{"id":2786,"date":"2013-03-25T10:59:17","date_gmt":"2013-03-25T10:59:17","guid":{"rendered":"http:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/?p=2786"},"modified":"2013-03-25T11:14:48","modified_gmt":"2013-03-25T11:14:48","slug":"platone-e-derrida-discutono-di-padri-figli-e-figliastri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/?p=2786","title":{"rendered":"Platone e Derrida discutono di padri, figli e figliastri"},"content":{"rendered":"<div class=\"mceTemp\">a cura di<strong> Elisa Scirocchi<\/strong><\/div>\n<div class=\"mceTemp\">\n<div id=\"attachment_2792\" style=\"width: 238px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/03\/socrate-scrive1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-2792\" class=\"size-full wp-image-2792\" title=\"socrate scrive\" src=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/03\/socrate-scrive1.jpg\" alt=\"\" width=\"228\" height=\"310\" srcset=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/03\/socrate-scrive1.jpg 228w, https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/03\/socrate-scrive1-220x300.jpg 220w\" sizes=\"auto, (max-width: 228px) 100vw, 228px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-2792\" class=\"wp-caption-text\">Platone parla, Socrate scrive. Forse \u00e8 realmente un sogno...<\/p><\/div>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sto facendo un sogno.<br \/>\nPlatone e Jacques Derrida seduti sotto l\u2019ombra di un albero che sfuggono alla calura del cocente sole ateniese. Passato e futuro sono coesi in un dialogo che continua nei secoli. Platone decide di sottoporre a Jacques alcune questioni cui si \u00e8 dedicato durante la scrittura di un nuovo dialogo che sta per pubblicare: <em>Fedro<\/em>. Numerosi sono i temi sui quali Platone e Jacques potrebbero discorrere a lungo. L\u2019inesauribile densit\u00e0 di significati del mito della biga alata, la forza dell\u2019esaltante mania amorosa, il viaggio prenatale nella pianura della Verit\u00e0 e la folle caduta delle anime nella tomba del corpo, la teoria della conoscenza come reminescenza, e il soave rapporto degli uomini con la musica espresso nel mito delle cicale. Ma una questione in particolare li colpisce: che sia meglio il discorso parlato o quello scritto? Platone, figlio intellettuale di Padre <strong>Socrate<\/strong> e Madre Oralit\u00e0, si mostra sicuro nel dire che il solo discorso che ci conduce alla Verit\u00e0 \u00e8 quello parlato. A tal proposito racconta una storia che viene da terre lontane: \u201c<em>Ho sentito narrare che a Naucrati d\u2019Egitto dimorava uno dei vecchi d\u00e8i del paese, il dio a cui \u00e8 sacro l\u2019uccello ibis, e di nome detto Theuth. Egli fu l\u2019inventore dei numeri, del calcolo, della geometria e dell\u2019astronomia, per non parlare del gioco del tavoliere e dei dadi, e finalmente delle lettere dell\u2019alfabeto. Re dell\u2019intero paese era a quel tempo Thamus, che abitava nella grande citt\u00e0 dell\u2019alto Egitto che i greci chiamano Tebe egiziana e il cui dio \u00e8 Ammone<\/em>\u201d. Platone continua poi il suo racconto con lo scopo di capire insieme a Jacques se sia opportuno scrivere, e se s\u00ec, quando \u00e8 giusto farlo. Il mito, infatti, racconta che il dio Theuth giunse al cospetto del re e gli mostr\u00f2 tutto ci\u00f2 che aveva inventato. Arrivato al momento di illustrare la scrittura disse al re Thamus che questa avrebbe reso gli egiziani pi\u00f9 sapienti, poich\u00e9 avrebbe arricchito la loro memoria. \u201cDunque\u201d, dice Platone, \u201ctale invenzione sarebbe stata un rimedio sicuro!\u201d (O forse disse un veleno?).<br \/>\n<!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il sommo re Thamus, che Platone assume come portavoce delle sue idee, spiega al dio che <strong>la scrittura anzich\u00e8 essere un rimedio, \u00e8 per gli uomini un vero veleno<\/strong>, perch\u00e9 essi penseranno di conoscere ci\u00f2 che hanno letto dal discorso scritto, ma in realt\u00e0 non lo avranno appreso, e impresso nella loro anima. La scrittura, per Platone, attua perci\u00f2 una depauperazione delle nostre facolt\u00e0, dal momento che ci affidiamo a un supporto esterno, per ricordare ci\u00f2 che pensiamo di conoscere, ma che in fondo non abbiamo mai imparato veramente. Forte della lezione di Socrate, Platone si rivolge a Jacques, che lo guarda dubbioso, sostenendo che la Verit\u00e0 sia figlia del dialogo, di ci\u00f2 che si raggiunge, e si pone in essere, tra e con le parole. La vera conoscenza \u00e8 figlia del discorso orale. La scrittura, dunque, \u00e8 per Platone un male perch\u00e9 \u00e8 incapace di difendersi, risponde sempre allo stesso modo, se interrogata, e arriva nelle mani di tutti indistintamente. Jacques non pu\u00f2 pi\u00f9 ascoltare e interrompe Platone: \u201c<em>Un testo \u00e8 un testo solo se nasconde al primo sguardo, al primo venuto la legge della sua composizione e la regola del suo gioco. Un testo peraltro resta sempre impercettibile. La legge e la regola non si affidano mai, al presente, a nulla che si possa con rigore chiamare una percezione<\/em>\u201d. Jacques impugna, metaforicamente, il piccone, decide di abbattere il muro del platonismo che si trova di fronte, e dice: \u201cCom\u2019\u00e8 possibile pensare che all\u2019interno di un discorso orale sia visibile la Verit\u00e0, se non siamo neppure certi del fatto che il concetto di Verit\u00e0 sia raggiungibile per l\u2019uomo?\u201d Egli biasima il suo amico interlocutore di considerare in modo ossessivo la realt\u00e0 come racchiusa all\u2019interno di coppie oppositive (idee\/cose, ideale\/reale, anima\/corpo, vero\/falso, Sole\/buio della caverna). Tale fissit\u00e0 va abolita una volta per tutte. A Jacques gli viene in mente di scrivere sul suo blocco notes tutte le riflessioni che gli ronzano nella testa, cos\u00ec da poterle raccogliere in un libro (<em>La Farmacia di Platone<\/em>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Continua a parlare e dice: \u201cCome possiamo dar ancora manforte al logocentrismo e pensare che il valore, il senso del nostro pensiero sia come un Padre pronto a venire in soccorso solo a suo figlio legittimo, il discorso orale? E che ne sar\u00e0 di suo figlio bastardo, il figliastro, il discorso scritto?\u201d Platone guarda Jacques in modo risentito, ma Jacques irrefrenabile continua instillando nuovi dubbi e dice: \u201cQuel padre che tu Platone consideri come l\u2019emblema della presenza, come corsia preferenziale per la Verit\u00e0, non pensi che appaia invece come modello distante, estraneo, sfuggente dalla realt\u00e0? Se per te il Padre \u00e8 la presenza, \u00e8 la luce di Verit\u00e0 che diamo alle parole, potremmo dire allora che questi sia il Sole!?!. Proprio tu, Platone, ci hai insegnato come gli uomini, ancorati al mondo delle cose, non possano guardare il Sole, se non attraverso il suo riflesso in una pozzanghera. Il Padre\/Sole\/Verit\u00e0 dunque \u00e8 assente, rimane <em>a latere<\/em> del gioco della scrittura fino al momento in cui, suo figlio legittimo, il prediletto, non lo chiama per correre in suo aiuto. Questo \u201cfiglio di pap\u00e0\u201d \u00e8 dunque giocatore, ma al tempo stesso \u00e8 anche la regola del gioco, perch\u00e9 stabilisce se, e quando, suo padre debba intervenire. Ma quale sar\u00e0 la fine funesta del figlio illegittimo, il discorso scritto? Egli \u00e8 colui che da sempre \u00e8 stato allontanato dal padre, quel padre che \u00e8 per lui sempre assente. <strong>Dunque, non avendo nessuno che gli indichi come dover essere, egli pu\u00f2 essere pi\u00f9 cose, pu\u00f2 assumere pi\u00f9 significati.<\/strong> Il discorso scritto \u00e8 la carta jolly, e diviene protagonista del gioco che stiamo facendo.\u201d Platone fissa con sguardo torvo Jacques, e trova alquanto difficile accettare l\u2019idea che si parli in termini di gioco! (\u201cMa insomma\u201d, dice Platone, \u201cquesta \u00e8 filosofia!\u201d). Jacques prega il suo amico interlocutore di accettare l\u2019idea che la scrittura sia al di l\u00e0 di ogni concettualizzazione, e quindi, liberata da ogni fissit\u00e0 di significati, <strong>che si possa pensare come un gioco.<\/strong> All\u2019interno di questo gioco per\u00f2 non vige una sola ed unica regola, ma vigono un insieme di regole che si appoggiano l\u2019una all\u2019altra in modo per l\u2019appunto regolato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dunque, se diciamo che la scrittura \u00e8 un gioco, possiamo affermare che essa sia un gioco serio, perch\u00e9 sostenuto da una polisemia regolata. In fondo per Jacques la distinzione tra oralit\u00e0 e scrittura si assottiglia proprio nel momento in cui accettiamo che non esista alcun senso ideale che non sia veicolato da segni. C\u2019\u00e8 sempre una mediazione attraverso cui cogliamo significati, sia essa una parola scritta o pronunciata. \u201cA essere sincero\u201d, aggiunge Jacques, \u201cil discorso scritto risulta emblema di questa mediazione infinita tra segni e significati, egli rimanda sempre a molto altro, non \u00e8 mai un assoluto, ma \u00e8 sempre un relativo. La lettura di un testo non \u00e8 mai un\u2019operazione neutra, caro Platone!\u201d. E poi continua: \u201c<em>Grazie al gioco della lingua, si stabiliscono comunicazioni regolate fra diverse funzioni della parola e, nel suo corpo, fra diversi sedimenti o diverse zone della cultura<\/em>\u201d. Jacques guarda Platone con l\u2019entusiasmo di un bambino e conclude dicendo: \u201c<em>La tela che avvolge la tela<\/em>.\u201d Ogni volta che leggiamo un testo scritto costruiamo qualcosa su di lui, agganciamo dei fili che vanno ad avvolgersi alla trama dei fili gi\u00e0 presente in esso, proprio come se avvolgessimo una tela con un\u2019altra tela. Ogni tela, ogni traccia di lettura, lascia una possibilit\u00e0 perch\u00e9 nessuna tessitura \u00e8 migliore di un&#8217;altra. Traccia di tracce. Rimando di rimandi. Forte della sua impresa decostruzionista, e del suo interesse per l\u2019ermeneutica, Jacques mette in luce il carattere quasi sovversivo della scrittura, con essa, infatti diamo forma ai nostri pensieri, consapevoli della catena di parlanti\/pensanti\/tessitori che questi pensieri incontreranno nel loro viaggio. Mi sono svegliata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Elisa Scirocchi<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>a cura di Elisa Scirocchi Sto facendo un sogno. Platone e Jacques Derrida seduti sotto l\u2019ombra di un albero che sfuggono alla calura del cocente sole ateniese. Passato e futuro sono coesi in un dialogo che continua nei secoli. 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