{"id":757,"date":"2011-07-21T17:26:42","date_gmt":"2011-07-21T17:26:42","guid":{"rendered":"http:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/?p=757"},"modified":"2014-03-12T17:49:26","modified_gmt":"2014-03-12T17:49:26","slug":"la-carne-la-morte-e-il-diavolo-nella-letteratura-romantica-di-mario-praz-una-recensione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/?p=757","title":{"rendered":"La carne, la morte e il diavolo nella letteratura romantica di Mario Praz. Una recensione"},"content":{"rendered":"<p align=\"justify\"><strong>Se ordini il libro di Mario Praz tramite il nostro link usufruisci di uno sconto significativo<\/strong>: <a href=\"http:\/\/www.amazon.it\/gp\/product\/8817020613\/ref=as_li_tf_tl?ie=UTF8&amp;tag=filosofipreca-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=23322&amp;creativeASIN=8817020613\">La carne, la morte e il diavolo nella letteratura romantica (Alta fedelt\u00e0)<\/a><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" style=\"border: none !important;margin: 0px !important\" src=\"http:\/\/www.assoc-amazon.it\/e\/ir?t=filosofipreca-21&amp;l=as2&amp;o=29&amp;a=8817020613\" alt=\"\" width=\"1\" height=\"1\" border=\"0\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\">&#8212; &#8212; &#8212;<\/p>\n<p align=\"justify\">La ormai classica novit\u00e0 di <em>La carne, la morte e il diavolo<\/em> <em>nella letteratura romantica<\/em> di Mario Praz (BUR 2009\u00b2), pubblicato la prima volta nel 1930, consiste innanzi tutto nel fatto che il libro ripercorre tre letterature, inglese francese e italiana, isolando la sensibilit\u00e0 erotica degli autori romantici, in aperta sfida alla critica idealistica del tempo, e provocando la moralistica stroncatura di Benedetto Croce, che pretendeva una maggiore complessit\u00e0 per il romanticismo e per la vita stessa in cui non doveva prevalere \u00abla patologia sessuale\u00bb e che \u00abvuole la distinzione e con ci\u00f2 l\u2019armonia di tutte le sue parti\u00bb. Tant\u2019\u00e8 vero che viene a un certo punto fatto di domandarsi, rileggendo Praz (e questa non \u00e8 che una delle tante fascinazioni di questo testo, di segno spesso esoterico), quando, e addirittura <em>se<\/em>, sia davvero finito il Novecento (romantico), dal momento che, in secondo luogo, la pi\u00f9 grande e seducente intuizione critica di Praz \u00e8 stata quella di rimettere radicalmente in discussione le formule storiografiche ricorrenti, dandoci come un <em>unicum<\/em> indivisibile sia il romanticismo (e non solo le sue propagginazioni pi\u00f9 abitualmente riconosciute come tali) sia la scapigliatura sia il verismo sia lo stesso decadentismo, prolungando il periodo romantico come un tutt\u2019uno fino a gran parte della letteratura dello stesso Novecento, o almeno di quello a lui contemporaneo (Praz \u00e8 morto nel 1982). Secondo Croce, era illegittimo da parte di Praz segnare in modo tanto debole la differenza tra romanticismo e decadentismo, e spingersi a \u00abfar consistere il cosiddetto romanticismo nella formazione di una sensibilit\u00e0 nuova, quella appunto che si manifesta nelle tendenze e figurazioni che egli cos\u00ec largamente espone\u00bb. Nell\u2019Avvertenza alla seconda edizione del 1942 Praz gli risponder\u00e0 in modo articolato, peraltro basandosi proprio sulla crociana <em>Storia d\u2019Europa nel secolo decimonono<\/em>, che la sua non \u00e8 una sintesi del romanticismo <em>tout court<\/em>bens\u00ec una monografia su particolarit\u00e0 tematiche della sensibilit\u00e0 romantica.<\/p>\n<p align=\"justify\">\u00abL\u2019epiteto <em>romantico<\/em> e l\u2019antitesi<em> classico-romantico <\/em>sono approssimazioni da lungo tempo entrate nell\u2019uso. Il filosofo le mette solennemente alla porta esorcizzandole con logica che non erra, ed esse rientrano chete chete per la finestra, e son sempre l\u00ec tra i piedi, elusive, assillanti, indispensabili.\u00bb Comincia cos\u00ec la monografia comparatistica di Praz, e subito segue l\u2019osservazione che critica letteraria presuppone storia della cultura: \u00abstoria della cultura d\u2019un ambiente e storia della cultura d\u2019un individuo\u00bb. Si continua per pi\u00f9 di quattrocento pagine fittissime, infarcite di autori, personaggi, citazioni in francese, generi letterari, epoche, ambienti, miti, passioni, ripercorrendo le costanti tematiche della bellezza medusea cantata da Shelley, della metamorfosi diabolica in Byron, di Sade antecedente diretto dei romanzi di Flaubert, della bellezza diabolica celebrata da Keats, della Salom\u00e8 di Wilde, dell\u2019algolagnia sadomasochistica di Swinburne, dei plagi di D\u2019Annunzio, messe in relazione con le innumerevoli varianti offerte dal contesto di volta in volta analizzato. Un gioco a incastri, aperture, intagli, passaggi sotterranei di cui \u00e8 impossibile dare un resoconto esaustivo.<\/p>\n<p align=\"justify\">Di epicurei dall\u2019immaginazione cattolica risulta piena la grande letteratura decadente a partire da Chateaubriand. Huysmans va d\u2019accordo col marchese de Sade cogliendo una verit\u00e0 da trasgredire proprio in quanto creduta (diversamente non ci sarebbe nulla da violare). C\u2019\u00e8 il sospetto che Praz tratti la nevrosi di questi autori come un appianamento (o un sollievo) nella <em>delectatio morosa<\/em>, con un inevitabile residuo di irrisolto nella vita. A questo irrisolto lui sembra aderire perfettamente, perch\u00e9 \u00e8 anche il suo, e resta il suo quando lo contesta o contestualizza in un\u2019infinit\u00e0 di rimandi, giustamente proiettivi o esclusivi, coinvolgendo i generi minori e le arti figurative, soprattutto la pittura preraffaellita. In altri termini un cristianesimo torbido era gi\u00e0 presente in Dostoevskij, investendo l\u2019irrealt\u00e0 quale giustificazione e soddisfacimento della pulsione: il peccato in convento o rivolgersi alla messa dopo la compulsione sessuale equivale sul piano filosofico ad assumere il sacro come profondit\u00e0 del profano e non come sua necessaria contraddizione. Huysmans predilige il latino post-classico perch\u00e9 si ritrova nella mancanza di equilibrio senecana e nel compiacimento di Petronio, molto pi\u00f9 che nel tentativo del periodo cristiano di costringere a una mediazione il paganesimo e la nuova religione. Gide riceve una sostanziale stroncatura, eternamente oscillante tra la paura di compromettersi \u2013 a differenza di Wilde, che sfid\u00f2 quella paura ribaltandola nella provocazione, fino a uno stupido errore di calcolo masochista (l\u2019algolagnia) \u2013 e il desiderio di compromettersi. Gide \u00e8 visto da Praz come un \u00abermafrodito morale, sospeso tra diverse possibilit\u00e0 e, in conclusione, negativo, sterile.\u00bb Ci\u00f2 che dispiace di questo libro \u00e8 semmai la considerazione in cui l\u2019autore mostra di tenere Sainte-Beuve (gi\u00e0 nell\u2019Avvertenza del \u201942, o per i rapporti tra Byron e Chateaubriand, per es., e comunque non sempre portato a modello), che, come \u00e8 risaputo, non comprese Stendhal.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/praz.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-758\" src=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/praz-194x300.jpg\" alt=\"\" width=\"194\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/praz-194x300.jpg 194w, https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/praz.jpg 200w\" sizes=\"auto, (max-width: 194px) 100vw, 194px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"justify\">Quando si parla di Praz non si pu\u00f2 non pensare alla sua casa. L\u2019abitazione privata di Praz, oggi museo, era l\u2019oggettivazione dell\u2019io di Mario Praz, come se fosse una casa della morte. Non l\u2019io sperimentale, anagrafico o pratico, bens\u00ec un io profondo, che stava al di qua degli oggetti \u2013 la sua collezione di arti minori \u2013 e al di l\u00e0 anche del suo caro e semplice io. Quella mancanza di vita, in un rispecchiamento dell\u2019io sublime che si riconosceva negli oggetti raccolti nella casa-museo di Praz, era una contemplazione della morte sottoforma di vita, restituita dalle <em>conversation pieces<\/em>. Era \u00a0inconfondibile il sentimento di claustrofobia che doveva venirgli dalle arti minori, dove si rispecchiava e ritrovava quel suo io: \u00abCon i colori pi\u00f9 caldi, con l\u2019amorosa sensualit\u00e0 melodica che Tasso e Rubens avevano nutrito nella sua penna, &#8211; ha scritto Pietro Citati \u2013 provava a immaginare quella vita pura e senza oggetti che forse avrebbe potuto conoscere. Gli sembrava di aver fallito in tutto, riempiendo la casa di cose morte, uccidendo attimi incorporei di tempo possedendo un\u2019esistenza che non gli apparteneva.\u00bb Tutto doveva restare immune dalla contaminazione del mondo, a prezzo dell\u2019isolamento, perch\u00e9 tutto fosse perfetto e intangibile nella contemplazione della bellezza.<\/p>\n<p align=\"justify\">Ma la vita ha una forza incontrollabile e presenta svolte immoralistiche, completamente imprevedibili. Vicino a Mario Praz, esattamente al piano superiore della casa di via Zanardelli, dopo la lavorazione di <em>Gruppo di famiglia in un interno <\/em>(1974) di Visconti, per caso and\u00f2 ad abitare Mario Schifano, che aveva dichiarato di voler abbandonare la pittura e dedicarsi al cinema, da lui giudicata arte viva. Detestava lo psicologismo di Bacon, non gli interessava Morandi, non lo riguardava Pollock, apprezzava Raushemberg come uomo e non come pittore. Amava de Chirico, Boccioni, Balla, Picabia, Picasso, Jasper Johns, Jim Dine. Come artista si dava alle pi\u00f9 sperimentali incursioni maledettistiche fin nel mondo delle droghe pesanti e Praz era vistosamente imbarazzato di averlo come vicino. Schifano faceva un gran chiasso, era scomposto assordante ambiguo senza ritegno, inquinava il silenzio della sua solitudine, lo disturbava. Il professore era infastidito, aveva perso la pace, senza neppure ritrovare la vitalit\u00e0 smarrita nella perfetta collezione delle sue <em>conversation pieces<\/em>. Questa singolare situazione circol\u00f2 nel mondo artistico-letterario romano dei primi anni Settanta, colp\u00ec Luchino Visconti, gi\u00e0 malato, dopo la trilogia tedesca, per la portata profetica che il suo film veniva ad assumere in questa determinata circostanza. A Praz come alter-ego del regista e alle sue miniature, alla sua casa-museo, alla sua rinuncia al mondo esterno, alla defunzionalizzazione del suo sapere (e, d\u2019altro canto, a Mario Schifano trasfigurato <em>a posteriori<\/em> nella volgare e attraente famiglia di inquilini, emblema dell\u2019invivibilit\u00e0 del presente, che vengono a invadergli l\u2019abitazione), si era infatti ispirato Enrico Medioli per il personaggio del professore. Visconti ne fece un Kammerspiel, un film-requiem tutto girato in interni, come a teatro, citando la <em>Recherche<\/em>, dove si parla di un inquilino immaginario al piano di sopra che si aggira, inquietante, misterioso, come una metafora della morte.<\/p>\n<p align=\"justify\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se ordini il libro di Mario Praz tramite il nostro link usufruisci di uno sconto significativo: La carne, la morte e il diavolo nella letteratura romantica (Alta fedelt\u00e0) &#8212; &#8212; &#8212; La ormai classica novit\u00e0 di La carne, la morte &hellip; <a href=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/?p=757\">Continua a leggere<span class=\"meta-nav\">&rarr;<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":12,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[137,11,138],"tags":[],"class_list":["post-757","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-cinema-filosofia","category-recensione-libri","category-teologiafilosofia"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.3 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>La carne, la morte e il diavolo nella letteratura romantica di Mario Praz. 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Vive tra Napoli e Caserta. Laureato in Filosofia con una tesi sui presocratici, \u00e8 insegnante di Italiano e Latino nei licei. Ha iniziato la sua attivit\u00e0 letteraria scrivendo versi che piacquero a Dario Bellezza, successivamente \u00e8 passato alla narrativa. Ha esordito con il romanzo breve Pi\u00f9 romano che greco, in Offside tre (Edizioni Libreria Croce, 2000). Ha pubblicato, di poesia, Vacuo cielo (Roma, 1986). Suoi versi sono su varie antologie. Ha scritto il saggio Il circolo vizioso, collabora a La Nuova Basilicata e altri quotidiani o riviste, cartacee e on-line. \u00c8 uno dei poeti italiani presenti in Poeti e Poesia, rivista internazionale diretta da Elio Pecora. 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