{"id":2670,"date":"2013-02-09T11:37:46","date_gmt":"2013-02-09T11:37:46","guid":{"rendered":"http:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/?p=2670"},"modified":"2013-02-09T12:06:08","modified_gmt":"2013-02-09T12:06:08","slug":"l-animal-laborans-in-hannah-arendt","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/?p=2670","title":{"rendered":"L&#8217; Animal Laborans in Hannah Arendt"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_2690\" style=\"width: 628px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/02\/foto.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-2690\" class=\" wp-image-2690\" title=\"foto\" src=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/02\/foto.jpg\" alt=\"\" width=\"618\" height=\"218\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-2690\" class=\"wp-caption-text\">Hannah Arendt e Richard Sennett<\/p><\/div>\n<p align=\"center\"><strong>UNA RIVISITAZIONE DEL CONCETTO DI ANIMAL LABORANS IN HANNAH ARENDT. A cura di Alessio Perigli<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Introduzione<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">I L\u2019animal laborans nella storia<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">I.1 Strumentalit\u00e0 e animal laborans<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">I.2 La vittoria dell\u2019animal laborans<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">II L\u2019animal laborans nei regimi totalitari<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">II.1 L\u2019animal laborans nel regime nazista<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">II.2 L\u2019animal laborans nel regime stalinista<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">III L\u2019animal laborans e l\u2019homo sacer<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">III.1 L\u2019ambivalenza del sacro<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">IV L\u2019animal laborans e l\u2019uomo artigiano<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">IV.1 L\u2019uomo creatore di s\u00e9 stesso<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">IV.2 L\u2019esperienza come mestiere<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">\u00a0Conclusioni<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">\u00a0Bibliografia<br \/>\n&#8212; &#8212; &#8212;<br \/>\n<!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\" align=\"center\"><strong>Introduzione<br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/02\/lavoro.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-2677\" title=\"lavoro\" src=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/02\/lavoro.jpg\" alt=\"\" width=\"486\" height=\"308\" srcset=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/02\/lavoro.jpg 486w, https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/02\/lavoro-300x190.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 486px) 100vw, 486px\" \/><\/a><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Hannah Arendt \u00e8 sicuramente una pensatrice \u201c<em>sui generis\u201d<\/em>. Ella ha sempre rifiutato che qualcuno potesse etichettarla all\u2019interno di griglie concettuali predefinite. Non amava definirsi una filosofa, anzi questa definizione la faceva arrabbiare. Hannah Arendt \u00e8 stata principalmente una pensatrice politica con una matrice filosofica molto forte che ha caratterizzato il suo percorso formativo. Probabilmente questa avversione per la filosofia \u00e8 nata quando il suo maestro <strong>Martin Heidegger<\/strong> ader\u00ec la nazismo. Come \u00e8 stato possibile?\u00a0 La persona che pi\u00f9 di tutte le aveva insegnato a scavare fino in fondo i misteri del pensiero, che le ha insegnato ad approfondire grandi sistemi concettuali, ha aderito ad un movimento politico che rappresenta l\u2019uccisione del pensiero stesso, l\u2019eclissi della ragione. Probabilmente questa esperienza la port\u00f2 a considerare la filosofia una disciplina per coloro che vivono nel mondo delle idee e che si dimenticano delle dinamiche reali. Probabilmente \u00e8 proprio questo che ha spinto la pensatrice a indagare il mondo della politica, trovando in essa l\u2019autentica condizione umana dell\u2019uomo, soprattutto quello moderno. La politica non\u00a0 per\u00a0 la Arendt un semplice esercizio del potere. Non \u00e8 un mondo a parte fatto di politici distinto e da un mondo fatto di cittadini, ma \u00e8 il luogo dove le persone si possono realizzare attraverso azioni e discorsi. Questa concezione \u00e8 stata assolutamente perduta, secondo Hannah Arendt\u00a0 gi\u00e0 nel medioevo dove la vita della contemplazione era di gran lunga pi\u00f9 importante di quella dell\u2019azione. Questa distinzione (il cui iniziatore \u00e8 Platone) ha portato la filosofia a vaneggiare tra i concetti sottovalutando la sfera dell\u2019azione. Questa scorporazione tra filosofia e politica ha portato l\u2019uomo a subire la politica anzich\u00e9 realizzarsi per mezzo di essa. Proprio dentro questo contesto che sviluppa da questa intuizione nasce il concetto animal laborans. Chi \u00e8 l\u2019animal laborans? L\u2019animal laborans \u00e8 l\u2019uomo contemporaneo che vive in funzione del lavoro stesso o in altri termini che lavora e che vive per la mera sopravvivenza.<a title=\"\" href=\"#_ftn1\">[1]<\/a> Le origini di questa condizione\u00a0 saranno sviluppate successivamente in maniera concettualmente ben definita. Il concetto animal laborans \u00e8 di stretta attualit\u00e0. Questa condizione esistenziale \u00e8 riscontrabile nelle diverse forme di insicurezza caratterizzanti l\u2019odierno mondo del lavoro. Un esempio possiamo trovarlo nell\u2019ambivalente concetto di flessibilit\u00e0. Il rapporto tra animal\u00a0 laborans e uomo flessibile lo analizzer\u00f2 successivamente alla luce di due brillantissimi saggi di <strong>Richard Sennett<\/strong> citati in bibliografia.<a title=\"\" href=\"#_ftn2\">[2]<\/a> L\u2019animal laborans non deve essere un concetto pensato all\u2019interno di un contesto meramente professionale, ma anche in un contesto politico-esistenziale. Per contesto politco-esistenziale intendo tutte\u00a0 quelle di condizioni politiche che producono una esistenza il cui fine \u00e8 la mera sopravvivenza. Un esempio di questo contesto possiamo trovarlo molto facilmente nei regimi totalitari sui quali Hannah Arendt ha scritto un\u2019opera che cerca di individuare una struttura comune che li determina nonostante le imponenti differenza ideologiche.<a title=\"\" href=\"#_ftn3\">[3]<\/a> L\u2019animal laborans, oltre ad essere analizzato da un punto di vista esistenziale, sar\u00e0 analizzato da un punto di vista concettuale. Analizzare una condizione esistenziale da un punto di vista concettuale significa scoprirne le relazioni che sussistono con altri concetti con cui esistono enormi differenze, ma che vivono in un confine comune, relazioni che una volta individuate arricchiscono la comprensione di un patrimonio concettuale complesso ma nello stesso tempo affascinante. Sar\u00e0 quindi interessante scoprire che relazione sussiste tra il concetto di animal laborans di Hannah Arendt e quello di Homo sacer di <strong>Giorgio Agamben<\/strong>, filosofo contemporaneo.<a title=\"\" href=\"#_ftn4\">[4]<\/a> Il concetto di animal laborans non \u00e8 di certo di matrice ottimistica: esso descrive in maniera cruda una condizione esistenziale determinata da alcuni approcci politico- filosofici che hanno prodotto un humus culturale che a sua volta ha determinato scelte politiche che da un punto di vista umano sono molto discutibili. Quello che intendo ricercare sar\u00e0 inoltre l\u2019individuazione di una \u201cpars costruens\u201d, ossia un insieme di soluzioni che possono\u00a0 essere individuate nel pensiero pragmatico americano attraverso l\u2019ausilio\u00a0 dei saggi di Richard Sennett. Anche Hannah Arendt ha vissuto dentro un contesto sociale ( quello americano) dove ha fatto i conti con questo tipo di mentalit\u00e0. Il suo attivismo politico \u00e8 testimonianza di un atteggiamento profondamente legato a questo approccio, soprattutto alla luce del primato dell\u2019azione che \u00e8 uno dei capisaldi della sua filosofia. L\u2019agire politico di Hannah Arendt \u00e8 stato sempre fuori gli schemi: troppo conservatrice per i liberali, troppo progressista per i conservatori. Il suo \u00e8 un pensiero che difficilmente accontenta chi ha un approccio ideologico scorporato dalla realt\u00e0. Per questo ritengo sia giusto offrire tutta una serie di quesiti produttivi proposti da Sennett in linea con la sua volont\u00e0 di creare una nuova politica: una politica che sappia guardare al miglioramento delle condizione umane fuori da griglie concettuali preconfezionate in nome di quell\u2019 \u201camor mundi\u201d che instancabilmente ha sostenuto la pensatrice tedesca.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>L\u2019animal laborans nella storia<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019animal laborans \u00e8 una particolare condizione esistenziale. Essa consiste nell\u2019uomo che lavora con il semplice obbiettivo di sopravvivere. La storia dell\u2019animal laborans comincia nella societ\u00e0 dell\u2019antica Grecia, nella democrazia ateniese. In quel tipo di societ\u00e0 era vigente una particolare modo di percepire la politica: essa era il luogo dove le persone potevano realizzarsi attraverso azioni e discorsi. Tra i cittadini c\u2019era una completa eguaglianza ( la definizione di cittadinanza era comunque molto restrittiva, infatti la maggior parte delle persone che abitavano ad Atene non erano considerati cittadini). Questi cittadini si riunivano in assemblea, il luogo dove si svolgeva il dibattito politico e ognuno era uguale all\u2019altro. Le decisioni venivano prese in maniera democratica (ovviamente la situazione non era cos\u00ec semplicistica, c\u2019erano anche delle forti turbolenze politiche) e ogni cittadino partecipava liberamente alla vita politica della citt\u00e0. La maggior parte del tempo di un cittadino ateniese era caratterizzato dall\u2019impegno politico. Chi provvedeva ai bisogni della casa e ai bisogni fisiologici del cittadino? Le donne e gli schiavi. Le donne erano chiuse tutto il giorno in casa dove svolgevano le mansioni domestiche insieme agli schiavi. Donne e schiavi nell\u2019antica Grecia rappresentano due forme di animal laborans. Alla base di questo sfruttamento non sussistevano banali teorie razzistiche, ma un vero e proprio approccio pragmatico. La domanda che si poneva un cittadino ateniese era sostanzialmente questa: chi si occupa della casa e dei bisogni fisiologici? La risposta era semplice: donne e schiavi. La condizione femminile e di schiavit\u00f9 erano considerate naturali, ossia pienamente inserite nell\u2019ordine della natura. Non a caso la necessit\u00e0 naturale della schiavit\u00f9 fu teorizzata anche da un grande filosofo come Aristotele . La sua analisi rispecchia la mentalit\u00e0 vigente nel tempo dei greci.<a title=\"\" href=\"#_ftn5\">[5]<\/a> Secondo la Arendt questo approccio \u00e8 stato scardinato da un punto di vista intellettuale dalla filosofia platonica. Platone metteva in risalto la maggior importanza della vita contemplativa rispetto a quella attiva. Il contemplare il mondo delle idee aveva la precedenza sull\u2019agire nel mondo. Questa mentalit\u00e0 si rafforz\u00f2 nell\u2019era cristiana dove la contemplazione di Dio era di gran lunga pi\u00f9 importante rispetto a qualsiasi azione umana. Questo approccio ha portato a un cambiamento radicale nella societ\u00e0: la svalutazione dell\u2019azione. L\u2019 azione secondo la Arendt consiste nella capacit\u00e0 umana di dare un nuovo inizio a un qualcosa che sostanzialmente \u00e8 imprevisto. Privando l\u2019uomo dell\u2019azione, lo si priva della linfa vitale, di ci\u00f2 che lo caratterizza maggiormente e che determina la realizzazione della sua natura. Un altro punto di svolta fu l\u2019avvento del capitalismo industriale e il parallelo processo di secolarizzazione. In questo periodo l\u2019uomo considera molto meno importante la questione dell\u2019aldil\u00e0 e la capacit\u00e0 di attribuire valore alla sua dignit\u00e0: comincia a considerarsi mero processo biologico in un mondo in cui fatica sempre pi\u00f9 a trovare un senso. Questo ulteriore rovesciamento culturale porta con s\u00e9 delle implicazioni profonde nel rapporto tra uomo e lavoro: siamo alla fine dell\u2019homo faber.<a title=\"\" href=\"#_ftn6\">[6]<\/a> Per homo faber Hannah Arendt intende l\u2019uomo che realizza s\u00e9 stesso nel lavoro attraverso la creativit\u00e0 e attraverso la capacit\u00e0 di produrre qualcosa. L\u2019homo faber \u00e8 un uomo che porta qualcosa da uno stato di non essere ad uno stato di esistenza.<a title=\"\" href=\"#_ftn7\">[7]<\/a> L\u2019artigiano medievale ne \u00e8 un esempio molto calzante. Nella\u00a0 societ\u00e0 del capitalismo industriale l\u2019uomo \u00e8 diventato un ingranaggio meccanico di un sistema di produzione seriale. Non sviluppa la sua creativit\u00e0 e non produce niente. La cosa importante \u00e8 che sia funzionale per\u00a0 lo svolgimento del processo produttivo. Questa condizione lo porta a lavorare con il semplice scopo di portare a casa un salario senza realizzare s\u00e9 stesso in ci\u00f2 che fa. La situazione dell\u2019uomo moderno \u00e8\u00a0 angosciante. Ovviamente questo processo che apparentemente influenza il solo mondo del lavoro, in realt\u00e0 influisce anche su altre sfere della vita come per esempio quello delle relazioni sociali. L\u2019individualismo crescente \u00e8 frutto di una riduzione dell\u2019essere umano\u00a0 ad animale da lavoro. Gli individui rischiano di essere pensati solamente come mera merce di scambio senza che essi siano percepiti come portatori di un valore in quanto naturalmente sono agenti. La persona moderna sembra quasi impotente davanti questo processo.<a title=\"\" href=\"#_ftn8\">[8]<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Strumentalit\u00e0 e animal laborans<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Molto interessante \u00e8 il rapporto che sussiste tra animal laborans e strumentalit\u00e0. Gli strumenti sono essenzialmente creati con fini produttivi. L\u2019homo faber fabbrica gli strumenti per creare il suo prodotto, frutto della sua creativit\u00e0. Il rapporto tra creativit\u00e0 e homo faber \u00e8 assolutamente fondamentale: attraverso di essa egli realizza s\u00e9 stesso nel processo lavorativo. Fondamentalmente \u00e8 questa la differenza che separa l\u2019homo faber dall\u2019 animal laborans. L\u2019animal laborans non realizza s\u00e9 stesso nel processo lavorativo, ma consuma s\u00e9 stesso. Questo cambiamento \u00e8 stato determinato dall\u2019avvio della rivoluzione industriale. La rivoluzione industriale \u00e8 determinata dall\u2019introduzione della macchina come mezzo che determina i processi produttivi. Lo strumento non \u00e8 pi\u00f9 un mezzo che serve all\u2019uomo per produrre un qualsivoglia prodotto attraverso la sua creativit\u00e0. L\u2019uomo stesso si adatta ai movimenti della macchina. La macchina esercita un domino sull\u2019uomo e non viceversa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo pone il lavoratore in una condizione di subordinazione nei confronti della macchina. Il sistema di produzione in serie intensifica questo processo. L\u2019uomo diventa con questa innovazione solamente una parte del processo produttivo. Il rapporto con lo strumento diventa una situazione che non \u00e8 pi\u00f9 in suo controllo. Questo scenario parte dalla rivoluzione industriale fino ad arrivare ai giorni nostri. La macchina \u00e8 stata pensata con la finalit\u00e0 di rendere il lavoro dell\u2019uomo meno penoso. La riduzione della fatica fisica era l\u2019obbiettivo che stava alla base della produzione della macchina insieme ad un aumento della produzione. Il risultato di questa novit\u00e0 nella storia del lavoro non ha portato i risultati sperati in termini di soddisfazione professionale. Il valore che esprime il lavoratore all\u2019interno di una realt\u00e0 di fabbrica \u00e8 assolutamente sminuito dalla partizione dei processi produttivi. Il cambiamento\u00a0 che avviene nell\u2019uomo dopo questa\u00a0 rivoluzione non riguarda solamente il modo di percepire il lavoro, ma anche il movimento corporeo nella sua totalit\u00e0: \u00abNon \u00e8 pi\u00f9 il movimento del corpo che determina il movimento dell\u2019utensile ma il movimento della macchina che comanda i movimenti del corpo\u00bb<a title=\"\" href=\"#_ftn9\">[9]<\/a> La rivoluzione che si \u00e8 sviluppata nel mondo del lavoro \u00e8 assolutamente radicale come la stessa Arendt afferma \u00abNe \u00e8 risultata una vera e propria rivoluzione nel concetto di fabbricazione;\u00a0 la manifattura, che era sempre stata \u201cuna serie di passi separati\u201d, \u00e8 diventata un processo continuo\u201dil processo del nastro trasportatore e della catena di montaggio\u00bb<a title=\"\" href=\"#_ftn10\">[10]<\/a>. Il rapporto precedente tra uomo e strumentalit\u00e0 era assolutamente diverso. L\u2019homo faber utilizzava un mezzo\u00a0 per produrre un fine che a sua volta diventava mezzo per qualcos\u2019altro \u00abOgni fine serve ancora come mezzo in un altro contesto\u00bb.<a title=\"\" href=\"#_ftn11\">[11]<\/a> Questa catena in cui il fine diventa costantemente mezzo solo se l\u2019uomo viene considerato il fine di tutte le cose. Quindi il rapporto tra strumentalit\u00e0 e homo faber \u00e8 caratterizzato da questa incapacit\u00e0 di comprendere la differenza tra mezzi e fini \u00abLa filosofia dell\u2019homo faber per eccellenza, pu\u00f2 essere definita teoricamente come un\u2019innata incapacit\u00e0 di comprendere la distinzione tra utilit\u00e0 e significato espressa linguisticamente nella differenza tra le espressioni \u201cal fine di\u201d e \u201cin nome di\u00bb.<a title=\"\" href=\"#_ftn12\">[12]<\/a> A questo punto possiamo tracciare in maniera chiara come animal laborans e homo faber concepiscano in maniera molto differente il loro rapporto con la strumentalit\u00e0: Il primo non riesce a comprendere il concetto di significato legato al rapporto mezzo-fine, il secondo non riesce a comprendere quello di strumentalit\u00e0 \u00abL\u2019 homo faber, in quanto non \u00e8 che un fabbricante e non pensa che in termini di mezzi e fini che scaturiscono direttamente dalla sua opera, \u00e8 tanto incapace di intendere il significato quanto l\u2019animal laborans di comprendere la strumentalit\u00e0\u00bb<a title=\"\" href=\"#_ftn13\">[13]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Possiamo concludere che esiste una differenza sostanziale tra i dei due approcci, ma che entrambi presentano dei limiti. Il limite dell\u2019homo faber consiste nel perdere il senso del prodotto che produce attraverso lo strumento. Il limite dell\u2019animal laborans consiste nel non comprendere il senso e l\u2019utilizzo dello strumento stesso. La situazione dell\u2019animal laborans \u00e8 comunque pi\u00f9 grave, perch\u00e9 percepisce in maniera molto pi\u00f9 forte la perdita di senso nel lavoro che opera.<strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\" align=\"center\"><strong>La vittoria dell\u2019animal laborans<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come si \u00e8 affermata la condizione esistenziale dell\u2019animal laborans nella societ\u00e0 moderna? La risposta sicuramente non \u00e8 semplice. Ci sono in gioco tutta un serie di fattori, da quelli culturali a quelli politici. Da un punto di vista politico l\u2019avvento del capitalismo industriale ha ridefinito il rapporto tra uomo e macchina. Essa non pu\u00f2 pi\u00f9 essere considerata come mero strumento attraverso il quale il lavoratore realizza la sua creativit\u00e0. La macchina \u00e8 diventata\u00a0 uno strumento finalizzato alla produzione in serie e, a livello teorico, uno strumento che renderebbe il lavoro meno penoso per l\u2019uomo. Il lavoratore moderno non impara il mestiere, ma \u00e8 solamente parte del processo produttivo. La sua presenza in fabbrica non esprime un valore aggiunto portato all\u2019azienda, ma serve solo per far eseguire determinate istruzioni alla macchina. Questo porta l\u2019uomo a non avere un rapporto col proprio lavoro. Prima della rivoluzione industriale il lavoro di una persona n\u00e9 determinava un\u2019identit\u00e0 che si fondava sulle competenze che il lavoratore conseguiva attraverso l\u2019esercizio e l\u2019apprendimento. Nella societ\u00e0 moderna questo processo \u00e8 saltato. La politica ha dato risposte insoddisfacenti per cercare di impedire che questa condizione esistenziale dilaghi. La condizione di animal laborans influisce molto sulla sfera esistenziale. L\u2019animal laborans vive un senso di frustrazione legato essenzialmente ad un senso di non-realizzazione che sviluppa durante il suo percorso professionale. In questa prospettiva si crea un circolo vizioso che ha messo in moto in maniera molto forte tutta una serie di problemi politici come quello della flessibilit\u00e0 che richiedono delle risposte politicamente consistenti. La politica sembra quasi impotente davanti questo processo \u00abLe qualit\u00e0 richieste dal lavoro e quelle richieste dalla morale non sono le stesse\u00bb.<a title=\"\" href=\"#_ftn14\">[14]<\/a> Da un punto di vista culturale la faccenda \u00e8 molto complessa. La vittoria dell\u2019animal laborans possiamo attribuirla all\u2019avvento del secolarismo. Il dubbio cartesiano ha messo la societ\u00e0 in condizione di perdere tutto quel sistema di convinzioni che caratterizzava la societ\u00e0 pre-moderna. Hannah arendt cerca di capire quale possa essere la relazione che lega il dubbio metodico cartesiano, con le sue implicazioni nel pensiero moderno, e la vittoria dell\u2019animal laborans \u00abLa vittoria dell\u2019animal laborans non sarebbe mai stata completa se il processo di secolarizzazione, la perdita inevitabile della fede derivata dal dubbio cartesiano, non avesse privato la vita individuale della sua immortalit\u00e0, o almeno della certezza dell\u2019immortalit\u00e0\u00bb.<a title=\"\" href=\"#_ftn15\">[15]<\/a> Questa perdita di certezza nei confronti dell\u2019immortalit\u00e0 ha portato l\u2019uomo a dubitare del mondo stesso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Davanti a questa situazione di disagio esistenziale e culturale, l\u2019uomo non poteva rimanere impotente: bisognava cercare in una sfera non religiosa un elemento che potesse produrre una certa quantit\u00e0 di ottimismo. La filosofia elabor\u00f2 un modello di pensiero che vedeva nel progresso scientifico una possibile certezza. Questo ottimismo derivava dal fatto che il genere umano attraverso la scienza potesse trovare le condizioni per produrre una vita di qualit\u00e0. Questa concezione, secondo la Arendt, portava l\u2019uomo ulteriormente distante dalle dinamiche che caratterizzano la vita attiva \u00abE quando postul\u00f2 che fosse reale nell\u2019ottimismo acritico e apparentemente incontrastato di una scienza in continuo progresso, si port\u00f2 pi\u00f9 lontano dalla terra di quanto non l\u2019avesse mai portato la tensione cristiana verso l\u2019oltre-mondo\u00bb.<a title=\"\" href=\"#_ftn16\">[16]<\/a> La fiducia nel progresso ha portato l\u2019uomo ad avere un rapporto con i propri sensi differente rispetto all\u2019approccio precedente. La mancanza di un approccio finalistico port\u00f2 l\u2019uomo a ragionare sui propri sensi senza la capacit\u00e0 di attribuire loro un senso \u00abI soli contenuti rimastigli furono gli appetiti e i desideri, i bisogni incoscienti del suo corpo che dichiar\u00f2 passioni e che giudic\u00f2 \u201cirragionevoli\u201d perch\u00e9 si accorse che non poteva \u201cragionare\u201d, cio\u00e8 fare i conti con essi\u00bb.<a title=\"\" href=\"#_ftn17\">[17]<\/a> Questa mancanza di produzione di senso lasci\u00f2 spazio solo esclusivamente alla forza vitale, ossia al bisogno di sopravvivenza insito nel genere umano. \u00abRimase solo una \u201cforza naturale\u201d, la forza del processo vitale, alla quale tutti gli uomini e tutte le attivit\u00e0 umane erano egualmente sottomesse(\u201clo stesso processo del pensiero \u00e8 un processo naturale\u201d) e il cui solo scopo, se mai aveva uno scopo, era la sopravvivenza della specie dell\u2019animale umano\u00bb.<a title=\"\" href=\"#_ftn18\">[18]<\/a> Il concetto di sopravvivenza diventa cos\u00ec l\u2019elemento essenziale della riflessione umana. L\u2019attivit\u00e0 del pensare \u00e8 oramai ridotta ad una mera funzione cerebrale, funzione alla quale possono adempiere benissimo i moderni calcolatori elettronici \u00abNon \u00e8 solo e nemmeno soprattutto la contemplazione che \u00e8 diventata un\u2019esperienza assolutamente priva di significato. Il pensiero stesso, quando divenne \u201ccalcolo delle conseguenze\u201d,divenne una funzione cerebrale, col risultato che gli strumenti elettronici adempiono queste funzioni meglio di noi\u00bb.<a title=\"\" href=\"#_ftn19\">[19]<\/a> Cos\u00ec ha vinto l\u2019animal laborans. La funzione stessa del pensare \u00e8 stato ridotta ad un pensare per sopravvivere.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\" align=\"center\"><strong>L\u2019animal laborans nei regimi totalitari<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La condizione esistenziale dell\u2019animal laborans si realizza in maniera naturale nei regimi totalitari. Le caratteristiche principali di questi regimi sono: il partito unico, l\u2019utilizzo della polizia segreta, la duplicazione delle associazioni partitiche, un\u2019ideologia che diventa la chiave della storia, l\u2019aspirazione al dominio del mondo sviluppando degli obbiettivi sopranazionali, l\u2019utilizzo dello sterminio sistematico. Il partito unico inizialmente non si presenta come tale. Esso partecipa normalmente alle elezioni democratiche, anche se comincia ad instaurare un clima di violenza nel periodo della campagna elettorale) per poi distruggere il medesimo sistema democratico che lo ha condotto al potere. Il regime totalitario concede pi\u00f9 potere alla polizia segreta che all\u2019apparato militare. Cos\u00ec facendo evita il pericolo di una dittatura militare (la dittatura militare \u00e8 comunque pericolosa agli occhi del leader totalitario perch\u00e9 essa lo sottopone ad un insieme di leggi seppur autoritarie, mentre egli vuole avere un potere che si pone al di sopra della legge stessa). Inoltre la polizia di segreta \u00e8 utilizzata per instaurare quel clima di terrore che pu\u00f2 colpire chiunque sia colpevoli che innocenti, il tutto giustificato dall\u2019affermazione della \u201ccausa\u201d ossia l\u2019attuazione di quelle leggi immutabili della natura che il leader totalitario pretende di incarnare e applicare. Il regime totalitario utilizza anche la duplicazione delle associazioni partitiche. Per esempio un\u2019associazione giovanile del partito non \u00e8 solo una, ma almeno due.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo meccanismo \u00e8 utilizzato per non dare troppo potere a ciascuna delle associazioni e per spostare il fulcro del potere in maniera arbitraria da un\u2019associazione all\u2019altra. Nei regimi totalitari l\u2019ideologia diventa lo strumento attraverso il quale \u00e8 possibile comprendere le leggi immutabili della storia. Questa ideologia parte da una premessa che deve essere affermata e giustificata in ogni circostanza, accettandone anche le pi\u00f9 tremende contraddizioni. In questo modo il regime totalitario trasforma la menzogna in realt\u00e0. Tale tipologia di regime vuole aspirare al dominio sul mondo. Per esempio l\u2019ideologia nazista pretendeva che tutte le razze \u201cinferiori\u201d dovessero essere sottomesse alla razza \u201cariana\u201d e poi sterminate .L\u2019ideologia staliniana pretendeva che esistessero \u201cclassi in via di estinzione\u201d come ad esempio quella dei contadini e che la rivoluzione dovesse espandersi in tutto il mondo abolendo tutte le classi esistenti. Un\u2019altra caratteristica del regime totalitario \u00e8 l\u2019utilizzo dello sterminio sistematico che serve a velocizzare \u201cil corso della natura\u201d\u00a0 mettendo alla stessa stregua colpevoli e innocenti cercando di abolire i medesimi concetti di \u201cinnocenza\u201d e \u201ccolpevolezza\u201d.<a title=\"\" href=\"#_ftn20\">[20]<\/a> La pretesa di cancellare questi concetti dalla coscienza delle persone apre le porte alla condizione esistenziale dell\u2019animal laborans. L\u2019individuo vive in una societ\u00e0 dove non pu\u00f2 realizzare s\u00e9 stesso. Il confine tra pubblico e privato \u00e8 totalmente sparito: o il privato diventa tutto pubblico o il pubblico diventa tutto privato. La libert\u00e0 viene praticamente uccisa. L\u2019animal laborans vive in una condizione di schiavit\u00f9 nei confronti del lavoro. In una societ\u00e0 liberticida questa schiavit\u00f9 diventa pi\u00f9 accentuata. Nei campi di sterminio l\u2019uomo \u00e8 costretto a lavorare per prolungare la sua agonia fino alla morte. L\u2019animal laborans trova pieno compimento nei regimi totalitari sia da un punto di vista lavorativo, sia da un punto di vista pi\u00f9 specificatamente esistenziale. Nei regimi totalitari il concetto di \u201cpolitica\u201d cos\u00ec come pensato dalla Arendt viene cancellato. L\u2019uomo non realizza s\u00e9 stesso attraverso azioni e discorsi in quanto gli unici che contano sono quelli del leader. Il cittadino, nel regime totalitario, \u00e8 chiamato ad aderire con tutto s\u00e9 stesso a questa volont\u00e0 che deve essere percepita come una sorta di \u201cvolont\u00e0 della natura\u201d. Per quanto riguarda invece, la dimensione lavorativa, la situazione \u00e8 analoga. Lavorare significa sopravvivere, non solo nei campi di lavoro, ma anche nella vita quotidiana. Esso \u00e8 percepito come una serie di azioni che servono l\u2019 espansione del movimento accelerando quelle che sono le presunte legge di natura che il movimento stesso avrebbe individuato per mezzo dell\u2019intuizione del leader. Il leader e l\u2019ideologia che rappresenta sono il fine stesso del lavoro.<strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\" align=\"center\"><strong>L\u2019animal laborans nel regime nazista<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il regime nazista ha realizzato in maniera molto forte l\u2019affermazione dell\u2019animal laborans nella societ\u00e0. Le basi ideologiche del nazismo possono essere ritrovate nell&#8217;esigenza di imporre un nuovo ordine alla Germania, una rinnovata potenza militare-economica del paese, la ricerca dell&#8217;unit\u00e0 nazionale germanica, un rapporto collaborativo fra le classi sociali, una forte gerarchizzazione politica e sociale della societ\u00e0, la militarizzazione della comunit\u00e0 nazionale vissuta come impegno morale e la fede assoluta del popolo nei capi e nel capo supremo, il F\u00fchrer. L\u2019antisemitismo \u00e8 un tratto essenziale di questa ideologia. Gli ebrei vengono ritenuti coloro che controllano il sistema capitalistico internazionale e contemporaneamente vengono ritenuti fautori del comunismo. Essi vengono considerati una razza inferiore che deve essere sterminata. Secondo l\u2019ideologia nazista esiste una razza che \u00e8 superiore alle altre: la razza ariana. La razza ariana \u00e8 composta da tutti coloro che appartengono al ceppo germanico. Il regime nazista ha fatto della persecuzione un metodo di lotta e affermazione politica. Il principale bersaglio di queste persecuzioni sono gli ebrei, ma non bisogna dimenticare che nei campi di sterminio nazisti venivano deportati dissidenti politici, omosessuali e altre categorie sociali che non appartenevano a quel modello di \u201cuomo\u201d che il regime cercava di imporre. In Germania esistevano sia campi di sterminio che campi di lavoro. Nei campi di sterminio i nazisti mandavano coloro che dovevano essere uccisi e che non erano utili per impieghi lavorativi. Nei campi di lavoro mandavano quelle persone che potevano lavorare e che quindi non andavano uccise subito. Nei campi di lavoro si realizza pienamente il concetto di animal laborans. Lo scopo di una persona all\u2019interno di un campo di lavoro era esclusivamente quello di sopravvivere. Il lavoro non portava con s\u00e9 n\u00e9 gratificazione economica, n\u00e9 professionale. La situazione all\u2019interno dei campi di lavoro era paradossale: i nazisti si servivano spesso di persone che collaboravano (destinate comunque al lavoro all\u2019interno dei campi) che aiutavano l\u2019organizzazione del campo, infliggendo umiliazioni fortissime ai propri cari internati nel campo di concentramento. La distinzione tra colpevole e innocente attraverso questa perversa strategia nazista si faceva molto labile. Secondo Hannah Arendt il campo di concentramento serve per realizzare il dominio assoluto del regime sull\u2019uomo \u00abI campi di concentramento e di sterminio servono al regime totalitario come laboratori per la verifica della sua pretesa di dominio assoluto sull\u2019uomo\u00bb.<a title=\"\" href=\"#_ftn21\">[21]<\/a> Per esercitare un dominio totale sull\u2019uomo, il dominato deve diventare un mero fascio di reazioni istintuali \u00abIl dominio totale, che mira a organizzare gli uomini nella loro infinita pluralit\u00e0 e diversit\u00e0 come se tutti insieme costituissero un unico individuo, \u00e8 possibile soltanto se ogni persona viene ridotta a un\u2019immutabile identit\u00e0 di reazioni, in modo che ciascuno di questi fasci di reazioni possa essere scambiato con qualsiasi altro\u00bb.<a title=\"\" href=\"#_ftn22\">[22]<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Queste reazioni istintuali devono diventare simili per tutti, proprio per farli diventare \u201cun unico individuo\u201d.Proprio per questo i resoconti dei sopravvissuti sono spesso simili e monotoni\u00abI resoconti dei superstiti sono numerosi e sorprendentemente monotoni\u00bb.<a title=\"\" href=\"#_ftn23\">[23]<\/a>Il dato angosciante consiste nel fatto che questi campi non erano creati per soddisfare un bisogno economico o di altro tipo, ma erano fine a s\u00e9 stessi \u00abI campi di concentramento come istituzione non sono stati creati in vista di una possibile prestazione produttiva, dato che la loro unica funzione economica permanente \u00e8 stata quella di finanziare l\u2019apparato di sorveglianza; quindi per quanto concerne l\u2019economia, essi esistono principalmente per s\u00e9 stessi\u00bb.<a title=\"\" href=\"#_ftn24\">[24]<\/a> L\u2019insensatezza di fondo che caratterizza la nascita dei campi di sterminio produce a sua volta una insensatezza dei criteri di selezione delle persone internate: che cosa hanno fatto queste persone per soffrire in modo cos\u00ec atroce? La risposta dobbiamo trovarla nel motivo di fondo che muove il regime nazista: realizzare la filosofia del \u201ctutto \u00e8 possibile\u201d. La sofferenza delle persone che hanno vissuto nei lager nazisti \u00e8 state talmente atroce da realizzare in maniera integrale il concetto di animal laborans. Il prodotto finale di questo stato esistenziale consiste in una totale perdita di senso dell\u2019esistenza. Il paradosso del regime nazista \u00e8 che questo orrendo risultato \u00e8 si \u00e8 realizzato sia nelle vittime che nei carnefici.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>L\u2019animal laborans nel regime stalinista<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oltre al regime nazista, anche il regime stalinista, ha creato le condizioni per l\u2019affermazione dell\u2019animal laborans nella societ\u00e0. L\u2019ideologia stalinista \u00e8 basata sulla creazione di uno stato molte forte, altamente burocratizzato che governa il territorio attraverso la sua struttura imponente. Stalin \u00e8 il leader indiscusso e deve essere la persona che incarna la tradizione leninista. Il regime dichiara guerra a tutte le categorie sociali che si oppongono ai progetti del regime. La principale categoria sociale che \u00e8 bersaglio dell\u2019ideologia staliniana \u00e8 quella dei contadini, che in quanto piccoli proprietari, tendono ad avere posizioni pi\u00f9 conservatrici e a tutelare la loro piccola propriet\u00e0 .Nel regime staliniano la macchina del terrore non si rivolge solamente a chi si oppone al regime, ma anche a chi sostiene il regime stesso. Molti comunisti furono perseguitati dal regime per le pi\u00f9 svariate ragioni: dalla paura che essi potessero cospirare contro il regime, alla necessit\u00e0 naturale della macchina del terrore di produrre vittime. Stalin stesso teorizzava l\u2019esistenza di \u201cclassi in via di estinzione\u201d che erano aggregati sociali destinati allo sterminio. Anche in Unione Sovietica, come nel regime nazista, ci furono campi di sterminio e campi di lavoro. Nei campi di sterminio le persone venivano fatte morire di stenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Molte persone morivano anche nei campi di lavoro. L\u2019animal laborans si instaura in Unione Sovietica proprio per la mancanza di libert\u00e0 che caratterizzava il regime. I lavoratori erano sottoposti alle durissime disposizioni dei dirigenti industriali. Essi non potevano realizzare loro stessi nell\u2019attivit\u00e0 lavorativa perch\u00e9 la loro funzione all\u2019interno del regime era quella di tenere vivo lo stato e il movimento. Il cittadino nell\u2019 Unione Sovietica vive una condizione di incredibile sudditanza nei confronti del potere politico. Un minimo errore di valutazione politica che non fosse conforme alla tendenza del regime poteva costare \u00a0la vita. Il campo di concentramento in Unione Sovietica era definito un campo di lavoro. Questa definizione secondo Hannah Arendt \u00e8 assolutamente errata. Tutti i lavoratori russi erano soggetti a condizioni da \u201ccampo di lavoro\u201d e quindi ci\u00f2 che veniva definito con il termine \u201ccampo di lavoro\u201d non era nient\u2019altro che un campo di concentramento \u00abSpecialmente nel regime staliniano, i cui campi di concentramento erano per lo pi\u00f9 descritti come campi di lavoro coatto perch\u00e9 la burocrazia aveva voluto nobilitarli con tale nome, era chiaro che non si trattava di questo; il lavoro coatto era la condizione normale di tutti i lavoratori russi, che non avevano libert\u00e0 di spostamento e ad ogni istante potevano essere arbitrariamente mobilitati per l\u2019invio in qualsiasi luogo\u00bb.<a title=\"\" href=\"#_ftn25\">[25]<\/a> Anche nel regime stalinista, i campi di concentramento non portavano assolutamente un vantaggio economico per lo stato \u00abL\u2019 incredibilit\u00e0 degli orrori \u00e8 strettamente legata alla loro inutilit\u00e0 economica\u00bb.<a title=\"\" href=\"#_ftn26\">[26]<\/a> Forse, alla base di questo atteggiamento, c\u2019era la volont\u00e0 di trasformare l\u2019intero sistema giudiziario in un campo di concentramento \u00abLe deviazioni da tale norma nella Russia staliniana devono essere attribuite alla disastrosa scarsit\u00e0 di prigioni e forse anche al desiderio, rimasto irrealizzato, di trasformare l\u2019intero sistema giudiziario in un sistema di campi di concentramento\u00bb.<a title=\"\" href=\"#_ftn27\">[27]<\/a> Un altro elemento che contraddistingue il trionfo dell\u2019animal laborans in Unione Sovietica \u00e8 l\u2019assurda\u00a0 pretesa del potere politico di togliere il dolore ai propri cittadini \u00abIl dolore e il ricordo erano vietati. Nella Russia di Stalin una donna chiedeva immediatamente il divorzio dopo l\u2019arresto del marito per salvare la vita dei suoi figli; e se quegli per caso ritornava, gli chiudeva sdegnata la porta in faccia\u00bb.<a title=\"\" href=\"#_ftn28\">[28]<\/a> Questa pretesa assurda porta a conseguenze razionalmente incomprensibili: la minaccia per il regime proviene da chiunque, anche dalle persone che condividono la stessa ideologia \u00abDurante il periodo staliniano i comunisti stranieri rifugiatisi o chiamati a Mosca appresero, pagando di persona, di costituire una minaccia per l\u2019URSS, alla stessa stregua dei suoi nemici\u00bb.<a title=\"\" href=\"#_ftn29\">[29]<\/a> L\u2019elemento che determina tutto ci\u00f2 sta nel concetto di supersenso: nel regime sovietico non si pu\u00f2 per nessuno motivo la mondo mettere in discussione le deduzioni logiche che vengono messe in moto per sviluppare una integrit\u00e0 e una coerenza ideologica \u00abTotalitaria non \u00e8 la pretesa della Russia rivoluzionaria che nelle condizioni esistenti la dittatura del proletariato sia la miglior forma di governo, bens\u00ec la catena di deduzioni, tratta soltanto dal dittatore totalitario, in base alla quale risulta logicamente che senza tale sistema non si pu\u00f2 costruire una metropolitana, che chiunque sa dell\u2019esistenza della metropolitana di Parigi \u00e8 sospetto perch\u00e9 potrebbe dubitare della prima deduzione e che quindi se fosse possibile, bisognerebbe distruggere questa metropolitana, che invero non sarebbe mai dovuta esistere\u00bb.<a title=\"\" href=\"#_ftn30\">[30]<\/a><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\" align=\"center\"><strong>L\u2019animal laborans e l\u2019homo sacer<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La condizione di homo sacer \u00e8 molto simile a quella di animal laborans. Tale concetto \u00e8 sviluppato e approfondito da Giorgio Agamben nel suo libro <em>\u201cHomo sacer. Il potere sovrano e la nuda vita\u201d.<\/em><a title=\"\" href=\"#_ftn31\">[31]<\/a><em> <\/em>Giorgio Agamben illustra e spiega un concetto che \u00e8 molto utile per dare una chiave di lettura riguardante i principali problemi politici attuali: quello di homo sacer. L\u2019Homo sacer nell\u2019antica Roma era una persona che poteva essere uccisa da chiunque senza che l\u2019assassino potesse essere incolpato di omicidio. Questa persona si poneva fuori dall\u2019ordinamento giuridico e viveva una condizione di \u201cnuda vita\u201d. Il concetto di &#8220;nuda vita\u201d \u00e8 stato elaborato da Walter Benjamin e consiste in quella condizione esistenziale determinata dall\u2019infelice unione tra violenza e diritto. Secondo l\u2019autore la politica moderna dovrebbe riesaminare la distinzione fatta nel mondo classico tra Zoe e Bios. Questi due termini significano entrambi \u201cvita\u201d, ma con due accezioni completamente differenti: il primo fa riferimento alla dimensione della vita, al modo con cui l\u2019essere vivente interagisce con i suoi simili, il secondo fa riferimento ad un\u2019esistenza puramente biologica. La sovrapposizione tra questi due concetti produce una dimensione politica che \u00e8 al centro del dibattito moderno: la biopolitica. Per biopolitica si intende quello stato esistenziale in cui la politica penetra nel mistero della vita perdendo di vista la distinzione appena citata operata nel mondo greco classico. I moderni campi di concentramento, che hanno una pagina tristissima del ventesimo secolo, sono l\u2019enigma pi\u00f9 inquietante della biopolitica. Gli ebrei perseguitati dai nazisti erano uomini \u201cuccidibili e in sacrificabili\u201d, fuori dall\u2019ordinamento giuridico. Infatti, i\u00a0 nazisti si preoccupavano prima di isolare dalla legge i futuri perseguitati e poi renderli a una condizione di \u201cnuda vita\u201d nei campi di concentramento. Inoltre erano fatti degli esperimenti scientifici sui perseguitati che erano considerati \u201ccavie umane\u201d. Probabilmente in nessun periodo storico la politica ha avuto una dimensione cos\u00ec invasiva nei confronti della vita umana. Oggi la politica deve affrontare grandi sfide biopolitiche, come per esempio quella dell\u2019eutanasia. Al di l\u00e0 delle singole posizioni che si possono avere a riguardo una cosa \u00e8 certa: bisogna valutare il tutto non perdendo di vista l\u2019antica distinzione tra \u201cZoe\u201d e \u201cBios\u201d. Tra i concetti di animal laborans e homo sacer esistono affinit\u00e0 e differenze. Entrambi le condizioni esistenziali producono uno stato di precariet\u00e0 esistenziale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nei campi di concentramento nazisti si realizzano sia l\u2019uno che l\u2019altro: l\u2019animal laborans si realizza perch\u00e9 l\u2019unico scopo all\u2019interno dei campi di concentramento \u00e8 la sopravvivenza, mentre l\u2019homo sacer si realizza perch\u00e9 la vita dell\u2019uomo all\u2019interno del campo pu\u00f2 essere uccisa in qualsiasi momento senza che tale dramma metta in moto sistema giuridico. Il campo di concentramento rappresenta quindi il luogo dove animal laborans e homo sacer si incontrano nella medesima persona: il deportato. Ovviamente ci sono anche degli elementi che separano i due concetti: per esempio nel mondo lavorativo\u00a0 delle democrazie occidentali non possiamo certo dire che la vita dei lavoratori sia uccidibile e contemporaneamente insacrificabile. \u00a0L\u2019animal laborans lavora in funzione della sopravvivenza, ma questa sopravvivenza viene messa in discussione molto pi\u00f9 raramente che nei campi di concentramento. Ci sono effettivamente numerosi casi di morte sul lavoro che potrebbero richiamare una certa \u201csacert\u00e0\u201d della vita umana, ma nella \u201csacert\u00e0\u201d dei campi di concentramento l\u2019essere in bilico tra la vita e la morte era all\u2019ordine del giorno. La condizione di homo sacer \u00e8 sicuramente il frutto di una condizione di animal laborans che si realizza in pieno: per esempio nei campi di concentramento la condizione di animal laborans si realizza nella sua forma pi\u00f9 mostruosa, aprendo le porte a quella di homo sacer .L\u2019homo sacer, a differenza dell\u2019animal laborans \u00e8 una condizione esistenziale in cui il passaggio tra la vita e la morte pu\u00f2 realizzarsi da un momento all\u2019altro. Lo schiavo dell\u2019antica Grecia \u00e8 un animal laborans, ma non \u00e8 un homo sacer. Egli lavora per sopravvivere, ma nella visione del mondo di quella societ\u00e0, rappresenta comunque un bisogno. L\u2019homo sacer dell\u2019antica Roma vive una condizione molto differente rispetto allo schiavo dell\u2019anitca Grecia. Egli non \u00e8 un bisogno per la societ\u00e0, che pu\u00f2 liberasene da un momento all\u2019altro senza aver intaccato la visione del mondo che caratterizzava l\u2019antica Roma. Il confine tra questi due concetti \u00e8 sicuramente nebuloso, non per questo \u00e8 indefinibile. Ogni homo sacer \u00e8 un animal laborans, ma non ogni animal laborans \u00e8 un homo sacer.<strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\" align=\"center\"><strong>L\u2019ambivalenza del sacro<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Hannah Arendt \u00e8 sicuramente una grande pensatrice politica. Il suo concetto di animal laborans si pone al confine con quello di homo sacer. La condizione di homo sacer ha senza dubbio delle notevoli conseguenze politiche. La vita dell\u2019 homo sacer \u00e8 definita uccidibile e insacrificabile e rappresenta, come \u00e8 stato dimostrato precedentemente, la massima realizzazione dell\u2019animal laborans. L\u2019espressione homo sacer pu\u00f2 essere tradotta con le parole \u201cuomo\u201d e \u201csacro\u201d .Risulta molto importante capire che nesso esiste tra il concetto di \u201csacralit\u00e0\u201d e quello di \u201csacert\u00e0\u201d. Come afferma Agamben, ci troviamo davanti ad un concetto-limite, che per essere compreso deve essere liberato da griglie interpretative\u00a0 eccessivamente categoriche che mostrano i loro limiti \u00abTutto fa pensare che ci troviamo qui di fronte a un concetto-limite dell\u2019ordinamento sociale romano, che, come tale, pu\u00f2 difficilmente essere spiegato in modo soddisfacente finche si resta all\u2019interno dello <em>ius divinum<\/em> e dello <em>ius humanum<\/em>, \u00a0ma che pu\u00f2, forse, permettere di far luce sui loro reciproci limiti\u00bb.<a title=\"\" href=\"#_ftn32\">[32]<\/a> Questa ambivalenza si presenta in maniera molto forte nel mondo ebraico e viene descritta nell\u2019Antico Testamento : \u00abNondimeno quanto uno avr\u00e0 consacrato al Signore con voto di sterminio, fra le cose che gli appartengono: persona, animale o pezzo di terra del suo patrimonio, non potr\u00e0 essere n\u00e9 venduto n\u00e9 riscattato; ogni cosa votata allo sterminio \u00e8 santissima, riservata al Signore\u00bb.<a title=\"\" href=\"#_ftn33\">[33]<\/a>La sacralit\u00e0 \u00e8 dunque legata al bando, al concetto dell\u2019essere-fuori \u00abL\u2019analisi del bando-assimilato al tab\u00f9- \u00e8 fin dall\u2019inizio determinante nella genesi della dottrina dell\u2019ambiguit\u00e0 del sacro: l\u2019ambiguit\u00e0 del primo, che esclude includendo, implica quella del secondo\u00bb.<a title=\"\" href=\"#_ftn34\">[34]<\/a> Secondo Agamben questo approccio \u00e8 stato accettato senza farne un\u2019analisi approfondita che cercasse di porre qualche resistenza a questo concetto \u00abUna volta formulata, la teoria dell\u2019ambivalenza del sacro, come se la cultura europea se ne rendesse conto per la prima volta, si diffonde senza incontrare resistenza in ogni ambito delle scienze umane\u00bb.<a title=\"\" href=\"#_ftn35\">[35]<\/a> Per quanto questa teoria possa essere considerata veritiera, non bisogna cadere nell\u2019errore di psicologizzare eccessivamente l\u2019esperienza religiosa fornendone una chiave di lettura riduttiva \u00abChe il religioso appartenga integralmente alla sfera dell\u2019emozione psicologica, che esso abbia essenzialmente a che fare coi brividi e colla pelle d\u2019oca, ecco la trivialit\u00e0 che il neologismo <em>numinoso<\/em> deve rivestire di un\u2019apparenza di scientificit\u00e0\u00bb.<a title=\"\" href=\"#_ftn36\">[36]<\/a> Tale lettura \u00e8 tipica nell\u2019analisi della storia dei concetti. Un concetto pu\u00f2 avere dei sensi assolutamente contraddittori perdendo la loro immediata intelligibilit\u00e0 \u00abNella vita dei concetti, vi \u00e8 un momento in cui essi perdono la loro immediata intelligibilit\u00e0 e, come ogni termine vuoto, possono caricarsi di sensi contraddittori\u00bb<a title=\"\" href=\"#_ftn37\">[37]<\/a> La teoria dell\u2019ambivalenza del sacro pu\u00f2 sicuramente aiutare la comprensione dei fenomeni politici legati al concetto di homo sacer, ma di certo in maniera non esauriente \u00abNon una pretesa ambivalenza della categoria religiosa generica del sacro pu\u00f2 spiegare il fenomeno politico-giuridico cui si riferisce la pi\u00f9 antica accezione del termine <em>sacer<\/em>; al contrario, solo un\u2019attenta e pregiudiziale delimitazione delle sfere rispettive del politico e del religioso pu\u00f2 permettere di comprendere la storia del loro intreccio e delle loro complesse relazioni\u00bb.<a title=\"\" href=\"#_ftn38\">[38]<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\" align=\"center\"><strong>L\u2019animal laborans e l\u2019uomo artigiano<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il concetto di uomo artigiano viene analizzato da Richard Sennett nel suo libro titolato per l\u2019appunto \u201c<em>L\u2019uomo artigiano\u201d.<\/em><a title=\"\" href=\"#_ftn39\">[39]<\/a><em> <\/em>L\u2019artigiano non \u00e8 solo un mestiere, ma anche uno stile di vita, un modo diverso di percepire il lavoro. Il lavoratore moderno \u00e8 solo un meccanismo di un ingranaggio, niente pi\u00f9 . Ed \u00e8 per questo che vive una condizione di vita miserevole. Sennett vuole aprire una speranza al lavoratore moderno. Se l\u2019uomo occidentale ricoprisse la mentalit\u00e0 dell\u2019artigiano, cambierebbe la qualit\u00e0 del suo lavoro. L\u2019artigiano lavora per realizzare se stesso nel lavoro compiuto. Le botteghe medievali sono un esempio forte a sostegno di questo concetto. Il sistema\u00a0 delle corporazioni medievali era strutturato in maniera tale che ogni corporazione aveva un maestro, che guidava gli allievi nell\u2019apprendimento del mestiere i cui segreti erano un tesoro geloso della corporazione. L\u2019apprendimento e la realizzazione di un lavoro erano il frutto di una crescita personale che avveniva nel mondo della bottega. Nel rinascimento questo concetto va eclissando: nasce la figura del genio. Il genio non \u00e8 pi\u00f9 un maestro, una persona che pu\u00f2 insegnare qualcosa a qualcuno, ma un talento naturale, una persona che nasconde i segreti del suo operare perch\u00e9 questa segretezza gli conferisce potere, lo rende un genio. Qui si interrompe una tradizione che porter\u00e0 fino ai giorni nostri dove il lavoro viene pensato solamente in maniera meccanica, una dimensione in cui mano e mente si separano. La separazione di mano e mente produce una diminuzione delle qualit\u00e0 intellettuali del lavoratore stesso portandolo in un circolo vizioso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fortunatamente esistono delle forme di artigianato moderno dove si \u00e8 nuovamente instaurato un nuovo rapporto tra creativit\u00e0 e il lavoro: il programmatore di Linux. Esso \u00e8 un sistema operativo open source dove ogni programmatore pu\u00f2 introdurre delle modifiche e le pu\u00f2 discutere con gli altri programmatori per migliorare la qualit\u00e0 del lavoro e sviluppare un forte\u00a0 senso di realizzazione. L\u2019esempio dei programmatori d Linux deve essere valido per la societ\u00e0 odierna: mano e mente devono vivere una situazione di armonia , di reciproco aiuto se vogliamo togliere l\u2019uomo moderno da una situazione di insoddisfazione cronica dovuta a questa separazione che si \u00e8 sviluppata nei secoli a partire dal rinascimento fino ad arrivare al suo massimo sviluppo nella societ\u00e0 industriale. Si pu\u00f2 paragonare il concetto di uomo artigiano in Sennett con quello di homo faber di Hannah Arendt. Queste condizioni esistenziali sono molto simili se non analoghe. L\u2019homo faber nel processo di produzione realizza s\u00e9 stesso mettendo in campo delle capacit\u00e0 cos\u00ec come l\u2019uomo artigiano. Recuperare una tale dimensione del lavoro potrebbe essere una prospettiva di rilancio per rivalutare il rapporto tra uomo e lavoro. Recuperare tale dimensione del lavoro significa che il lavoratore deve recuperare sia la capacit\u00e0 di immaginazione, sia il concetto di pratica corporea \u00abTutte le abilit\u00e0, anche le pi\u00f9 astratte, nascono come pratiche corporee; la seconda, l\u2019intelligenza tecnica, si sviluppa attraverso la facolt\u00e0 dell\u2019immaginazione\u00bb<a title=\"\" href=\"#_ftn40\">[40]<\/a>. Il nuovo artigiano moderno deve sviluppare in s\u00e9 il desiderio di migliorare continuamente la propria prestazione per poter migliorare anche la sua capacit\u00e0 di essere soddisfatto del suo lavoro \u00abL\u2019aspirazione alla qualit\u00e0 spinge l\u2019artigiano a migliorare sempre\u00bb.<a title=\"\" href=\"#_ftn41\">[41]<\/a> Questo miglioramento si deve ottenere riscoprendo la validit\u00e0 del concetto di esercizio \u00abL\u2019abilit\u00e0 \u00e8 una capacit\u00e0 pratica ottenuta con l\u2019esercizio\u00bb.<a title=\"\" href=\"#_ftn42\">[42]<\/a> L\u2019esercizio potrebbe sembrare in un primo momento qualcosa di noioso, ma l\u2019uomo pu\u00f2 sfuggire a questa noia ripetendo l\u2019esercizio con l\u2019obbiettivo di migliorare la tecnica \u00abIl grande violinista ebbe a dichiarare che pi\u00f9 la tecnica migliora, pi\u00f9 a lungo ci si pu\u00f2 esercitare senza annoiarsi\u00bb.<a title=\"\" href=\"#_ftn43\">[43]<\/a> Il miglioramento della tecnica \u00e8 decisivo per avere un rapporto con la macchina dove il lavoratore esercita un domino su di essa, senza che guardi passivamente lo strumento che esegue istruzioni che sia a livello teorico che pratico diventano incomprensibili per il lavoratore \u00abIl fisico Victor Weisskopf disse una volta ai suoi studenti del MIT che lavoravano esclusivamente su esperimenti computerizzati: \u201cQuando mi presentate un certo risultato, il computer capisce la risposta, ma non sono sicuro che voi l\u2019abbiate capita\u201d \u00bb.<a title=\"\" href=\"#_ftn44\">[44]<\/a><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\" align=\"center\"><strong>L\u2019uomo creatore di s\u00e9 stesso<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il concetto di animal laborans ha posto diverse questioni molto problematiche. A queste questioni bisogna tentar di dare una risposta per cercare di ricondurre la persona umana alla sua dignit\u00e0, da quella esistenziale a quella professionale. Sennett prova a ridare una prospettiva d\u2019azione all\u2019uomo contemporaneo che si trova in tutte quelle situazioni che sono state descritte nei precedenti capitoli. Da allievo di Hannah Arendt, la sua risposta ha un carattere meramente pragmatico, quindi mette l\u2019azione al centro della sua riflessione. Sennett cos\u00ec come Hannah Arendt, si rende conto che la semplice capacit\u00e0 umana di produrre qualcosa \u00e8 di per s\u00e9 insufficiente per superare tutte quelle questioni pratiche che rendono l\u2019uomo moderno un animal laborans. Se la cultura viene lasciata in balia esclusiva della capacit\u00e0 di produrre rischia l\u2019autodistruzione \u00abUna cultura fondata sugli artefatti umani rischia di continuo l\u2019autodistruzione\u00bb.<a title=\"\" href=\"#_ftn45\">[45]<\/a> Questo atteggiamento \u00e8 determinato dal fatto che l\u2019uomo \u00e8 stato sempre affascinato dal problema tecnico, senza poi badare alle conseguenze del suo operato da un punto di vista morale \u00abQuando vedi qualcosa che \u00e8 tecnicamente allettante, ti butti e lo fai; sulle conseguenze ci rifletti solo dopo che hai risolto vittoriosamente il problema tecnico. Con la bomba atomica \u00e8 stato cos\u00ec\u00bb.<a title=\"\" href=\"#_ftn46\">[46]<\/a> Sennett individua nell\u2019opera di Hannah Arendt <em>Vita activa<\/em> la possibile soluzione per dare un criterio morale che possa guidare il processo di risoluzione di un problema tecnico. Hannah Arendt ha sempre dimostrato una grande fiducia nel linguaggio, che offre la possibilit\u00e0 alle persone di relazionarsi tra loro per edificare una societ\u00e0 migliore e determinare dei criteri morali che possano sorreggere lo scorrere del tempo che permette all\u2019uomo di sviluppare sempre nuove potenzialit\u00e0 tecnologiche, che possono essere altamente costruttive, ma anche altamente distruttive \u00abLe pagine di <em>Vita acitva<\/em> esplorano appunto come il linguaggio possa guidarci, per cos\u00ec dire, nel nuotare contro la corrente vorticosa del tempo\u00bb.<a title=\"\" href=\"#_ftn47\">[47]<\/a> Nonostante Sennett condivida la fiducia del linguaggio espressa dalla Arendt, non condivide il fatto che la mente umana possa entrare in funzione solamente una volta che si \u00e8 terminato un lavoro. La distinzione tra animal laborans e homo faber non \u00e8 cos\u00ec drastica \u00abPer Hannah Arendt, la mente entra in funzione una volta cessato il lavoro. Secondo un altro modo divedere, pi\u00f9 equilibrato, nel processo del fare sono contenuti pensiero e sentimento\u00bb. <a title=\"\" href=\"#_ftn48\">[48]<\/a>Attraverso questa chiave di lettura \u00e8 possibile immaginare un potenziale dialogo tra le due condizioni esistenziali: si pu\u00f2 partire dalla dimensione di animal laborans per riscoprire quella di homo faber \u00abL\u2019animal laborans pu\u00f2 diventare la guida dell\u2019homo faber\u00bb.<a title=\"\" href=\"#_ftn49\">[49]<\/a> La condizione del produrre pu\u00f2 portare ad un apprendimento circa questioni importanti che riguardano la natura umana \u00abLe persone possono apprendere informazioni su di s\u00e9 attraverso le cose che fabbricano\u00bb<a title=\"\" href=\"#_ftn50\">[50]<\/a>. Sennett spinge la persona umana a trovare degli elementi di curiosit\u00e0 nel lavoro che svolge: la comprensione del processo del fare porta ad una vita materiale pi\u00f9 umana \u00abE\u2019 possibile realizzare una vita materiale pi\u00f9 umana, se solo si comprende meglio il processo del fare\u00bb.<a title=\"\" href=\"#_ftn51\">[51]<\/a> Comprendere il processo del fare significa riscoprire la maestria che c\u2019\u00e8 in ogni individuo. Con il termine maestria si evoca quel mondo che \u00e8 legato ai maestri artigiani. Secondo Sennett una lettura del genere di questo termine \u00e8 riduttiva, perch\u00e9 la maestria \u00e8 un dono che si pu\u00f2 scoprire anche nella cultura contemporanea \u00abLa maestria designa un impulso umano fondamentale sempre vivo, il desiderio di svolgere bene un lavoro per s\u00e9 stesso\u00bb.<a title=\"\" href=\"#_ftn52\">[52]<\/a> La scoperta della maestria pu\u00f2 migliorare tutte le aree della vita di ciascun individuo. La sua forza \u00e8 determinata dal fatto che essa si fonda su parametri oggettivi \u00abIn tutte queste sfere, la maestria si concentra su parametri oggettivi, sulla cosa in s\u00e9\u00bb.<a title=\"\" href=\"#_ftn53\">[53]<\/a> Essa \u00e8 la chiave per creare un rapporto armonico tra pratiche concrete e pensiero in maniera tale da sviluppare un attitudine al problem solving \u00abOgni bravo artigiano conduce un dialogo tra le pratiche concrete e il pensiero; questo dialogo si concretizza nell\u2019acquisizione di abitudini di sostegno, le quali creano un movimento ritmico tra soluzione e individuazione di problemi\u00bb .<a title=\"\" href=\"#_ftn54\">[54]<\/a>L\u2019approccio di Sennett\u00a0 parte dall\u2019individuo. Nonostante le difficili condizioni geopolitiche ed economiche del mondo, l\u2019individuo pu\u00f2 portare il cambiamento partendo dalla sua condizione di animal laborans per dare una chiave di lettura al processo del fare che permette di scoprire la maestria dentro ogni persona.<strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\" align=\"center\"><strong>L\u2019esperienza come mestiere<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019obbiettivo di Sennett \u00e8 di dare una nuova prospettiva all\u2019esperienza professionale. L\u2019animal laborans pu\u00f2 trovare dignit\u00e0 nel proprio mestiere e soddisfazione nell\u2019apprendimento tecnico \u00abL\u2019animale umano che lavora pu\u00f2 trovare arricchimento nelle abilit\u00e0 tecniche dell\u2019artigiano e dignit\u00e0 nello spirito del suo mestiere\u00bb.<a title=\"\" href=\"#_ftn55\">[55]<\/a> Questo tipo di cultura si \u00e8 sviluppato in diversi filoni del pensiero occidentale; nel pensiero moderno si realizza nel pragmatismo \u00abNella nostra epoca, trova la sua patria filosofica nel pragmatismo\u00bb.<a title=\"\" href=\"#_ftn56\">[56]<\/a> Il concetto di esperienza come mestiere si applica dentro questo humus culturale. Indagare l\u2019esperienza come mestiere significa cercare tecniche che possono garantire capacit\u00e0 di esperienza \u00abChe cosa comporta dunque il concetto di esperienza come mestiere? Comporta di focalizzare l\u2019attenzione sulla forma e sul procedimento, ovvero sulle tecniche dell\u2019esperienza\u00bb.<a title=\"\" href=\"#_ftn57\">[57]<\/a> Sennett sa bene che presentare l\u2019esperienza in termini di tecnica pu\u00f2 essere disapprovato da alcune persone, ma sostiene che inevitabilmente ci\u00f2 che l\u2019uomo fa con il corpo determina chi \u00e8 \u00abMi rendo conto che l\u2019idea di pensare l\u2019esperienza in termini di tecnica pu\u00f2 suscitare perplessit\u00e0. Ma ci\u00f2 che siamo discende direttamente da ci\u00f2 che il nostro corpo sa fare\u00bb.<a title=\"\" href=\"#_ftn58\">[58]<\/a> Secondo l\u2019autore esiste un nesso relazionale tra capacit\u00e0 di produrre oggetti fisici e il creare delle buone relazioni sociali \u00abIo sostengo, n\u00e9 pi\u00f9 n\u00e9 meno, che le capacit\u00e0 che il corpo possiede di conformare oggetti fisici sono le medesime capacit\u00e0\u00a0 a cui attingiamo nelle relazioni sociali\u00bb.<a title=\"\" href=\"#_ftn59\">[59]<\/a>Se non si sposa questo presupposto, viene meno uno dei tratti distintivi della filosofia pragmatica \u00abUn tratto distintivo del movimento pragmatista \u00e8 sempre stato quello di presupporre un continuum tra l\u2019organico e il sociale\u00bb. <a title=\"\" href=\"#_ftn60\">[60]<\/a>La capacit\u00e0 di vivere cogliendo questo nesso relazionale, permette all\u2019animal laborans di configurare gradualmente il mondo materiale \u00abGli atti fisici della ripetizione e dell\u2019esercizio consentono a questo animal laborans di sviluppare abilit\u00e0 tecniche dall\u2019interno e di riconfigurare il mondo materiale attraverso un lento processo di metamorfosi\u00bb<a title=\"\" href=\"#_ftn61\">[61]<\/a>Cogliere questo nesso relazionale significa anche riscoprire un sano orgoglio per il lavoro, non superbo, ma come una giusta ricompensa per un lavoro ben fatto \u00abL\u2019orgoglio per il proprio lavoro \u00e8 centrale nei mestieri tecnici, in quanto \u00e8 la ricompensa per la bravura e l\u2019impegno profusi\u00bb<a title=\"\" href=\"#_ftn62\">[62]<\/a>Questo orgoglio pu\u00f2 creare anche dei problemi di ordine etico. Chi costru\u00ec la bomba atomica fece un gran lavoro, ma dalle conseguenze etiche spaventose. Essere pragmatici, significa anche porsi delle domande di ordine etico nel processo produttivo \u00abIl pragmatismo vuole sottolineare il valore del porsi domande di ordine etico nel corso del processo lavorativo\u00bb .<a title=\"\" href=\"#_ftn63\">[63]<\/a>La proposta di Sennett riguarda un singolo ambito filosofico: quello del pragmatismo. Lo stesso autore non pretende che le sue proposte siano esaustive per risolvere le implicazioni prodotte dal concetto di animal laborans. Il percorso tracciato da Sennett, \u00e8 comunque una possibile via, un tentativo sperimentabile. Hannah Arendt forse non avrebbe condiviso tali teorie, forse il suo approccio \u00e8 meno propositivo nonostante abbia elaborato un pensiero basato sull\u2019azione. Tra Richard Sennettt e Hannah Arendt c\u2019\u00e8 comunque una forte comunanza per quanto riguarda di mettere i problemi sul piano dell\u2019azione. Entrambi gli autori si allontanano da speculazioni teoriche, da sistemi concettuali che spostano l\u2019attenzione su una dimensione contemplativa piuttosto che su una dimensione attiva. I problemi legati alle implicazioni della condizione esistenziale dell\u2019animal laborans permangono perch\u00e9 di fatto la soluzione di Sennett non \u00e8 stata ancora messa in pratica. A livello di mentalit\u00e0, la societ\u00e0 contemporanea \u00e8 ancora lontana da un approccio del genere per\u00a0 le pi\u00f9 svariate ragioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 non significa che tutto ci\u00f2 che \u00e8 stato detto non sia un punto partenza \u201cun nuovo inizio\u201d concetto cos\u00ec caro ad Hannah Arendt.<strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\" align=\"center\"><strong>Conclusioni<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il concetto di animal laborans \u00e8 stato elaborato da Hannah Arendt per descrivere la situazione esistenziale della persona nell\u2019era contemporanea. La sua elaborazione non parte dalla societ\u00e0 contemporanea, ma dalla civilt\u00e0 dell\u2019 antica Grecia. Gi\u00e0 all\u2019epoca esistevano forme di animal laborans che possiamo identificare con le donne e con gli schiavi. Abbiamo dimostrato che la massima realizzazione dell\u2019animal laborans si realizza nei moderni regimi totalitari La risposta a questo scenario non \u00e8 stata remissiva, bens\u00ec molto propositiva. Non ci si aspetta dal potere questo passo, ma \u00e8 pur legittimo sperare. La risposta che ha dato Sennett parte dall\u2019individuo che deve dare una nuova prospettiva al lavoro. Questo dimostra l\u2019idea arendtiana che non bisogna avere una fiducia illimitata nei confronti delle ideologie umane, soprattutto se per giustificare s\u00e9 stesse rendono dei scenari terribili reali. Contro questo approccio si deve riscoprire la politica, non come \u00e8 definita nei luoghi comuni moderni, ma per come \u00e8 nobilmente concepita da Hannah Arendt. La persona umana dovrebbe scoprire che \u00e8 possibile realizzarsi nella societ\u00e0 attraverso azioni e discorsi. Il segreto di questo approccio consiste nello sviluppare una consapevolezza di questa dinamica. Lo sforzo deve essere sia individuale che collettivo. Individuale perch\u00e9 \u00e8 la singola persona che deve dare una nuova prospettiva alla propria esistenza, collettivo perch\u00e9 attraverso uno sforzo comune in questa direzione la vita materiale delle persone pu\u00f2 sensibilmente migliorare. Il problema in questione, nasce da un approccio pragmatico e viene sviluppata una soluzione nei termini di questo approccio. Hannah Arendt ha dimostrato che di fronte agli interrogativi che affliggono l\u2019uomo, bisogna avere un approccio realista .L\u2019 idea illuministica di un progresso lineare e continuo \u00e8 stata smentita dai regimi totalitari che hanno realizzato a pieno l\u2019animal laborans. La fiducia nei grandi sistemi concettuali (molto spesso svincolati dalla realt\u00e0) hanno permesso di sfidare il limite delle possibilit\u00e0 umane di autodistruzione. Nell\u2019attuale cultura si \u00e8 arrivati a concepire che i totalitarismi sono un orrore e che le persone non possono morire senza senso in nome di una presunta coerenza ideologica. Questo non significa che l\u2019animal laborans non sia parte della societ\u00e0 moderna Ogni giorno muoiono persone sul lavoro, oppure in una guerra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per quanto i totalitarismi siano stati indicativi di ci\u00f2 che la persona umana deve evitare, la lezione non \u00e8 stata recepita nel migliore dei modi. Il concetto di \u201cflexibility\u201d studiato da Sennett nel saggio <em>L\u2019uomo flessibile<\/em><a title=\"\" href=\"#_ftn64\">[64]<\/a><em> <\/em>\u00e8 indicativo di come il concetto di animal laborans sia radicato nel mondo del lavoro. Per flessibilit\u00e0 si intende quella ideologia che vuole rompere i vincoli che caratterizzavano il modo di percepire il lavoro. La persona moderna che lavora non \u00e8 pi\u00f9 legata da un rapporto di fiducia con il luogo di lavoro perch\u00e9 pu\u00f2 essere spostata\u00a0 da un momento all\u2019altro in un\u2019altra citt\u00e0. Stessa cosa vale dal punto di vista contrattuale: il contratto non stabilisce pi\u00f9 una relazione di lungo termine tra il lavoratore e il datore di lavoro, ma di breve termine aprendo continue possibilit\u00e0 di cambiamento. Stessa cosa vale da un punto di vista relazionale: i continui turni, non permettono di stabilire relazioni di piena fiducia tra lavoratori perch\u00e9 le persone con cui si lavora cambiano ogni giorno. Per dimostrare la validit\u00e0 delle sue asserzioni Sennett analizza due situazioni di vita professionale di persone che ha intervistato: Rico \u00e8 un ragazzo figlio di un certo Enrico, uomo che aveva ricevuto un educazione tradizionale che cercava di trasmettere al figlio. Enrico lavorava duro, il suo salario era molto basso e sognava l\u2019ascesa sociale come tutti gli immigrati che vengono negli Stati Uniti. Egli fa due lavori per permettere al figlio di studiare al college. Rico, da una parte sente la pressione di un modello educativo tradizionale, ma vista la situazione del lavoro che vive attualmente, comprende che la mentalit\u00e0 del padre era caratterizzata da regole certe in antitesi a quella mentalit\u00e0 che vive quotidianamente a lavoro. Rico \u00e8 diventato una persona di successo, ha pi\u00f9 disponibilit\u00e0 finanziaria, eppure vive in uno stato di insoddisfazione. Egli ha dovuto fare nella sua vita molti spostamenti, alcuni anche a causa delle esigenze lavorative della moglie. Molte sono le possibilit\u00e0 che egli subisca continuamente \u201cdownsizing\u201d che \u00e8 un termine che indica il licenziamento di un determinato reparto all\u2019interno di una azienda perch\u00e9 quella stessa azienda \u00e8 stata inglobata in un\u2019altra che aveva quel determinato reparto gi\u00e0 sviluppato con i\u00a0 suoi dipendenti. Nonostante la ricchezza accumulata, Rico vive comunque una vita lavorativa piena di momenti frustranti. Interessante \u00e8 anche il caso di Rose. Ella lavorava in un caff\u00e8, ma cerca la strada del\u00a0 successo lavorando in un\u00a0 \u2018agenzia pubblicitaria .Il risultato \u00e8 sempre lo stesso: senso di frustrazione. Le qualit\u00e0 delle relazioni sono pessime e ogni volta che la squadra affronta un fallimento non ragiona su cosa possa aver imparato da quell\u2019esperienza, ma si butta capofitto su un altro lavoro nella speranza di un risultato migliore. Secondo Sennnett bisognerebbe rivedere il concetto di flessibilit\u00e0 per cercare di creare un nuovo <em>homo faber<\/em> che possa realizzare le proprie aspirazioni nel suo percorso professionale. L\u2019animal laborans non \u00e8 quindi identificabile necessariamente con una persona che si trova in una situazione di disagio economico, ma pu\u00f2 essere anche una persona che vive una situazione professionale di alto livello, ma che realizza quella insoddisfazione dovuta al suo precario rapporto con il lavoro. La proposta di Sennett risulta pi\u00f9 che mai attuale.<strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\" align=\"center\"><strong>Bibliografia<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Agamben Giorgio,<em> L\u2019uomo senza contenuto,<\/em>Macerata, Quodlibet 2005.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Agamben Giorgio, <em>Homo Sacer<\/em>\u00a0 ,<em>Il potere sovrano e la nuda vita<\/em>, Torino,\u00a0\u00a0 Einaudi\u00a0 2005.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Arendt Hannah, <em>Le origini del totalitarismo<\/em>, Torino, Einaudi, 2004.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0Arendt <em>Hannah,\u00a0 Vita Activa.La condizione umana<\/em>, Milano, Bompiani, 2001.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0Autori vari, <em>Hannah Arendt,<\/em>Mondadori, Milano 1999.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0Elisabeth Young-Bruhel, <em>Hannah Arendt,<\/em>Torino, Bollati Borringhieri 1982.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0Guaraldo Olivia, <em>Politica e racconto, <\/em>Roma, Meltemi 2003.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0Sennett Richard, <em>L\u2019uomo artigiano<\/em>, Milano, Feltrinelli 2008.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0Sennett Richard, <em>L\u2019uomo flessibile,<\/em>Milano, Feltrinelli 2007.<\/p>\n<hr align=\"left\" size=\"1\" width=\"33%\" \/>\n<div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref1\">[1]<\/a> Per comprendere in maniera chiara ed esaustiva il concetto di animal laborans\u00a0 Arendt Hannah,<em> Vita activa. La condizione umana, <\/em>Milano, Bompiani 2001 p..238-242.<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref2\">[2]<\/a> \u00a0Le opere a cui sto facendo riferimento sono Sennett Richard, <em>L\u2019uomo artigiano, <\/em>Milano, Feltrinelli 2008 e Sennett Richard, <em>L\u2019uomo flessibile, <\/em>Milano, Feltrinelli 2007.<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref3\">[3]<\/a> \u00a0Arendt Hannah, <em>Le origini del totalitarismo<\/em>, Torino, Einaudi 2004.<\/p>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref4\">[4]<\/a> Per un approfondimento del concetto di homo sacer, Agamben Giorgio,<em>Homo sacer. Il potere sovrano e la nuda vita,<\/em> Torino, Einaudi 2005.<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p>\u00a0<a title=\"\" href=\"#_ftnref5\">[5]<\/a> Per un apprendimento della mentalit\u00e0 politica degli antichi greci Arendt Hannah, <em>Vita activa. La condizione umana<\/em>,Milano, Bompiani 200<em>1 p .18-53.<\/em><\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p>\u00a0<a title=\"\" href=\"#_ftnref6\">[6]<\/a> Per un approfondimento del concetto di \u201cfine dell\u2019 homo faber\u201d Ivi p. .227-233.<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p>\u00a0<a title=\"\" href=\"#_ftnref7\">[7]<\/a> Per un approfondimento del concetto di homo faber ivi p .109-114.<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p>\u00a0<a title=\"\" href=\"#_ftnref8\">[8]<\/a> Per un approfondimento del concetto di \u201cvittoria dell\u2019animal laborans\u201d Ivi p. 238-242.<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p>\u00a0<a title=\"\" href=\"#_ftnref9\">[9]<\/a>\u00a0 Arendt Hannah, <em>Vita activa. La condizione umana, <\/em>Milano, Bompiani 2001 cit. p. 104.<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p>\u00a0<a title=\"\" href=\"#_ftnref10\">[10]<\/a>\u00a0 Ivi cit. p. 106.<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p>\u00a0<a title=\"\" href=\"#_ftnref11\">[11]<\/a>\u00a0 Ivi cit. p. 109.<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p>\u00a0<a title=\"\" href=\"#_ftnref12\">[12]<\/a> Ivi cit. p. 110.<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p>\u00a0<a title=\"\" href=\"#_ftnref13\">[13]<\/a> Ivi cit. p. 110.<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p>\u00a0<a title=\"\" href=\"#_ftnref14\">[14]<\/a> Sennett Richard,<em> L\u2019uomo flessibile, <\/em>Milano, Feltrinelli 2007 cit. p. 19.<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p>\u00a0<a title=\"\" href=\"#_ftnref15\">[15]<\/a> Arendt Hannah, <em>Vita activa. La condizione umana,<\/em> Milano, bompiani 2001 cit. p. 238.<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p>\u00a0<a title=\"\" href=\"#_ftnref16\">[16]<\/a> Ivi cit. p. 239.<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p>\u00a0<a title=\"\" href=\"#_ftnref17\">[17]<\/a> Ivi cit. p. 239.<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p>\u00a0<a title=\"\" href=\"#_ftnref18\">[18]<\/a>\u00a0 Ivi cit. p. 239.<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p>\u00a0<a title=\"\" href=\"#_ftnref19\">[19]<\/a>\u00a0 Ivi cit. p. 240.<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p>\u00a0<a title=\"\" href=\"#_ftnref20\">[20]<\/a> Per un approfondimento sulla struttura dei regimi totalitari Arendt Hannah,<em>Le origini del totalitarismo, <\/em>Torino, Einaudi 2004 p. 423-656.<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p>\u00a0<a title=\"\" href=\"#_ftnref21\">[21]<\/a> Arendt Hannah,<em>Le origini del totalitarismo, <\/em>Torino, Einaudi 2004 cit. p. 599.<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p>\u00a0<a title=\"\" href=\"#_ftnref22\">[22]<\/a> Ivi cit. p .599.<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p>\u00a0<a title=\"\" href=\"#_ftnref23\">[23]<\/a> Ivi cit. p. 600.<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p>\u00a0<a title=\"\" href=\"#_ftnref24\">[24]<\/a>\u00a0 Ivi cit. p. 608.<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p>\u00a0<a title=\"\" href=\"#_ftnref25\">[25]<\/a> Arendt Hannah,<em>Le origini del totalitarismo, <\/em>Torino, Einaudi 2004 cit. p. 608-609.<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p>\u00a0<a title=\"\" href=\"#_ftnref26\">[26]<\/a> Ivi cit. p. 609.<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p>\u00a0<a title=\"\" href=\"#_ftnref27\">[27]<\/a>\u00a0 Ivi cit. p. 613.<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p>\u00a0<a title=\"\" href=\"#_ftnref28\">[28]<\/a> Ivi cit. p. 618.<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p>\u00a0<a title=\"\" href=\"#_ftnref29\">[29]<\/a> Ivi cit. p .625.<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p>\u00a0<a title=\"\" href=\"#_ftnref30\">[30]<\/a> Ivi cit. p. 627.<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p>\u00a0<a title=\"\" href=\"#_ftnref31\">[31]<\/a> Agamben Giorgio, Homo sacer. Il potere sovrano e la nuda vita, Torino, Einaudi 2005.<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p>\u00a0<a title=\"\" href=\"#_ftnref32\">[32]<\/a> Agamben Giorgio, <em>Homo sacer. Il potere sovrano e la nuda vita.<\/em> Torino, Einaudi 2005 cit. p. 82.<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p>\u00a0<a title=\"\" href=\"#_ftnref33\">[33]<\/a> Lev 27,28 cfr.Mi 4,13-Gs 6,24-Dt 13,16-Gs 6,26-Re 16,34-Dt 7,26.<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p>\u00a0<a title=\"\" href=\"#_ftnref34\">[34]<\/a> Agamben Giorgio, <em>Homo sacer. Il potere sovrano e la nuda vita.<\/em> Torino, Einaudi 2005 cit. p. 85.<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p>\u00a0<a title=\"\" href=\"#_ftnref35\">[35]<\/a>\u00a0 Ivi cit. p. 85.<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p>\u00a0<a title=\"\" href=\"#_ftnref36\">[36]<\/a> Ivi cit. p. 86.<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p>\u00a0<a title=\"\" href=\"#_ftnref37\">[37]<\/a> Ivi cit. p. 88-89.<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p>\u00a0<a title=\"\" href=\"#_ftnref38\">[38]<\/a> Ivi cit. p .89.<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p>\u00a0<a title=\"\" href=\"#_ftnref39\">[39]<\/a>\u00a0 Sennett Richard,<em> L\u2019uomo artigiano,<\/em> Milano, Feltrinelli 2008.<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p>\u00a0<a title=\"\" href=\"#_ftnref40\">[40]<\/a>\u00a0 Ivi cit. p. 19.<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p>\u00a0<a title=\"\" href=\"#_ftnref41\">[41]<\/a> Ivi cit. p. 31.<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p>\u00a0<a title=\"\" href=\"#_ftnref42\">[42]<\/a> Ivi cit. p .44.<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p>\u00a0<a title=\"\" href=\"#_ftnref43\">[43]<\/a> Ivi cit. p. 44.<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p>\u00a0<a title=\"\" href=\"#_ftnref44\">[44]<\/a> Ivi cit. p .47.<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p>\u00a0<a title=\"\" href=\"#_ftnref45\">[45]<\/a>\u00a0 Sennett Richard,<em> L\u2019uomo artigiano,<\/em> Milano, Feltrinelli 2008 cit. p. 12.<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p>\u00a0<a title=\"\" href=\"#_ftnref46\">[46]<\/a> Questa \u00e8 la testimonianza di Robert Oppenheimer davanti ad una commissione governativa nel 1954.<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p>\u00a0<a title=\"\" href=\"#_ftnref47\">[47]<\/a>\u00a0 Sennett Richard,<em> L\u2019uomo artigiano,<\/em> Milano, Feltrinelli 2008 cit. p. 15.<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p>\u00a0<a title=\"\" href=\"#_ftnref48\">[48]<\/a>\u00a0 Ivi cit. p. 16.<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p>\u00a0<a title=\"\" href=\"#_ftnref49\">[49]<\/a>\u00a0 Ivi cit. p. 17.<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p>\u00a0<a title=\"\" href=\"#_ftnref50\">[50]<\/a> Ivi cit. p. 17.<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p>\u00a0<a title=\"\" href=\"#_ftnref51\">[51]<\/a>\u00a0 Ivi cit. p. 17.<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p>\u00a0<a title=\"\" href=\"#_ftnref52\">[52]<\/a>\u00a0 Ivi cit. p. 18.<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p>\u00a0<a title=\"\" href=\"#_ftnref53\">[53]<\/a>\u00a0 Ivi cit. p. 18.<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p>\u00a0<a title=\"\" href=\"#_ftnref54\">[54]<\/a>\u00a0 Ivi cit. p. 18-19.<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p>\u00a0<a title=\"\" href=\"#_ftnref55\">[55]<\/a>\u00a0 Sennett Richard,<em> L\u2019uomo artigiano,<\/em> Milano, Feltrinelli cit. p .272.<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p>\u00a0<a title=\"\" href=\"#_ftnref56\">[56]<\/a> Ivi cit. p .272.<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p>\u00a0<a title=\"\" href=\"#_ftnref57\">[57]<\/a> Ivi cit. p. 275.<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p>\u00a0<a title=\"\" href=\"#_ftnref58\">[58]<\/a> Ivi cit. p, 275.<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p>\u00a0<a title=\"\" href=\"#_ftnref59\">[59]<\/a> Ivi cit. p. 275.<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p>\u00a0<a title=\"\" href=\"#_ftnref60\">[60]<\/a>\u00a0 Ivi cit. p .275.<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p>\u00a0<a title=\"\" href=\"#_ftnref61\">[61]<\/a> Ivi cit. p. 279.<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p>\u00a0<a title=\"\" href=\"#_ftnref62\">[62]<\/a> Ivi cit. p. 279.<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p>\u00a0<a title=\"\" href=\"#_ftnref63\">[63]<\/a>\u00a0 Ivi cit. p .280.<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p>\u00a0<a title=\"\" href=\"#_ftnref64\">[64]<\/a> Sennett Richard<em>, L\u2019uomo flessibile,<\/em> Milano, Feltrinelli 2007.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>UNA RIVISITAZIONE DEL CONCETTO DI ANIMAL LABORANS IN HANNAH ARENDT. A cura di Alessio Perigli Introduzione I L\u2019animal laborans nella storia I.1 Strumentalit\u00e0 e animal laborans I.2 La vittoria dell\u2019animal laborans II L\u2019animal laborans nei regimi totalitari II.1 L\u2019animal laborans &hellip; <a href=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/?p=2670\">Continua a leggere<span class=\"meta-nav\">&rarr;<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[7],"tags":[63,424,423,422,193,426,425],"class_list":["post-2670","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-filosofiapolitica","tag-filosofia","tag-homo-sacer","tag-lavoro","tag-sennett","tag-totalitarismo","tag-uomo-artigiano","tag-uomo-flessibile"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.3 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>L&#039; Animal Laborans in Hannah Arendt - filosofiprecari.it<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/?p=2670\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"L&#039; Animal Laborans in Hannah Arendt - filosofiprecari.it\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"UNA RIVISITAZIONE DEL CONCETTO DI ANIMAL LABORANS IN HANNAH ARENDT. A cura di Alessio Perigli Introduzione I L\u2019animal laborans nella storia I.1 Strumentalit\u00e0 e animal laborans I.2 La vittoria dell\u2019animal laborans II L\u2019animal laborans nei regimi totalitari II.1 L\u2019animal laborans &hellip; Continua a leggere&rarr;\" \/>\n<meta property=\"og:url\" content=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/?p=2670\" \/>\n<meta property=\"og:site_name\" content=\"filosofiprecari.it\" \/>\n<meta property=\"article:published_time\" content=\"2013-02-09T11:37:46+00:00\" \/>\n<meta property=\"article:modified_time\" content=\"2013-02-09T12:06:08+00:00\" \/>\n<meta property=\"og:image\" content=\"http:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/02\/foto.jpg\" \/>\n<meta name=\"author\" content=\"Geniomaligno\" \/>\n<meta name=\"twitter:card\" content=\"summary_large_image\" \/>\n<meta name=\"twitter:label1\" content=\"Scritto da\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data1\" content=\"Geniomaligno\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:label2\" content=\"Tempo di lettura stimato\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data2\" content=\"49 minuti\" \/>\n<script type=\"application\/ld+json\" class=\"yoast-schema-graph\">{\"@context\":\"https:\\\/\\\/schema.org\",\"@graph\":[{\"@type\":\"Article\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.filosofiprecari.it\\\/wordpress\\\/?p=2670#article\",\"isPartOf\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.filosofiprecari.it\\\/wordpress\\\/?p=2670\"},\"author\":{\"name\":\"Geniomaligno\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.filosofiprecari.it\\\/wordpress\\\/#\\\/schema\\\/person\\\/9535731de871053883b38b72b012edd3\"},\"headline\":\"L&#8217; Animal Laborans in Hannah Arendt\",\"datePublished\":\"2013-02-09T11:37:46+00:00\",\"dateModified\":\"2013-02-09T12:06:08+00:00\",\"mainEntityOfPage\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.filosofiprecari.it\\\/wordpress\\\/?p=2670\"},\"wordCount\":9746,\"commentCount\":4,\"image\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.filosofiprecari.it\\\/wordpress\\\/?p=2670#primaryimage\"},\"thumbnailUrl\":\"http:\\\/\\\/www.filosofiprecari.it\\\/wordpress\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2013\\\/02\\\/foto.jpg\",\"keywords\":[\"filosofia\",\"homo sacer\",\"lavoro\",\"Sennett\",\"totalitarismo\",\"uomo artigiano\",\"uomo flessibile\"],\"articleSection\":[\"Filosofia\\\/politica\"],\"inLanguage\":\"it-IT\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"CommentAction\",\"name\":\"Comment\",\"target\":[\"https:\\\/\\\/www.filosofiprecari.it\\\/wordpress\\\/?p=2670#respond\"]}]},{\"@type\":\"WebPage\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.filosofiprecari.it\\\/wordpress\\\/?p=2670\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.filosofiprecari.it\\\/wordpress\\\/?p=2670\",\"name\":\"L' Animal Laborans in Hannah Arendt - filosofiprecari.it\",\"isPartOf\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.filosofiprecari.it\\\/wordpress\\\/#website\"},\"primaryImageOfPage\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.filosofiprecari.it\\\/wordpress\\\/?p=2670#primaryimage\"},\"image\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.filosofiprecari.it\\\/wordpress\\\/?p=2670#primaryimage\"},\"thumbnailUrl\":\"http:\\\/\\\/www.filosofiprecari.it\\\/wordpress\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2013\\\/02\\\/foto.jpg\",\"datePublished\":\"2013-02-09T11:37:46+00:00\",\"dateModified\":\"2013-02-09T12:06:08+00:00\",\"author\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.filosofiprecari.it\\\/wordpress\\\/#\\\/schema\\\/person\\\/9535731de871053883b38b72b012edd3\"},\"breadcrumb\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.filosofiprecari.it\\\/wordpress\\\/?p=2670#breadcrumb\"},\"inLanguage\":\"it-IT\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"ReadAction\",\"target\":[\"https:\\\/\\\/www.filosofiprecari.it\\\/wordpress\\\/?p=2670\"]}]},{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"it-IT\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.filosofiprecari.it\\\/wordpress\\\/?p=2670#primaryimage\",\"url\":\"http:\\\/\\\/www.filosofiprecari.it\\\/wordpress\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2013\\\/02\\\/foto.jpg\",\"contentUrl\":\"http:\\\/\\\/www.filosofiprecari.it\\\/wordpress\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2013\\\/02\\\/foto.jpg\"},{\"@type\":\"BreadcrumbList\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.filosofiprecari.it\\\/wordpress\\\/?p=2670#breadcrumb\",\"itemListElement\":[{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":1,\"name\":\"Home\",\"item\":\"https:\\\/\\\/www.filosofiprecari.it\\\/wordpress\"},{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":2,\"name\":\"L&#8217; Animal Laborans in Hannah Arendt\"}]},{\"@type\":\"WebSite\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.filosofiprecari.it\\\/wordpress\\\/#website\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.filosofiprecari.it\\\/wordpress\\\/\",\"name\":\"filosofiprecari.it\",\"description\":\"filosofie nel deserto\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"SearchAction\",\"target\":{\"@type\":\"EntryPoint\",\"urlTemplate\":\"https:\\\/\\\/www.filosofiprecari.it\\\/wordpress\\\/?s={search_term_string}\"},\"query-input\":{\"@type\":\"PropertyValueSpecification\",\"valueRequired\":true,\"valueName\":\"search_term_string\"}}],\"inLanguage\":\"it-IT\"},{\"@type\":\"Person\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.filosofiprecari.it\\\/wordpress\\\/#\\\/schema\\\/person\\\/9535731de871053883b38b72b012edd3\",\"name\":\"Geniomaligno\",\"image\":{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"it-IT\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/secure.gravatar.com\\\/avatar\\\/06f70924c5d2d441ba22945cdded32a8b8f8e67179ed3d0ff2b2d209dff108c7?s=96&d=mm&r=g\",\"url\":\"https:\\\/\\\/secure.gravatar.com\\\/avatar\\\/06f70924c5d2d441ba22945cdded32a8b8f8e67179ed3d0ff2b2d209dff108c7?s=96&d=mm&r=g\",\"contentUrl\":\"https:\\\/\\\/secure.gravatar.com\\\/avatar\\\/06f70924c5d2d441ba22945cdded32a8b8f8e67179ed3d0ff2b2d209dff108c7?s=96&d=mm&r=g\",\"caption\":\"Geniomaligno\"},\"url\":\"https:\\\/\\\/www.filosofiprecari.it\\\/wordpress\\\/?author=1\"}]}<\/script>\n<!-- \/ Yoast SEO plugin. -->","yoast_head_json":{"title":"L' Animal Laborans in Hannah Arendt - filosofiprecari.it","robots":{"index":"index","follow":"follow","max-snippet":"max-snippet:-1","max-image-preview":"max-image-preview:large","max-video-preview":"max-video-preview:-1"},"canonical":"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/?p=2670","og_locale":"it_IT","og_type":"article","og_title":"L' Animal Laborans in Hannah Arendt - filosofiprecari.it","og_description":"UNA RIVISITAZIONE DEL CONCETTO DI ANIMAL LABORANS IN HANNAH ARENDT. A cura di Alessio Perigli Introduzione I L\u2019animal laborans nella storia I.1 Strumentalit\u00e0 e animal laborans I.2 La vittoria dell\u2019animal laborans II L\u2019animal laborans nei regimi totalitari II.1 L\u2019animal laborans &hellip; Continua a leggere&rarr;","og_url":"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/?p=2670","og_site_name":"filosofiprecari.it","article_published_time":"2013-02-09T11:37:46+00:00","article_modified_time":"2013-02-09T12:06:08+00:00","og_image":[{"url":"http:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/02\/foto.jpg","type":"","width":"","height":""}],"author":"Geniomaligno","twitter_card":"summary_large_image","twitter_misc":{"Scritto da":"Geniomaligno","Tempo di lettura stimato":"49 minuti"},"schema":{"@context":"https:\/\/schema.org","@graph":[{"@type":"Article","@id":"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/?p=2670#article","isPartOf":{"@id":"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/?p=2670"},"author":{"name":"Geniomaligno","@id":"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/#\/schema\/person\/9535731de871053883b38b72b012edd3"},"headline":"L&#8217; Animal Laborans in Hannah Arendt","datePublished":"2013-02-09T11:37:46+00:00","dateModified":"2013-02-09T12:06:08+00:00","mainEntityOfPage":{"@id":"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/?p=2670"},"wordCount":9746,"commentCount":4,"image":{"@id":"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/?p=2670#primaryimage"},"thumbnailUrl":"http:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/02\/foto.jpg","keywords":["filosofia","homo sacer","lavoro","Sennett","totalitarismo","uomo artigiano","uomo flessibile"],"articleSection":["Filosofia\/politica"],"inLanguage":"it-IT","potentialAction":[{"@type":"CommentAction","name":"Comment","target":["https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/?p=2670#respond"]}]},{"@type":"WebPage","@id":"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/?p=2670","url":"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/?p=2670","name":"L' Animal Laborans in Hannah Arendt - filosofiprecari.it","isPartOf":{"@id":"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/#website"},"primaryImageOfPage":{"@id":"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/?p=2670#primaryimage"},"image":{"@id":"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/?p=2670#primaryimage"},"thumbnailUrl":"http:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/02\/foto.jpg","datePublished":"2013-02-09T11:37:46+00:00","dateModified":"2013-02-09T12:06:08+00:00","author":{"@id":"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/#\/schema\/person\/9535731de871053883b38b72b012edd3"},"breadcrumb":{"@id":"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/?p=2670#breadcrumb"},"inLanguage":"it-IT","potentialAction":[{"@type":"ReadAction","target":["https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/?p=2670"]}]},{"@type":"ImageObject","inLanguage":"it-IT","@id":"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/?p=2670#primaryimage","url":"http:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/02\/foto.jpg","contentUrl":"http:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/02\/foto.jpg"},{"@type":"BreadcrumbList","@id":"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/?p=2670#breadcrumb","itemListElement":[{"@type":"ListItem","position":1,"name":"Home","item":"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress"},{"@type":"ListItem","position":2,"name":"L&#8217; Animal Laborans in Hannah Arendt"}]},{"@type":"WebSite","@id":"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/#website","url":"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/","name":"filosofiprecari.it","description":"filosofie nel deserto","potentialAction":[{"@type":"SearchAction","target":{"@type":"EntryPoint","urlTemplate":"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/?s={search_term_string}"},"query-input":{"@type":"PropertyValueSpecification","valueRequired":true,"valueName":"search_term_string"}}],"inLanguage":"it-IT"},{"@type":"Person","@id":"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/#\/schema\/person\/9535731de871053883b38b72b012edd3","name":"Geniomaligno","image":{"@type":"ImageObject","inLanguage":"it-IT","@id":"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/06f70924c5d2d441ba22945cdded32a8b8f8e67179ed3d0ff2b2d209dff108c7?s=96&d=mm&r=g","url":"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/06f70924c5d2d441ba22945cdded32a8b8f8e67179ed3d0ff2b2d209dff108c7?s=96&d=mm&r=g","contentUrl":"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/06f70924c5d2d441ba22945cdded32a8b8f8e67179ed3d0ff2b2d209dff108c7?s=96&d=mm&r=g","caption":"Geniomaligno"},"url":"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/?author=1"}]}},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2670","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=2670"}],"version-history":[{"count":27,"href":"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2670\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2699,"href":"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2670\/revisions\/2699"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=2670"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=2670"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=2670"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}