{"id":600,"date":"2011-05-15T14:32:21","date_gmt":"2011-05-15T14:32:21","guid":{"rendered":"http:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/?p=600"},"modified":"2011-05-18T09:53:29","modified_gmt":"2011-05-18T09:53:29","slug":"antropologie-negative-modernismo-e-antimodernismo-la-filosofia-di-giovanni-paolo-ii","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/?p=600","title":{"rendered":"Antropologie negative, modernismo e antimodernismo. La filosofia di Giovanni Paolo II"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"\" src=\"http:\/\/roberthood.net\/blog\/wp-content\/uploads\/2009\/04\/29182-large.jpg\" class=\"alignleft\" width=\"450\" height=\"318\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"> <em>(Nell&#8217;immagine al lato, un quadro di William Blake)<\/em><\/p>\n<p align=\"justify\">\n<p align=\"justify\">Sul tema della filosofia di Giovanni Paolo II abbiamo gi\u00e0 pubblicato recentemente un intervento (<a href=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/?p=570\">link<\/a>). Aggiungo sull\u2019argomento una interessante pubblicazione di Micromega, intitolata <em>Karol Wojtila. Il grande Oscurantista<\/em>, con interventi di Kung, Franzoni, Gigante, Flores d\u2019Arcais, Coda, Severino, Bianchi, Vattimo, Riccardi, Cacciari, Galimberti, Savater, Kolakowski, Marchesi, Viano, Paglia, Pavanelli. A parte il titolo un po\u2019 sensazionalista, ed il taglio di Flores d\u2019Arcais secondo me un po\u2019 troppo impegnato a mostrare un Giovanni Paolo II scagliato contro l\u2019illuminismo, il libro offre un\u2019ottima panoramica filosofica\/teologica sul pontefice. Riguardo il suo anti illuminismo, affrontato pi\u00f9 volte da Flores d\u2019Arcais, vanno aggiunte delle precisazioni: non \u00e8 certo Giovanni Paolo II pi\u00f9 di altri pontefici contro l\u2019illuminismo. Tesi forte del mio intervento, di cui verr\u00e0 data spiegazione, \u00e8 che la Chiesa \u00e8 per sua essenza, ideologia e struttura, anti illuminista e antimodernista, per le tre ragioni che vedremo in seguito.<\/p>\n<p align=\"justify\">\n<!--more--><\/p>\n<p align=\"justify\">1)L\u2019antimodernismo della Chiesa cattolica \u00e8 atavico, ed \u00e8 tutt\u2019uno con la nostalgica avversione all\u2019individualismo e alla secolarizzazione dell\u2019idea di \u201csalvezza\u201d, idea di origine, \u00e8 opportuno dirlo, giudaico-cristiana. L\u2019illuminismo combatuttto dalla Chiesa \u00e8 riassunto dal \u201cluciferino\u201d e gnostico\/goetiano \u201cnoi siamo d\u00e8i\u201d. Quell\u2019ergersi come datore di verit\u00e0 e valori combattuto dall\u2019ebraismo e dal cristianesimo, ed additato come il primo peccato, quello dell\u2019Eden. Dio proib\u00ec all\u2019uomo di mangiare dell\u2019albero della conoscenza del bene e del male. E\u2019 l\u2019inizio dell\u2019antropologia negativa, della sfiducia nell\u2019uomo. Il Dio ebraico\/cristiano \u00e8 convinto che l\u2019uomo non possa sopportare il peso di un tale sapere, e ne morirebbe. Come convincerlo del contrario? Aggiungo per\u00f2 quanto segue: Il &#8220;noi siamo d\u00e8i&#8221;, pur se lo analizziamo con la  valenza goethiana\/luciferina &#8211; ha in s\u00e9 un appello positivo e unico: del resto lo stesso Prometeo, il vero anti-dio di Goethe, \u00e8 l&#8217;uomo che per il bene dell&#8217;umanit\u00e0 si ribella agli dei, a Zeus, dio geloso del fuoco che fa di tutto perch\u00e8 l&#8217;umanit\u00e0 rimanga in stato di minorit\u00e0 (come il dio dell\u2019antico testamento riletto dagli gnostici). Chi si ribella a dio pu\u00f2 essere solo un altro dio (l&#8217; uomo?). Il giovane Goethe si pone in una posizione divina, come se il rango divino spettasse all&#8217;umanit\u00e0. Ma lo stesso grande Goethe risente di una classica deformazione, come se questo ruolo di dominatore &#8211; non a caso ho usato la parola &#8220;rango&#8221; &#8211; che prima spettava a questo mostro, ora debba spettare all&#8217;uomo. Deformazione che gli viene dal dio che respirava nel mondo di allora, l&#8217; Europa, e che ha la sua pi\u00f9 classica espressione nalla tradizione giudacio\/cristiana. Il \u201cnoi siamo d\u00e8i\u201d, comunque lo si consideri, per me far\u00e0 sempre appello al combattimento fra l&#8217;uomo e quella aberrante e tradizionale immagine di dio. Il dio onnipotente, il dio trascendente, il dio societ\u00e0, o il dio natura. Fa appello al combattimento fra l&#8217;uomo e tutte quelle ideologie che da sempre lo hanno partorito. L&#8217;emancipazione prometeica\/illuminista dell&#8217;uomo da dio \u00e8 l&#8217;emancipazione da quel vecchio arrogante dio, l&#8217;uomo, che alienandosi da se stesso crea e creava, ad esempio, una morale eteronoma, ma che invece \u00e8 positiva, e bisogna andarla a pescare dagli abissi dell&#8217;anima umana e dall&#8217;incontro con altri uomini. <\/p>\n<p align=\"justify\">\n<p align=\"justify\">Se fossimo degli osservatori imparziali delle realt\u00e0 religiose umane, non troveremmo alcuna differenza fra un Prometeo, singolare imago greca della condizione umana, che si fa squartare dalla volont\u00e0 di Zeus per bene<br \/>\ndell&#8217;umanit\u00e0, e Cristo, che si fa squartare, per il bene dell&#8217;umanit\u00e0, per la stessa volont\u00e0 misteriosa del dio di cui parlavo prima. E&#8217; sempre lo stesso singolare combattimento fra uomini e titani, lo stesso scontro luciferino, il vero armaggedon che demistifica il vecchio mito. La lettura filosofica della teologia della morte di dio effettuata sulla passione di cristo \u00e8, da questo punto di vista, affascinante e provocante anche per il mondo laico. Ges\u00f9 che grida in croce diventa un anti dio, \u00e8 colui che tramite gli eventi, lo nega. E&#8217; il finalmente disilluso Ges\u00f9 che scopre che questo &#8220;dio fuori di lui&#8221; non verr\u00e0 a salvarlo. Il vecchio dio \u00e8 morto, e muore con Ges\u00f9. Grandezza, bassezza, violenza, sacrificio, purezza, umilt\u00e0, gloria, potenza, non dobbiamo pi\u00f9 andare a cercarle fuori di noi, ma dentro di noi. Si conclude il cammino del saggio; il saggio che cercava DIO per il mondo, non sapendo che lo aveva nelle \u201ctenebre splendenti\u201d della propria casa. Mi si potrebbe certo rispondere che Prometeo era uomo (nella versione di Goethe) e che Ges\u00f9 \u00e8 Dio (nella versione della Chiesa). Che se il primo si innalza, il secondo si abbassa. Per me il problema fondamentale non cambia, ma viene affrontato in due maniere divere. Se di sfida si parla nel primo, Ges\u00f9 invece parte dalla sfida ma arriva ad una riconciliazione, ad una redenzione con quella idea di dio \u201cmostruosa\u201d di cui ho parlato. <\/p>\n<p align=\"justify\">\n<p align=\"justify\">2) La Chiesa \u00e8 contro l\u2019illuminismo perch\u00e9 \u00e8 l\u2019ideologia che ha inventato l\u2019individuo. La Chiesa continua ad essere contro forme individuali di religiosit\u00e0 in nome di un collettivismo che impedisce, spesso, qualsiasi presa autentica e genuina di posizione. Di conseguenza, non condivide  alcuni dei risvolti dello stato laico, con le sue tendenze alla privatizzazione della religione, o comunque, a sposare un lato comunitario con un lato individualistico del proprio culto. <\/p>\n<p align=\"justify\">\n<p align=\"justify\">3) La Chiesa \u00e8 contro l\u2019illuminismo ed \u00e8 antimodernista anche per un\u2019altra ragione. L\u2019antimodernismo (che \u00e8 essenzialmente un anti illuminismo) della Chiesa si sposa ed \u00e8 alleato con quello di alcuni partiti di destra: storicamente, per\u00f2, sono un tutt\u2019uno.  E&#8217; normale che ci siano richiami pi\u00f9 che evidenti fra l&#8217;antimodernismo clericale da una parte e l&#8217;antimodernismo politico di tradizione realista\/fascista e dei partiti di estrema destra. Le ragioni storiche di tale connubio sono chiare. Da quando la rivoluzione francese \u00e8 sussunta come il simbolo del crollo delle vecchie gerarchie (sia secolari che religiose), vi sono stati sempre filoni conservatori che hanno visto nel passato mitico prerivoluzionario (spesso, nel medioevo, da qui la sua riscoperta da parte del romanticismo) un modello da seguire. Con questa matrice &#8220;radicale&#8221; (cio\u00e8, tornare alle radici) nasce in parte il romanticismo europeo. La predilezione per l&#8217;incontaminato, spesso per la cultura contadina e la religiosit\u00e0 popolare \u00e8 l&#8217;espressione di questo ritorno alla purezza dei valori pre-illuministici, della immobilit\u00e0 sociale asfittica del passato mitico. Fa pensare che una della prime opere del romanticismo europeo, Ivanhoe di Walter Scott, sia ambientata in Scozia, la terra che, anche nell\u2019immaginario, era quella delle tradizioni e delle signorie, ai bordi della vita cittadina europea, citt\u00e0 in cui, al contrario, trionfava l&#8217;uomo nuovo, di cui Napoleone incarnava il modello. Il figlio di nessuno che, non per i suoi natali n\u00e9 per il suo rango, ma solo per le sue capacit\u00e0, diviene l&#8217;imperatore d&#8217;Europa. Non mi stupisce molto che la Chiesa cattolica proib\u00ec i romanzi di Balzac. Forse quello che \u00e8 il pi\u00f9 grande scrittore\/sociologo (come Sartre ammise) d&#8217;Europa raccontava magnificamente quelli che erano i nuovi miti della borghesia europea, le loro illusioni, la fine delle loro illusioni di provinciali, la creazione di nuove classi abbarbicate sui vecchi privilegi. L&#8217;ideologia anti-borghese ed il populismo &#8220;romantico&#8221; di una certa Chiesa non poteva che essere, assieme a quello dei partiti della destra, un anti illuminismo. Il filo rosso si lega alla critica della modernit\u00e0 di Leo Strauss, dando ampie armi all&#8217;attuale deriva teocon. Ma, come vedremo, l\u2019intervento di Cacciari nella pubblicazione di Micromega complica le cose, e le problematizza ulteriormente dal punto di vista storico-filosofico.<\/p>\n<p align=\"justify\">\n<p align=\"justify\">Torniamo alla pubblicazione di Micromega: \u00e8 un lavoro collettivo interessante che da voce a pi\u00f9 voci, anche molto diverse fra loro. Pi\u00f9 interessante di tutti gli altri interventi reputo quello del sempre lucido Cacciari, che qui riporto. Mi pare abbia centrato il vero problema filosofico\/teologico di una certa teologia cattolica, compresa quella del papa polacco. A quello che scrive, aggiungo solo un dato:  la vecchia opposizione fra l\u2019ultimo dei greci, Pelagio, ed il primo vero filosofo cristiano, Agostino, si ripropone nel corso della storia della Chiesa in maniera ripetitiva ed ossessionante. Anticamente vinse l\u2019antiumanista Agostino e Pelagio fu scomunicato; rimane solo da vedere quando, nel prossimo futuro, torner\u00e0 a vincere il monaco Pelagio. <\/p>\n<p align=\"justify\">\n<blockquote><p>I rapporti del papa con l\u2019illuminismo, con la modernit\u00e0, con i totalitarismi sono rapporti complessi, come complessa, e anche contraddittoria, \u00e8 la sua figura. La sua posizione nei confronti dei totalitarismi in senso specifico \u00e8 gi\u00e0 in se molto differenziata, anche se questa differenza il papa l\u2019ha espressa pi\u00f9 volte in modo assai esoterico. La sua critica ai totalitarismi non \u00e8 altro che la punta dell\u2019iceberg di una critica complessiva al mondo moderno, ma non ne deriva direttamente. Papa Wojtyla distingue acutamente i diversi tipi di totalitarismo, al contrario di quello che fanno Berlusconi e simili. Da un lato riconosce nella tradizione comunista una vera e propria eresia, contro cui va combattuta una lotta senza tregua, senza quartiere; ma un\u2019eresia, come tutte le eresie, \u00e8 qualcosa che sta anche dentro la grande tradizione. Dall\u2019altro riconosce, e ha sempre riconosciuto, nel nazismo \u2013 anche prima della notoriet\u00e0, nei suoi scritti degli anni Cinquanta e Sessanta, che sono i pi\u00f9 impegnativi filosoficamente \u2013 non un\u2019eresia, ma una sorta di male assoluto, un\u2019incarnazione del nemico, dell\u2019Anticristo, dell\u2019antikeimenos, che si contrappone nettamente alla grande tradizione, senza condividerne in alcun modo nessuna parte. Gi\u00e0 questo mostra quanto sia difficile una reductio ad unum della sua posizione nei confronti dei totalitarismi. Poi naturalmente riconosce in entrambi, sia alle \u201ceresie\u201d sia alle \u201cinimicizie assolute\u201d, un denominatore comune: l\u2019idea che la salvezza possa essere intesa come opera dell\u2019uomo. Questa per lui \u00e8 la quintessenza dell\u2019ideologia. Questo spiega quanto poi, negli anni Novanta, diventi tragicamente difficile la sua posizione nei confronti di un mondo in cui la dimensione della salvezza \u00e8 diventata totalmente indifferente. Ma ripeto: le ideologie contro cui il papa combatte sono queste grandi ideologie che hanno come denominatore comune l\u2019idea che l\u2019uomo possa essere fino in fondo fabbro della sua fortuna, fino a realizzare un mondo nel quale ogni forma di contraddizione, ogni forma di conflitto possa essere risolta. Questa formidabile teleologia, o questa formidabile filosofia della storia, che \u00e8 una secolarizzazione dell\u2019escatologia giudaico-cristiana, \u00e8 totalmente assente nel mondo post-comunista e post-totalitario. <\/p>\n<p>Contro questo mondo il papa si trova del tutto impotente, sguarnito di armi telelogico-filosofiche efficaci, come le aveva invece nei confronti dei totalitarismi, comprendendone anche le specifiche differenze. Questa, come dico da anni, \u00e8 la vera tragedia di questo papato, il vero calvario finale di questo papa. Ora, soprattutto in Fides et Ratio, il papa aggancia questo discorso a una critica di impianto teoretico-filosofico pi\u00f9 generale. Ma anche qui bisogna stare molto attenti, perch\u00e9 in questa criticaci sono elementi che non hanno niente a che fare con un fondamentalismo o un integralismo cattolico tradizionale. La critica del cogito ergo sum \u00e8 una critica che attraversa tutta una corrente della cultura tedesca, anche pre-idealista, e lo stesso idealismo, che \u00e8 dominante nella cultura filosofica contemporanea. Da questo punto di vista, dunque, le compagnie del papa sono quanto mai numerose: per esempio, tutta la filosofia del linguaggio da Hamann in poi \u00e8 dominata dalla critica la cogito langag\u00e8re, come diceva Merleau-Ponty. Attenzione: nella sua critica al cristianesimo, il papa riprende cose che gli hanno insegnato Max Scheler ed Edith Stein. Basta leggere una sua opera degli anni Sessanta, Persona e atto, per trovare una fenomenologia tutta declinata in chiave di critica della tradizione cartesiana. Una fenomenologia, dunque, ben diversa da quella husserliana. Quindi non si pu\u00f2 vedere una continuit\u00e0 lineare tra questa critica, che da un punto di vista filosofico contemporaneo potrebbe essere anche banale, e la critica di Wojtyla della modernit\u00e0, della contemporaneit\u00e0 o dell\u2019illuminismo; perch\u00e9 la critica della cultura illuministica, della Bildung, \u00e8 fondamentale per tutta una serie di correnti assolutamente laiche della cultura contemporanea, che con il papato, con il cattolicesimo, con papa Wojtyla, la sua cultura e la sua teologia, non hanno assolutamente niente a che fare. Lui attinge abbondantemente a queste correnti, soprattutto nelle sue opere negli anni Sessanta. E questa \u00e8 la parte pi\u00f9 caduca del suo pensiero, perch\u00e9 Wojtyla non discerne \u2013 in questo \u00e8 in buonissima e numerosa compagnia \u2013 e ritiene che a partire dal cogito cartesiano, a partire appunto dall\u2019esse come positum del cogito, sia possibile soltanto una deriva di carattere scettico, relativistico e agnostico. In Italia, questa era la posizione di Del Noce, ma anche la posizione di Pareyson, che per altro verso non ha niente a che vedere con Del Noce, e cos\u00ec via. Questa necessaria continuit\u00e0 tra critica del cogito ed esito scettico-relativistico-agnostico \u00e8 assunta da Wojtyla in tutte le sue opere fino alla Fides et Ratio in termini assolutamente dogmatici: \u00e8 soltanto asserita. Questa \u00e8 la critica che ho sempre mosso a queste posizioni, perch\u00e9 non comprendono come da questa critica del cogito possano darsi esiti completamente diversi, che invece non vengono in alcun modo tematizzati nell\u2019interpretazione di Wojtyla.<\/p>\n<p>Anche nel consumismo papa Wojtyla non riesce a trovare alcuna linea di compromesso \u2013 per usare una terminologia che risale a Troeltsch e a un\u2019altra grande epoca di crisi della religiosit\u00e0 occidentale \u2013 con quello che  \u00e8  heideggerrianamente si direbbe il Gestell, l\u2019 &#8220;apparato&#8221;, &#8220;il sistema&#8221;, l\u2019 &#8220;impianto tecnico-scientifico&#8221;. Egli vede ovunque progetti autoreferenziali, e ci\u00f2 che intende \u2013 eroicamente, per un certo verso \u2013 a indicarci ancora come unica salvezza possibile \u00e8 una grande architettura di timo tomista, dove ogni disciplina, ogni dimensione della cultura \u00e8 sotto-ordinata, e si riconosce come membro di un insieme, di un tutto cristianamente orientato, cristocentrico. Le conseguenze di questa architettura tomista, della rigorosa limitazione dell\u2019autonomia del soggetto, sono molteplici. L\u2019aborto, per esempio, \u00e8 per Wojtyla \u2013 con una coerenza per certi versi ammirevole \u2013 l\u2019equivalente dell\u2019olocausto, esattamente come per Heidegger, ancora in assoluta coerenza con il suo discorso, \u00e8 un equivalente dell\u2019olocausto la manipolazione genetica delle piante o degli animali. Entrambi, rispettivamente, date quelle premesse devono concludere in qualche modo, perch\u00e9 non vedono la contraddittoriet\u00e0 e la complessit\u00e0 del moderno. La modernit\u00e0 scaturirebbe meccanicamente dalla metamorfosi del soggetto, dell\u2019upokeimenon \u2013 non aristotelico, ma tomista \u2013 in soggetto moderno, in ego. Da qui traggono tutte le possibile conseguenze dirette, unilinearmente, univocamente, ovunque, in tutti i campi. E laddove non posso trarre linearmente queste conseguenze \u2013 e questo \u00e8 caratteristico di Wojtyla come lo era di Del Noce \u2013 vedono il nichilismo. Di qui i riferimenti a Kafka, Dosteoevskij, e cos\u00ec via, cio\u00e8 a drammi tutto sommato sentimentali, psicologici, ma che non indicano alcuna via diversa rispetto a quella che loro hanno tracciato. L\u2019unica strada \u00e8 quella del ristabilimento della grande architettura dell\u2019universalismo teleologico tomista. (Massimo Cacciari, in <em>Karol Wojtyla. Il grande oscurantista, pp. 83-87, Micromega<\/em>)<\/p><\/blockquote>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Nell&#8217;immagine al lato, un quadro di William Blake) Sul tema della filosofia di Giovanni Paolo II abbiamo gi\u00e0 pubblicato recentemente un intervento (link). Aggiungo sull\u2019argomento una interessante pubblicazione di Micromega, intitolata Karol Wojtila. 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