{"id":4864,"date":"2014-02-08T10:27:58","date_gmt":"2014-02-08T10:27:58","guid":{"rendered":"http:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/?p=4864"},"modified":"2014-02-08T10:40:37","modified_gmt":"2014-02-08T10:40:37","slug":"bertolt-brecht-vita-di-galileo-a-cura-di-elisa-scirocchi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/?p=4864","title":{"rendered":"Bertolt Brecht, Vita di Galileo. A cura di Elisa Scirocchi"},"content":{"rendered":"<h2 style=\"text-align: center;\"><strong style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\"><span style=\"text-align: center;\">\u00a0\u201c<em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Himmel abgeschafft<\/em>!\u201d<span style=\"mso-spacerun: yes;\">\u00a0 <\/span>(Abolito il cielo!)<\/span><\/strong><\/h2>\n<p><a href=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/sky2.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-4865\" title=\"sky2\" src=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/sky2.jpg\" alt=\"\" width=\"584\" height=\"480\" srcset=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/sky2.jpg 584w, https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/sky2-300x246.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 584px) 100vw, 584px\" \/><\/a><\/p>\n<p><em>\u201c[\u2026] Ho tradito la mia professione; e quando un uomo ha fatto ci\u00f2 che ho fatto io, la sua presenza non pu\u00f2 essere tollerata nei ranghi della scienza [\u2026] \u201d.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Bertolt Brecht non ha certo bisogno di presentazioni. Eppure, se mai qualcuno fosse rimasto indietro, non potremmo che dirgli che egli \u00e8 stato uno scrittore, poeta, drammaturgo e regista teatrale. L\u2019originalit\u00e0 dell&#8217;approccio con cui ha affrontato temi di carattere prevalentemente sociale, ci porta a considerarlo in modo indiscusso come uno degli autori pi\u00f9 innovativi della drammaturgia contemporanea. Protagonista di una critica feroce nei confronti della realt\u00e0 moderna nei suoi aspetti storici, Bertolt ha analizzato l\u2019umano nelle sue debolezze, e in tutte le sue zone d\u2019ombra. Brecht inizi\u00f2 a interessarsi alla figura di Galilei in occasione del tre-centenario del processo, subito dal genio pisano, ad opera della Santa Inquisizione, ergo nell\u2019anno 1933. Da quell\u2019anno ha inizio la scrittura travagliata, sofferta, e ragionata di quest\u2019opera: \u201c<em>Vita di Galileo<\/em>\u201d. La storia di questo testo segue, e accompagna le vicende personali dell\u2019autore, e il contesto storico in cui esso viene scritto. Dopo diverse modifiche, traduzioni, e riedizioni giungiamo alla pi\u00f9 celebre versione, ovvero l\u2019edizione berlinese del 1955\/56 (Quella che ho letto io, e che vi consiglio vivamente di leggere se non lo avete ancora fatto).Questo dramma \u00e8 il canto dell\u2019anti-eroe per eccellenza. L\u2019autore non si pone come scopo quello di raccontare la vita del grande Galilei, ma, come si percepisce facilmente anche dal titolo, si prefigge di raccontare la vita di un uomo, dell\u2019uomo Galileo, scienziato non troppo impavido, che ha paura di rivelare ci\u00f2 che vede dall\u2019altra parte del suo cannocchiale. Brecht ci offre un Galileo umano, preso dalle mille preoccupazioni del quotidiano, intento a gestire lezioni, guadagni, osservazioni astronomiche e calcoli matematici.<br \/>\n<!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma addentriamoci nel testo. L\u2019uomo-Galileo brechtiano \u00e8 intento a chiedere un aumento di stipendio per le sue lezioni, che ricompensi in modo adeguato il suo lavoro d\u2019insegnante full time, e dice: \u201cE a che serve la libert\u00e0 d\u2019indagine, senza il tempo libero per indagare?\u201d. Lo scienziato-Galielo sente su di s\u00e9 la responsabilit\u00e0 della riflessione, e della scoperta; egli deve poter avere il tempo di pensare, studiare, e osservare, ma deve anche poter mangiare e procurarsi gli strumenti necessari per le sue ricerche. Dunque, se \u00e8 vero quello che Brecht fa dire al suo Galileo, che \u201c<em>[\u2026] le citt\u00e0 sono piccole, le teste altrettanto. Piene di superstizioni e pestilenze [\u2026]<\/em>\u201d, l\u2019uomo deve mettersi necessariamente in cammino verso il progresso, e debellare l\u2019infezione purulenta dell\u2019ignoranza. Affinch\u00e9 l\u2019uomo lasci i suoi porti sicuri, trovi il coraggio di solcare mari ancora sconosciuti, e di raggiungere nuovi lidi (cosa che ci augura anche Nietzsche nella <em>Seconda Considerazione Inattuale<\/em>) lo scienziato (che \u00e8 uomo, ancor prima di essere scienziato) deve poter avere il tempo, la condizione socio-economica, e il supporto della societ\u00e0 che lo circonda per farlo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma Brecht non lascia dubbi al riguardo: La societ\u00e0 che ci sovrasta vuole nutrire un uomo involuto e ignorante. Un uomo che non ha il coraggio di alzare gli occhi al cielo e guardare il fuoco dell\u2019ardore solare a occhi nudi (come tanto tempo fa lo stesso Platone ci invitava a fare). Proprio l\u2019amico Sagredo dice rivolgendosi a Galileo: \u201c<em>[\u2026] E\u2019 una notte di sventura, quella in cui l\u2019uomo vede la verit\u00e0. E\u2019 un\u2019ora di accecamento, quella in cui crede il genere umano capace di ragionare [\u2026]<\/em>\u201d. La societ\u00e0 in cui viviamo annulla a fatica le nostre speranze, e ci convince della bugia pi\u00f9 grande: l\u2019uomo non \u00e8 in grado di pensare, quindi \u00e8 meglio per lui (ma soprattutto per lei) che tutto rimanga com\u2019\u00e8.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma l\u2019uomo-scienziato-Galileo brecthiano fa tesoro della lezione di Giordano Bruno e ammette che Dio \u00e8 \u201c<em>In noi, o in nessun luogo.<\/em>\u201d Galilei si riferisce a proprio a quel Bruno che ebbe il coraggio (dote che a lui manca) di portare avanti le sue idee fino al caldo rovente del rogo in Campo dei Fiori. Ammettere che Dio \u00e8 in noi vuol dire credere in un Dio che si fa uomo, e in un uomo che pu\u00f2 elevare se stesso alla sapienza divina. Con l\u2019aiuto del nostro sapere, cedendo al fascino seducente della ragione, alla \u201c<em>[\u2026] dolce violenza che usa la ragione agli uomini [\u2026] potremmo quasi (e sottolineo quasi) sostituirci a Dio, e capire una volta per tutte come va il cielo (siamo proprio sicuri?)<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A tal proposito leggiamo un altro passo dal testo. Per definire il carattere mutevole e abolire la fissit\u00e0 tolemaica del cielo, l\u2019uomo-scienziato-Galileo rivolgendosi all\u2019amico Sagredo, dice parole che risuonano come un annuncio solenne al mondo: \u201c<em>[\u2026] Non staccare l\u2019occhio dal telescopio. Quello che stai vedendo \u00e8 che non esiste differenza tra il cielo e la terra. Oggi \u00e8 il 10 gennaio 1610. L\u2019umanit\u00e0 scrive nel suo diario: abolito il cielo [\u2026]<\/em> \u201d. A parer mio in queste parole si cela un vero spirito rivoluzionario. La loro potenza sovversiva mi conduce in un volo pindarico, e mi porta a pensare di nuovo a Nietzsche e alla ferocia del suo \u201c<em>[\u2026] Dio \u00e8 morto [\u2026]<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Abolire il cielo vuol dire tagliare via con un\u2019accetta il passato, senza preoccuparsi del sangue che macchier\u00e0 le nostre vesti, significa prendere coraggio e lottare per essere migliori in nome dell\u2019umanit\u00e0 (coraggio che Galileo non ha avuto fino in fondo). Abolire il cielo vuol dire guardare dove nessuno fino ad ora aveva osato guardare, senza temere che una divinit\u00e0 ci trasformi in un cervo o in chiss\u00e0 cosa. Abolire il cielo sta a significare cancellare il pregiudizio e il dogmatismo che ci rendono fossili ancor prima di essere morti, \u00e8 accettare il proprio essere uomini pensanti e senzienti con la consapevolezza di poter sbagliare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 fuori ogni dubbio che Brecht ci offra una lezione universale, senza tempo, e senza luogo. La grandezza dell\u2019umano risiede in lui, e in nulla di esterno. Perci\u00f2 risvegliamo le nostre menti dal tepore caldo del pregiudizio e battiamoci per ci\u00f2 che abbiamo di pi\u00f9 grande, noi stessi. Alziamo gli occhi al cielo, viaggiamo per le strade del mondo, facciamo nostre le storie che leggiamo sui libri, impariamo dalle persone che incontriamo sul nostro sentiero, accettiamo di poter cadere e troviamo la forza di cambiare idea. Diamoci al mondo con umilt\u00e0, e nutriamoci del mondo con passione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In un testo di Galilei, noto come \u201c<em>La favola dei suoni<\/em>\u201d, presente all\u2019interno del \u201c<em>Saggiatore<\/em>\u201d troviamo espresso in modo poetico tutto ci\u00f2 che abbiamo appena sottolineato. \u201c[<em>\u2026] Quando ei credeva d\u2019aver veduto il tutto, trovossi pi\u00f9 che mai rinvolto nell\u2019ignoranza<\/em> [\u2026]\u201d. Niente \u00e8 pi\u00f9 emozionante per il genere umano se non l\u2019idea di poter cambiare, di poter cadere nelle sabbie mobili dell\u2019ignoranza e di poter lottare infinitamente per uscire da quella melma scura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E se \u00e8 vero che per cambiare bisogna accettare che il nuovo lasci il posto al vecchio, Brecht conclude l\u2019opere con una battuta del giovanetto Andrea Sarti, figlio della governante di Galileo, il quale ci ricorda che \u201c<em>[\u2026] siamo appena al principio [\u2026]<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Elisa Scirocchi<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0\u201cHimmel abgeschafft!\u201d\u00a0 (Abolito il cielo!) \u201c[\u2026] Ho tradito la mia professione; e quando un uomo ha fatto ci\u00f2 che ho fatto io, la sua presenza non pu\u00f2 essere tollerata nei ranghi della scienza [\u2026] \u201d. 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