{"id":3113,"date":"2013-06-14T17:30:28","date_gmt":"2013-06-14T17:30:28","guid":{"rendered":"http:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/?p=3113"},"modified":"2013-06-14T20:38:32","modified_gmt":"2013-06-14T20:38:32","slug":"da-gezi-park-ad-ankara-diario-di-una-protesta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/?p=3113","title":{"rendered":"Da Gezi Park ad Ankara: diario di una protesta"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_3115\" style=\"width: 420px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/100_5904.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-3115\" class=\" wp-image-3115\" title=\"Istanbul: rondini ed elicotteri\" src=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/100_5904.jpg\" alt=\"\" width=\"410\" height=\"376\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-3115\" class=\"wp-caption-text\">Ankara, moschea di Kocatepe: rondini ed elicotteri<\/p><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Questo articolo \u00e8 appena stato scritto da una nostra collega in Turchia, che ha scelto di rimanere anonima. A. \u00e8 da\u00a0almeno dieci\u00a0anni in viaggio fra i paesi di cultura islamica mediorientali sia per studio che per lavoro. Nel suo attuale\u00a0contratto di lavoro, A. ha perfino dovuto firmare che non parteciper\u00e0 a manifestazioni\u00a0e che non\u00a0scriver\u00e0 niente contro il Governo turco, pena l&#8217;espulsione.\u00a0Sembra che\u00a0le proteste continueranno, A. ci terr\u00e0 aggiornati su quello che succede. La foto allegata, altamente eloquente, \u00e8 stata\u00a0scattata da A. <\/em><br \/>\n&#8212; &#8212; &#8212;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutto ha avuto inizio il 28 maggio a Gezi Park, nei pressi di <strong>piazza Taksim<\/strong> nella parte europea di <strong>Istanbul<\/strong>. Circa 50 ambientalisti si erano accampati nel parco per opporsi all\u2019abbattimento di 600 alberi per dar luogo alla costruzione di un centro commerciale e il restauro di una antica caserma ottomana. Il sit-in pacifico degli ambientalisti ha dato luogo a manifestazioni anti-governative in seguito al brutale intervento della polizia per sgomberare il parco e dare il via ai lavori. Nelle giornate successive sempre pi\u00f9 manifestanti sono scesi in piazza Taksim, <strong>piazza simbolo della Turchia moderna e laica<\/strong>, sede del Monumento alla Repubblica. La polizia ha risposto con un uso spropositato di lacrimogeni, cannoni ad acqua e sostanze urticanti. Il <strong>Premier Erdo\u011fan<\/strong> aveva dichiarato che non avrebbe fatto marcia indietro. A sostenere i manifestanti sono scesi in piazza<strong> S\u00fcreyya \u00d6nder<\/strong>, deputato del partito filocurdo BDP, rimasto ferito dal lancio dei lacrimogeni, e membri del CHP, principale partito di opposizione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sabato 1 giugno le proteste si sono diffuse anche nella capitale Ankara. Spesso ho assistito ad Ankara a manifestazioni in cui contro un numero esiguo di manifestanti interveniva un numero esagerato di poliziotti. Da subito era evidente che non mi trovavo davanti ad una manifestazione ordinaria. La polizia ha fatto abbondante uso di gas al peperoncino e lacrimogeni. In centro l\u2019aria era irrespirabile, gli occhi lacrimavano e bruciavano. Alcuni manifestanti indossavano mascherine, altri cercavano di proteggersi con sciarpe. <strong>Quello che mi ha colpito durante le proteste \u00e8 stato il forte senso di solidariet\u00e0.<\/strong> Alcuni alberghi offrivano rifugio alla gente, c\u2019erano camerieri che distribuivano fette di limone per alleviare il bruciore dovuto al gas. Tra i manifestanti c\u2019erano studenti degli ultimi anni di medicina, medici, pronti a prestare assistenza in caso di bisogno. Nel tardo pomeriggio in piazza c\u2019erano solo i manifestanti, gli scontri con la polizia sono proseguiti in tarda serata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La sera in diversi quartieri della citt\u00e0 la gente si \u00e8 riversata in strada, <strong>armata di pentole e cucchiai, sventolando la bandiera turca<\/strong>, innalzando cartelli del fondatore della patria <strong>Atat\u00fcrk<\/strong>, gridando: &#8220;<em>Tayip istifa<\/em>&#8220;, &#8220;Tayip, dimettiti&#8221;. Gli automobilisti, i <em>dolmu\u015f<\/em>, i taxi, suonavano i clacson. Le proteste sono proseguite anche domenica 2 giugno. Lo scenario era lo stesso: scontri in piazza K\u0131z\u0131lay &#8211; che ormai ironicamente chiamano piazza Gaz\u0131lay &#8211; e la sera per la strada il concerto delle pentole.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Luned\u00ec 3 giugno la mattina il centro di Ankara era silenzioso, poco animato, insolito. Per strada si potevano vedere i vetri infranti dei cartelli pubblicitari, delle transenne e delle fermate degli autobus. Passeggiando per il centro della citt\u00e0 si possono vedere crepe sulle vetrate di alcune banche , sportelli bancomat e le vetrine di alcuni negozi . Le proteste sono riprese verso il tardo pomeriggio, quando la gente usciva dal lavoro. La sera la gente si riversava per le starde dando il via all&#8217;ormai consueto concerto delle pentole e dei clacson.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mercoled\u00ec 5 giugno \u00e8 stato convocato uno sciopero da parte dei <strong>sindacati KESK e DISK<\/strong> . I manifestanti hanno cominciato a radunarsi in tarda mattinata. Piazza KIzIlay era un trionfo di colori, di bandiere, di slogan. Lo manifestazione si \u00e8 svolta per buona parte della giornata in maniera pacifica. In piazza KizIlay c&#8217;era un clima di festa. I manifestanti cantavano e ballavano. Tra la folla non mancavano i venditori ambulanti di mascherine e occhialini per proteggersi dal gas. C&#8217;erano anche banctahetti di generi alimentari. Tra i manifestanti c&#8217;erano giovani, adulti, anziani cresciuti seguendo il modello del laicismo proposto da Atat\u00fcrk. I manifestanti rappresentano la parte della popolazione turca che si oppone alle sempre maggiori restrizioni di quello che molti ironicamente e dispregiativamente <strong>chiamano il &#8220;Sultano&#8221;.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Uno dei provvedimenti approvati dal Parlamento di Ankara impone il divieto della vendita di alcolici nei negozi dopo le 10 di sera. Per sfidare le restrizioni imposte dal &#8220;&#8221;Sultano&#8221; non mancavano venditori di birra. Il clima di festa \u00e8 stato interroto alle 18 dall&#8217;intervento della polizia. Il premier intanto si trovava in viaggio attraverso i paesi arabi. Secondo fonti turche il &#8220;Sultano&#8221; non sarebbe stato ricevuto dal re del Marocco. Al suo ritorno in Turchia migliaia di sostenitori lo hanno accolto in aereoporto. Le manifestazioni sono proseguite il fine settimana. Se ad Istanbul in piazza Taksim si respirava un clima di festa e a tratti la piazza sembrava quasi un&#8217;attrazione turistica, ad Ankara gli scontri tra polizia e manifestanti sono stati violenti. Il Sultano aveva dichiarato che la pazienza ha un limite e quel limite \u00e8 stato oltrepassato. Mentre ieri sera a KIzIlay c&#8217;erano solo pochi manifestanti contro un esercito di poliziotti, Istanbul \u00e8 tornata ad essere la protagonista delle proteste. La polizia \u00e8 tornata a caricare i manifestanti. Piazza Taksim la notte scorsa \u00e8 stata teatro di scontri violenti tra polizia e manifestanti che si sono conclusi con lo sgombero della piazza. Oggi il quartiere simbolo della Turchia moderna e laica sembra tornato alla normalit\u00e0. Anche a KIzIlay la vita sembra essere tornata alla normalit\u00e0. Poche persone si sono riversate in strada con pentole e cucchiai.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Quello che \u00e8 successo in Turchia negli ultimi giorni non \u00e8 paragonabile alla Primavera Araba<\/strong>. Le proteste erano circoscritte in alcune zone delle principali citt\u00e0 turche, bastava allontanarsi dal centro e la vita procedeva normalmente, come se nulla stesse accadendo. C&#8217;erano persone sedute al bar a bere il te, ragazze intente a fare shopping, gente che normalmente lavorava. <strong>La TV turca mostrava documentari, mentre tv private- vicine all&#8217;opposizione- mostravano le proteste e per questo sono state multate.<\/strong> Il popolo sceso in piazza rivendicava libert\u00e0 e democrazia, quella vera, non la democrazia che il premier turco ha spesso paragonato a un treno dal quale prima o poi si scende.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Questo articolo \u00e8 appena stato scritto da una nostra collega in Turchia, che ha scelto di rimanere anonima. A. \u00e8 da\u00a0almeno dieci\u00a0anni in viaggio fra i paesi di cultura islamica mediorientali sia per studio che per lavoro. 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