{"id":2658,"date":"2013-02-02T14:30:03","date_gmt":"2013-02-02T14:30:03","guid":{"rendered":"http:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/?p=2658"},"modified":"2013-02-02T14:30:03","modified_gmt":"2013-02-02T14:30:03","slug":"karl-marx-le-lotte-di-classe-in-francia-dal-1848-al-1850-una-recensione-di-francesca-borsari","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/?p=2658","title":{"rendered":"Karl Marx, Le lotte di classe in Francia dal 1848 al 1850. Una recensione di Francesca Borsari"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_2662\" style=\"width: 309px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/02\/moti-del-quarantotto.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-2662\" class=\" wp-image-2662\" title=\"moti del quarantotto\" src=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/02\/moti-del-quarantotto.jpg\" alt=\"\" width=\"299\" height=\"256\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-2662\" class=\"wp-caption-text\">I moti del 1848 in tutta Europa. Anche questa volta, l&#39;inizio fu in Francia<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se ordini il libro tramite il nostro link hai diritto ad uno sconto significativo (Amazon): <em> <a href=\"http:\/\/www.amazon.it\/gp\/product\/1160486190\/ref=as_li_tf_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=23322&amp;creativeASIN=1160486190&amp;linkCode=as2&amp;tag=filosofipreca-21\">Le Lotte Di Classe in Francia Dal 1848 Al 1850 (1896)<\/a><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" style=\"border: none !important; margin: 0px !important;\" src=\"http:\/\/www.assoc-amazon.it\/e\/ir?t=filosofipreca-21&amp;l=as2&amp;o=29&amp;a=1160486190\" alt=\"\" width=\"1\" height=\"1\" border=\"0\" \/><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>&#8212; &#8212; &#8212;<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Il lavoro che viene qui ristampato, fu il primo tentativo di spiegare attraverso la concezione materialistica un frammento di storia contemporanea partendo dalla situazione economica corrispondente.<\/em> (Friedrich Engels, p. 39)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Credo che la succitata frase riassuma in s\u00e9 la motivazione principale per la quale leggere questo libro. Ulteriori motivazioni risiedono nella scorrevolezza del testo e, dal mio punto di vista, nella dimostrazione di quanto peso pu\u00f2 avere un\u2019idea nell\u2019interpretazione storica.<strong> <\/strong>L&#8217;opera di <strong>Marx<\/strong> \u201c<em>Le lotte di classe in Francia dal 1848 al 1850<\/em>\u201d fu pubblicata sulla <em>Neue Rheinische Zeitung<\/em> come serie di articoli. Nel 1895 <strong>Engels<\/strong> pubblic\u00f2 una nuova edizione dell&#8217;opera di Marx intitolandola \u201c<em>Le lotte di classe in Francia dal 1848 al 1850<\/em>\u201d dando titoli nuovi ai tre capitoli gi\u00e0 apparsi. Come quarto capitolo aggiunse le parti dedicate alla Francia della Rassegna maggio-ottobre 1850 con il titolo &#8220;<em>La soppressione del suffragio universale nel 1850<\/em>&#8220;.<strong><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il contesto filosofico dal quale Marx prende le mosse e dal quale \u00e8 possibile spiegare quest\u2019opera, \u00e8 quello della messa in crisi della filosofia hegeliana perpetrata da <strong>Feuerbach<\/strong>, da <strong>Kierkegaard<\/strong> e da egli stesso tra gli anni \u201940 e \u201950 dell\u2019800. Si era criticata l\u2019idea di un idealismo assoluto che inseriva la ragione in un processo dialettico che rivelava la struttura stessa della realt\u00e0: l\u2019accento \u00e8 posto di nuovo sull\u2019uomo. <strong>Marx rifiuta di Hegel l\u2019identit\u00e0 della storia con la realizzazione di un principio assoluto<\/strong>, ma <strong>riprende la struttura dialettica<\/strong> del processo storico. Anche per Marx la storia \u00e8 importante, ma perch\u00e9 terreno di trasformazione delle relazioni degli uomini. Nella produzione delle proprie condizioni materiali di vita gli uomini costruiscono un insieme di relazioni che sono la vera struttura della societ\u00e0; la storia non \u00e8 che l&#8217;evoluzione di queste strutture economiche. Tutto il resto (diritto, religione, cultura, arte ecc.) non \u00e8 che sovrastruttura e dunque, in quanto tale, dipendente dalla struttura e senza vera autonomia.<br \/>\n<!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le varie fasi della storia umana sono pertanto intrinsecamente caratterizzate dai differenti livelli raggiunti dalle societ\u00e0 umane nell&#8217;organizzazione della produzione materiale e dei suoi strumenti. Marx distingue nella storia una fase <em>asiatica<\/em>, una <em>antica<\/em>, una <em>feudale<\/em> e una <em>borghese<\/em>. Il passaggio da una fase all&#8217;altra (e qui si coglie un lato del potente influsso hegeliano su Marx) avviene per le contraddizioni insanabili che vengono a costituirsi in seno a ciascuna forma di organizzazione produttiva. Marx ritiene che attraverso la contraddizione estrema a cui inevitabilmente conduce la societ\u00e0 borghese si giunger\u00e0, attraverso un capovolgimento dialettico, ossia una rivoluzione, ad una fase finale della storia in cui si attuer\u00e0 un sistema economico senza propriet\u00e0 privata dei mezzi di produzione e quindi senza il conseguente sfruttamento dell&#8217;uomo sull&#8217;uomo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quest\u2019opera si inquadra perfettamente nella sua concezione dialettica della storia, e costituisce anzi, come scrive Engels nella prefazione, il <em>primo tentativo di spiegare attraverso la concezione materialistica un frammento di storia contemporanea partendo dalla situazione economica corrispondente<\/em> (p.39). Se nel <em>Manifesto<\/em> aveva gi\u00e0 applicato a grandi linee questo metodo a tutta la storia moderna, qui gli eventi politici vengono collegati in ultima istanza a cause economiche. Perch\u00e9 vengono scelte proprio queste date e questo luogo da Marx per applicare concretamente il suo metodo d\u2019analisi? Il 1848 non \u00e8 un anno come gli altri, ma \u00e8 periodo di rivoluzioni in tutt\u2019Europa che in generale tendono a rompere i legami con l\u2019Assolutismo e i residui feudali, in cui si afferma ulteriormente l\u2019ideologia nazionale e in cui la matrice popolare \u00e8 pi\u00f9 forte che in precedenza. A questi problemi si reagir\u00e0 in maniera diversa a seconda dei diversi paesi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La Francia costituisce il terreno privilegiato d\u2019analisi<\/strong> perch\u00e9 aveva gi\u00e0 vissuto una rivoluzione che aveva rotto i legami con il feudalesimo e aveva inciso sui rapporti sociali. I moti del \u201948 pertanto non costituiscono un evento nuovo ma si collocano in una sorta di progressione nel processo che conduce alla dittatura del proletariato. Al centro di questa visione c\u2019\u00e8 la definizione di rivoluzione del 1789 come di rivoluzione borghese, che aveva annientato la nobilt\u00e0 per sostituirvi una nuova aristocrazia finanziaria, monarchica e conservatrice, installatasi al potere nel luglio 1830. Le lotte dal 1848 al 1850 vengono condotte pertanto dalla restante parte della borghesia contro quella frazione borghese che detiene il potere. Se come conseguenza di questi moti il carattere della societ\u00e0 diviene specificamente pi\u00f9 borghese, un\u2019altra diretta conseguenza \u00e8 anche la crescita del proletariato. Il significato di questo periodo nella concezione materialistica della storia \u00e8 quella di fase borghese che precede la rivoluzione finale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un elemento comune che aveva caratterizzato tutte le rivoluzioni era dato dalla situazione economica: nel biennio 1846-47 l\u2019Europa aveva attraversato una fase di crisi che aveva investito prima il settore agricolo poi quello industriale e commerciale, provocando carestie, miseria e disoccupazione. Il clima di disagio, congiuntamente all\u2019azione dei democratici porta a lotte nelle quali si richiedono maggiori libert\u00e0 politiche e democrazia, con spinte talvolta verso l\u2019emancipazione nazionale. In queste rivolte si vede una massiccia presenza dei ceti urbani popolari. All\u2019inizio del \u201948, poco prima che scoppiassero le rivolte, era stato pubblicato da Marx ed Engels il \u201c<em>Manifesto del partito comunista<\/em>\u201d, destinato a diventare il testo base della rivoluzione proletaria. Ecco perch\u00e9 si identifica il \u201948 come l\u2019anno ufficiale di nascita del movimento operaio, cos\u00ec come uno degli spartiacque ideali che dividono l\u2019et\u00e0 moderna da quella contemporanea. La rivolta part\u00ec in Francia, cos\u00ec come era accaduto nel 1830, nella \u201cmonarchia liberale\u201d di Luigi Filippo del primo ministro Guizot, dove fu proprio la maturazione economica, civile e culturale a far apparire pi\u00f9 intollerabile l\u2019oligarchia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Sotto Luigi Filippo non regnava la borghesia francese, ma una frazione di essa, i banchieri, i Re della Borsa, i re delle ferrovie, i proprietari delle miniere di carbone e ferro e delle foreste, e una parte della propriet\u00e0 fondiaria venuta con essi ad un accordo: la cosiddetta aristocrazia finanziaria<\/em> (p.91).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si costitu\u00ec un vasto fronte di opposizione che comprende al suo interno liberali progressisti, democratici bonapartisti e socialisti, e persino cattolici e legittimisti. I democratici, che erano nettamente minoritari in Parlamento e che miravano a raggiungere il suffragio universale, si attivarono al di fuori attraverso la cosiddetta campagna dei banchetti, ovvero riunioni in forma privata che consentivano la propaganda per la riforma elettorale. La proibizione di uno di questi banchetti il 22 febbraio innesc\u00f2 la mobilitazione di lavoratori e studenti parigini. Il governo ricorse alla Guardia nazionale, corpo di cittadini armati ed espressione della borghesia cittadina pi\u00f9 volte utilizzata per reprimere sommosse operaie, che tuttavia in questa circostanza fin\u00ec con il fare causa comune con i manifestanti. L\u2019intervento dell\u2019esercito rese poi impossibile raggiungere qualsiasi compromesso. Il 24 febbraio <strong>Luigi Filippo<\/strong> abbandon\u00f2 Parigi e venne eletto un governo che si pronunci\u00f2 a favore della repubblica e annunciava la prossima convocazione di un\u2019Assemblea costituente da eleggere a suffragio universale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il nuovo governo era composto dai capi dell\u2019opposizione democratico-repubblicana e persino da due rappresentanti dei lavoratori. Alla ripresa del dibattito politico (non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 la limitazione alla libert\u00e0 di riunione, si moltiplicano clubs, giornali e associazioni), segu\u00ec una certa moderazione nel governo (viene ad esempio preferito il tricolore alla bandiera rossa, simbolo della rivoluzione socialista; inoltre, ad opera del ministro degli esteri <strong>Lamartine<\/strong> si rinuncia ad esportare la rivoluzione oltre i confini nazionali). I capi rivoluzionari pi\u00f9 influenti <strong>Blanqui<\/strong> e <strong>Barb\u00e8s<\/strong> rinunciarono ad un\u2019insurrezione contro il governo provvisorio perch\u00e9 la ritenevano destinata all\u2019insuccesso: i socialisti in questo periodo si dimostravano ancora deboli, debolezza confermata dalla mancanza di posizioni di potere in Parlamento. In materia sociale oltre ad un tetto massimo di undici ore lavorative giornaliere, fu stabilito l\u2019obiettivo del pieno impiego. A questo proposito vennero istituiti gli <em>ateliers nationaux<\/em>, che dal loro teorico principale <strong>Louis Blanc<\/strong> erano pensate come cooperative di produzione, mentre di fatto gli operai in essi coinvolti vennero adibiti a lavori di pubblica utilit\u00e0. L\u2019esperimento gravava ad ogni modo sulle finanze statali ed era considerato come un\u2019ingerenza statale troppo forte in campo economico da molti all\u2019interno dello schieramento repubblicano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>E nella confusione, in parte ingenua, in parte intenzionale, della borghesia parigina, nell\u2019opinione, mantenuta ad arte, della Francia e dell\u2019Europa, quelle workhouses furono la prima realizzazione del socialismo, che insieme con esse veniva messo alla gogna<\/em> (p.129).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le correnti di estrema sinistra vennero dapprima sconfitte durante le elezioni per l\u2019Assemblea costituente del 23 aprile, durante le quali il suffragio universale port\u00f2 al voto anche i cattolici conservatori. I vincitori furono i repubblicani moderati, mentre i socialisti Blanc e Albert vennero esclusi dal governo. Le manifestazioni di piazza ripresero il 15 maggio, che si conclusero tuttavia con l\u2019arresto di molti leader della sinistra rivoluzionaria, con la chiusura degli atelier e con l\u2019obbligo di integramento dei disoccupati nell\u2019esercito. Il 23 giugno seguirono altre manifestazioni popolari e ricomparvero le barricate. Di fronte alla radicalit\u00e0 della situazione, vengono concessi i pieni poteri al ministro della guerra, il generale <strong>Louis Eug\u00e8ne Cavaignac<\/strong> che ag\u00ec con la repressione degli insorti. La rivolta dei lavoratori parigini concretizzava quello spettro del comunismo tanto temuto dalla societ\u00e0 borghese:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>La borghesia doveva respingere le rivendicazioni del proletariato con le armi alla mano. E la vera culla della repubblica borghese non \u00e8 la rivoluzione di febbraio, ma la disfatta di<\/em> giugno (p. 136).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il governo era tuttavia in mano ai repubblicani moderati, che nel mese di novembre approvarono una costituzione democratica, che seguendo il modello statunitense, eleggeva a suffragio universale sia un presidente della Repubblica con potere esecutivo che l\u2019Assemblea legislativa. Il 10 dicembre si tennero le elezioni presidenziali: i democratici si presentarono divisi, mentre i conservatori uniti e fermi sulla candidatura di <strong>Luigi Napoleone Bonaparte<\/strong>, figlio di un fratello dell\u2019imperatore, candidatura che si dimostr\u00f2 vincente rispetto all\u2019elettorato popolare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Napoleone era l\u2019unico uomo che avesse esaurientemente rappresentato gli interessi e la fantasia della nuova classe dei contadini sorta nel 1789<\/em> (p. 170).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Bonaparte, di tendenze conservatrici (dicembre 1848) ottenne poi una larga maggioranza alle elezioni del maggio 1849 e pot\u00e9 cos\u00ec realizzare una politica decisamente reazionaria: dalla repressione della Repubblica romana alla difesa dell&#8217;istruzione confessionale, alla soppressione del suffragio universale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo Marx le rivoluzioni del \u201948 sono solo \u201c<em>piccole lacerazioni nella dura crosta della societ\u00e0 europea<\/em>\u201d, tuttavia esse annunciano un capitolo nuovo della storia umana: l\u2019emancipazione del proletariato, che sarebbe stato il motore della storia del XIX secolo. Le vicende del 1848 sono collocate cio\u00e8 in una prospettiva storica che mette in luce l\u2019importanza della classe operaia come punto di partenza per una nuova esperienza rivoluzionaria, esprimendo le linee attraverso le quali si svolgerebbe la storia futura. La sconfitta della classe operaia nelle rivoluzioni del 1848 permette al movimento dei lavoratori di acquisire maturit\u00e0 politica, cos\u00ec come coscienza di classe, senza le quali sarebbe stato impossibile vincere la sua battaglia storica e organizzarsi nei termini di una rivoluzione europea. La celebre frase <em>le masse possono essere dirette solo sulla base della loro esperienza<\/em>, verr\u00e0 ripresa come tesi da Lenin.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pare ovvio che la sua prospettiva preveda un giudizio generalmente positivo riguardo le rivoluzioni. Al contrario dei teorici della borghesia liberale che le intendono come deviazioni del corso normale della storia e come estremismi, Marx le concepisce come momenti in un certo senso creativi della storia, all\u2019interno dei cosiddetti \u201cperiodi pacifici\u201d. In tali momenti secondo il filosofo vengono eliminate contraddizioni, poich\u00e9 le varie classi determinano in maniera diretta la vita sociale gettando le basi per quella \u201csovrastruttura politica\u201d che si regge appunto sui rinnovati rapporti di produzione. L\u2019elemento di eliminazione della contraddizione era presente anche in Hegel, ma da lui veniva risolto sul piano logico nel momento della sintesi; Marx invece lo fa risolvere sul terreno materiale in un processo storico che \u00e8 altrettanto dialettico. Questo processo contiene al suo interno anche la fase analizzata in questa sede, che non rappresenta quindi un momento definitivo, ma solo una fase. Marx contester\u00e0 pertanto chi intravede invece in ci\u00f2 un processo compiuto, chiamando questa visione \u201c<em>democrazia volgare<\/em>\u201d: corrente nella quale si crede ingenuamente che all\u2019interno del popolo non vi siano contraddizioni di classe e non si tiene conto del potenziale rivoluzionario della piccola borghesia. All\u2019interno di questa democrazia il proletariato non ha ancora sviluppato un programma autonomo ed un conseguente partito di classe.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 proprio in questo senso che <strong>si delinea il fine della parti principali del libro<\/strong>. <strong>La prima parte<\/strong> denuncia il \u201ctradimento\u201d dei democratici piccolo-borghesi nei confronti del proletariato dall\u2019aprile al giugno del 1848. In questo governo provvisorio tutti gli elementi che avevano preparato o determinato la rivoluzione trovarono posto provvisoriamente nel governo di febbraio. E\u2019 una miscela molto eterogenea che comprende le pi\u00f9 entusiastiche aspirazioni di rinnovamento e le vecchie potenze dominanti che non aspiravano affatto al cambiamento. La piccola borghesia secondo Marx, una volta inclusa nel potere politico, ripiega su posizioni moderate. <strong>La seconda parte<\/strong> rappresenta una critica a Blanc e ai suoi seguaci rispetto al tema degli <em>atelier nationaux <\/em>e all\u2019illusione di risolvere il problema del proletariato senza un effettivo scontro con la borghesia. <strong>La terza<\/strong> costituisce un\u2019analisi e una critica delle illusioni della piccola borghesia rispetto al suffragio universale e alla lotta parlamentare intesi da questa come mezzo per ridurre all\u2019impotenza gli avversari. Prova di questa illusione \u00e8 l\u2019elezione di Bonaparte, che \u00e8 segno sia della mancata rete organizzativa del socialismo tra la gente comune, ma anche del conservatorismo e clericalismo della maggioranza degli elettori che si imputa al non essere ancora divenuti proletariato. Ancora una volta ricade l\u2019accento sulla propedeuticit\u00e0 di questa fase e non certo sul suo essere definitiva. Nell\u2019ultima fase \u00e8 criticato invece il nullismo politico del partito social-democratico, dalla meschina azione del giugno 1849, alla politica seguita tra il 10 marzo 1850 e l\u2019approvazione della legge che sopprimeva il suffragio universale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si \u00e8 detto che quest\u2019opera si configura come <strong>il primo tentativo di analisi concreta di fenomeni presenti nella storia come prova di teorie enunciate gi\u00e0 nel <em>Manifesto<\/em><\/strong>. <strong>Un primo esempio<\/strong> \u00e8 l\u2019approfondimento del problema dello Stato, rispetto al tema dell\u2019indebitamento dello stato francese nel 1849. Marx ritiene che lo Stato debba semplificare al massimo l\u2019organismo governativo impiegando meno persone possibili, entrando cio\u00e8 cos\u00ec meno in contatto con la societ\u00e0 borghese. Nel \u201cpartito dell\u2019ordine\u201d al contrario vengo utilizzati i poteri dell\u2019esecutivo in funzione repressiva. Marx pensa al sovvertimento dello stato a lui coevo, ritiene infatti che lo Stato proletario avr\u00e0 una diversa organizzazione; la Comune di Parigi gli fornir\u00e0 poi l\u2019idea della forma da dare a questa organizzazione. E\u2019 in ogni caso questa la prima menzione alla dittatura del proletariato che sar\u00e0 ripresa in seguito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Un secondo aspetto<\/strong> che viene analizzato concretamente \u00e8 la propedeuticit\u00e0 di questa fase borghese. La lotta in favore della repubblica borghese \u00e8 qui un elemento educativo per il nascente movimento operaio. Il suffragio universale ad esempio non va letto nel significato che gli viene attribuito inizialmente, tuttavia ha il merito di scatenare la lotta di classe. Inoltre lo sviluppo stesso del capitalismo in questa fase ha come effetto quello di diffondere il proletariato sul territorio nazionale accelerando il processo che porta alla rivoluzione. E\u2019 un punto questo sul quale Lenin torner\u00e0 per elaborare la strategia e tattica del movimento operaio russo nella rivoluzione del 1905.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Un terzo aspetto<\/strong> \u00e8 l\u2019importanza da lui data alla consonanza tra politica estera e interna di un determinato governo. Se tra le forze controrivoluzionarie europee intorno alla Santa Alleanza vi era un certo meccanismo solidale, allora anche le forze democratiche dovevano comprendere il collegamento internazionale della lotta. Occorreva pronunciarsi a favore della Polonia nel momento in cui viene smembrata e in contrasto alla Russia zarista. E\u2019 ribadito pertanto il principio del solidarismo proletario che rappresenta la forza del movimento stesso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo Engels \u00e8 <strong>il metodo<\/strong> utilizzato da Marx a rendere questo lavoro un\u2019opera importante. Le vicende politiche, l\u2019atteggiamento dei partiti o il modificarsi delle strutture statali non sono pi\u00f9 eventi casuali psicologici, morali o ideali, ma vengono ricollegati alla realt\u00e0 sociale e ai contrasti sociali, espressioni stesse di quella realt\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se ordini il libro tramite il nostro link hai diritto ad uno sconto significativo (Amazon): Le Lotte Di Classe in Francia Dal 1848 Al 1850 (1896) &#8212; &#8212; &#8212; Il lavoro che viene qui ristampato, fu il primo tentativo di &hellip; <a href=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/?p=2658\">Continua a leggere<span class=\"meta-nav\">&rarr;<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[7,11],"tags":[166,226,262],"class_list":["post-2658","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-filosofiapolitica","category-recensione-libri","tag-analisi","tag-riassunto","tag-sintesi"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.3 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Karl Marx, Le lotte di classe in Francia dal 1848 al 1850. 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