{"id":5180,"date":"2016-12-04T14:23:55","date_gmt":"2016-12-04T14:23:55","guid":{"rendered":"http:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/?p=5180"},"modified":"2016-12-04T17:43:58","modified_gmt":"2016-12-04T17:43:58","slug":"perche-un-referendum-costituzionale-e-un-grande-laboratorio-psicosociale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/?p=5180","title":{"rendered":"Perch\u00e8 un referendum come questo \u00e8 un grande laboratorio psicosociale"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_5183\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/LEOPOLDA_Recalcati_U2.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-5183\" class=\"size-medium wp-image-5183 \" title=\"_LEOPOLDA_Recalcati_U\" src=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/LEOPOLDA_Recalcati_U2-300x204.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"204\" srcset=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/LEOPOLDA_Recalcati_U2-300x204.jpg 300w, https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/LEOPOLDA_Recalcati_U2.jpg 755w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-5183\" class=\"wp-caption-text\">Recalcati alla Leopolda illustra le sue &quot;ragioni&quot; per il s\u00ec. Psicanalizzando e quasi patologizzando le ragioni del NO, ma non le sue<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;<em>Strumento del tuo corpo \u00e8 anche la tua piccola ragione, fratello, che tu chiami \u2018spirito\u2019, un piccolo strumento e un giocattolo della tua &#8220;grande ragione<\/em>&#8221; (Friedrich Nietzsche, Dei dispregiatori del corpo, in Cos\u00ec parl\u00f2 Zarathustra)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;<em>Ma soprattutto, sono sempre stato grato a Pascal, almeno come lo leggo io, della sua sollecitudine, lontana da ogni ingenuit\u00e0 populista, per \u201cla gente comune\u201d e le \u201csane opinioni del popolo\u201d [&#8230;] invece di indignarsi o di prendere gioco, a guisa dei \u201cmezzo addottrinati\u201d, sempre pronti a \u201cfare i filosofi\u201d e a tentare di stupire con i loro stupori fuori misura circa la vanit\u00e0 delle opinioni di senso comune<\/em>&#8221; (Pierre Bourdieu, Meditazioni pascaliane)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il referendum costituzionale italiano, non molto dissimile da quello pseudo referendum che ha animato la campagna dualista delle elezioni americane, con la logica binaria dei s\u00ec e dei no, e con l&#8217;accavallarsi di &#8220;pseudo ragioni&#8221; da tutte le parti coinvolte, \u00e8 un prezioso laboratorio di psicologia sociale che ci riporta ad un dato di fatto che affiora prepotentemente proprio in questi casi, ma che \u00e8 onnipresente nelle nostre vite di ogni giorno. Questa verit\u00e0 riguarda il proprio posizionamento e il concetto stesso di \u201cdecisione\u201d. In questa giostra, sono coinvolte persone pi\u00f9 o meno istruite, ma il risultato \u00e8 sostanzialmente invariabile. Una delle principali differenze tra intellettuali e &#8220;popolo&#8221; \u00e8 che i primi motivano i propri pregiudizi in maniera sontuosa; il secondo non li motiva affatto o lo fa in maniera grossolana. In tutti e due i casi, altro non si fa che dare a se stessi e agli altri delle ragioni di precedenti scelte o pseudo-tali fatte sulla base d&#8217;impressioni o di altre componenti psicologiche e sociali. Queste giustificazioni posteriori cambiano a seconda del proprio capitale educativo, e perci\u00f2 posson essere pi\u00f9 o meno complesse, pi\u00f9 o meno raffinate. Fatto sta che prima scegliamo, o ci avviciniamo nettamente alla scelta, poi la giustifichiamo, razionalizzando.<br \/>\n<!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un referendum come questo, che sottopone ai cittadini questioni molto complesse su cui gli stessi costituzionalisti hanno espresso (che lo vogliano ammettere o no) un giudizio politico (e non pu\u00f2 essere altrimenti, visto che si tratta prevalentemente di valori, e i valori sono politica) \u00e8, per l\u2019appunto , un vero laboratorio psicosociale. E\u2019 il trionfo dell\u2019arbitrio, sempre che una razionalit\u00e0 forte in politica possa esistere, sempre che una razionalit\u00e0 allo scopo diversa da quella weberiana possa sussistere. Un voto politico quasi sempre travestito da voto di merito. Solo in pochissimi casi possiamo parlare di voto consapevole, sempre considerando la componente politica di tale scelta, non indifferente. Ma anche quel che si definisce \u201carbitrio\u201d ha le proprie regole e le proprie casistiche. Un alieno venuto sulla terra in veste di antropologo e psicologo osserverebbe che vi sono persone che si posizionano in base all\u2019aspetto del politico che parla, altri in base alla sua simpatia, altri in base all\u2019antipatia dei nemici del politico. Altri, gli \u201cindecisi\u201d, in base alla sua forza retorica nel coinvolgerli o al testimonial coinvolto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quasi tutti per\u00f2 si posizioneranno in base alla propria normale \u201cpostura\u201d psicologica: un elettore che si definisce \u201cmoderato\u201d \u00e8 come se si facesse comandare da un archetipo: questo archetipo psicologico s\u2019impone in tutte le sue scelte e, tendenzialmente, in base a questo essere dispotico che gli popola la psiche, egli cercher\u00e0 sempre di allontanarsi dalle posizioni che considera \u201cestreme\u201d, a prescindere da qualsiasi analisi tecnica di merito. Qualsiasi analisi (che lui denominer\u00e0 mentendo a se stesso \u201cdi merito\u201d) gli dir\u00e0 esattamente quello che questo \u201cessere\u201d che lo comanda vuole fargli leggere: &lt;&lt;<em>questo va bene, \u00e8 mediano, quest\u2019altro no, perch\u00e9 mi sembra estremo<\/em>&gt;&gt;. Per chi studia logica, ma volendo anche per il senso comune, \u00a0tale atteggiamento \u00e8 naturalmente erroneo (si veda per esempio qui sul Blog <a href=\"http:\/\/www.fallacielogiche.it\/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=153&amp;Itemid=161\" target=\"_blank\">Fallacielogiche<\/a>). Simil ma opposto discorso pu\u00f2 esser anche\u00a0 fatto per chi vota usualmente agli estremi, considerando una posizione reputata \u201cmediana\u201d come sbagliata a prescindere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma si potrebbe andare avanti: anarchici, insoddisfatti, delusi, riformisti, leader, gregari, ecc. Ognuna di queste personalit\u00e0 politiche-pscichiche molto spesso sono onnipresenti, e quasi onnipotenti. Troviamo intellettuali e \u201cpopolo\u201d accomunati sulle stesse grandi finzioni: filtriamo la realt\u00e0 attraverso questi \u201cpersonaggi\u201d interiori, quasi a dar ragione ad un chiodo fisso di <strong>James Hillmann<\/strong>, che dopo aver analizzato le figure psichiche del puer e del senex (il famoso scontro generazionale tanto cavalcato dai populisti attuali), in uno dei suoi ultimi lavori dedicati al potere, scrive:\u00a0 &#8220;<em>L&#8217;ipotesi che il nostro temperamento sia tracciato sulle lineee di una griglia mitica \u00e8 una idea che merita maggiore spazio e che, quindi, costituir\u00e0 il punto centrale di questo libro<\/em>&#8220;. La vita \u00e8 un grande gioco di ruolo, dove se si \u00e8 scelto un personaggio (l\u2019orco, il cavaliere, il monaco errante ecc) si rimarr\u00e0 per lo pi\u00f9\u00a0 coerenti ad esso; per poi scoprire che non siam noi a scegliere un personaggio, ma piuttosto lui a scegliere noi. Sono le nostre idee, le nostre impressioni a sceglierci, dominandoci tutta la vita. In estrema sintesi, e non senza un azzardo epistemologico e di metodo, si potrebbe dire che per meglio comprendere le decisioni umane, un vecchio enneagramma come il seguente (magari rivisitato in chiave politica) sia pi\u00f9 efficace di tutto il resto.<br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/enneagramma.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-5185\" title=\"enneagramma\" src=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/enneagramma-300x182.png\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"182\" srcset=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/enneagramma-300x182.png 300w, https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/enneagramma-1024x623.png 1024w, https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/enneagramma.png 1177w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Allontanandoci dall\u2019affascinante discorso della psicologia archetipa e \u201cpoliteista\u201d (le personalit\u00e0 o anime che ci abiterebbero), o da troppo facili tipizzazioni di caratteri, \u00a0rimane l\u2019analisi sociologica e storica. Determinate componenti psicosociali condizionanti possono essere il &#8220;campo&#8221; (Bourdieu), gli interessi economici, ma ancor pi\u00f9 semplicemente, l&#8217;onnipotente riconoscimento di fronte agli altri o al proprio gruppo d&#8217;appartenza, o al contrario, la nascosta voglia di rompere con esso. L\u2019antipatia per un gruppo. O la simpatia. Tutto ci\u00f2 \u00e8 per\u00f2 un discorso molto pi\u00f9 importante e grande del discorso politico. Se assimilato e studiato a fondo, intaccherebbe la nostra convenzionale visione di cosa intendiamo per \u201cragione\u201d, \u201cdecisione\u201d, \u201cgiudizio\u201d, e \u201cscienza\u201d. Il neurologo e filosofo <strong>Antonio Damasio<\/strong> ci ha spiegato per bene con i suoi preziosi lavori che senza queste \u201cimpressioni\u201d, senza l\u2019emotivit\u00e0, senza le nostre \u201cgriglie comportamentali\u201d non saremmo in grado di vivere e decidere. Faremmo la fine dell\u2019asino di Buridano, morendo di fame di fronte a due covoni di paglia simili. Saremmo un po\u2019 tutti simili a Phineas Cage, uno dei casi di celebrolesi pi\u00f9 studiati della storia della medicina, il cui cervello \u201cmozionale\u201d era lesionato in una maniera tale da rendergli impossibile vivere autonomamente. Sulla linea di questi studi, sul ruolo delle emozioni-impressioni nel processo decisionale, il filosofo e cognitivista <strong>George Lakoff<\/strong>, reduce dallo studio di quell\u2019altro laboratorio delle elezioni amaricane che hanno visto il trionfo di Trump, afferma lapidario:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201c<em>I am a cognitive scientist. I study the human mind. Our minds are neural minds. The mind is physical, constituted by the neural circuitry of our brains and bodies. Most thought is unconscious, since we don\u2019t have conscious access to our neural circuitry. Conscious thought is a small part of thought \u2014 estimates by neuroscientists vary between a general \u201cmost\u201d to as much as 98%, with consciousness as the tip of the mental iceberg. We do know that people tend to make decisions unconsciously before becoming consciously aware of them. How the neural unconscious functions in decision-making is vitally important for politic<\/em>s\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A proposito di\u00a0 Darwin e della genesi delle sue idee, ecco quel che scrive quel grande evoluzionista e storico della scienza che \u00e8 stato <strong>Stephen Jay Gould<\/strong> (grande\u00a0 perch\u00e9 sempre sincero con se stesso e con gli altri):<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201c<em>i concetti strisciarono su di lui con quel modo convenzionale della maggior parte delle influenze sulle nostre vite. Quanti di noi possono definire un ammonimento preciso dei genitori, o una provocazione particolare dei nostri pari, come centrale nella costruzione delle nostre pi\u00f9 profonde convinzioni?<\/em>\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questi fattori (ma anche considerevoli tradizioni, magari ereditate da abitudini, esperienze personali particolari, ideologie, testimonial, famiglia, scuola, partiti, ecc) diventan teorie argomentate non appena possiamo e riusciamo a motivarle &#8220;bene&#8221;, per l&#8217;appunto, con il nostro capitale educativo, o con il tempo trascorso a illuderci d\u2019informarci sufficientemente su un problema. In entrambi i casi, popolo o intellettuali che siano, essi non &#8220;ragionano&#8221;, o meglio, quel complesso di facolt\u00e0 che chiamiamo &#8220;ragione&#8221; funziona solo per confermare, giustificare la propria impressione-teoria. L&#8217;essere umano \u00e8 una macchina che funziona prevalentemente con quello che in logica si chiama il &#8220;<strong>Confirmation Bias<\/strong>&#8220;. Cerchiamo tutto ci\u00f2 che conferma la nostra impressione, escludendo quasi categoricamente tutto ci\u00f2 che la confuta. Questo funziona perfettamente con tutte le nostre idee, e i social sfruttano questo nostro meccanismo: non ci interessa la \u201cverit\u00e0\u201d (sempre che in molti casi sia determinabile univocamente una qualche verit\u00e0 weberiana), ma ci interessa il DOVE (posizionamento) crediamo essa sia. Sul web, ad esempio, ci avviciniamo a, clicchiamo, condividiamo quel che vogliamo sentirci dire, ed escludiamo categoricamente il resto.\u00a0 Scegliamo cio\u00e8 la narrazione che pi\u00f9 accorda ai nostri pre-giudizi, creando ed alimentando quelle che si chiamano le \u201c<strong>echo chambers<\/strong>\u201d, le stanze dove risuona solo la nostra voce e di chi avvertiamo uguale a noi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0Il pensiero, come ci ha insegnato quel genio di <strong>Charles Sanders Peirce<\/strong>, \u00e8 finalizzato all&#8217;azione, e alla decisione. Serve prevalentemente a produrre credenze, che sono regole di azione, eliminando l&#8217;immobilit\u00e0 e l&#8217;insoddisfazone del dubbio. L\u2019<strong>abduzione<\/strong> di Peirce, il metodo \u201cpi\u00f9 scientifico\u201d di prendere una decisione, \u00e8 anch\u2019essa un mezzo salto nel buio. Si pu\u00f2 ben dire che il nostro inconscio ha una propria volont\u00e0, i cui bisogni e desideri spesso vengon fraintesi, ma il pi\u00f9 delle volte seguiti. E dopo averli seguiti, si motivano. Illudendoci che quel che diciamo sia razionale. \u00a0Il &#8220;pensiero critico&#8221; \u00e8 altrove, nella stragrande maggioranza dei casi \u00e8 distante mille miglia dagli intellettuali esattamente come \u00e8 distante dal &#8220;popolo&#8221;. Riprendendo questa lezione, uno dei pi\u00f9 efficaci oratori del Novecento poteva ben dire: &#8220;<em>Non di rado si tratta di vincere, negli uomini, prevenzioni non fondate sull&#8217;intelletto ma inconsce, appoggiate solo sul sentimento. L&#8217;abbattere questa barriera di istintiva avversione, di odio sentimentale, di dissenso preventivo \u00e8 mille volte pi\u00f9 difficile che rettificare un&#8217;opinione scientifica difettosa o errata. False idee e cattive condizioni possono essere eliminate dall&#8217;insegnamento: la resistenza del sentimento, no. Solo un appello a queste stesse misteriose forze pu\u00f2 giovare qui; e questo appello pu\u00f2 fare l&#8217;oratore<\/em>&#8220;.\u00a0 Purtroppo questo oratore fu un certo <strong>Adolf Hitler<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;abisso del &#8220;corpo&#8221; che soggiace sotto il nostro pensiero \u00e8 una delle realt\u00e0 pi\u00f9 spaventose da affrontare, per essere consapevoli di quei meccanismi che determinano il nostro orizzonte di vita e cognitivo e per poter davvero essere quei soggetti che divengono qualcos&#8217;altro, usando un&#8217;espressione di <strong>Foucault<\/strong>. <strong>Dall\u2019utopia all\u2019eterotopia. Dal \u201cnessun luogo\u201d ad un luogo diverso<\/strong>, pi\u00f9 concreto del primo. \u00a0&#8220;Convertirsi&#8221; (met\u00e0-noia \u00e8 la &#8220;conversione&#8221; in greco, intesa come mutazione radicale di pensiero) come ben sapevano i Greci \u00e8 prima di tutto far partorire un nuovo &#8220;simbolo&#8221; a cui il discorso, il logos personale e collettivo, possa agganciarsi.\u00a0 Siamo animali simbolici, e viviamo nei simboli: la nostra grande risorsa e sfortuna.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Strumento del tuo corpo \u00e8 anche la tua piccola ragione, fratello, che tu chiami \u2018spirito\u2019, un piccolo strumento e un giocattolo della tua &#8220;grande ragione&#8221; (Friedrich Nietzsche, Dei dispregiatori del corpo, in Cos\u00ec parl\u00f2 Zarathustra) &#8220;Ma soprattutto, sono sempre stato &hellip; <a href=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/?p=5180\">Continua a leggere<span class=\"meta-nav\">&rarr;<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[7,223],"tags":[],"class_list":["post-5180","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-filosofiapolitica","category-sciefil"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.6 - 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