{"id":5410,"date":"2026-04-01T22:17:54","date_gmt":"2026-04-01T22:17:54","guid":{"rendered":"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/?p=5410"},"modified":"2026-04-02T08:47:56","modified_gmt":"2026-04-02T08:47:56","slug":"materialismo-antico-il-primato-dimenticato-dellindia-e-la-radicalita-del-lokayata-carvaka","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/?p=5410","title":{"rendered":"Materialismo antico: il primato dell\u2019India e la radicalit\u00e0 del Lok\u0101yata\/C\u0101rv\u0101ka"},"content":{"rendered":"<p><strong><a href=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/materialismo.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-5420 aligncenter\" src=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/materialismo.jpg\" alt=\"\" width=\"430\" height=\"616\" srcset=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/materialismo.jpg 430w, https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/materialismo-209x300.jpg 209w\" sizes=\"auto, (max-width: 430px) 100vw, 430px\" \/><\/a>(Recensione del saggio di Pradeep P. Gokhale: <em>Lok\u0101yata\/C\u0101rv\u0101ka: A Philosophical Inquiry, Oxford University Press, 2015)<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Introduzione: il pi\u00f9 antico materialismo del mondo<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">C\u2019\u00e8 una rimozione strutturale nella storia globale della filosofia: il fatto che il pi\u00f9 antico materialismo documentabile non nasca in <strong>Grecia<\/strong>, ma in <strong>India<\/strong>. La genealogia canonica \u00e8 nota: <strong>Democrito, alcuni sofisti, Epicuro, Lucrezio<\/strong>. \u00c8 l\u00ec che si fa cominciare il materialismo. Ma questa narrazione \u00e8, nel migliore dei casi, incompleta; nel peggiore, ideologica. Prima ancora che la Grecia sviluppi una teoria della materia, in India emerge una tradizione che non solo ne anticipa i tratti fondamentali, ma li radicalizza fino a mettere in discussione l\u2019intero edificio metafisico e religioso. Questa tradizione \u00e8 il <strong>Lok\u0101yata\/C\u0101rv\u0101ka<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le testimonianze, pur indirette, rimandano a una corrente gi\u00e0 attiva in <strong>et\u00e0 pre-buddhista<\/strong> o contemporanea al primo buddhismo. Siamo dunque nello stesso orizzonte cronologico \u2014 se non precedente \u2014 rispetto alla nascita del materialismo greco. Ma, a differenza della Grecia, questa linea di pensiero non diventa canonica: viene marginalizzata, ridicolizzata, trasmessa attraverso i suoi avversari. E tuttavia, proprio nei frammenti polemici che la conservano, emergono formulazioni di una radicalit\u00e0 impressionante. Uno dei versi pi\u00f9 celebri (citato dallo stesso autore) recita:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u201cy\u0101vat j\u012bvet sukha\u1e43 j\u012bvet \/ \u1e5b\u1e47a\u1e43 k\u1e5btv\u0101 gh\u1e5bta\u1e43 pibet \/ bhasm\u012bbh\u016btasya dehasya \/ punar\u0101gamana\u1e43 kuta\u1e25\u201d<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201c<em>Finch\u00e9 si vive, si viva felicemente; si beva burro chiarificato anche a debito. Quando il corpo \u00e8 ridotto in cenere, come potrebbe tornare<\/em>?\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qui non c\u2019\u00e8 solo edonismo: c\u2019\u00e8 la negazione radicale della sopravvivenza dell\u2019anima. Nessuna reincarnazione, nessun aldil\u00e0, nessuna compensazione ultraterrena. Ancora pi\u00f9 violento \u00e8 l\u2019attacco ai Veda:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u201ctrayo vedasya kart\u0101ro \/ bha\u1e47\u1e0da-dh\u016brta-ni\u015b\u0101c\u0101r\u0101\u1e25\u201d<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201c<em>I tre autori dei Veda \/ sono buffoni, imbroglioni e demoni notturni.<\/em>\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non siamo davanti a una riforma religiosa, ma a una distruzione dell\u2019autorit\u00e0 religiosa. In questo contesto, il libro di Pradeep P. Gokhale, con un approccio a tratti militante, si presenta come un tentativo di restituire spessore filosofico a questa tradizione, sottraendola tanto alla caricatura quanto alla semplificazione. A questa rimozione storica se ne aggiunge un\u2019altra, pi\u00f9 sottile ma non meno significativa: la quasi totale assenza, nel panorama italiano, di studi accessibili e traduzioni dedicate al Lok\u0101yata\/C\u0101rv\u0101ka. A differenza della filosofia greca \u2014 capillarmente tradotta, commentata e continuamente riproposta \u2014 il materialismo indiano resta confinato a pochi lavori specialistici, per lo pi\u00f9 in lingua inglese, e raramente entra nel circuito della divulgazione filosofica. Questo dato non \u00e8 neutro. Rivela una persistenza, spesso inconsapevole, di un orientamento eurocentrico nella trasmissione del sapere filosofico: ci\u00f2 che non rientra nella genealogia Grecia\u2013Europa tende a essere marginalizzato, quando non del tutto ignorato. Il risultato \u00e8 che intere tradizioni \u2014 anche quando teoricamente decisive \u2014 restano invisibili al lettore colto ma non specialista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel caso del C\u0101rv\u0101ka, questa invisibilit\u00e0 \u00e8 paradossale. Ci troviamo di fronte a una delle forme pi\u00f9 radicali di critica della metafisica e della religione prodotte nel mondo antico, e tuttavia essa non ha avuto accesso a quella \u201cseconda vita\u201d garantita dalla traduzione, dal commento, dalla didattica. Si produce cos\u00ec un doppio oscuramento: storico, perch\u00e9 questa corrente \u00e8 stata marginalizzata gi\u00e0 nelle fonti antiche che la trasmettono in forma polemica; e contemporaneo, perch\u00e9 continua a restare ai margini della circolazione culturale. In questo senso, il libro di Gokhale non \u00e8 soltanto un contributo accademico: \u00e8 anche, implicitamente, un gesto di riequilibrio, che costringe a rimettere in discussione la mappa stessa della filosofia globale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Struttura dell\u2019opera: una filosofia ricostruita per problemi<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Uno dei meriti principali del libro \u00e8 la sua struttura. Gokhale non segue una narrazione puramente storica o cronologica, ma organizza il materiale secondo problemi filosofici. L\u2019opera si articola in una serie di capitoli che possono essere letti come movimenti successivi di una stessa operazione: smontare il clich\u00e9 del C\u0101rv\u0101ka e ricostruirne la complessit\u00e0 interna.\u00a0Il primo capitolo \u00e8 teoricamente decisivo: qui viene introdotta la tesi della pluralit\u00e0 interna del C\u0101rv\u0101ka. Non esiste un sistema unitario, ma una famiglia di posizioni.\u00a0I capitoli successivi sviluppano questa intuizione lungo tre assi principali:<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li><strong>epistemologia<\/strong> (i mezzi della conoscenza)<\/li>\n<li><strong>ontologia<\/strong> (la natura della realt\u00e0)<\/li>\n<li><strong>etica<\/strong> (le conseguenze pratiche)<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questi si aggiungono capitoli dedicati a figure filosofiche specifiche e alla ricostruzione critica delle fonti. La struttura complessiva \u00e8 dunque tematica, non storica. Questo \u00e8 coerente con l\u2019impostazione generale del libro: il C\u0101rv\u0101ka non \u00e8 una scuola con un fondatore e una dottrina, ma un campo di tensioni teoriche. L&#8217;autore introduce il suo lavoro dichiarando una personale affiliazione alla prospettiva C\u0101rv\u0101ka, pur considerandosi anche un &#8220;buddista secolare&#8221;. La sua tesi centrale \u00e8 che il C\u0101rv\u0101ka-dar\u015bana non debba essere inteso come una singola posizione filosofica ristretta, ma come una <strong>ribellione intellettuale<\/strong> contro le tendenze ritualistiche e ultraterrene della tradizione indiana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gokhale critica l&#8217;approccio &#8220;singolarista&#8221; dei pandit tradizionali e di alcuni storici moderni (come Chattopadhyaya), proponendo invece una <strong>visione pluralista<\/strong>. Egli distingue tra l&#8217;interesse puramente storico (la raccolta di frammenti) e l&#8217;indagine filosofica (la ricostruzione di argomenti e dottrine). Il libro si muove in una cornice storica che vede il termine &#8220;Lok\u0101yata&#8221; precedere cronologicamente &#8220;C\u0101rv\u0101ka&#8221; (che emerge dopo il VI secolo d.C.), ma sostiene una continuit\u00e0 razionalista tra i due. Nelle sezioni seguenti di questa recensione si cercher\u00e0 di effettuare un\u2019ampia sintesi del saggio, capitolo per capitolo, il tutto a scopo divulgativo, per offrire al lettore italiano materiale e argomenti su questa centrale lacuna filosofica e storiografica. Per la citazione (e traduzione) del testo, si scelgono dei passi capaci di mettere in luce la modernit\u00e0 di questa traduzione filosofica.<br \/>\n<!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong><u>SINTESI CAPITOLO PRIMO<\/u><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gokhale rompe con la storiografia classica (sia antica che moderna) che tende a descrivere il C\u0101rv\u0101ka attraverso un&#8217;unica prospettiva (spesso quella dell&#8217;empirismo ingenuo o dell&#8217;edonismo volgare). L\u2019autore sostiene che Lok\u0101yata, C\u0101rv\u0101ka e B\u0101rhaspatya non siano nomi di un singolo sistema uniforme, ma di una <strong>&#8220;<em>famiglia di sistemi o correnti filosofiche<\/em>&#8220;<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;autore utilizza esplicitamente il concetto wittgensteiniano di <strong>&#8220;somiglianze di famiglia&#8221;<\/strong> per spiegare questa unit\u00e0: &#8220;<em>Lok\u0101yata o C\u0101rv\u0101ka-dar\u015bana pu\u00f2 essere concepito come una famiglia di scuole che cercavano di criticare la visione ultraterrena della vita usando diverse politiche o strategie<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sebbene esistano diverse correnti, Gokhale identifica un nucleo comune che d\u00e0 integrit\u00e0 alla famiglia Lok\u0101yata. Questo nucleo \u00e8 prevalentemente <strong>negativo<\/strong>, definito dall&#8217;opposizione ai dogmi delle altre scuole indiane (come il Karma, la <em>rinascita<\/em> e l&#8217;autorit\u00e0 dei Veda). <strong>L&#8217;elemento positivo comune<\/strong> \u00e8 minimo, <strong>gli elementi negativi comuni<\/strong> sono invece pi\u00f9 forti e chiari, racchiusi in quattro punti fondamentali:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;<em>1. Non esiste anima o s\u00e9 separato dal corpo; la coscienza non pu\u00f2 esistere indipendentemente dal corpo. 2. Non esiste Dio, n\u00e9 un altro mondo; la dottrina del karma non \u00e8 accettabile. 3. L&#8217;inferenza non pu\u00f2 essere stabilita come mezzo di conoscenza in senso stretto. 4. Nessuna scrittura religiosa (Veda, Agama, ecc.) deve essere accettata come fonte di conoscenza<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il capitolo analizza come questa famiglia comprenda diverse posizioni, classificate principalmente in base alla loro <strong>epistemologia<\/strong>, che a sua volta determina la loro ontologia e assiologia:<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li><strong>Lo Scetticismo Radicale (Jayar\u0101\u015bi):<\/strong> Rappresentato dall&#8217;opera <em>Tattvopaplavasi\u1e41ha<\/em>, nega ogni mezzo di conoscenza (<em>pram\u0101\u1e47a<\/em>), inclusa la percezione, per demolire ogni metafisica.<\/li>\n<li><strong>L&#8217;Empirismo Estremo (C\u0101rv\u0101ka &#8220;popolare&#8221;):<\/strong> Sostiene che la <strong>percezione sia l&#8217;unico pram\u0101\u1e47a<\/strong> e che l&#8217;inferenza sia del tutto inaffidabile.<\/li>\n<li><strong>L&#8217;Empirismo Mitigato o Positivista (<em>Su\u015bik\u1e63itatara<\/em>):<\/strong> Accetta l&#8217;inferenza per oggetti gi\u00e0 percepiti in passato (<em>utpanna-prat\u012bti<\/em>), ma rifiuta l&#8217;inferenza su entit\u00e0 trascendenti come Dio o l&#8217;anima.<\/li>\n<li><strong>L&#8217;Empirismo del Senso Comune (Purandara):<\/strong> Accetta l&#8217;inferenza &#8220;nota nel mondo&#8221; (<em>lokaprasiddha<\/em>), necessaria per la vita sociale e quotidiana, ma rifiuta quella che trascende la via mondana.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Lok\u0101yata come <em>\u0100nv\u012bk\u1e63ik\u012b<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un punto cruciale dell&#8217;analisi di Gokhale \u00e8 il riferimento a <strong>Kau\u1e6dilya<\/strong> (scrittore indiano del IV secolo) e al suo <em>Artha\u015b\u0101stra<\/em>, dove il Lok\u0101yata \u00e8 incluso tra le tre discipline della <em>\u0101nv\u012bk\u1e63ik\u012b<\/em> (la \u201cscienza dell\u2019indagine\u201d, anche tradotto \u201cfilosofia razionale\u201d, insieme a S\u0101\u1e45khya e Yoga). Questo dimostra che il Lok\u0101yata non era solo una critica negativa, ma una <strong>disciplina basata sulla ragione<\/strong> che esaminava la validit\u00e0 delle altre scienze (religione, economia, politica). Gokhale osserva: &#8220;<em>In quanto l&#8217;\u0101nv\u012bk\u1e63ik\u012b enfatizza la ragione piuttosto che la fede, si pu\u00f2 dire che il punto comune tra i tre sistemi filosofici [&#8230;] debba essere il fatto che sono sistemi razionali&#8221;<\/em>. Gokhale propone a questo punto una revisione terminologica per riscattare il Lok\u0101yata da secoli di pregiudizi:<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li><strong>Derivazione di Lok\u0101yata:<\/strong> Tradizionalmente interpretato in senso spregiativo come &#8220;<em>diffuso tra la gente comune (e ignorante)<\/em>&#8220;, Gokhale suggerisce una derivazione pi\u00f9 neutra: <strong>&#8220;<em>limitato a questo mondo<\/em>&#8220;<\/strong> o <strong>&#8220;<em>mondano<\/em>&#8220;<\/strong> (<em>lokena \u0101yatam<\/em>), sottolineando che questa filosofia nega l&#8217;esistenza di mondi ultraterreni.<\/li>\n<li><strong>Lok\u0101yata e Vita\u1e47\u1e0d\u0101:<\/strong> Gli avversari definivano il Lok\u0101yata come <em>vita\u1e47\u1e0d\u0101-\u015b\u0101stra<\/em> (scienza della disputa cavillosa). Gokhale chiarisce che per i Lok\u0101yatika ci\u00f2 significava <strong>&#8220;<em>argomentare senza restrizioni dogmatiche<\/em>&#8220;<\/strong>, rifiutando i limiti imposti dalle scritture sacre che invece vincolavano i loro avversari.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il capitolo si chiude sottolineando che la diversit\u00e0 non \u00e8 un segno di debolezza, ma di ricchezza intellettuale: <em>&#8220;Le varie sottoscuole si trovano a distanze diverse dalla visione del mondo del senso comune, ma ognuna di esse fornisce un contributo filosofico diverso, interessante e illuminante<\/em>&#8220;. Questa analisi trasforma il C\u0101rv\u0101ka da una curiosit\u00e0 storica &#8220;confutata&#8221; a un vivace <strong>movimento razionalista<\/strong> capace di diverse declinazioni, preparando il terreno per l&#8217;esame dettagliato dei singoli rami (scettico, empirista estremo e mitigato) nei capitoli successivi.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong><u>SINTESI II CAPITOLO<\/u><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il secondo capitolo del testo, intitolato <strong>&#8220;Scepticism in C\u0101rv\u0101ka-dar\u015bana&#8221;<\/strong>, esplora la corrente scettica radicale all&#8217;interno della tradizione Lok\u0101yata, concentrandosi sulla figura di <strong>Jayar\u0101\u015bi<\/strong> (filosofo indiano dell\u2019VIII secolo) e sulla sua opera <em>Tattvopaplavasi\u1e41ha<\/em> (nel testo abbreviata <em>TUS<\/em>). Gokhale presenta questo scetticismo non come un&#8217;anomalia, ma come una declinazione sofisticata e &#8220;moderna&#8221; del materialismo indiano che mette in discussione le basi stesse della conoscenza. Il <em>Tattvopaplavasi\u1e41ha<\/em> \u00e8 l&#8217;unico trattato indipendente e completo di una scuola C\u0101rv\u0101ka giunto fino a noi. Il titolo dell&#8217;opera \u00e8 programmatico: significa infatti <strong><em>&#8220;(vigoroso come) un leone nell&#8217;atto di confutare (tutti) i <\/em>tattva<em> [principi]<\/em>&#8220;<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A differenza dei C\u0101rv\u0101ka &#8220;popolari&#8221;, Jayar\u0101\u015bi non si limita a negare le entit\u00e0 trascendenti, ma applica il dubbio metodico anche ai quattro elementi materiali (terra, acqua, fuoco e aria) comunemente accettati dalla sua scuola. Egli rivendica la sua appartenenza alla tradizione dichiarando che la sua opera segue la linea di B\u1e5bhaspati, il mitico fondatore del Lok\u0101yata. Per giustificare questa posizione radicale, Jayar\u0101\u015bi interpreta i s\u016btra originali non come affermazioni dogmatiche sul materialismo, ma come strumenti puramente critici il cui unico scopo \u00e8 <strong>&#8220;<em>mettere in discussione le opinioni o le dottrine altrui<\/em>&#8220;<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L&#8217;attacco ai <em>mezzi di conoscenza<\/em> (<em>Pram\u0101\u1e47a<\/em>)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La modernit\u00e0 di Jayar\u0101\u015bi risiede nella sua critica epistemologica globale. Egli muove da due principi formali che considera ineludibili per ogni filosofo:<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\">\n<li><strong>&#8220;<em>La vera cognizione pu\u00f2 essere stabilita solo definendola correttamente<\/em>&#8220;<\/strong>.<\/li>\n<li><strong>&#8220;<em>La realt\u00e0 di un oggetto di cognizione dipende dallo stabilimento del mezzo autentico della sua cognizione&#8221;<\/em><\/strong>.<\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">Jayar\u0101\u015bi dimostra che nessuna definizione di <em>pram\u0101\u1e47a<\/em> proposta dalle scuole rivali (Ny\u0101ya, Buddismo, M\u012bm\u0101\u1e41s\u0101) \u00e8 immune da difetti logici. L&#8217;errore principale che egli identifica \u00e8 quella fallacia nota in occidente come <strong>petitio principii<\/strong> (<em>itaretar\u0101\u015braya<\/em>), ovvero il &#8220;<em>dare per scontata la domanda<\/em>&#8220;. Ad esempio, egli attacca la definizione Ny\u0101ya di percezione sostenendo che non si pu\u00f2 provare la &#8220;non-difettosit\u00e0&#8221; degli organi di senso se non attraverso una percezione che, a sua volta, richiederebbe organi non difettosi per essere validata, creando un circolo vizioso. Attraverso questo apparato critico, egli conclude che non \u00e8 possibile determinare alcuna distinzione oggettiva tra cognizioni vere e false. Tuttavia, Jayar\u0101\u015bi non afferma che ogni cognizione sia un&#8217;illusione; sostiene piuttosto che nessuna conoscenza pu\u00f2 stabilire l&#8217;esistenza di qualcosa al di l\u00e0 del <strong>&#8220;livello dell&#8217;apparenza&#8221;, <\/strong>un concetto che la filosofia occidentale conosce benissimo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E qui \u00e8 possibile notare tutta la \u201cmodernit\u00e0\u201d del materialismo di Jayar\u0101\u015bi: la <strong>&#8220;<em>coesistenza dicotomica o scissa di scetticismo e senso comune<\/em>&#8220;<\/strong>. Nonostante la sua demolizione intellettuale di ogni certezza, egli non predica l&#8217;inazione. Egli sostiene infatti che: <strong>&#8220;<em>Quando in questo modo tutti i principi sono confutati, tutte le pratiche [mondane] vanno bene, poich\u00e9 sono belle fintanto che non vengono riflesse filosoficamente (avic\u0101rita-rama\u1e47\u012by\u0101\u1e25)<\/em>&#8220;<\/strong>. Questo approccio lo avvicina in modo sorprendente a pensatori occidentali moderni e contemporanei. Gokhale paragona l&#8217;accettazione delle pratiche quotidiane da parte di Jayar\u0101\u015bi alla nozione di <strong>&#8220;fede animale&#8221; (<em>animal faith<\/em>) di George Santayana<\/strong>, secondo cui la natura ci impedisce di dubitare nella vita pratica di ci\u00f2 che abbiamo distrutto razionalmente. Jayar\u0101\u015bi cita approvando i cosiddetti &#8220;conoscitori della verit\u00e0 ultima&#8221; i quali affermano che <strong>&#8220;<em>l&#8217;ignorante e il dotto sono simili rispetto alle pratiche mondane<\/em>&#8220;<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel capitolo, l\u2019autore infine distingue Jayar\u0101\u015bi da altri scettici indiani:<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li><strong>N\u0101g\u0101rjuna (<\/strong>II secolo a.C<strong>, Buddismo Madhyamaka):<\/strong> Anche lui nega la validit\u00e0 dei <em>pram\u0101\u1e47a<\/em>, ma lo fa per indicare la <strong>&#8220;vacuit\u00e0&#8221; (<em>\u015b\u016bnyat\u0101<\/em>)<\/strong> come verit\u00e0 ultima. Jayar\u0101\u015bi, al contrario, non propone alcuna vacuit\u00e0 o realt\u00e0 trascendente; rimane ancorato al mondo empirico pur negandone la fondatezza logica.<\/li>\n<li><strong>C\u0101rv\u0101ka-dh\u016brta (I C\u0101rv\u0101ka &#8220;furfanti&#8221;):<\/strong> Rappresentano una forma di scetticismo pi\u00f9 mite. Essi non negano la possibilit\u00e0 della conoscenza in s\u00e9, ma negano la possibilit\u00e0 di <strong>&#8220;<em>classificare i mezzi di conoscenza e distinguere nettamente un mezzo dall&#8217;altro<\/em>&#8220;<\/strong>.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">In sintesi, il secondo capitolo presenta un materialismo indiano estremamente sofisticato che, anticipando Hume e lo scetticismo moderno, ma anche pensatori come Guglielmo d\u2019Occam, riconosce i limiti insuperabili della ragione umana e trova rifugio in un&#8217;accettazione pragmatica e non dogmatica della vita quotidiana.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong><u>SINTESI CAPITO III<\/u><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il terzo capitolo \u00e8 intitolato <strong>&#8220;Extreme Empiricism in C\u0101rv\u0101ka-dar\u015bana&#8221;<\/strong>, rappresenta il cuore epistemologico della versione pi\u00f9 nota e radicale della scuola Lok\u0101yata. In questa sezione, l&#8217;autore analizza la tesi secondo cui <strong>la percezione \u00e8 l&#8217;unica fonte autentica di conoscenza<\/strong> (<em>pram\u0101\u1e47a<\/em>) e l&#8217;inferenza (<em>anum\u0101na<\/em>, spiegata fra poco) non possiede autorit\u00e0 conoscitiva in senso stretto. L&#8217;analisi di Gokhale \u00e8 particolarmente preziosa perch\u00e9 evidenzia come questa posizione, spesso ridicolizzata come &#8220;ingenua&#8221; dagli avversari antichi e da alcuni studiosi moderni, anticipi in realt\u00e0 temi centrali della <strong>filosofia della scienza e dell&#8217;empirismo moderno<\/strong> (come quelli di Occam, David Hume e Karl Popper). Qui \u00e8 necessario essere precisi. Nella filosofia indiana classica, la conoscenza (<em>pram\u0101\u1e47a<\/em>) si basa su diversi strumenti:<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li style=\"list-style-type: none;\">\n<ul>\n<li>percezione (<em>pratyak\u1e63a<\/em>)<\/li>\n<li>inferenza (<em>anum\u0101na<\/em>)<\/li>\n<li>testimonianza verbale (<em>\u015babda<\/em>), cio\u00e8 i testi sacri<\/li>\n<li>altri mezzi riconosciuti dalle diverse scuole<\/li>\n<\/ul>\n<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019inferenza (<em>anum\u0101na<\/em>) \u00e8 il procedimento con cui si passa da ci\u00f2 che \u00e8 osservato a ci\u00f2 che non \u00e8 osservato. Il classico esempio \u00e8: vedo fumo sulla montagna = \u00a0inferisco che c\u2019\u00e8 fuoco. Questo tipo di inferenza \u00e8 accettato da tutte le scuole ortodosse, ma viene anche esteso ben oltre l\u2019esperienza immediata, per dimostrare l\u2019esistenza dell\u2019anima, di Dio e la legge del karma. Ed \u00e8 proprio qui che interviene la critica C\u0101rv\u0101ka. Molte fonti attribuiscono ai C\u0101rv\u0101ka la tesi: <strong>\u201cpratyak\u1e63am eva pram\u0101\u1e47am\u201d <\/strong>(solo la percezione \u00e8 mezzo di conoscenza). Il senso di questa posizione non \u00e8 ingenuo. Non si tratta di negare che nella vita quotidiana usiamo inferenze, ma di rifiutare l\u2019uso metafisico dell\u2019inferenza. Il problema \u00e8 questo: l\u2019inferenza si basa su una relazione universale (ad esempio, \u201cdove c\u2019\u00e8 fumo c\u2019\u00e8 fuoco\u201d). Ma questa relazione non \u00e8 mai osservabile in modo assoluto. Si basa su generalizzazioni. Il C\u0101rv\u0101ka smonta questo meccanismo. Se non possiamo garantire la validit\u00e0 universale di queste relazioni, allora non possiamo usarle per dimostrare entit\u00e0 invisibili. Alcuni frammenti insistono proprio su questo punto: l\u2019inferenza non \u00e8 affidabile perch\u00e9 non possiamo mai escludere eccezioni. Gokhale mostra per\u00f2 che la posizione C\u0101rv\u0101ka non \u00e8 unica. Alcuni autori accettano inferenze limitate, legate all\u2019esperienza pratica. In altre parole:<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li>inferenze quotidiane \u2192 accettate<\/li>\n<li>inferenze metafisiche \u2192 rifiutate<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa distinzione \u00e8 straordinariamente moderna. Tornando al testo, Gokhale chiarisce innanzitutto cosa intendano i C\u0101rv\u0101ka per <em>pram\u0101\u1e47a<\/em> (conoscenza): non un semplice mezzo per ottenere una cognizione vera, ma un <strong>mezzo autoritativo che garantisce necessariamente la verit\u00e0<\/strong>. L&#8217;autore cita due s\u016btra fondamentali attribuiti a B\u1e5bhaspati che definiscono l&#8217;empirismo estremo:<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\">\n<li><strong>&#8220;<em>pratyak\u1e63am (ekam) eva pram\u0101\u1e47am<\/em>&#8220;<\/strong> (<em>La percezione \u00e8 l&#8217;unico mezzo autoritativo di conoscenza<\/em>).<\/li>\n<li><strong>&#8220;<em>pram\u0101\u1e47asya agau\u1e47atv\u0101d anum\u0101n\u0101d arthani\u015bcayo duralabha\u1e25<\/em>&#8220;<\/strong> (Un oggetto pu\u00f2 difficilmente essere accertato tramite l&#8217;inferenza perch\u00e9 un mezzo autoritativo di conoscenza non \u00e8 secondario).<\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">La modernit\u00e0 di questa posizione risiede nella distinzione tra <strong>verit\u00e0 e validit\u00e0<\/strong>. Mentre la logica formale si occupa della validit\u00e0 (se le premesse sono vere, la conclusione segue), i C\u0101rv\u0101ka si concentrano sulla <strong>fondatezza<\/strong> (<em>soundness<\/em>): poich\u00e9 non possiamo mai essere certi della verit\u00e0 assoluta di una premessa universale, l&#8217;inferenza non pu\u00f2 portarci a una verit\u00e0 indubitabile. Gokhale analizza cos\u00ec il &#8220;trilemma&#8221; che i C\u0101rv\u0101ka pongono agli altri logici indiani riguardo all&#8217;oggetto dell&#8217;inferenza. Il punto critico \u00e8 la <strong>concomitanza universale<\/strong> (<em>vy\u0101pti<\/em>), ovvero la relazione &#8220;dove c&#8217;\u00e8 fumo, c&#8217;\u00e8 fuoco&#8221;.<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li><strong>Il particolare:<\/strong> Se inferiamo un fuoco particolare che non abbiamo mai visto prima, non abbiamo alcun legame logico che ci permetta di farlo.<\/li>\n<li><strong>L&#8217;universale:<\/strong> Se inferiamo il &#8220;fuoco in generale&#8221; (la &#8220;fuochit\u00e0&#8221;), stiamo semplicemente &#8220;provando il gi\u00e0 provato&#8221; (<em>siddhas\u0101dhana<\/em>), rendendo l&#8217;inferenza inutile.<\/li>\n<li><strong>La modernit\u00e0 nominalista:<\/strong> I C\u0101rv\u0101ka sostengono che gli universali non esistono nella realt\u00e0, ma sono <strong>costrutti mentali<\/strong>. Questa posizione li avvicina al nominalismo moderno.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;analisi mette in luce un parallelismo straordinario con lo scetticismo di <strong>David Hume<\/strong> (e di Occam) sul problema dell&#8217;induzione. Gokhale spiega che, secondo i C\u0101rv\u0101ka, anche se osserviamo il fumo con il fuoco cento volte, non possiamo escludere che la centunesima volta il fumo appaia senza fuoco. Gokhale cita l&#8217;argomento registrato nella <em>Ny\u0101yama\u00f1jar\u012b<\/em> per mostrare la critica all&#8217;idea che le leggi di natura siano immutabili: <strong>&#8220;<em>Le cose hanno una natura variabile soggetta a differenze di spazio, tempo e stato&#8230; poich\u00e9 le varie cose differiscono nei loro poteri (\u015bakti) a causa del cambiamento di stato, tempo e spazio, \u00e8 difficile determinare le cose tramite l&#8217;inferenza<\/em>&#8220;<\/strong>. Questa \u00e8 una posizione di estrema modernit\u00e0: la consapevolezza che le regolarit\u00e0 che osserviamo sono limitate dal nostro orizzonte esperienziale e non possono essere trasformate in leggi assolute tramite la sola ragione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il punto pi\u00f9 &#8220;moderno&#8221; dell&#8217;analisi di Gokhale riguarda il fatto che i C\u0101rv\u0101ka non negano l&#8217;utilit\u00e0 pratica dell&#8217;inferenza, ma la sua <strong>autorit\u00e0 metafisica<\/strong>. Alcuni C\u0101rv\u0101ka ammettono che le inferenze quotidiane portino a una <strong>conoscenza probabile<\/strong> (<em>sambh\u0101van\u0101<\/em>). L&#8217;autore cita un commentario al <em>Ny\u0101yakusum\u0101\u00f1jali<\/em>: <strong>&#8220;La nostra azione di procedere verso il fuoco, avendo visto il fumo, \u00e8 semplicemente basata sulla probabilit\u00e0 (<em>sambh\u0101van\u0101m\u0101tr\u0101d<\/em>)&#8221;<\/strong>. Gokhale sostiene che questa posizione sia pi\u00f9 vicina all&#8217;<strong>atteggiamento scientifico moderno<\/strong> rispetto all&#8217;assolutismo delle altre scuole indiane. La scienza moderna infatti non pretende certezze assolute, ma lavora con <strong>ipotesi verificate e soggette a falsificazione<\/strong>. L&#8217;insistenza degli altri filosofi indiani sulla &#8220;certezza&#8221; ha paradossalmente ostacolato il progresso scientifico, poich\u00e9 cercavano verit\u00e0 eterne invece di probabilit\u00e0 empiriche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gokhale conclude il capitolo con un&#8217;analisi critica dell&#8217;empirismo estremo applicato al materialismo stesso. Egli nota un paradosso:<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li>Se accettiamo solo la percezione, come possiamo affermare che la coscienza nasce dalla materia? Questa stessa tesi materialista \u00e8 il risultato di un&#8217;inferenza metafisica non percepibile direttamente.<\/li>\n<li>Questa tensione interna ha spinto i C\u0101rv\u0101ka pi\u00f9 sofisticati verso un <strong>empirismo mitigato<\/strong> (trattato nel capitolo IV), che accetta l&#8217;inferenza per gli oggetti mondani ma la rifiuta per quelli trascendenti.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dunque i C\u0101rv\u0101ka sono una sintesi della modernit\u00e0 scientifica. La modernit\u00e0 del materialismo dei C\u0101rv\u0101ka risiede nel suo <strong>temperamento laico e razionalista<\/strong>. Gokhale evidenzia che <strong>hanno liberato il pensiero dal dogma scritturale<\/strong>, imponendo che ogni filosofia, prima di stabilire le proprie tesi, dovesse rispondere ai dubbi sollevati dai C\u0101rv\u0101ka. Hanno inoltre<strong> anticipato il concetto di falsificabilit\u00e0<\/strong>, riconoscendo i limiti della mente umana nel conoscere le leggi universali. Infine, h<strong>anno proposto un&#8217;etica basata sull&#8217;evidenza tangibile<\/strong> invece che su promesse ultraterrene dubbie, preferendo &#8220;<em>una moneta di rame sicura a una moneta d&#8217;oro incerta<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>\u00a0<\/strong><strong><u>SINTESI CAPITOLO IV<\/u><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il quarto capitolo, intitolato <strong>&#8220;Mitigated Empiricism in C\u0101rv\u0101ka-dar\u015bana&#8221;<\/strong>, analizza una posizione epistemologica pi\u00f9 sofisticata e flessibile rispetto all&#8217;empirismo estremo trattato nel capitolo precedente. Gokhale esplora come alcuni pensatori C\u0101rv\u0101ka (definiti &#8220;pi\u00f9 istruiti&#8221;) abbiano cercato di superare i limiti della sola percezione accettando l&#8217;inferenza per scopi pratici e mondani. Il capitolo IV presenta quindi un materialismo che si \u00e8 evoluto in una <strong>filosofia della scienza <em>ante litteram<\/em><\/strong>. Invece di cercare certezze assolute, i C\u0101rv\u0101ka &#8220;istruiti&#8221; accettano la probabilit\u00e0 e la verifica empirica, stabilendo che la validit\u00e0 di un pensiero non risiede nella sua conformit\u00e0 alle scritture, ma nella sua capacit\u00e0 di guidare con successo l&#8217;azione nel mondo reale. Questo approccio trasforma il criterio della <strong>&#8220;evitabilit\u00e0 della contraddizione pragmatica&#8221;<\/strong>(vedi sotto) nello standard ultimo di verit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;empirismo mitigato \u00e8 la posizione secondo cui, sebbene la percezione resti lo strumento principale, <strong>&#8220;un certo tipo di inferenza pu\u00f2 essere accettato come mezzo di conoscenza (<em>pram\u0101\u1e47a<\/em>)&#8221;<\/strong>. Questa non \u00e8 una concessione tardiva alla religione, ma una branca del Lok\u0101yata gi\u00e0 riconosciuta da Kau\u1e6dilya nell&#8217;<em>Artha\u015b\u0101stra<\/em>, dove il sistema \u00e8 descritto come un&#8217;indagine basata sulla ragione (<em>\u0101nv\u012bk\u1e63ik\u012b<\/em>) capace di esaminare i punti di forza e debolezza delle altre scienze. Per giustificare l&#8217;uso dell&#8217;inferenza senza cadere nel dogmatismo, questi C\u0101rv\u0101ka introducono una distinzione semantica fondamentale sul termine <em>pram\u0101\u1e47a<\/em>:<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li><strong>Senso Primario (Forte):<\/strong> Un mezzo autoritativo che produce necessariamente una cognizione vera e certa. In questo senso, solo la percezione \u00e8 <em>pram\u0101\u1e47a<\/em>.<\/li>\n<li><strong>Senso Secondario (Debole):<\/strong> Un mezzo utile alla cognizione che fornisce risultati <strong>probabili<\/strong> e pragmaticamente efficaci, ma senza garanzia assoluta.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gokhale osserva che: <strong>&#8220;<em>Il termine pram\u0101\u1e47a nel suo senso secondario si riferirebbe al mezzo di conoscenza che fornisce una conoscenza almeno probabile, se non certa<\/em>&#8220;<\/strong>. Jayantabha\u1e6d\u1e6da (IX secolo) attribuisce ai C\u0101rv\u0101ka &#8220;pi\u00f9 istruiti&#8221; (<em>su\u015bik\u1e63itatara<\/em>) una classificazione binaria dell&#8217;inferenza basata sulla natura dell&#8217;oggetto:<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\">\n<li><strong>Inference <em>utpanna-prat\u012bti<\/em> (Empirica):<\/strong> Riguarda oggetti di un tipo gi\u00e0 percepito in passato (es. inferire il fuoco dal fumo, poich\u00e9 il fuoco \u00e8 un oggetto d&#8217;esperienza noto).<\/li>\n<li><strong>Inference <em>utp\u0101dya-prat\u012bti<\/em> (Metafisica\/Trascendente):<\/strong> Riguarda entit\u00e0 mai percepite e non percepibili, come Dio, l&#8217;anima o l&#8217;aldil\u00e0.<\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">I C\u0101rv\u0101ka positivisti accettano la prima e rifiutano radicalmente la seconda. Gokhale sottolinea la modernit\u00e0 di questa distinzione, paragonandola al <strong>verificazionismo del positivismo logico<\/strong>, dove le affermazioni metafisiche sono considerate non semplicemente false, ma <strong>&#8220;prive di senso o pseudo-affermazioni&#8221;<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gokhale infine introduce la figura di <strong>Purandara <\/strong>(Purandara appartiene al periodo classico della filosofia indiana, situandosi verosimilmente intorno all&#8217;VIII secolo d.C<strong>.<\/strong>), il quale propone un criterio basato sulla &#8220;via del mondo&#8221; (<em>laukika-m\u0101rga<\/em>). Purandara afferma: <strong>&#8220;<em>I C\u0101rv\u0101ka ammettono l&#8217;inferenza nota nel mondo (lokaprasiddha), ma il tipo di inferenza che viene fatta trascendendo la via mondana \u00e8 da loro negata<\/em>&#8220;<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il concetto di <strong><em>lokaprasiddha-anum\u0101na<\/em><\/strong> (inferenza comunemente accettata) \u00e8 pi\u00f9 ampio del semplice positivismo perch\u00e9 include tre tipi di necessit\u00e0: le <strong>generalizzazioni empiriche <\/strong>(basate su relazioni causali probabili), la<strong> necessit\u00e0 logica o concettuale <\/strong>(che include i ragionamenti matematici), e la <strong>necessit\u00e0 pragmatica o esplicativa <\/strong>\u00a0(inference necessarie per rendere intelligibile la vita quotidiana, come l&#8217;esistenza del mondo esterno, del tempo, dello spazio e delle altre menti). In sintesi, \u00a0secondo l\u2019autore, la modernit\u00e0 di Purandara risiede nel fatto che il suo modello evita i due estremi impraticabili: lo scetticismo radicale (che porterebbe al solipsismo) e la metafisica trascendente (che porterebbe al ritualismo cieco). Gokhale evidenzia come questa posizione permetta ai C\u0101rv\u0101ka di rispondere all&#8217;accusa di non poter comunicare con gli altri: il solo atto di parlare presuppone l&#8217;inferenza dell&#8217;esistenza di un&#8217;altra mente, un&#8217;inferenza che Purandara accetta come <strong>necessit\u00e0 pragmatica<\/strong>. Il rifiuto rimane fermo solo per ci\u00f2 che non ha tale necessit\u00e0: <strong>&#8220;le inferenze per Dio, l&#8217;anima, gli altri mondi e cos\u00ec via, non possiedono tale necessit\u00e0 e quindi non devono essere accettate&#8221;<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong><u>SINTESI CAPITOLO V<\/u><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il capitolo V, intitolato <strong>&#8220;Aspects of Materialism in C\u0101rv\u0101ka-dar\u015bana&#8221;<\/strong>, rappresenta il nucleo ontologico dell&#8217;indagine di Gokhale. In questa sezione, l&#8217;autore analizza la natura del materialismo C\u0101rv\u0101ka, distinguendo tra i suoi livelli cosmologici e psicologici, e ne evidenzia la sorprendente modernit\u00e0 attraverso il confronto con il fisicalismo contemporaneo. Gokhale definisce il materialismo come la dottrina secondo cui <strong>&#8220;<em>la coscienza \u00e8 riducibile alla materia o dipende dalla materia<\/em>&#8220;<\/strong>. L&#8217;autore chiarisce che per i C\u0101rv\u0101ka la coscienza non pu\u00f2 esistere indipendentemente dal supporto materiale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Egli distingue due ambiti principali:<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li><strong>Materialismo Cosmologico:<\/strong> Riguarda la natura del mondo e l&#8217;origine della coscienza dagli elementi materiali.<\/li>\n<li><strong>Materialismo Psicologico (Antropologico):<\/strong> Riguarda la natura dell&#8217;essere umano e l&#8217;identificazione del &#8220;S\u00e9&#8221; con il corpo.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\"><u>Il Materialismo Cosmologico: <em>Bh\u016bta-caitanya-v\u0101da<\/em><\/u><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La tesi centrale \u00e8 che la coscienza emerga dalla combinazione dei quattro elementi grossolani: terra, acqua, fuoco e aria. Gokhale cita l&#8217;aforisma fondamentale di B\u1e5bhaspati per spiegare questo processo: <strong>&#8220;<em>la coscienza sorge da essi (gli elementi), che hanno assunto la forma del corpo, come il potere di intossicazione sorge dalla melassa e da altre cose<\/em>&#8220;<\/strong>. L&#8217;autore sottolinea la raffinatezza di questa posizione: i C\u0101rv\u0101ka non negano la realt\u00e0 della coscienza, ma la considerano una <strong>propriet\u00e0 emergente<\/strong> o una funzione di una particolare combinazione \u201cbiochimica\u201d. Questo modello di &#8220;materialismo non-eliminativo&#8221; sostiene che la coscienza sia distinguibile ma inseparabile dal corpo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><u>Il Materialismo Psicologico: <em>Deh\u0101tmav\u0101da<\/em><\/u><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo livello affronta la questione dell&#8217;identit\u00e0 personale (&#8220;Io&#8221;). Gokhale distingue tra due interpretazioni:<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li><strong>Versione Riduttiva\/Eliminativa:<\/strong> &#8220;Io sono il corpo&#8221; (identificazione nuda e cruda).<\/li>\n<li><strong>Versione Non-Riduttiva (Pi\u00f9 sofisticata):<\/strong> Il S\u00e9 \u00e8 il <strong>&#8220;corpo qualificato dalla coscienza&#8221;<\/strong> (<em>caitanyavi\u015bi\u1e63\u1e6da-k\u0101ya<\/em>).<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;autore nota che in questo contesto il termine <em>\u0101tman<\/em> (S\u00e9) \u00e8 usato come un <strong>pronome (&#8220;me stesso&#8221;)<\/strong> piuttosto che come una sostanza metafisica eterna, distanziandosi cos\u00ec dalle scuole spiritualiste che vedono l&#8217;anima come un&#8217;entit\u00e0 separabile e immortale. Di qui, l&#8217;analisi di Gokhale \u00e8 volta a riscattare il C\u0101rv\u0101ka dall&#8217;etichetta di &#8220;filosofia ingenua&#8221;, mostrandone i parallelismi con il pensiero scientifico e filosofico moderno: Gokhale paragona l&#8217;analogia della melassa citata in precedenza alla distinzione moderna tra <strong>composto chimico e miscela<\/strong>. Proprio come l&#8217;acqua (H\u2082O) possiede propriet\u00e0 diverse dall&#8217;ossigeno e dall&#8217;idrogeno, la coscienza \u00e8 una propriet\u00e0 emergente che non risiede nei singoli elementi isolati. In un passaggio cruciale, Gokhale suggerisce che i C\u0101rv\u0101ka moderni potrebbero sostituire il concetto di &#8220;corpo&#8221; con quello di &#8220;cervello&#8221;, allineandosi con le neuroscienze. Afferma: <strong>&#8220;<em>si pu\u00f2 dire scherzosamente che l&#8217;antica dottrina del &#8216;corpo-come-s\u00e9&#8217; (deh\u0101tmav\u0101da) verrebbe modificata dal C\u0101rv\u0101ka moderno nella dottrina del &#8216;cervello-come-s\u00e9&#8217; (brain-\u0101tma-v\u0101da)<\/em>&#8220;<\/strong>. Il testo accosta la posizione C\u0101rv\u0101ka al <strong>naturalismo biologico di John Searle<\/strong>, secondo cui &#8220;i cervelli causano le menti&#8221; e le menti sono caratteristiche di alto livello dei cervelli. Viene citato anche <strong>Gilbert Ryle<\/strong>, notando che per i C\u0101rv\u0101ka trattare corpo e mente come due sostanze diverse sarebbe un <strong>&#8220;errore categoriale&#8221;<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><u>Difesa contro le obiezioni classiche<\/u><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gokhale ricostruisce le risposte C\u0101rv\u0101ka alle critiche degli avversari:<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li><strong>Obiezione dell&#8217;eterogeneit\u00e0:<\/strong> Come pu\u00f2 la materia insenziente produrre coscienza senziente? Risposta: L&#8217;esperienza mostra che i risultati possono differire radicalmente dalle cause (melassa\/ebbrezza, foglie di betel\/colore rosso).<\/li>\n<li><strong>Obiezione dell&#8217;identit\u00e0 personale:<\/strong> Se il corpo cambia continuamente, come possiamo essere la stessa persona? Risposta: La scienza moderna spiega la memoria a lungo termine attraverso la stabilit\u00e0 delle connessioni neurali nel cervello, eliminando la necessit\u00e0 di un&#8217;anima eterna per giustificare la continuit\u00e0 del S\u00e9.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infine, Gokhale chiarisce che il materialismo ontologico (la realt\u00e0 della materia) non implica necessariamente il materialismo etico (edonismo volgare). Pur negando valori ultraterreni, un C\u0101rv\u0101ka moderno potrebbe essere un <strong>umanista radicale, un marxista o un esistenzialista ateo<\/strong>, rimanendo fedele a una cornice laica e razionale. Il capitolo conclude che la coscienza, una volta emersa, pu\u00f2 &#8220;<em>dominare la scena<\/em>&#8220;, permettendo alla mente di controllare le condizioni materiali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><u>SINTESI CAPITOLO VI<br \/>\n<\/u><\/strong><br \/>\nIl sesto capitolo, intitolato <strong>&#8220;C\u0101rv\u0101ka on Values&#8221;<\/strong>, si propone di confutare la tesi tradizionale secondo cui il materialismo indiano mancherebbe di una prospettiva morale. Pradeep Gokhale analizza la dimensione etica della scuola C\u0101rv\u0101ka non come un vuoto normativo, ma come una <strong>morale laica e razionale<\/strong> che si oppone radicalmente ai dogmi religiosi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;autore inizia contestando l&#8217;accusa mossa da avversari come Jayantabha\u1e6d\u1e6da, secondo cui nel Lok\u0101yata non viene prescritto alcun obbligo perch\u00e9 i suoi seguaci sono solo &#8220;disputanti senza base&#8221; (<em>vaita\u1e47\u1e0dika<\/em>) privi di scritture. Gokhale sostiene che il rifiuto dei testi sacri \u00e8 esso stesso un valore morale, poich\u00e9 implica l&#8217;accettazione solo di ci\u00f2 che \u00e8 supportato dall&#8217;esperienza e dalla ragione. I C\u0101rv\u0101ka possedevano un punto di vista morale chiaramente identificabile nella loro critica a:<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li><strong>I Veda:<\/strong> Condannati per promuovere &#8220;pratiche volgari e violente&#8221;.<\/li>\n<li><strong>Il clero:<\/strong> Criticato perch\u00e9 i sacerdoti usavano la religione come &#8220;mezzo di sostentamento ingannando le persone&#8221;.<\/li>\n<li><strong>I riti <em>\u015br\u0101ddha<\/em>:<\/strong> Ridicolizzati per il loro carattere &#8220;irrazionale e superstizioso&#8221;.<\/li>\n<li><strong>L&#8217;ineguaglianza sociale:<\/strong> La posizione C\u0101rv\u0101ka era intrinsecamente <strong>egualitaria<\/strong> e opposta al sistema delle caste. A tal proposito, il testo cita il <em>Prabodhacandrodaya<\/em>: <strong>&#8220;<em>quando i corpi umani sono uguali nell&#8217;avere membra come la bocca e cos\u00ec via, quanto \u00e8 significativo l&#8217;ordine tra i var\u1e47a [caste]?<\/em>&#8220;<\/strong>.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">In linea con l&#8217;approccio pluralista dell&#8217;intera opera, Gokhale osserva che le diverse posizioni epistemologiche dei C\u0101rv\u0101ka portano a diverse visioni dei valori:<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li><strong>Lo scettico <\/strong>(il filosofo Jayar\u0101\u015bi)<strong>:<\/strong> propone una sorta di &#8220;<em>anarchismo nel regno dei valori<\/em>&#8220;, dove le pratiche mondane sono accettate solo finch\u00e9 non vengono analizzate filosoficamente. Egli afferma: <strong>&#8220;<em>Quando in questo modo tutti i principi sono confutati, tutte le pratiche [mondane] vanno bene, poich\u00e9 sono belle fintanto che non vengono riflesse filosoficamente<\/em>&#8220;<\/strong>.<\/li>\n<li><strong>L&#8217;empirista stretto:<\/strong> \u00e8 incline a un edonismo sensuale ed egoistico, poich\u00e9 solo il proprio piacere immediato \u00e8 percepibile.<\/li>\n<li><strong>L&#8217;empirista mitigato:<\/strong> Essendo in grado di comprendere l&#8217;esperienza altrui tramite l&#8217;inferenza, pu\u00f2 sostenere un <strong>edonismo universale o altruistico<\/strong>.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gokhale riscatta l&#8217;edonismo C\u0101rv\u0101ka dalla caricatura di &#8220;pura indulgenza sensuale&#8221;, utilizzandolo come strumento di confronto con la filosofia occidentale, in particolare con il <strong>calcolo edonistico di Jeremy Bentham<\/strong>. L&#8217;analisi si snoda attraverso sei dimensioni del piacere:<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li><strong>Intensit\u00e0:<\/strong> Mentre gli avversari promettevano piaceri celestiali intensi ma fittizi, i C\u0101rv\u0101ka cercavano il massimo piacere nell&#8217;esperienza mondana (inclusi piaceri estetici e intellettuali).<\/li>\n<li><strong>Durata:<\/strong> Poich\u00e9 non credono in un&#8217;anima eterna, la durata del piacere va cercata nella <strong>stabilit\u00e0 sociale e individuale<\/strong>. Essi sostengono scienze come l&#8217;economia e la politica (<em>da\u1e47\u1e0dan\u012bti<\/em>) proprio per garantire la sicurezza necessaria al perseguimento di piaceri duraturi.<\/li>\n<li><strong>Certezza e Prossimit\u00e0:<\/strong> i C\u0101rv\u0101ka preferiscono piaceri certi e vicini rispetto a promesse incerte nell&#8217;aldil\u00e0. Citando il <em>K\u0101mas\u016btra<\/em>, Gokhale riporta il celebre motto: <strong>&#8220;<em>un piccione oggi \u00e8 preferibile a un pavone domani<\/em>&#8220;<\/strong> e <strong>&#8220;<em>una moneta di rame sicura \u00e8 meglio di una moneta d&#8217;oro dubbia<\/em>&#8220;<\/strong>.<\/li>\n<li><strong>Fecondit\u00e0 e Purezza:<\/strong> un C\u0101rv\u0101ka &#8220;istruito&#8221; cerca di massimizzare i piaceri che ne generano altri e di minimizzare il dolore associato. Contro chi rifiuta il piacere perch\u00e9 misto al dolore, il testo usa l&#8217;analogia del riso: <strong>&#8220;<em>chi, cercando il suo vero interesse, butterebbe via i chicchi di riso solo perch\u00e9 coperti di pula e polvere?<\/em>&#8220;<\/strong>.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">La parte forse pi\u00f9 originale del capitolo riguarda la distinzione tra <strong>obiettivi sostanziali<\/strong> e <strong>obiettivi modali<\/strong>.<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li><strong>Artha (Ricchezza) e K\u0101ma (Piacere):<\/strong> sono considerati gli unici obiettivi &#8220;sostanziali&#8221;, legati a oggetti reali del mondo.<\/li>\n<li><strong>Dharma (Moralit\u00e0) e Mok\u1e63a (Liberazione):<\/strong> tradizionalmente rifiutati come obiettivi sostanziali (perch\u00e9 intesi in senso trascendente), vengono qui reinterpretati come obiettivi &#8220;modali&#8221;, ovvero come <strong>modi di perseguire<\/strong> ricchezza e piacere.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questa visione moderna, il <strong>Dharma<\/strong> non \u00e8 una legge religiosa, ma il perseguire il proprio piacere senza danneggiare quello altrui (morale sociale). La <strong>Liberazione (Mok\u1e63a)<\/strong> viene ridefinita come <strong>autonomia o indipendenza (<em>sv\u0101tantrya<\/em>)<\/strong> in questa vita, mentre la dipendenza (<em>p\u0101ratantrya<\/em>) \u00e8 vista come schiavit\u00f9. Infine, Gokhale cita Pandit Laxmanshastri Joshi per mostrare che il materialismo non esclude il <strong>distacco<\/strong>. Portando l&#8217;esempio di Pa\u00f1ca\u015bikha nel <em>Mah\u0101bh\u0101rata<\/em>, l&#8217;autore conclude che la consapevolezza della natura materiale e impermanente della coscienza pu\u00f2 condurre alla rinuncia delle passioni. La citazione conclusiva sottolinea la modernit\u00e0 di questa prospettiva: <strong>&#8220;<em>il materialismo filosofico non conduce necessariamente all&#8217;edonismo mondano. N\u00e9 l&#8217;idealismo filosofico conduce necessariamente alla via del distacco<\/em>&#8220;<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><u>SINTESI CAPITOLO VII<\/u><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">l settimo e ultimo capitolo dell&#8217;opera di Pradeep P. Gokhale, intitolato <strong>&#8220;Revisiting Indian Philosophy through a C\u0101rv\u0101ka Perspective&#8221;<\/strong>, rappresenta la conclusione meta-filosofica dell&#8217;intero trattato. In questa sezione, l&#8217;autore non si limita a sintetizzare i risultati ottenuti, ma propone il Lok\u0101yata come uno <strong>standard critico e razionale<\/strong> per valutare e ricostruire l&#8217;intera tradizione filosofica indiana, evidenziandone la profonda modernit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gokhale sostiene che il Lok\u0101yata, inteso come approccio razionalista e mondano, possa influenzare il modo in cui guardiamo a tutti gli altri sistemi (<em>dar\u015bana<\/em>). Mentre tradizionalmente il C\u0101rv\u0101ka era relegato al ruolo di <em>p\u016brvapak\u1e63a<\/em> (la posizione inferiore da confutare), l&#8217;autore propone di invertire questa gerarchia. L&#8217;elemento di forza del Lok\u0101yata risiede nella sua capacit\u00e0 di fungere da <strong>filtro critico<\/strong>: <strong>&#8220;<em>in quanto l&#8217;\u0101nv\u012bk\u1e63ik\u012b [filosofia basata sulla ragione] enfatizza la ragione piuttosto che la fede, si pu\u00f2 dire che &#8230; [i sistemi razionali] debbano essere considerati filosofie nel vero senso del termine<\/em>&#8220;<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo l&#8217;autore, uno studio moderno della filosofia indiana dovrebbe dare priorit\u00e0 agli aspetti secolari e razionali rispetto a quelli ultra-terreni e religiosi. Il capitolo analizza come quattro influenti pensatori indiani del XX secolo abbiano adottato, consciamente o meno, una prospettiva &#8220;Lok\u0101yatica&#8221; per reinterpretare la tradizione:<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li><strong>Rajendra Prasad (L&#8217;approccio analitico):<\/strong> Prasad ha operato una <strong>secolarizzazione della teoria dei <em>puru\u1e63\u0101rtha<\/em><\/strong>. Egli ha criticato il dogma del karma e ha reinterpretato il <em>mok\u1e63a<\/em> (liberazione) non come uno stato metafisico, ma come una forma di pace personale riconducibile al desiderio mondano (<em>k\u0101ma<\/em>).<\/li>\n<li><strong>Debiprasad Chattopadhyaya (Il rovesciamento della gerarchia):<\/strong> Chattopadhyaya ha cercato il materialismo anche all&#8217;interno di scuole ritenute ortodosse, come il S\u0101\u1e45khya e il Ny\u0101ya-Vai\u015be\u1e63ika originali, sostenendo che esse fossero inizialmente atee e focalizzate sulla materia. Egli ha <strong>&#8220;capovolto l&#8217;ordine gerarchico tradizionale&#8221;<\/strong>, ponendo il materialismo al vertice della coerenza filosofica.<\/li>\n<li><strong>S. S. Barlingay (La distinzione tra distinguibile e separabile):<\/strong> Barlingay ha applicato una logica del senso comune per sostenere che, sebbene la coscienza sia <strong>distinguibile dal corpo, non \u00e8 da esso separabile<\/strong>. Egli ha reinterpretato il concetto di <em>puru\u1e63a<\/em> (spirito) nel S\u0101\u1e45khya e di <em>j\u012bva<\/em> (anima) nel Gianismo come riferiti necessariamente a <strong>&#8220;persone incarnate&#8221;<\/strong> e non ad astrazioni disincarnate.<\/li>\n<li><strong>B. R. Ambedkar (La ricostruzione del Buddismo):<\/strong> Ambedkar ha operato una sintesi tra Buddismo e Lok\u0101yata, eliminando le credenze nella rinascita tradizionale e nel karma metafisico per rendere il <em>Dhamma<\/em> compatibile con una visione scientifica e sociale. Egli ha paragonato il rapporto mente-corpo a fenomeni fisici moderni.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gokhale conclude sottolineando che il contributo del Lok\u0101yata alla modernit\u00e0 risiede nella sua <strong>umilt\u00e0 epistemica<\/strong>. A differenza dei metafisici che pretendono certezze assolute su Dio e sull&#8217;anima, il C\u0101rv\u0101ka riconosce che la conoscenza umana \u00e8 limitata e che la scienza fornisce solo <strong>conoscenza probabile<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;autore identifica cinque punti di forza che rendono questa scuola attuale:<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\">\n<li>L&#8217;accettazione dell&#8217;inferenza del senso comune per permettere la comunicazione sociale.<\/li>\n<li>La critica razionale delle pretese trascendenti.<\/li>\n<li>L&#8217;allineamento con le scienze fisiche (gli &#8220;elementi&#8221; non sono dogmi fissi).<\/li>\n<li>L&#8217;accettazione di un materialismo non-riduttivo (la coscienza \u00e8 reale ma dipendente dal corpo).<\/li>\n<li>La ridefinizione dei valori umani in termini secolari.<\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">Conclusione: la necessit\u00e0 di una &#8220;svolta Lok\u0101yatica&#8221;. Il libro termina con un appello accorato: la rilevanza della filosofia indiana oggi dipende dalla sua capacit\u00e0 di parlare alla vita significativa e felice <strong>in questo mondo<\/strong>. In sintesi, l\u2019autore trasforma il materialismo da &#8220;dottrina eretica&#8221; a <strong>fondamento del pensiero critico moderno<\/strong>, suggerendo che la vera spiritualit\u00e0 indiana possa essere ritrovata in un&#8217;etica umanista, razionale e profondamente ancorata alla realt\u00e0 materiale.<\/p>\n<p><strong>Alessandro Stella<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Recensione del saggio di Pradeep P. Gokhale: Lok\u0101yata\/C\u0101rv\u0101ka: A Philosophical Inquiry, Oxford University Press, 2015) Introduzione: il pi\u00f9 antico materialismo del mondo C\u2019\u00e8 una rimozione strutturale nella storia globale della filosofia: il fatto che il pi\u00f9 antico materialismo documentabile non &hellip; <a href=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/?p=5410\">Continua a leggere<span class=\"meta-nav\">&rarr;<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[11,223,138],"tags":[105],"class_list":["post-5410","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-recensione-libri","category-sciefil","category-teologiafilosofia","tag-recensione"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.3 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Materialismo antico: il primato dell\u2019India e la radicalit\u00e0 del Lok\u0101yata\/C\u0101rv\u0101ka - filosofiprecari.it<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/?p=5410\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Il pi\u00f9 antico materialismo del mondo\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"Il Lok\u0101yata\/C\u0101rv\u0101ka. 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