{"id":4990,"date":"2014-10-21T14:49:41","date_gmt":"2014-10-21T14:49:41","guid":{"rendered":"http:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/?p=4990"},"modified":"2014-10-21T14:49:41","modified_gmt":"2014-10-21T14:49:41","slug":"anelli-dellio-di-douglas-hofstadter-una-recensione-di-stefano-comito","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/?p=4990","title":{"rendered":"Anelli dell&#8217;Io, di Douglas Hofstadter. Una recensione di Stefano Comito"},"content":{"rendered":"<div class=\"mceTemp\" style=\"text-align: justify;\">\n<dl id=\"attachment_4991\" class=\"wp-caption alignleft\" style=\"width: 440px;\">\n<dt class=\"wp-caption-dt\"><a href=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/mani.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-4991  \" title=\"mani\" src=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/mani.jpg\" alt=\"\" width=\"430\" height=\"372\" srcset=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/mani.jpg 1024w, https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/mani-300x259.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 430px) 100vw, 430px\" \/><\/a><\/dt>\n<dd class=\"wp-caption-dd\">Il titolo originale del libro \u00e8 &#8220;I&#8217;m a strange loop&#8221; (2007)<\/dd>\n<\/dl>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Douglas Hofstadter \u00e8 un brillante neuroscienziato, filosofo e divulgatore scientifico che insegna psicologia e informatica all\u2019Universit\u00e0 dell\u2019Indiana negli Stati Uniti. <strong>Anelli nell\u2019Io<\/strong> \u00e8 un\u2019opera recente, infatti, \u00e8 pubblicata nel 2008 a molti anni di distanza dal saggio che ha fatto conoscere Hofstadter<strong> <\/strong>al mondo intero, ossia, <strong>G\u00f6del, Escher, Bach<\/strong> o <strong>GEB<\/strong>.\u00a0 <strong>Hofstadter <\/strong>ammette che <strong>Anelli nell\u2019Io<\/strong> nasce anche sull\u2019onda emotiva di <strong>GEB<\/strong>, poich\u00e9 ha sempre avuto l\u2019impressione che il messaggio centrale contenuto in <strong>G\u00f6del, Escher, Bach<\/strong> non sia mai stato compreso in tutta la sua pienezza. Tuttavia, <strong>GEB <\/strong>non \u00e8 l\u2019unica opera che ha reso famoso Hofstadter; molto prolifica e intensa \u00e8 stata la sua collaborazione con <strong>Daniel Dennett<\/strong> insieme con il quale, nel 1981, ha contribuito alla pubblicazione dell\u2019opera <strong>L\u2019io della mente<\/strong> che ottenne molto successo. L\u2019influenza della collaborazione con il filosofo americano si ripercuote nelle idee di Hofstadter e si riscontra anche in <strong>Anelli nell\u2019Io<\/strong> in cui il capitolo XVI \u00e8 dedicato interamente allo scambio di e-mail tra i due in un periodo buio della vita di Hofstadter, ovvero, quello successivo alla scomparsa della moglie Carol.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nei primi otto capitoli il tentativo di Hofstadter \u00e8 di criticare una concezione fisicalista dell\u2019io o coscienza o \u201cluce interiore\u201d; inoltre, \u00e8 presente la tematica del vegetarianismo, una regola di vita che ha abbracciato fin da quando era giovane. Nei capitoli 9-10 \u00e8 discussa l\u2019autoreferenzialit\u00e0 e paradossalit\u00e0 scoperta da Kurt G\u00f6del, di alcune proposizioni, all\u2019interno del sistema dei <strong>Principia Mathematica<\/strong> di <strong>Russell<\/strong> e <strong>Whitehead<\/strong>. Nei capitoli successivi \u00e8 analizzato come l\u2019analogia pu\u00f2 aiutare a creare significati ulteriori e nascosti, \u00e8 trattato diffusamente il tema dell\u2019io e dei vari s\u00e9 presenti nell\u2019io di ciascuno di noi, l\u2019inconsistenza del dualismo e l\u2019illusoriet\u00e0 del libero arbitrio. Infine nell\u2019ultimo capitolo Hofstadter<strong> <\/strong>si lascia andare a conclusioni etiche che riguardano soprattutto la magnanimit\u00e0 e l\u2019amicizia e il rapporto che sussiste tra consapevolezza cognitiva e coscienza morale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il libro \u00e8 ricco di metafore e analogie, non a caso la creativit\u00e0 del pensiero analogico, che Hofstadter definisce uno degli strumenti della cognizione umana per indagare la realt\u00e0, \u00e8 al centro dei suoi studi. Tuttavia, il saggio non \u00e8 solo intriso di analogie ma anche in misura minore di due dialoghi, come quello che nasce nel cap.20, incui si scontrano, da una parte il nostro autore, e dall\u2019altra un immaginario lettore scettico nei confronti delle idee del libro e che termina con una risposta negativa nei riguardi di quella voce interiore che, in ognuno di noi, reclama con insistenza l\u2019esistenza di un io o di una \u201cprima persona\u201d contro qualunque affermazione che tutto ci\u00f2 possa essere un\u2019illusione o semplicemente il risultato di qualche processo fisico. L\u2019opera intreccia riflessioni autobiografiche, filosofia, psicologia e alcuni spunti di logica, ma pu\u00f2 essere considerato come un saggio di filosofia della mente, aperto anche ai non specialisti della materia, per la profondit\u00e0 con la quale il nostro autore tratta i temi presenti nell\u2019opera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il pensiero di Hofstadter incarna il sogno della psicologia cognitiva di indagare la mente umana senza tenere conto del sostrato fisico che la implementa, quindi della sostanza che ne \u00e8 alla base. Soprattutto nei primi otto capitoli \u00e8 criticato, in alcuni punti, il pensiero del filosofo americano <strong>John Searle<\/strong>, gi\u00e0 acerrimo rivale di Daniel Dennett. Searle sostiene che per capire il funzionamento della mente umana e per comprendere la nascita della coscienza dobbiamo riferirci al sostrato biologico, la mente emerge dal comportamento di miliardi di neuroni. Insomma, secondo Searle il mistero della coscienza \u00e8 affidato a una neurobiologia pi\u00f9 evoluta. Secondo Hofstadter, invece, il mondo microscopico non rende conto del fatto che noi nella vita di tutti i giorni ragioniamo facendo a meno di questo livello e riferendoci secondo termini di grandezza macroscopici: \u201c<em>Questa \u00e8 la ragione per cui \u00e8 molto pi\u00f9 naturale per noi dire che una guerra \u00e8 stata scatenata per motivi religiosi o economici, che non cercare di immaginare una guerra come un vasto pattern di particelle elementari interagenti, cercando poi di pensare in<\/em> <em>quei termini [\u2026],<\/em> <em>sebbene i fisici possano sostenere che l\u2019unico \u201cvero\u201d livello di spiegazione sia<\/em> <em>quello\u201d<\/em> (pag.53). Il riduzionismo dei fisici \u00e8 inesorabile e troppo dettagliato per spiegare entit\u00e0 astratte come l\u2019io, l\u2019ES, il super-io, i concetti, la grammatica della propria lingua o anche solo il senso dell\u2019umorismo. Perci\u00f2 secondo Hofstadter dobbiamo fare un balzo pi\u00f9 avanti, a un livello pi\u00f9 alto e pi\u00f9 astratto rispetto a una storia che ha come protagonisti neuroni, assoni, dendriti, collegamenti sinaptici. Ci\u00f2 che conta per attribuire una coscienza o un io a un organismo non sono le cellule o la sostanza, non la materia, ma i pattern di organizzazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019idea di Hofstadter \u00e8 che <strong>l\u2019io nasce da uno strano anello all\u2019interno del nostro cervello come il risultato di un intricato gioco di specchi<\/strong>, o meglio sorge dalla capacit\u00e0 dell\u2019essere vivente di percepire alcuni aspetti del proprio ambiente e di ritorcere la percezione dell\u2019ambiente verso se stesso, grazie anche al livello di complessit\u00e0 raggiunto: <em>\u201cDopotutto l\u2019unica cosa che un essere che sta lottando per la propria sopravvivenza trova sempre nel suo ambiente \u00e8\u2026se stesso\u201d<\/em> (pag.98). \u00a0La nostra vita interiore, il nostro io, sorge allora dalla percezione la quale nel suo tragitto verso l\u2019interno dei cervelli attiva dei simboli, che sono entit\u00e0 sopra il livello materiale e che corrispondono ai concetti. Nell\u2019essere umano la capacit\u00e0 di concettualizzare, di categorizzare e rappresentare \u00e8 schizzata alle stelle rispetto alle altre specie viventi, come i cani e le scimmie, che hanno un repertorio veramente molto limitato di categorie e concetti. Nel cervello dell\u2019uomo, invece, i concetti hanno una struttura annidata il che vuol dire che un concetto pu\u00f2 implicarne un altro e cos\u00ec via, tanto che, da un repertorio limitato, \u00e8 sorta un\u2019estensione concettuale pressoch\u00e9 senza confine, capace di rappresentare sia il mondo esterno sia quello interno. L\u2019io \u00e8 quindi questo strano anello ed \u00e8 strano perch\u00e9 il nostro cervello ha la capacit\u00e0 di rappresentarsi fenomeni di complessit\u00e0 illimitata e quindi di ritorcersi su se stesso, <strong>ma \u00e8 anche incapace di percepire la realt\u00e0 che sta sotto a quella simbolica<\/strong>, un\u2019incapacit\u00e0 che ci spinge: \u201c<em>Ad allucinare una profonda scissione tra il mondo materiale [\u2026] e un mondo astratto pervaso d\u2019intenti fatto di speranze e convinzioni e gioie [\u2026] nel quale sembrano regnare tipi di causalit\u00e0 radicalmente diversi\u201d<\/em> (pag.250). \u00a0L\u2019io non \u00e8 concreto o palpabile ma \u00e8 un\u2019astrazione che ci appare tremendamente reale, \u00e8 un simbolo connesso con altri simboli che <em>\u201cNasce scarno ma che cresce fino a diventare la struttura astratta pi\u00f9 importante fra tutte quelle che risiedono nei nostri cervelli\u201d<\/em> (pag.223).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Hofstadter<strong> <\/strong>fa molte analogie per farci comprendere cos\u2019\u00e8 un io come quella del feedback visivo o quello audio, ma l\u2019analogia pi\u00f9 importante concerne la scoperta da parte di G\u00f6del<strong> <\/strong>di una struttura pi\u00f9 elevata all\u2019interno dei Principia Mathematica di Russell e Whitehead. G\u00f6del scopr\u00ec, infatti, il modo di far ritorcere su se stesso l\u2019intero sistema di Russell che al livello del logico austriaco appare incompleto e non immune ai paradossi nel momento in cui sono formulate proposizioni autoreferenziali: <em>\u201cProprio come Bertrand Russell venne colto alla sprovvista dalla comparsa inattesa di significati g\u00f6deliani di alto livello nel cuore della sua roccaforte ultraprotetta dei Principia Mathematica, allo stesso modo chi non avesse mai concepito di considerare i cervelli ad altri livelli se non a quello degli spruzzi di sostanze chimiche [\u2026] sarebbe assai sorpreso dall\u2019emergere dei simboli\u201d<\/em> (pag.241). Tuttavia, se il mio cervello cerca costantemente di concettualizzare, categorizzare e cogliere l\u2019essenza delle cose in una danza simbolica, al suo interno chi percepisce questa danza? Esiste un io che funge da percettore del mondo esterno e interno? Ebbene, secondo il filosofo americano l\u2019io non \u00e8 una sostanza, non \u00e8 una propriet\u00e0 che pu\u00f2 esistere a prescindere dalla complessit\u00e0 rappresentazionale e simbolica del cervello, \u00e8 qualcosa inventato dal cervello stesso: <em>\u201c [\u2026] Il tuo cervello come il mio ha inventato per assoluta necessit\u00e0, qualcosa che chiama \u201cio\u201d[\u2026] il tuo cervello ha abbindolato se stesso. L\u2019io [\u2026] \u00e8 un\u2019efficacissima illusione, e lasciarci irretire da questa illusione ci garantisce favolose chance di<\/em> <em>sopravvivenza\u201d<\/em> (pag.353). L\u2019io secondo questa prospettiva \u00e8 semplicemente un mito utile agli esseri umani per vivere la propria esistenza senza preoccuparsi dell\u2019attivit\u00e0 sub-simbolica, ossia di quella a livello microscopico, di particelle elementari della realt\u00e0 fisica, ricca di regolarit\u00e0 causali, che ci condannerebbe a un\u2019esistenza priva di strutture significanti, al contrario del senso pregnante che attribuiamo alle nostre convinzioni e ai nostri desideri che sorgono a un livello pi\u00f9 alto di astrazione. E\u2019 un mito che nasce dalla constatazione della discrepanza tra le dure leggi della fisica che sembrano racchiudere tutto l\u2019universo e l\u2019esistenza di cose vaghe e indistinte chiamate \u201cio\u201d che ci appare reale e incontrovertibile e che sembra volere sfuggire al rigido determinismo fisico. L\u2019idea della favola dell\u2019io \u00e8 centrale anche all\u2019interno del taoismo o dello zen che hanno cercato di liberarsi della sua paradossalit\u00e0 e di smantellarlo per raggiungere quello stato di spersonalizzazione cui tendono gli aspiranti zen. Tuttavia, per Hofstadter<strong> <\/strong>non c\u2019\u00e8 niente da fare nemmeno in questo caso nel senso che la nozione di io \u00e8 fin troppo radicata nelle nostre convenzioni sociali e linguistiche per poterne fare a meno, \u00e8 troppo importante, almeno finch\u00e9, non avremo portato a compimento una rivoluzione di tipo copernicano anche all\u2019interno della nostra visione di noi stessi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come detto in precedenza, la morte della moglie Carol ha profondamente scosso l\u2019animo di Hofstadter e pur ammettendo che l\u2019ipotesi pi\u00f9 coerente \u00e8 che alla fine della nostra vita torneremo nel nulla, il filosofo americano sostiene che nell\u2019io di ciascuno di noi albergano vari e molteplici s\u00e9 delle persone che ci sono vicine, rappresentazioni in parte fedeli di chi abbiamo conosciuto cosicch\u00e9 il nostro cervello \u00e8 abitato in misura minore da altri io, da altre anime. Pur tenendo conto che anche un s\u00e9 \u00e8 semplicemente un concetto, un simbolo pi\u00f9 complesso di altri, ci\u00f2 lo conduce all\u2019affermazione che: <em>\u201cL\u2019essenza di un essere umano [\u2026] \u00e8 distribuita in un gran numero di cervelli. Ci vogliono un paio di generazioni perch\u00e9 un\u2019anima si estingua, perch\u00e9 lo scintillio cessi, perch\u00e9 tutte le braci si spengano. Anche se il monito \u201ccenere alla cenere e polvere alla polvere\u201d pu\u00f2 alla fine essere vero, il passaggio che descrive non \u00e8 cos\u00ec<\/em> <em>netto e acuto come tendiamo a pensare\u201d<\/em> (pag.332).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli ultimi capitoli sono dedicati a scardinare l\u2019idea di un approccio dualista alla realt\u00e0, che porterebbe diritto a una concezione magica e misteriosa del mondo che ci circonda, e ad abbattere quella che Hofstadter definisce una delle \u201cvacche sacre\u201d del pensiero filosofico, ossia, il libero arbitrio che il filosofo e neuroscienziato americano definisce una pura illusione, in quanto, i nostri desideri sono sempre in contrasto con gli ostacoli che la realt\u00e0 ci pone di fronte. Da Hume fino ai giorni nostri, passando per Dennett e Hofstadter, il pensiero filosofico &#8211; scientifico ha smantellato le nostre certezze sull\u2019io e sulla coscienza, sull\u2019interiorit\u00e0 e la soggettivit\u00e0, ci verrebbe da chiedere: dov\u2019\u00e8 finito l\u2019Io? Qualcosa che sembrava essere certo e intimamente indubitabile \u00e8 ora senza fondamenta relegato alla stregua di un mito. Come direbbe Hofstadter nell\u2019ultimo capitolo delle sue profonde riflessioni: <em>\u201cSospesi a met\u00e0 tra l\u2019inconcepibile immensit\u00e0 cosmica dello spazio-tempo relativistico e il guizzare elusivo e indistinto di cariche quantiche, noi esseri umani, pi\u00f9 simili ad arcobaleni e miraggi che ad architravi o macigni, siamo imprevedibili poemi che scrivono s\u00e9 stessi vaghi, metaforici, ambigui, e a volte straordinariamente belli<\/em>\u201d (pag.434).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Stefano Comito<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il titolo originale del libro \u00e8 &#8220;I&#8217;m a strange loop&#8221; (2007) Douglas Hofstadter \u00e8 un brillante neuroscienziato, filosofo e divulgatore scientifico che insegna psicologia e informatica all\u2019Universit\u00e0 dell\u2019Indiana negli Stati Uniti. 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