":"EntryPoint","urlTemplate":"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/?s={search_term_string}"},"query-input":{"@type":"PropertyValueSpecification","valueRequired":true,"valueName":"search_term_string"}}],"inLanguage":"it-IT"},{"@type":"Person","@id":"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/#\/schema\/person\/c65db22036d1c141bd53383c01567aa3","name":"Zapata","image":{"@type":"ImageObject","inLanguage":"it-IT","@id":"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/809d0bc7d79eda12aed56f542fcad0754d368c4bca955fbcdb80fd80f95ced8b?s=96&d=mm&r=g","url":"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/809d0bc7d79eda12aed56f542fcad0754d368c4bca955fbcdb80fd80f95ced8b?s=96&d=mm&r=g","contentUrl":"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/809d0bc7d79eda12aed56f542fcad0754d368c4bca955fbcdb80fd80f95ced8b?s=96&d=mm&r=g","caption":"Zapata"},"url":"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/?author=3"}]}},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/77","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=77"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/77\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=77"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=77"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=77"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}