{"id":3441,"date":"2013-07-17T10:22:18","date_gmt":"2013-07-17T10:22:18","guid":{"rendered":"http:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/?p=3441"},"modified":"2024-03-16T18:10:44","modified_gmt":"2024-03-16T18:10:44","slug":"frans-de-wall-primati-e-filosofi-evoluzione-e-moralita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/?p=3441","title":{"rendered":"Frans de Waal, Primati e Filosofi: evoluzione e moralit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<div id=\"attachment_3442\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/La-politique-du-Chimpanze-Frans-de-Wall.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-3442\" class=\"size-medium wp-image-3442\" title=\"La-politique-du-Chimpanze-Frans-de-Wall\" src=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/La-politique-du-Chimpanze-Frans-de-Wall-300x300.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/La-politique-du-Chimpanze-Frans-de-Wall-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/La-politique-du-Chimpanze-Frans-de-Wall-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/La-politique-du-Chimpanze-Frans-de-Wall.jpg 500w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-3442\" class=\"wp-caption-text\">uno dei libri pi\u00f9 venduti dell&#8217;autore<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Chi \u00e8 Frans de Waal?<\/strong> Qui il suo <a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/pages\/Frans-de-Waal-Public-Page\/99206759699?fref=ts\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">canale facebook<\/a>, continuamente aggiornato sulle sue osservazioni <span style=\"mso-spacerun: yes;\">\u00a0<\/span>in \u201cpillole\u201d, naturalmente secondo quello strano linguaggio rapido, visivo e immediato che veicola la rete. In due parole, de Waal \u00e8 un eminente primatologo che ha dato un\u2019 importante svolta a questi studi, con tutte le conseguenze del caso. <strong>Non esiste migliore introduzione dei suoi\u00a0 lavori di<\/strong> <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=GcJxRqTs5nk&amp;ab_channel=TED\"><span style=\"text-decoration: underline;\">questo video (sub. Ita)<\/span><\/a>, dove soprattutto i filosofi troveranno pane per i loro denti. Nella parte finale del video, de Waal afferma, riferendosi implicitamente a quella distinzione sempre viva (o ancora viva) tra \u201cmoderni\u201d e \u201cpostmoderni\u201d: [&#8230;] <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">questo studio divenne molto famoso, ricevemmo molti commenti, soprattutto da antropologi, economisti e filosofi. I filosofi non lo apprezzarono per niente. Perch\u00e9 credo si fossero convinti che l&#8217;imparzialit\u00e0 fosse un argomento complesso e che gli animali non potessero concepirla. Un filosofo arriv\u00f2 a scriverci che era impossibile che le scimmie avessero il senso dell&#8217;imparzialit\u00e0 perch\u00e9 l&#8217;imparzialit\u00e0 era stata inventata con la Rivoluzione Francese. Un altro scrisse un intero capitolo dicendo che avrebbe accettato che si trattasse di imparzialit\u00e0 se la scimmia che aveva ricevuto l&#8217;uva l&#8217;avesse rifiutata. La cosa buffa \u00e8 che Sarah Brosnan, che ha condotto l&#8217;esperimento con gli Scimpanz\u00e8, aveva un paio di combinazioni con gli Scinpanz\u00e9 in cui, quello che riceveva l&#8217;uva, la rifiutava, fino a quando anche il partner riceveva dell&#8217;uva<\/em>\u201d. Lascio i commenti ai lettori; dico solo che de Waal non ha assolutamente abbandonato il concetto di \u201cnatura\u201d, anzi, vi si \u00e8 gettato completamente alla sua ricerca. Comunque la si pensi su de Waal, \u00e8 difficile negare l&#8217;importanza del suo lavoro, che si estende per pi\u00f9 di tre decenni, tra cui gli ultimi 18 anni presso il <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">National Primate Research Center <\/em>della universit\u00e0 di Emory. <strong>Il lavoro di de Waal ha contribuito a un cambiamento sostanziale nel modo di pensare scientifico e popolare sul comportamento sociale degli animali<\/strong>, non solo dei primati. In particolare, la ricerca di de Waal sulla risoluzione dei conflitti dei primati e sul loro comportamento sociale ha screditato l&#8217;ipotesi che i primati siano <span style=\"mso-spacerun: yes;\">\u00a0<\/span>individualisti e aggressivi. Il suo lavoro ha dimostrato scientificamente che non solo molti primati mostrano veramente l\u2019opposto di quanto teorizzato solo pochi anni fa dalla comunit\u00e0 scientifica, ma anche che il loro complesso comportamento sociale \u00e8 come radicato nella loro natura, come lo \u00e8 ogni istinto di autoconservazione. I primati si comportano socialmente <span style=\"mso-spacerun: yes;\">\u00a0<\/span>non a dispetto delle loro disposizioni biologiche, ma piuttosto seguendo una loro profonda disposizione naturale. Parlando secondo i canoni della pi\u00f9 classica filosofia continentale, si potrebbe dire che de Waal abbia dimostrato la \u201cbuona natura\u201d dei nostri pi\u00f9 vicini compagni di evoluzione. Nel libro qui recensito, de Waal ha provato il grande salto che un po\u2019 tutti i primatologi sono spesso propensi a fare, quello verso l\u2019uomo, nel cercare di capire laicamente le basi della moralit\u00e0 umana, i \u201cmattoni\u201d che ne costituiscono le fondamenta. Ma se per l\u2019autore la scienza fonda abbondantemente la comprensione della moralit\u00e0 umana,<span style=\"mso-spacerun: yes;\">\u00a0<\/span> de Waal appare scettico verso coloro che vorrebbero che la scienza determini i valori umani, o verso coloro che con un approccio militante (si riferisce ai \u201cnew atheists\u201d) finiscono per sostituire un comportamento dogmatico con un altro.<\/p>\n<p style=\"mso-spacerun: yes;\"><!--more--><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\">Nel volume <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Primati e Filosofi: evoluzione e moralit\u00e0<\/em>, <span style=\"mso-spacerun: yes;\">\u00a0<\/span>e sulla base delle letture di ulteriori letture di de Wall del 2003 sui valori umani, lo studioso estende le sue tesi in una esplorazione delle origini evolutive della moralit\u00e0 umana. Affermazione centrale di de Waal nel saggio principale \u00e8 che <strong>le disposizioni emotive pro-sociali dei primati non umani costituiscono i &#8220;mattoni&#8221; della moralit\u00e0 umana.<\/strong> In seguito il libro contiene <span style=\"mso-spacerun: yes;\">\u00a0<\/span>gli interventi del giornalista e scrittore scientifico <strong>Robert Wright<\/strong>, del filosofo della scienza <strong>Philip Kitcher<\/strong> e dei filosofi morali <strong>Christine M. Korsgaard<\/strong> e <strong>Peter Singer<\/strong>. De Waal conclude il volume con una risposta ai suoi commentatori e critici. Il testo esemplifica<span style=\"mso-spacerun: yes;\">\u00a0 <\/span>alcuni dei &#8220;pericoli&#8221; dell\u2019affrontare un tema di cos\u00ec elevata importanza da tanti da punti di vista diversi, come la biologia evolutiva, la psicologia sperimentale, e la filosofia morale. Vorrei discutere in questa recensione alcuni di questi pericoli. Ma, ancora pi\u00f9 importante, mi preme sottolineare che questo volume dimostra anche l\u2019esigenza, l\u2019indubbio beneficio, e, anzi, inevitabilit\u00e0 di portare queste prospettive nella stessa conversazione, nella direzione, ormai obbligata, di un pensiero pluridisciplinare, complesso e sistemico. <strong>Se la filosofia non diventa sistemica \u00e8 destinata inevitabilmente all\u2019estinzione.\u00a0 <\/strong>Consiglio questo volume a tutti coloro che sono interessati alle origini evolutive della moralit\u00e0 secondo diversi approcci. <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Primati e filosofi<\/em> si arricchisce di scienziati e filosofi di indubitabile interesse, ma \u00e8 anche abbastanza accessibile e divulgativo al fine di coinvolgere coloro che sono nuovi all&#8217;argomento. Anzi, il testo potrebbe facilmente essere utilizzato come strumento didattico in un corso di filosofia morale, o, dalla parte delle scienze un po\u2019 pi\u00f9 \u201cdure\u201d, di etologia o psicologia umana.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\">Una delle principali preoccupazioni che sorgono tra de Waal e dei suoi commentatori \u00e8 la seguente: il discorso sulla &#8220;evoluzione della morale&#8221; \u00e8 alquanto ambiguo. &#8220;Moralit\u00e0&#8221;, in un certo senso, potrebbe semplicemente fare riferimento a un insieme di regole o principi morali. Ma &#8220;la morale&#8221;, in un altro senso, potrebbe riferirsi alla serie di pratiche umane in cui sono implicate azioni guidate da tali principi, o giudicate nei loro termini, o comunque mediate da convinzioni morali o atteggiamenti. <strong>E&#8217; quest&#8217; ultimo fenomeno che de Waal sta indagando.<\/strong> Si interessa di quelle capacit\u00e0 e attitudini psicologiche sottostanti senza le <span style=\"mso-spacerun: yes;\">\u00a0<\/span>quali il comportamento di un individuo non potrebbe qualificarsi come morale o immorale. Potremmo chiamare questo insieme di capacit\u00e0 rilevanti come &#8220;attitudine morale&#8221; , <span style=\"mso-spacerun: yes;\">\u00a0<\/span>o come si chiama nel mondo anglosassone, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">the<\/em> <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">moral agency, <\/em>l\u2019agire morale. Cos\u00ec, la domanda guida di de Waal \u00e8 <span style=\"mso-spacerun: yes;\">\u00a0<\/span>se le fondamenta di questa \u201cattitudine morale\u201d umana si trovino nelle disposizioni psicologiche e nei comportamentali dei nostri cugini evolutivi, i primati. La sua risposta \u00e8 un sonoro &#8220;s\u00ec&#8221;. I &#8220;mattoni&#8221; del libero arbitrio umano, sostiene lo studioso, sono presenti in altri primati, e sono costituiti da una serie di emozioni altruistiche e di risposte comportamentali <span style=\"mso-spacerun: yes;\">\u00a0<\/span>la cui funzione evolutiva principale (fra le altre) \u00e8 stata quella di facilitare il coordinamento e la coesione sociale, e risolvere in maniera efficace problemi adattivi. De Waal basa la sua conclusione su considerazioni metodologiche e su una ricchissima offerta di osservazioni empiriche. Metodologicamente, de Waal contrappone la sua argomentazione a<span style=\"mso-spacerun: yes;\">\u00a0 <\/span>ci\u00f2 che egli chiama <span style=\"mso-spacerun: yes;\">\u00a0<\/span>&#8220;<em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">teoria veneer<\/em>&#8221; della morale (<em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">veneer<\/em> significa in inglese pressappoco \u201cpatina sottile\u201d), una teoria che attribuisce a <strong>T.H. Huxley<\/strong> (attribuzione contestata da Kitcher), <strong>G.C. Williams<\/strong>, <strong>Richard Dawkins<\/strong>, e <strong>Robert Wright<\/strong> (attribuzione contestata da Wright). La Teoria, come caratterizzata da de Waal, dice veramente poco su ci\u00f2 che costituisce la <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">moral agency<\/em>; piuttosto, essa si occupa di un problema diverso: se le capacit\u00e0 che sottendono il nostro giudizio morale apparente siano naturali, ed essa <span style=\"mso-spacerun: yes;\">\u00a0<\/span>sostiene che non lo sono. La t<em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">eoria veneer<\/em>, scrive <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">de Waal<\/em><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">vede la morale come una innovazione culturale raggiunta solo dalla nostra specie. Questa scuola non vede tendenze morali come parti integranti della natura umana. I nostri antenati, a suo avviso, son diventati morali per scelta. &#8230; <\/em>[La teoria veneer]<em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\"> presuppone che in fondo non siamo veramente morali. Giudica la morale come una sovrapposizione culturale, una sottile patina che nasconde una natura altrimenti egoista e brutale<\/em>.<\/p>\n<div id=\"attachment_3443\" style=\"width: 190px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/macaco-imitazione-neonatale.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-3443\" class=\"size-medium wp-image-3443\" title=\"macaco imitazione neonatale\" src=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/macaco-imitazione-neonatale-180x300.jpg\" alt=\"\" width=\"180\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/macaco-imitazione-neonatale-180x300.jpg 180w, https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/macaco-imitazione-neonatale.jpg 370w\" sizes=\"auto, (max-width: 180px) 100vw, 180px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-3443\" class=\"wp-caption-text\">Gli studi sull&#8217;empatia si moltiplicano. Qui, uno italiano, condotto sull&#8217;imitazione neonatale di alcuni macachi<\/p><\/div>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\">Secondo questa definizione, la <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">teoria veneer, <\/em><span style=\"mso-spacerun: yes;\">\u00a0<\/span>sostenendo che &#8220;<em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">in fondo in fondo non siamo veramente morali<\/em>&#8220;, sembra ritenere che il libero arbitrio \u00e8, strettamente parlando, illusorio. Huxley, tuttavia, affermava che siamo in grado di esercitare il vero e proprio <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">moral agency<\/em>, ma \u201cnonostante\u201d<span style=\"mso-spacerun: yes;\">\u00a0 <\/span>la nostra natura: <span style=\"mso-spacerun: yes;\">\u00a0<\/span>\u201c<em>siamo giardinieri morali che devono mantenere costantemente le erbacce della nostra natura a bada<\/em>\u201d. Il biologo <strong>Michael Ghiselin<\/strong>, per\u00f2, suggerisce che se non siamo morali per natura, non lo siamo affatto. Ci\u00f2 che sembra essere la morale \u00e8 proprio questo: un aspetto, una patina, una tesi incapsulata nel motto: <span style=\"mso-spacerun: yes;\">\u00a0<\/span>&#8220;<em>Gratta un&#8217; altruista, e vedrai\u00a0 sanguinare un ipocrita<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\">La <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">teoria veneer<\/em> deve affrontare una serie di problemi, secondo de Waal. In primo luogo, poich\u00e9 questi teorici negano che le nostre tendenze morali siano naturali, sono sempre a corto di spiegazioni scientifiche sul perch\u00e9 abbiamo queste tendenze e su come le esercitiamo. In secondo luogo, sostenendo una teoria che postula una natura umana fondamentalmente asociale ed egoista, e il relativo &#8220;contratto sociale&#8221; uno sviluppo solo al servizio di interessi individuali, cascano come mosche di fronte alle evidenze empiriche schiaccianti che dimostrano il contrario. De Waal scrive: \u201c<em>Non c\u2019\u00e8 mai stato un momento in cui siamo diventati sociali: discendenti di antenati altamente sociali &#8211; una lunga genealogia di primati &#8211; siamo vissuti in gruppo da sempre<\/em>&#8220;<strong style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">.<\/strong> Lo stato di natura potrebbe essere stato &#8220;brutto, brutale e breve&#8221;, ma per gli esseri umani e i loro antenati primati, \u00e8 sempre stato &#8220;sociale nella sua essenza&#8221;. In terzo luogo, se per de Waal \u00e8 evidente che i nostri cugini primati dimostrino una serie di altruistiche disposizioni comportamentali, allora la spiegazione pi\u00f9 parsimoniosa evolutivamente di queste come altre disposizioni \u00e8 che siano omologhe con i tratti dei nostri antenati.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\">De Waal sostiene la sua tesi positiva approfondendo il secondo e terzo punto di cui sopra e citando lavori empirici sul comportamento degli animali raccolti in decenni di ricerca. Le osservazioni che condivide circa il comportamento sociale dei primati sono affascinanti, e le sue conclusioni sono allo stesso tempo sorprendenti e plausibili. Ad esempio, de Waal scrive di Krom, uno scimpanz\u00e9 dello zoo di Arnhem, che un giorno si \u00e8 interessato di un pneumatico pieno d&#8217;acqua appeso a un tronco. I suoi tentativi erano quelli di avvicinare il pneumatico troppo lontano. Testimone della lotta di Krom \u00e8 la nipote di sette anni, Jakie,<span style=\"mso-spacerun: yes;\">\u00a0 <\/span>intervenuta<span style=\"mso-spacerun: yes;\">\u00a0 <\/span>per aiutarlo. Come? Spingendo via gli altri pneumatici e abbassando gentilmente il pneumatico pieno d&#8217;acqua. Lo mise davanti a Krom, che procedette a bere l&#8217;acqua con gusto. Un altro esempio \u00e8 il comportamento consolatorio negli scimpanz\u00e9. Dopo un conflitto aggressivo tra due scimpanz\u00e8, un &#8220;passante&#8221; spesso consola il &#8220;perdente&#8221; <span style=\"mso-spacerun: yes;\">\u00a0<\/span>mettendo, ad esempio, un braccio intorno a lui. <strong>In tali casi di consolazione, non vi \u00e8 alcun evidente e immediato beneficio per il consolante<\/strong>. De Waal ha anche osservato che gli scimpanz\u00e9 sono pi\u00f9 propensi a condividere il cibo con gli scimpanz\u00e9 che li hanno spulciati in precedenza, esprimendo cos\u00ec una sorta di gratitudine.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\">Queste osservazioni, specialmente<span style=\"mso-spacerun: yes;\">\u00a0 <\/span>le prime due, dimostrano <span style=\"mso-spacerun: yes;\">\u00a0<\/span>una preoccupazione per gli altri che non \u00e8 n\u00e9 accidentale n\u00e9 riducibile a indiretto interesse personale. Piuttosto, de Waal sostiene, questi comportamenti rappresentano l&#8217;esercizio di una capacit\u00e0 di entrare in empatia con gli altri individui, una capacit\u00e0 il cui nucleo \u00e8 un semplice meccanismo di percezione-azione (<strong>PAM<\/strong>, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Perception-Action Mechanism<\/em>). Il PAM, spiega de Waal, &#8220;<em>fornisce un osservatore (il\u00a0 &#8216;soggetto&#8217;) con accesso allo stato emotivo di un altro (l\u2019 &#8216;oggetto&#8217;) attraverso proprie rappresentazioni neurali e corporee del soggetto<\/em>&#8220;. Continua:<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Quando il soggetto occupa lo stato dell&#8217;oggetto, le rappresentazioni neurali di stati simili nel soggetto vengono attivate \u200b\u200bautomaticamente. Pi\u00f9 vicini e pi\u00f9 simili sono il soggetto e l&#8217;oggetto, pi\u00f9 facile sar\u00e0 per la percezione del soggetto attivare risposte autonomiche e motorie, risposte che corrispondono all&#8217;oggetto <span style=\"mso-spacerun: yes;\">\u00a0<\/span>(ad esempio, cambiamenti nella frequenza cardiaca, la conduttanza cutanea, l\u2019espressione facciale, la postura del corpo). Questa attivazione permette al soggetto di ottenere &#8220;sotto pelle&#8221; l\u2019oggetto, condividendo i suoi sentimenti e bisogni, che incarnati scambievolmente favoriscono la simpatia, la compassione, e il mutuo soccorso. <\/em><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\">L&#8217;esistenza del PAM \u00e8 evolutivamente spiegabile; un tale meccanismo avrebbe conferito un s<strong>ignificativo vantaggio evolutivo ai nostri antenati primati, la cui sopravvivenza individuale dipendeva dalla cooperazione e dal coordinamento con i conspecifici<\/strong>. E, tuttavia, questo meccanismo avrebbe anche aperto la porta a una preoccupazione per gli altri, che trascende l&#8217;auto-conservazione, vale a dire, la preoccupazione morale. Se l&#8217;empatia \u00e8 ci\u00f2 che rende possibile il <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">moral agency<\/em>, e se l&#8217;empatia si \u00e8 evoluta attraverso la selezione naturale del PAM, allora le radici di questo <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">moral agency<\/em> sono davvero naturali, contrariamente a quanto sostenuto dalla <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">veneer theory.<\/em><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\">Tutti i critici di de Waal rifiutano questa versione semplicistica di <em>teoria veneer<\/em> che egli infilza col suo fioretto. E, anche se alcuni di loro (Kitcher, per esempio) sono in disaccordo con le conclusioni di de Waal circa l&#8217;entit\u00e0, nei primati, di tendenze altruistiche, tutti concordano sul fatto che de Waal abbia rivelato un livello non trascurabile di risposta empatica nei primati non umani. Dove non sono d&#8217;accordo con de Waal \u00e8 sulla questione se l&#8217;empatia e gli altri &#8220;sentimenti morali&#8221; costituiscano le fondamenta del <span style=\"mso-spacerun: yes;\">\u00a0<\/span><em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">moral agency<\/em>. In questione, allora, \u00e8 se queste disposizioni emotive siano le capacit\u00e0 fondamentali alla base della <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">moral agency<\/em> umana. <span style=\"mso-spacerun: yes;\">\u00a0<\/span>Questo problema si rivela fondamentale nelle risposte dei critici a de Waal, a cui mi rivolger\u00f2 ora.<\/p>\n<div id=\"attachment_3444\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/DeWaalFeedsLemurs.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-3444\" class=\"size-medium wp-image-3444\" title=\"DeWaalFeedsLemurs\" src=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/DeWaalFeedsLemurs-300x235.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"235\" srcset=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/DeWaalFeedsLemurs-300x235.jpg 300w, https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/DeWaalFeedsLemurs.jpg 497w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-3444\" class=\"wp-caption-text\">de Waal con alcuni amici lemuri<\/p><\/div>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><strong>Obiezione principale di Robert Wright<\/strong> per de Waal riguarda il tipo di linguaggio antropomorfico che de Waal utilizza, a volte. Wright sostiene che de Waal scivoli tra linguaggio emotivo e cognitivo. Cio\u00e8, a volte spiegherebbe <span style=\"mso-spacerun: yes;\">\u00a0<\/span>il comportamento di un animale con le linee guida delle emozioni (empatia, disagio personale, rabbia) e, talvolta, nei termini di calcolo strategico o deliberazione cosciente (ragionamento, intenzione, decisione). Nella maggior parte dei casi, entrambi i tipi di spiegazione sono compatibili con il comportamento osservato; dopo tutto, molte delle nostre disposizioni emotive sono &#8220;deleghe per calcolo strategico&#8221; nel senso che sono state naturalmente selezionate per la loro vantaggiosit\u00e0 nel raggiungere in modo efficiente un certo obiettivo dell&#8217;organismo. Ma, sostiene Wright, in assenza di prove indipendenti che i primati non umani possiedano le capacit\u00e0 di calcolo strategico e deliberazione conscia \u2013l\u2019abilit\u00e0 linguistica, per esempio \u2013de Waal dovrebbe limitare il suo linguaggio all\u2019antropomorfismo emotivo. Tutto da dimostrare, naturalmente, \u00e8 che queste prove non ci siao, specie nella complessa etologia moderna.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\">Dunque, i<strong>l dibattito sul <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">moral agency<\/em> si piega tra due classiche dicotomie<\/strong> (forse un po&#8217; stantie, a dirle per chi scrive), e cio\u00e8 tra i meccanismi emozionali involontari e le deliberazioni coscienti. <span style=\"mso-spacerun: yes;\">\u00a0<\/span>Korsgaard e Kitcher suggeriscono un\u2019altra<span style=\"mso-spacerun: yes;\">\u00a0 <\/span>risposta abbastanza classica a questa annosa domanda.<span style=\"mso-spacerun: yes;\">\u00a0 <\/span>Korsgaard e Kitcher invocano la distinzione del filosofo <strong>Harry G. Frankfurt<\/strong> tra una creatura irrazionale e una razionale. Una irrazionale \u00e8 una creatura che agisce seguendo qualunque desiderio o impulso pi\u00f9 forte in quel momento, senza prendere atto del fatto che questo desiderio o impulso debba essere efficace. Korsgaard e Kitcher sostengono che de Waal abbia dimostrato, al massimo, che i primati non umani siano animali irrazionali empatici. Le azioni dei primati sono, a volte, motivate \u200b\u200bda involontari impulsi, emotivi ed empatici (Kitcher include una attenta discussione sui gradi di altruismo psicologico ed \u00e8 d&#8217;accordo con de Waal che i primati abbiano dimostrato altruismo di &#8220;intensit\u00e0 moderata&#8221;). Questo perch\u00e9 non hanno la capacit\u00e0 di fare un passo indietro e di riflettere su questi impulsi, di essere guidati da loro giudizi riflettenti sulle loro motivazioni. Non riescono a soddisfare una condizione necessaria per poter parlare, anche nel loro caso, di <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">moral agency<\/em>. Korsgaard esprime questo concetto in termini kantiani. Ancora una volta, in discussione tra de Waal e suoi critici non \u00e8 la questione se i primati non umani dimostrino empatia, ma, piuttosto, se l&#8217;empatia costituisca il criterio fondamentale del <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">moral agency<\/em>. Sebbene Korsgaard associ il punto all\u2019autogoverno riflessivo di <strong>Kant<\/strong>, Kitcher trova considerazioni parallele in <strong>Hume<\/strong> e <strong>Adam Smith<\/strong>. E anche Peter Singer, un utilitarista, si trova d\u2019accordo con Kant riguardo il fatto che la capacit\u00e0 di riflettere sulle nostre risposte emotive automatiche \u00e8 fondamentale per l\u2019agire morale.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\">Un ulteriore punto affrontato nel libro riguarda il rapporto fra moralit\u00e0 e gruppo. De Waal osserva che le disposizioni emotive altruistiche si sono evolute come un fenomeno di gruppo, e che questa mentalit\u00e0 <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">in-group<\/em> \/<em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">out-group<\/em> esiste oggi nelle nostre pratiche morali correnti. Il punto qui \u00e8 che la preoccupazione morale, anche se, per definizione, si estende al di l\u00e0 di se stessi, solo raramente <span style=\"mso-spacerun: yes;\">\u00a0<\/span>si estende al di l\u00e0 della propria comunit\u00e0. Singer, per esempio, sostiene che, poich\u00e9 le disposizioni emotive altruistiche citate da de Waal sono sempre limitate nella portata, non riescono a dimostrare la funzione di imparzialit\u00e0, che \u00e8 definitiva nei termini di preoccupazione morale come principio normativo. La risposta di De Waal a Singer la lascio ai lettori: avverto che \u00e8 spiazzante, ma a mio avviso ben fondata.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><strong>Riassumendo e concludendo<\/strong>: il dibattito tra de Waal e dei suoi critici riflette sia l&#8217;importanza che la difficolt\u00e0 di affrontare insieme queste due domande: (1) L\u2019agire morale umano umana ha le sue radici nei nostri antenati evolutivi? (2) Quali sono i criteri dell\u2019agire morale umano?<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\">I critici di de Waal sostengono, implicitamente o esplicitamente, che una risposta approfondita <span style=\"mso-spacerun: yes;\">\u00a0<\/span>per la seconda questione getta qualche dubbio sulla risposta positiva di de Waal alla prima domanda. Kitcher, per esempio, considera il discorso di de Waal circa i &#8220;mattoni&#8221; della morale come inaccettabilmente vago. Il problema sarebbe che, anche se de Waal ha raccolto prove impressionanti per <span style=\"mso-spacerun: yes;\">\u00a0<\/span>dimostrare le tendenze pro-sociali nei primati, <span style=\"mso-spacerun: yes;\">\u00a0<\/span>non avrebbe approfondito le differenze umane. Ma a mio avviso, de Waal regge pienamente il confronto con i critici: sembra che, propriamente, su alcuni punti de Waal e gli interlocutori siano interessati a problemi diversi ed a aspetti diversi. Con qualunque partito vogliate schierarvi durante la lettura del testo, <span style=\"mso-spacerun: yes;\">\u00a0<\/span>rimane un dato certo: <strong>l&#8217;enfasi di de Waal sulla continuit\u00e0 tra gli esseri umani e altri primati<\/strong> (ci sar\u00e0 sempre, in questo tipo di studi, chi ha come focus della ricerca le somiglianze, chi le differenze) <strong>amplia il campo di indagine in cui i filosofi morali, psicologi ed etologi devono lavorare e confrontarsi.<\/strong> E questo \u00e8 un notevolissimo risultato in s\u00e9, portato avanti da uno straordinario studioso contemporaneo.<\/p>\n<p><strong>Alessandro Stella<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Chi \u00e8 Frans de Waal? Qui il suo canale facebook, continuamente aggiornato sulle sue osservazioni \u00a0in \u201cpillole\u201d, naturalmente secondo quello strano linguaggio rapido, visivo e immediato che veicola la rete. 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