{"id":2503,"date":"2012-11-01T16:55:34","date_gmt":"2012-11-01T16:55:34","guid":{"rendered":"http:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/?p=2503"},"modified":"2012-11-01T17:17:57","modified_gmt":"2012-11-01T17:17:57","slug":"questo-non-e-un-manifesto-negri-hardt-una-recensione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/?p=2503","title":{"rendered":"\u201cQuesto non \u00e8 un Manifesto\u201d, Negri &#038; Hardt. Una recensione."},"content":{"rendered":"<p align=\"justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft\" src=\"http:\/\/www.bookrepublic.it\/static\/covers\/r_product\/9788858808726.jpg\" alt=\"\" width=\"204\" height=\"295\" \/>Dopo la trilogia \u00e8 arrivato anche il (non) Manifesto e si presenta un po\u2019 come i titoli di coda di un lavoro lungo circa un decennio. \u00c8 questo il percorso del ticket Hardt &amp; Negri, che ancora continua a snocciolare teoria per allietare le prospettive del movimento ed estenderne le capacit\u00e0 di conflitto e di organizzazione. Gi\u00e0 in \u201c<strong><a href=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/?p=754\">Comune<\/a><\/strong>\u201d avevamo notato alcune eccedenze sul terreno dell\u2019analisi per entrare pi\u00f9 apertamente nel campo della proposta. Evidentemente c\u2019era bisogno del ciclo di lotte che dal 2011 si \u00e8 allungato fino ai giorni nostri per dare quel \u201cquid\u201d per avanzare delle prospettive di organizzazione, o semplicemente delle analisi pi\u00f9 stringenti. Ed infatti \u201c<strong><em>Questo non \u00e8 un manifesto<\/em><\/strong>\u201d, circa 100 pagine edite da Feltrinelli, si presenta come un tentativo di chiudere il cerchio della teoria per entrare pi\u00f9 nello specifico su alcuni problemi lasciati a terra dalla pratica.<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>Innanzitutto autogestione ed autonomia del Comune<\/strong>. Il tratto \u201cpolitico\u201d non cambia (almeno rispetto all\u2019ultima, omonima, fatica letteraria). Il discorso ruota, giustamente, tutto intorno ai <em>commons<\/em> ed al \u201cche fare\u201d per renderli pienamente autonomi e, quindi, effettivamente autogestiti dalle singolarit\u00e0 in lotta. \u00c8 questa la base del tanto celebrato \u201cprocesso costituente\u201d che condensa e sostanzia una prospettiva realmente rivoluzionaria dei <em>commoners<\/em> (ossia i nuovi militanti, gli \u201cagenti del cambiamento\u201d) contro il potere della merce ed il dominio della propriet\u00e0 privata. \u201cI <em>commoners<\/em> non sono comuni solo per il fatto di lavorare, ma, piuttosto e soprattutto, perch\u00e9 lavorano sul comune\u201d. Ed in modo particolare lavorano a forme di organizzazione politica \u201ccomune\u201d, non temendo lo specialismo perch\u00e9 ogni Essere umano, con la giusta formazione, potrebbe essere messo nelle condizioni di capire ogni cosa. Una delle allegorie pi\u00f9 interessanti richiamate nel testo \u00e8 la \u201c<strong><a href=\"http:\/\/www.resistenze.org\/sito\/te\/cu\/st\/custci17-011542.htm\">Carta della Foresta<\/a><\/strong>\u201d (1217) che, dopo una stagione di privatizzazioni radicali (che trovarono espressione nella ben pi\u00f9 nota \u201c<strong>Magna Carta<\/strong>\u201d), garantiva e regolava l\u2019accesso dei \u201ccommoners\u201d alle risorse comuni. Ma andiamo con ordine.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p align=\"justify\">L\u2019invasione di Piazza Tahrir, l\u2019occupazione del Campidoglio, le acampadas spagnole, le rivolte in alcuni quartieri londinesi, l\u2019occupazione di Zuccotti Park e via di seguito pensando alla \u201cprimavera araba\u201d, a Piazza Syntagma. Sono questi alcuni degli eventi che hanno permesso la definizione di un\u2019analisi complessiva, fermo restando che \u201cognuna di queste lotte \u00e8 unica e orientata a condizioni locali specifiche\u201d. Sembrerebbe che, a differenza dei movimenti \u201cno global\u201d tra la fine del Novecento e l\u2019inizio del nuovo millennio (pensiamo a Seattle ed a Genova in particolare) che erano decisamente globali e si muovevano lungo le strade larghe della globalizzazione, il 2011 ci abbia mostrato la ricerca della \u201cstanzialit\u00e0\u201d dei conflitti (che usano gli strumenti della globalizzazione solo per organizzarsi localmente). Questo dimostra una stretta connessione dei movimenti con le questioni nazionali. <strong>\u00c8 la nascita di un nuovo \u201cnazionalismo\u201d che andrebbe urgentemente discusso<\/strong>. In realt\u00e0 anche le parole dei movimenti \u201c<em>no global<\/em>\u201d di dieci anni fa, in particolare verso il deflusso, erano \u201c<em>pensare globale ed agire locale<\/em>\u201d. Ogni ciclo di lotte lascia sempre qualcosa in eredit\u00e0 garantendo la continuit\u00e0 del movimento.<\/p>\n<p align=\"justify\">Ad ogni modo la cosa interessante del libro \u00e8 la cornice che descrive le soggettivit\u00e0 fabbricate dal neoliberismo: l\u2019<em>indebitato<\/em>, il <em>mediatizzato<\/em>, il <em>securizzato<\/em> ed il <em>rappresentato<\/em>. Tutti questi \u201cidealtipi\u201d (o \u201cfigure soggettive della crisi neoliberista\u201d, come vengono definite) si fondono l\u2019uno dentro l\u2019altro e l\u2019uno con l\u2019altro. L\u2019<strong>indebitato<\/strong>. \u201cIl debito ci controlla\u201d. Ha un potere morale su di noi che si divide e si ricompone tra <em>responsabilit\u00e0<\/em> e <em>colpa<\/em>. La colpa di essere in debito (solo per il fatto di consumare) e la responsabilit\u00e0 di ripagarlo (impoverendosi ulteriormente). \u00c8 una forma della precariet\u00e0 perch\u00e9 questa corsa continua genera lavoratori precari, pronti ad accettare qualunque cosa (ad ogni condizione) per rimanere in Vita. Quando si afferma che la vita sia stata messa al lavoro si parla anche di questo. Una delle condizioni \u00e8 la costituzione sul debito della relazione tra \u201cCapitale\u201d e \u201cLavoro\u201d. La produzione capitalista ha cambiato dimensione abbandonando la ricerca del profitto (sfruttamento industriale) per una pi\u00f9 comoda attesa della <strong>Rendita<\/strong> (sfruttamento della Vita). Il <strong>mediatizzato<\/strong>. <em>Non ci manca la comunicazione, ne abbiamo anche troppa, ci manca la creativit\u00e0. Ci manca la resistenza al presente<\/em>. Dicevano Deleuze e Guattari. Il punto, in effetti, \u00e8 proprio questo. Nel magma furioso della comunicazione, che scorre ormai in ogni luogo, manca la qualit\u00e0 ed il rischio che \u201cla coscienza del lavoratore mediatizzato <em>venga<\/em> classificata e assorbita nel web\u201d \u00e8 molto alto. Eppure la comunicazione (intesa come passaggio di informazioni) sarebbe fondamentale in questo modello produttivo. Il problema \u00e8 che l\u2019informazione \u201cviva\u201d prodotta dal Lavoro viene immediatamente cristallizzata nei processi burocratici. Morendo. Il <strong>securizzato<\/strong>. Il nostro corpo non \u00e8 solo \u201cl\u2019oggetto della sicurezza, ma anche il soggetto\u201d. Siamo sempre molto attenti ai moniti contro le attivit\u00e0 da considerare sospette ma allo stesso modo siamo attivi nell\u2019individuarle, magari generando mostri da banali ombre. Questo contribuisce a creare un regime diffuso di paura dove assumiamo continuamente il ruolo di vittime e carnefici, in molti luoghi della Vita (compreso il lavoro). La paura \u00e8 un tratto fondamentale della nostra Esistenza che si riaggancia alla necessit\u00e0 di rivendicare nuova sicurezza producendo una societ\u00e0 fondamentalmente militarizzata (non solo nelle uniformi ma anche nelle coscienze sociali). Il <strong>rappresentato<\/strong>. In questo caso l\u2019idealtipo proposto si fa complesso: \u201cdobbiamo riconoscere che la figura del rappresentato riunisce in s\u00e9 le figure dell\u2019indebitato, del mediatizzato e del securizzato, e riassume al contempo il risultato finale della loro subordinazione e della loro corruzione\u201d. Il rappresentato agirebbe in una societ\u00e0 mediatizzata che svuota la partecipazione di ogni intelligenza creativa, manipolando l\u2019assoggettamento al debito ed alla paura. Questa mistificazione sarebbe stata generata dalla \u201ceclisse della speranza di trasformazione\u201d in seno alla classe operaia che, con le sue organizzazioni, aveva dato slancio alla partecipazione al potere. Il nuovo posizionamento globale degli assetti potere e l\u2019incapacit\u00e0 oggettiva di partecipare \u201cdemocraticamente\u201d alle decisioni, apre la necessit\u00e0 di ricostruire una nuova soggettivit\u00e0 politica capace di costituire un\u2019altra forma possibile della rappresentanza. Il rappresentato, quindi, semplificherebbe un po\u2019 le altre figure. \u00c8 solo un individuo, alienato.<\/p>\n<p align=\"justify\">Per sostenere i <em>riot<\/em> contro la crisi bisognerebbe innanzitutto riscoprire le nostre singolarit\u00e0, lanciandole nello spazio del Comune. Il rifiuto del debito sarebbe l\u2019inizio di questo processo di singolarizzazione. Si rifiuta il debito perch\u00e9 si afferma l\u2019abbondanza. L\u2019abbondanza della Vita e della produzione. Un\u2019abbondanza ed un desiderio di potenza che, in realt\u00e0, sarebbe continuamente negata in questo nuovo sistema di <em>enclosures<\/em> applicato a livello globale. Ed allora il debito da economico sarebbe inteso in termini di legame sociale. Siamo in debito di affettivit\u00e0. La <strong>singolarit\u00e0<\/strong> (<em>commoners<\/em>) sarebbe la soggettivit\u00e0 costituente comune che si muove in sciami attraverso una rete estesa di relazioni che sono fondamentalmente umane ed affettive, aprendo nuovi e continui processi di costituzione dei<em> commons<\/em>. Nella trilogia di Negri &amp; Hardt il momento dell\u2019<strong>Esodo<\/strong>, della fuga dagli attuali sistemi di comando, \u00e8 stato pi\u00f9 volte ripreso (con Aronne a difesa del cammino). La <em>fuga<\/em> \u00e8 la modalit\u00e0 dell\u2019Esistenza che si sottrae ai meccanismi dell\u2019indebitamento, della paura e della rappresentazione per proporsi come costituente altra realt\u00e0. \u00c8 la modalit\u00e0 che apre la possibilit\u00e0 di costruire l\u2019<strong>autonomia<\/strong>. Se il potere \u00e8 relazione bisognerebbe come prima cosa negare un estremo della relazione. Noi. Negarci.<\/p>\n<p align=\"justify\">Detto questo si apre un intervento approfondito sulla Costituzione. O, meglio, sul processo costituente che deve seguire alla fuga delle singolarit\u00e0 in Comune. Con una certezza: si pensa e si lavora ad una Costituzione che non debba essere semplicemente utilizzata da noi, qui ed ora. Si lavora per un\u2019altra realt\u00e0 da costruire. <strong>Costituzione e Comune sono i due termini principali del dibattito. In mezzo scorre il processo che dovrebbe portare da un capo all\u2019altro della storia<\/strong>. \u201cQuesta crisi pu\u00f2 essere almeno in parte spiegata dal fatto che, mentre le forze produttive diventano sempre pi\u00f9 comuni, le relazioni di produzione e di propriet\u00e0 continuano ad essere definite da regole e norme individualistiche e privatistiche inadatte a raccogliere la nuova realt\u00e0 produttiva\u201d. Il <em>gap<\/em> da colmare sarebbe questo. Forze produttive (cio\u00e8 noi) ormai pienamente <em>commons<\/em> e relazioni industriali ed istituzionali (ossia loro) sempre pi\u00f9 esclusive ed escludenti. I luoghi della decisione, inoltre, si sono molto rarefatti (cos\u00ec come si \u00e8 rarefatto il capitale, diventando sempre pi\u00f9 finanziario) di conseguenza i centri del potere sono esplosi ed ormai sono diventati quasi impossibili da rintracciare ed identificare. Chi decide su cosa? Siamo davanti ad uno stato di Eccezione rivisto e corretto. <strong>\u00c8 lo Stato di Emergenza che ignora la Costituzione ma decide continuamente con decreti di urgenza<\/strong> (che sono oggettivamente esclusivi ed escludenti, visto che possono esercitarli pochi Esseri umani lasciando fuori tutto il resto). \u00c8 una privatizzazione del potere.<\/p>\n<p align=\"justify\">Il processo costituente dovrebbe passare innanzitutto attraverso un\u2019autonomia del tempo delle lotte, perch\u00e9 ogni conflittualit\u00e0 ha il proprio <em>kairos<\/em>. Inoltre la comunicazione e le nuove tecnologie dovrebbero essere utili per creare un terreno \u201cfederalista\u201d che metta insieme queste molteplici esperienze territoriali, tutte interessate alla conquista ed alla riapertura dei <em>commons<\/em>. \u00c8 questa \u201c<strong>l\u2019ontologia plurale del politico<\/strong>\u201d che darebbe sostegno all\u2019autogestione del comune attraverso una composizione condivisa delle singolarit\u00e0 costituenti. Ogni decisione, allo stesso tempo, deve essere singolare e comune. Esattamente il contrario delle attuali decisioni prese per decreti di urgenza, nell\u2019ambito dello Stato di Emergenza, esautorando la democrazia da ogni intervento. L\u2019Emergenza \u00e8 un dispositivo che tiene in piedi una perversa ripartizione tra poteri (esecutivo, legislativo e giudiziario) che dovrebbe essere investita dal processo costituente. Ormai l\u2019Esecutivo \u00e8 stato totalmente esautorato di ogni capacit\u00e0 di direzione e controllo. La visione dei Parlamenti nazionali sulle disposizioni di legge oppure sulla sicurezza \u00e8 stata totalmente annientata. Non sono pi\u00f9 competenti in materia. Questa incompetenza istituzionale ha completato l\u2019allontanamento delle organizzazioni partitiche dagli Esseri umani sviluppando, spesso ragionevolmente, malumore e diffidenza. Anche il Legislativo \u00e8 ormai ridotto a mero simulacro. Semplicemente si rapporta in un dialogo morto con l\u2019Esecutivo. Qualche volta ostacolando ed ogni tanto favorendo l\u2019attivit\u00e0 parlamentare. Il potere Giudiziario \u00e8 l\u2019unico elemento che, oggi, viene mobilitato quando si tratta di approvare qualche Riforma, aprendo la possibilit\u00e0 e la necessit\u00e0 di un intervento degli altri poteri su argomenti che, di volta in volta, vengono iscritti all\u2019ordine del giorno. Un processo costituente, vista la situazione, non pu\u00f2 prescindere dal rimettere in discussione questi tre poteri. <strong>Legislativo<\/strong>. \u201cIn un processo costituente il potere legislativo non deve essere un organo di rappresentanza, ma deve facilitare e promuovere la partecipazione di tutti al governo della vita sociale e nel processo di decisionale politico\u201d. Il modello e la forma di questo \u201ccostituendo\u201d potere dovrebbero essere i <em><a href=\"http:\/\/www.sapere.it\/enciclopedia\/Cons%C3%ACglio+di+f%C3%A0bbrica.html\">Consigli di Fabbrica<\/a><\/em> di gramsciana memoria. Un\u2019operativit\u00e0 diffusa su scala territoriale di partecipazione effettiva degli Esseri umani alla produzione industriale ed alla decisione sociale. <strong>Esecutivo<\/strong>. \u201cLo stato neoliberista, nonostante le affermazioni in senso contrario, esercita una forte pianificazione dell\u2019attivit\u00e0 promossa in stretta collaborazione con interessi aziendali e finanziari\u201d. Il comune, in poche parole, deve essere gestito non solo nel presente ma anche per il futuro. Gli autori ci tengono a precisare la loro distanza dai sistemi di pianificazione statale degli anni sovietici, ma la parola \u201cPiano\u201d sembra non essere pi\u00f9 off limits nella terminologia del movimento. E questo, forse, \u00e8 un bene. Perch\u00e9 proprio la pianificazione sembrerebbe poter dare l\u2019opportunit\u00e0 di innescare meccanismi virtuosi capaci di estendere democraticamente l\u2019accesso ai <em>commons<\/em>. \u00c8 inoltre interessante e degna di evidenza la posizione degli autori sulle banche che \u201cdevono diventare istituzioni gestite in comune per il bene comune e la finanza uno strumento della pianificazione democratica\u201d. Il ruolo del credito in questo ipotetico mondo comune potrebbe essere un altro punto di discussione. <strong>Giudiziario<\/strong>. \u201cLa nostra propensione non \u00e8 cercare modi per rendere il potere giudiziario realmente indipendente, quanto ammettere che determinate funzioni del giudiziario sono inevitabilmente politiche e scoprire come queste possano essere adeguatamente riconfigurate sul terreno politico\u201d. L\u2019indipendenza del Giudiziario, secondo Negri &amp; Hardt, starebbe innanzitutto nella sua capacit\u00e0 di interpretare la Costituzione e garantire l\u2019equilibrio dei poteri in un ambito federale e democratico.<\/p>\n<p align=\"justify\">Questo \u00e8 il testo. Naturalmente nelle linee generali. Il resto, come sempre, dipende dalla nostra carne e dal nostro sangue. Dalla capacit\u00e0 di farci realmente commoners nella vita quotidiana e nei conflitti territoriali. Ma, in ogni caso, verr\u00e0 il momento in cui un ragionamento pi\u00f9 &#8220;pratico&#8221; sulla ricomposizione di questi conflitti bisogner\u00e0 farlo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dopo la trilogia \u00e8 arrivato anche il (non) Manifesto e si presenta un po\u2019 come i titoli di coda di un lavoro lungo circa un decennio. \u00c8 questo il percorso del ticket Hardt &amp; Negri, che ancora continua a snocciolare &hellip; <a href=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/?p=2503\">Continua a leggere<span class=\"meta-nav\">&rarr;<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[7,11],"tags":[401,20,400,399,398,396,395,397,394,105],"class_list":["post-2503","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-filosofiapolitica","category-recensione-libri","tag-autogestione","tag-autonomia","tag-commoners","tag-commons","tag-comune","tag-debito","tag-hardt","tag-movimento","tag-negri","tag-recensione"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.6 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>\u201cQuesto non \u00e8 un Manifesto\u201d, Negri &amp; Hardt. 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