{"id":566,"date":"2011-04-23T12:04:34","date_gmt":"2011-04-23T12:04:34","guid":{"rendered":"http:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/?p=566"},"modified":"2012-01-14T10:53:11","modified_gmt":"2012-01-14T10:53:11","slug":"filosofia-del-rischio-societa-del-rischio-filosofia-del-disastro-di-ulrich-beck","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/?p=566","title":{"rendered":"Filosofia del rischio, societ\u00e0 del rischio, filosofia del disastro (di ULRICH BECK)"},"content":{"rendered":"<p align=\"justify\"><strong>Se ordini il libro di Ulrich Beck tramite il nostro link usufruisci di un significativo sconto<\/strong>: <a href=\"http:\/\/www.amazon.it\/gp\/product\/8843016504\/ref=as_li_tf_tl?ie=UTF8&#038;tag=filosofipreca-21&#038;linkCode=as2&#038;camp=3370&#038;creative=23322&#038;creativeASIN=8843016504\">La societ\u00e0 del rischio. Verso una seconda modernit\u00e0 (Saggi)<\/a><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.assoc-amazon.it\/e\/ir?t=filosofipreca-21&#038;l=as2&#038;o=29&#038;a=8843016504\" width=\"1\" height=\"1\" border=\"0\" alt=\"\" style=\"border:none !important; margin:0px !important;\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\">\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"\" src=\"http:\/\/www.videonewstv.tv\/public\/zuzza.jpg\" class=\"alignleft\" width=\"450\" height=\"361\" \/><strong>La faccia oscura del progresso<\/strong>, (da La Repubblica online)<\/p>\n<p align=\"justify\">Societ\u00e0 mondiale del rischio significa un\u2019epoca nella quale i lati oscuri del progresso determinano sempre pi\u00f9 i contrasti sociali. Mentre prima ci\u00f2 che non stava sotto gli occhi di tutti veniva negato, ora l\u2019autominaccia diventa il movente della politica. I pericoli nucleari, il mutamento climatico, la crisi finanziaria, l\u201911 settembre, seguono in pieno il copione della  Societ\u00e0 del rischio,  che ho scritto 25 anni fa, prima della  catastrofe di Chernobyl. A differenza dai precedenti rischi industriali, essi (1) non sono socialmente delimitabili n\u00e9 nello spazio n\u00e9 nel tempo, (2) non sono imputabili in base alle vigenti regole della causalit\u00e0, della colpa, della responsabilit\u00e0 e (3) non possono essere compensati, n\u00e9 coperti da assicurazione. Dove le assicurazioni private negano la loro protezione \u2014 come nel caso dell\u2019energia nucleare e della tecnologia genetica \u2014 viene sempre superato il confine tra i rischi calcolabili e i pericoli incalcolabili. Questi potenziali di pericolo vengono prodotti industrialmente, esternalizzati economicamente, individualizzati giuridicamente, legittimati tecnicamente e minimizzati politicamente. In altri termini, il sistema di regole del controllo \u201crazionale\u201d si rapporta ai potenziali di autodistruzione incombenti come un freno da bicicletta applicato a un aereo intercontinentale. Ma Fukushima non si distingue forse da Chernobyl per il fatto che i terribili eventi giapponesi partono da una catastrofe naturale? La distruzione non \u00e8 stata provocata da una decisione umana, ma dal terremoto e dallo tsunami.<\/p>\n<p align=\"justify\">\n<p><!--more--><\/p>\n<p align=\"justify\"> La categoria di \u201ccatastrofe naturale\u201d segnala che essa non \u00e8 stata causata dagli uomini e quindi la sua responsabilit\u00e0 non pu\u00f2 essere attribuita agli uomini. Ma questo \u00e8 il punto di vista di un secolo passato. Questo concetto \u00e8 sbagliato gi\u00e0 per il fatto che la natura non conosce catastrofi ma, semmai, drammatici processi di trasformazione. Questi cambiamenti, come uno tsunami o un terremoto, diventano catastrofi solo nell\u2019orizzonte di riferimento della civilt\u00e0 umana. La decisione di costruire centrali nucleari in zone a rischio sismico non \u00e8 affatto un evento naturale, ma una scelta politica, che deve anche essere  giustificata a livello politico di fronte alle pretese di sicurezza dei cittadini e deve essere attuata contro le opposizioni. La risposta ai rischi moderni \u00e8 l\u2019idea dell\u2019assicurazione come \u201ctecnologia morale\u201d (Fran\u00e7ois Ewald). Non \u00e8 pi\u00f9 accettabile che ci si affidi alla divina provvidenza e si subiscano passivamente i colpi del destino. Il nostro rapporto con la natura, con il mondo e con Dio cambia in modo tale che diventiamo responsabili della nostra sventura, ma in linea di principio disponiamo dei mezzi per compensare le conseguenze da noi stessi innescate. Si tratta comunque del mito della \u201cvita assicurata\u201d, che a partire dal 18\u00b0 secolo ha trionfato in ogni ambito. <\/p>\n<p align=\"justify\">\n<p align=\"justify\"> In effetti siamo riusciti a ottenere il consenso sui precedenti rischi dell\u2019era industriale legandoli a una sorta di \u201cprevenzione a posteriori\u201d (vigili del fuoco, assicurazioni, assistenza psicologica e medica, ecc.). Lo shock che ha colpito la gente di fronte alle spaventose immagini provenienti dal Giappone consiste anche nel ridestarsi della consapevolezza che non c\u2019\u00e8 istituzione, n\u00e9 reale, n\u00e9 immaginabile, preparata al super-Gau, il \u201cmassimo incidente ipotizzabile in una centrale nucleare\u201d, e capace di garantire l\u2019ordine sociale e le condizioni culturali e politiche anche nel caso di questo disastro dei disastri. Invece, ci sono molti attori specializzati nell\u2019unica  opzione che appare possibile: la negazione dei pericoli. Infatti, al posto della sicurezza offerta dalla prevenzione a posteriori subentra il tab\u00f9 della impossibilit\u00e0 di errore. Ogni Paese \u2014 in particolare, naturalmente, la Francia, e l\u2019esperto atomico Sarkozy lo sa bene \u2014 ha le centrali nucleari pi\u00f9 sicure del mondo! Custodi del tab\u00f9 diventano la scienza e l\u2019economia dell\u2019energia nucleare, colte in flagrante proprio dagli eventi catastrofici che hanno attirato sui loro errori i riflettori dell\u2019opinione pubblica mondiale. Nel 1986 Franz-Joseph Strau\u00df dichiar\u00f2 che solo i reattori nucleari \u201ccomunisti\u201d possono esplodere. Egli tentava cos\u00ec di circoscrivere eventi come Chernobyl, in base all\u2019assunto che l\u2019Occidente capitalistico superevoluto dispone di centrali nucleari sicure.  Ora per\u00f2 siamo alle prese con l\u2019avaria in Giappone, che viene considerato il Paese meglio attrezzato del mondo, quello dotato della tecnologia pi\u00f9 sofisticata per garantire la sicurezza. La finzione per la quale in Occidente si pu\u00f2 dormire tranquilli \u00e8 svanita.<\/p>\n<p align=\"justify\">\n<p align=\"justify\"> Che in Giappone le rimanenti speranze poggino proprio sull\u2019intervento delle \u201cforze di autodifesa\u201d chiamate a sostituire con elicotteri antincendio gli impianti di raffreddamento in avaria, \u00e8 qualcosa di pi\u00f9 di un\u2019ironia. Hiroshima fu terribile, l\u2019orrore puro e semplice. Ma in quel caso fu il nemico a colpire. Cosa accade se un fatto cos\u00ec spaventoso avviene all\u2019interno del sistema produttivo della societ\u00e0 \u2014 non in un ambito militare? In questo caso, coloro che minacciano la nazione sono proprio i garanti del diritto, dell\u2019ordine e della razionalit\u00e0, della democrazia stessa. Quale politica industriale sarebbe pi\u00f9 possibile se fosse negata anche la residua speranza del \u201cvento\u201d e Tokyo fosse contaminata? Quale crisi della tecnologia, della democrazia, della ragione,  della societ\u00e0?<\/p>\n<p align=\"justify\">\n<p align=\"justify\">Molti deplorano che le impressionanti immagini provenienti dal Giappone incutano paure sbagliate e diano impulso ad una \u201cpseudo- scienza\u201d della compassione. In questo modo, per\u00f2, essi disconoscono e sottovalutano ingenuamente la dinamica politica insita nel potenziale di autodistruzione del trionfante  capitalismo industriale. Infatti, molti pericoli \u2014 un esempio da manua-le: le radiazioni atomiche \u2014 sono invisibili, sfuggono alla percezione ordinaria. Ci\u00f2 significa che la distruzione e la protesta son mediate simbolicamente. Solo constatando l\u2019impercepibilit\u00e0 di molti pericoli grazie alle immagini televisive il cittadino culturalmente accecato pu\u00f2 tornare a \u201cvedere\u201d. La questione di un soggetto rivoluzionario capace di rovesciare i rapporti di definizione della politica del rischio cade nel vuoto. Non sono \u2014 o non sono soltanto \u2014 i movimenti antinucleari, l\u2019opinione pubblica critica, ecc. a poter dar luogo a un\u2019inversione nella politica atomica. In ultima analisi, il contropotere rispetto all\u2019energia nucleare non sono i manifestanti che bloccano il trasporto del materiale radioattivo. L\u2019avversario pi\u00f9 irriducibile dell\u2019energia nucleare \u00e8\u2026 l\u2019energia nucleare stessa!  Nelle immagini delle catastrofi categoricamente escluse dai manager si dissolve il mito della sicurezza. Quando ci si rende conto e si ha la prova che i custodi della razionalit\u00e0 e dell\u2019ordine legalizzano e normalizzano i pericoli per la vita, si scatena il pandemonio nel milieu della sicurezza burocraticamente promessa. Perci\u00f2, non \u00e8 sbagliato affermare che all\u2019interrogativo sul soggetto politico della societ\u00e0 di classe corrisponde l\u2019interrogativo su questa \u201criflessivit\u00e0 politica\u201d nella societ\u00e0 del rischio.  Tuttavia, sarebbe un errore trarre da ci\u00f2 la conclusione che si sia aperta una nuova fase di illuminismo, beneficamente offertaci dalla storia. Al contrario, a qualcuno la prospettiva qui tracciata potrebbe suggerire il paragone con il tentativo di praticare un foro nello scafo di una nave per far uscire l\u2019acqua del mare penetrata al suo interno.<\/p>\n<p align=\"justify\">\n<p> (Traduzione di Carlo Sandrelli)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se ordini il libro di Ulrich Beck tramite il nostro link usufruisci di un significativo sconto: La societ\u00e0 del rischio. 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