{"id":2416,"date":"2012-09-26T17:37:09","date_gmt":"2012-09-26T17:37:09","guid":{"rendered":"http:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/?p=2416"},"modified":"2012-10-02T18:04:48","modified_gmt":"2012-10-02T18:04:48","slug":"darwin-e-lincendio-nella-fabbrica-di-stoffe-di-stephen-j-gould","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/?p=2416","title":{"rendered":"Darwin e l\u2019incendio nella fabbrica di stoffe, di Stephen J. Gould"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_2421\" style=\"width: 620px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/09\/spencer-operaie.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-2421\" class=\" wp-image-2421\" title=\"spencer operaie\" src=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/09\/spencer-operaie.jpg\" alt=\"\" width=\"610\" height=\"237\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-2421\" class=\"wp-caption-text\">Herbert Spencer, e alcune operaie dei primi anni del Novecento<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cosa ha a che fare la terribile sorte delle 146 operaie morte nel 1911 a New York con una disputa accademica sul darwinismo? Ce lo racconta <strong>Stephen J. Gould<\/strong>, toccando temi come il paradigma del darwinismo sociale (o meglio, &#8220;spencerismo&#8221; sociale), e cio\u00e8 l&#8217;estensione sistematica delle leggi dell&#8217;evoluzione biologica all&#8217; &#8220;evoluzione&#8221; culturale. Secondo Gould, l&#8217;accettazione acritica di tale paradigma ebbe un ruolo teorico e pratico fondamentale nel ritardo con cui vennero approvate le leggi di tutela sociale dei lavoratori e delle lavoratrici\u00a0nel mondo. Il seguente articolo \u00e8 apparso, inedito, in <em>Micromega<\/em> (n. 3, maggio 2008), tradotto da <strong>Libero Sosio<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8212; &#8212; &#8212;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Christopher Wren, il principale architetto della ricostruzione di Londra dopo il grande incendio del 1666, \u00e8 sepolto sotto il pavimento dell\u2019edificio pi\u00f9 famoso da lui ricostruito, la cattedrale di St. Paul. La chiesa non contiene un suo elaborato monumento sepolcrale, ma solo una semplice tomba nella cripta. Su una lastra di marmo, sul pavimento, si legge il famoso epitaffio scritto da suo figlio: \u00abSi monumentum requiris, circumspice\u00bb (Se cerchi il suo monumento, guardati intorno). C\u2019\u00e8 forse un po\u2019 di magniloquenza, ma io non ho mai letto una testimonianza pi\u00f9 bella dell\u2019importanza centrale \u2013 si potrebbe dire della sacralit\u00e0 \u2013 dei luoghi autentici, rispetto alle repliche, ai simboli o ad altre forme di somiglianza vicaria. Una strana coincidenza della mia vita professionale fece tornare il mio pensiero a questo famosissimo epitaffio quando, per la seconda volta, mi fu assegnato un ufficio in un luogo ricco di storia: un luogo in cui si sentiva ancora la presenza di fantasmi di eventi del passato che avevano un\u2019importanza centrale per la nostra cultura comune e che al tempo stesso erano particolarmente significativi per la mia vita e le mie scelte. Nel 1971 trascorsi un semestre come ricercatore ospite all\u2019Universit\u00e0 di Oxford. Ricevetti un piccolo spazio in un ufficio al piano superiore del museo dell\u2019universit\u00e0. Mentre sistemavo i miei libri, le mie chiocciole fossili e il mio microscopio, notai una placca metallica affissa alla parete, dalla quale appresi che quello spazio riconfigurato di scaffali e cubicoli era stato, in origine, il luogo del confronto pubblico pi\u00f9 famoso all\u2019inizio della storia del darwinismo. In quello stesso luogo, nel 1860, pochi mesi dopo la pubblicazione <em>dell\u2019Origine delle specie<\/em> di Darwin, <strong>Thomas Henry Huxley<\/strong> aveva estratto la sua spada retorica, infilzando clamorosamente il campione astuto ma superficiale del creazionismo: il vescovo <strong>Wilberforce<\/strong>, noto anche come il \u00absaponoso Sam\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come nella maggior parte delle leggende, la versione ufficiale si presenta come un semplice schizzo sommario di contro a una verit\u00e0 molto pi\u00f9 complessa e sfaccettata. Wilberforce e Huxley diedero vita a uno spettacolo splendido e in gran parte spontaneo, ma dallo scontro non emerse un chiaro vincitore, e Joseph Hooke, l\u2019altro campione di Darwin, diede al vescovo una risposta molto pi\u00f9 efficace, purtroppo dimenticata dalla storia. In proposito si pu\u00f2 vedere il mio saggio Chi ha vinto?, pubblicato nel volume <em>Risplendi grande lucciola <\/em><strong>(1)<\/strong>. Non posso dire che la persistente presenza di tali giganti vittoriani abbia accresciuto il mio impegno o migliorato il mio lavoro, ma mi piaceva il senso di continuit\u00e0 che mi veniva garantito da quella felice circostanza. Apprezzai molto anche le implicazioni etimologiche, poich\u00e9 circostanza significa \u00abstare intorno\u00bb (cos\u00ec come il circumspice di Wren significa \u00abguardati intorno\u00bb), e io ero proprio l\u00e0, forse proprio nello stesso punto in cui Huxley aveva detto, secondo la leggenda, che preferiva essere disceso da un scimmia onesta, piuttosto che da un vescovo che distorceva una verit\u00e0 nota per trarne un vantaggio retorico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non molto tempo fa, ricevetti un incarico part-time come visiting professor di biologia e ricercatore all\u2019Universit\u00e0 di New York. Mi fu assegnato un ufficio al decimo piano del Brown Building a Washington Place, una struttura indefinibile dell\u2019inizio del Novecento oggi piena di laboratori e altri locali con finalit\u00e0 accademiche. Mentre il decano mi guidava in una visita informale conducendomi al mio nuovo alloggio, fece un\u2019osservazione en passant che nelle sue intenzioni doveva essere poco pi\u00f9 che una semplice notazione \u00abturistica\u00bb, ma che produsse in me una scossa elettrica. Sapevo, mi domand\u00f2, che nell\u2019edificio aveva avuto luogo il famigerato incendio del 1911 alla <strong>Triangle Shirtwaist Company<\/strong> e che il mio ufficio occupava proprio una posizione d\u2019angolo in uno dei piani in cui si era diffuso l\u2019incendio? Addirittura, come scoprii in seguito, proprio vicino alla via di fuga usata da molte lavoranti della fabbrica di bluse per cercare scampo sul tetto. Il decano mi disse anche che ogni anno il 25 marzo, anniversario dell\u2019incendio, l\u2019International Ladies\u2019 Garment Workers Union tiene ancora una cerimonia in quel luogo e depone corone per commemorare le 146 operaie, in gran parte immigrate, perite nell\u2019incendio.<br \/>\n<!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se la controversia fra Huxley e Wilberforce definisce una leggenda primaria nella mia professione, l\u2019incendio della Triangle Shirtwaist Company occupa un posto ancora pi\u00f9 centrale nella mia visione pi\u00f9 generale della vita. Io crebbi in una famiglia di lavoratori ebrei immigrati che lavoravano in fabbriche di confezioni, e questo olocausto (nel senso letterale di un sacrificio totale attraverso il fuoco) aveva consolidato le loro opinioni e aiutato a definire il loro futuro. La blusa \u2013 un camiciotto con colletto, tagliato sul modello della camicia maschile e indossato sopra una gonna \u2013 era diventata il simbolo alla moda delle donne pi\u00f9 indipendenti. La Triangle Shirtwaist Company, la pi\u00f9 grande azienda produttrice di bluse di New York, occupava tre piani (dall\u2019ottavo al decimo) dell\u2019Asch Building (in seguito comprato dalla New York University e ribattezzato Brown anche per cancellare l\u2019infamia della sua associazione con l\u2019incendio). L\u2019azienda aveva alle proprie dipendenze circa cinquecento operaie, quasi tutte ragazze ebree recentemente immigrate dall\u2019Europa orientale, o giovani donne cattoliche provenienti dall\u2019Italia. Le uscite dall\u2019edificio, oltre agli ascensori, comprendevano solo due piccole rampe di scale e una via di fuga per gli incendi assurdamente inadeguata. I proprietari, per\u00f2, non avevano violato alcuna legge, sia perch\u00e9 le norme di sicurezza era allora molto modeste, sia perch\u00e9 si pensava che l\u2019edificio fosse a prova d\u2019incendio (e tale si dimostr\u00f2, visto che \u00e8 ancora in piedi) anche se le pareti e i soffitti, infiammabili, non poterono impedire al fuoco di propagarsi al suo interno nei piani colmi di indumenti e di ritagli di stoffe. La Triangle Company, in realt\u00e0, a causa della sua posizione nell\u2019edificio, era una trappola mortale, poich\u00e9 i tubi di quel tempo non potevano pompare acqua sopra il sesto piano, mentre reti e teloni non potevano sostenere l\u2019urto di un corpo umano in caduta da altezze maggiori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019incendio scoppi\u00f2 all\u2019ora dell\u2019uscita. La maggior parte delle operaie riusc\u00ec a fuggire, usando gli ascensori, scendendo per una scala (ci occuperemo dell\u2019altra scala pi\u00f9 avanti), o salendo con l\u2019altra fino al tetto. La fiamme intrappolarono per\u00f2 146 dipendenti, quasi tutte giovani donne. Una cinquantina di operaie subirono una morte orribile, gettandosi terrorizzate dalle finestre del nono piano, mentre un muro di fuoco avanzava verso di loro. Vigili del fuoco e spettatori le scongiuravano di non saltare, e poi tentarono di tendere sotto le finestre reti improvvisate di lenzuola e coperte. Non fu per\u00f2 possibile contrastare efficacemente con le reti la forza della caduta, e molti corpi lacerarono il debole tessuto andando a sbattere violentemente sul selciato, o addirittura a infrangere le lastre circolari di vetro opaco sui marciapiedi che dovevano trasmettere luce alle cantine sottostanti, che sono ancora un aspetto importante (e attraente) del mio sobborgo a SoHo <strong>(2)<\/strong>. (Su questi marciapiedi ci sono ancora grandi cartelli che avvertono gli autisti dei furgoni delle consegne di non salire inavvertitamente su di essi quando manovrano a marcia indietro.) Nessuna delle operaie che si gettarono dalle finestre si salv\u00f2, e il ricordo di quei disperati salti nel vuoto rimane una delle immagini pi\u00f9 lancinanti di quella dolorosa tragedia americana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Intorno a tutti gli importanti eventi storici si creano versioni ufficiali da leggende semplificate: penso che la ragione principale sia da cercarsi nel fatto che tendiamo a usare tali eventi per trarne considerazioni morali, e che la complessit\u00e0 della situazione vera offusca sempre l\u2019efficacia di uno stringato epigramma. Cos\u00ec Huxley, rappresentando la virt\u00f9 dell\u2019obiettivit\u00e0 scientifica, deve uccidere il drago dell\u2019antico dogma irrazionale. La leggenda, ugualmente ipersemplificata, dell\u2019incendio alla Triangle, dice che le operaie rimasero imprigionate nell\u2019edificio perch\u00e9 la direzione aveva chiuso tutte le porte d\u2019uscita per impedire piccoli furti, interruzioni del lavoro non autorizzate, o l\u2019ingresso a sindacalisti, lasciando come unica uscita praticabile quella antincendio. Tutte le mie cinque guide sull\u2019architettura di New York raccontano questa versione \u00abufficiale\u00bb. La mia guida preferita, per esempio, dice: \u00abBench\u00e9 l\u2019edificio fosse dotato di uscite antincendio, le operaie, terrorizzate, scoprirono che le porte del nono piano erano state chiuse dai sorveglianti. Una sola uscita antincendio era del tutto insufficiente per far fronte all\u2019urto delle lavoranti in preda al panico\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Queste leggende tradizionali (e in effetti virtualmente \u00abufficiali\u00bb) possono forse esagerare per rafforzare la giusta condanna morale, ma interpretazioni del genere emergono comunque da una base di fatti ancora pi\u00f9 ambigua, e questa realt\u00e0, come vedremo nel caso della Triangle, incarnava spesso una lezione pi\u00f9 profonda e pi\u00f9 importante. Huxley, dopo tutto, discusse con Wilberforce, anche se non si assicur\u00f2 una vittoria decisiva, e Huxley stava dalla parte degli angeli: i veri angeli della luce e della giustizia. E bench\u00e9 molte operaie della Triangle siano fuggite per mezzo degli ascensori e di una scala, l\u2019accesso a un\u2019altra scala (che avrebbe potuto salvarle quasi tutte) era quasi sicuramente chiuso. Se avessero vinto Wilberforce e i suoi tirapiedi, oggi io potrei essere un operaio, un linguista o un avvocato. Ma l\u2019incendio della Triangle avrebbe potuto cancellarmi completamente. Mia nonna arriv\u00f2 in America nel 1910. In quel giorno fatale del marzo 1911 lavorava come cucitrice sedicenne in una delle tante aziende con mano d\u2019opera a basso costo, ma grazie a Dio non alla Triangle Shirtwaist Company. Mio nonno, lo stesso giorno, stava tagliando stoffe in un\u2019altra azienda vicina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Queste due storie estremamente diverse \u2013 separate da mezzo secolo e da un oceano, e con tutto il divario che c\u2019\u00e8 fra una tragedia industriale e una controversia accademica \u2013 potrebbero sembrare assolutamente prive di qualsiasi attinenza, come i proverbiali cavoli a merenda. Io sento per\u00f2 che un legame profondo unisce queste due storie nell\u2019illustrare poli opposti di un problema centrale nella storia della teoria evoluzionistica: l\u2019applicazione del pensiero darwiniano alla vita e ai tempi della nostra specie esagitata. Io non sostengo che ci sia qualcosa che vada oltre il significato personale \u2013 e certamente neppure che ci sia qualche ragione per tediare altre persone \u2013 nell\u2019accidentale ubicazione di due miei uffici in luoghi cos\u00ec sacri della storia. Ma l\u2019emozione di uno stimolo personale spesso induce ad abbandonare un tema generale che invece varrebbe la pena di condividere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019applicazione della teoria dell\u2019evoluzione all\u2019Homo sapiens ha sempre turbato profondamente la cultura occidentale, non per una qualsiasi ragione che potesse essere definita scientifica (gli esseri umani sono infatti oggetti biologici, e devono perci\u00f2 trovar posto, insieme a tutti gli altri esseri viventi, sull\u2019albero genealogico della vita), ma solo in conseguenza di antichi pregiudizi sul carattere distinto dell\u2019uomo e sulla sua insormontabile superiorit\u00e0. Lo stesso Darwin us\u00f2 la massima circospezione quando sfior\u00f2 questo argomento nell\u2019Origine delle specie, edita per la prima volta nel 1859 (anche se nel 1871, pubblicando l\u2019Origine dell\u2019uomo, avrebbe affrontato l\u2019argomento con un piglio pi\u00f9 deciso). La prima edizione dell\u2019Origine delle specie dice poco sull\u2019Homo sapiens, oltre alla promessa criptica che \u00absi far\u00e0 luce sull\u2019origine dell\u2019uomo e sulla sua storia\u00bb. (Nelle edizioni successive Darwin divenne un po\u2019 pi\u00f9 audace e si avventur\u00f2 a introdurre la seguente correzione: \u00abMolta luce sar\u00e0 fatta sull\u2019origine dell\u2019uomo e sulla sua storia\u00bb) <strong>(3)<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Problemi inquietanti di questo tipo trovano spesso la loro soluzione ovvia in un po\u2019 di saggezza che ha permeato da tempo immemorabile le nostre tradizioni, da fonti cos\u00ec sublimi come l\u2019aurea mediocritas (il \u00abgiusto mezzo\u00bb) di Aristotele alla sensibilit\u00e0 pi\u00f9 profana di Riccioli d\u2019Oro di dividere la differenza esistente fra due estremi e trovare una soluzione che si trovi esattamente nel mezzo (\u00abn\u00e9 troppo caldo n\u00e9 troppo freddo\u00bb, \u00abn\u00e9 troppo grande n\u00e9 troppo piccolo\u00bb). Similmente, si pu\u00f2 chiedere o troppo o troppo poco al darwinismo nel suo tentativo di capire l\u2019origine dell\u2019uomo e la sua storia. Di solito una soluzione appropriata sta nella posizione intermedia di \u00abmolto ma non tutto\u00bb. Il \u00abviscido\u00bb Sam Wilberforce e l\u2019incendio della Triangle Shirtwaist meritano il loro collegamento, strano ma dotato di un senso, in quanto esempi dei due estremi che devono essere evitati: Wilberforce, infatti, neg\u00f2 l\u2019evoluzione del tutto e in modo assoluto, mentre la principale teoria sociale che ostacol\u00f2 la riforma industriale (e permise le condizioni di lavoro che condussero a disastri come l\u2019incendio della Triangle Shirtwaist) \u2013 ossia il \u00abdarwinismo sociale\u00bb \u2013 segu\u00ec la via dell\u2019applicazione pi\u00f9 radicale dell\u2019evoluzione biologica a modelli della storia umana. Comprendendo gli errori della negazione di Wilberforce e dell\u2019adesione acritica e totale al darwinismo sociale, possiamo trovate la giusta via di mezzo fra i due estremi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se lo chiamarono \u00absaponoso\u00bb avranno avuto qualche ragione. Il magniloquente vescovo di Oxford si riserv\u00f2 la sua invettiva migliore per il tentativo di Darwin di applicare le sue eresie all\u2019origine dell\u2019uomo. Nella sua recensione dell\u2019Origine delle specie (edita nel 1860 nella Quarterly Review, la principale rivista letteraria inglese), Wilberforce si duole soprattutto del fatto che \u00abprima di tutto Darwin dichiara chiaramente che applica lo schema d\u2019azione del principio della selezione naturale all\u2019Uomo stesso, oltre che agli animali che lo circondano\u00bb. D\u00e0 poi la stura a un\u2019argomentazione appassionata a favore dell\u2019unicit\u00e0 umana, la quale poteva avere solo un\u2019origine divina: \u00abLa supremazia derivata dell\u2019Uomo sulla Terra; la capacit\u00e0 dell\u2019uomo di parlare; il suo dono della ragione; il suo libero arbitrio e la sua responsabilit\u00e0; il peccato e la redenzione; l\u2019incarnazione del Figlio di Dio; la compresenza dello Spirito Santo, sono altrettante cose del tutto inconciliabili con la degradante nozione dell\u2019origine animale di colui che fu creato a immagine di Dio e redento dal suo eterno figlio\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma la marea della storia inghiott\u00ec presto il buon vescovo. Quando Wilberforce mor\u00ec, nel 1873, per una ferita alla testa conseguente a una caduta da cavallo, Huxley osserv\u00f2 acidamente che, per una volta, il cervello del vescovo era entrato in contatto con la realt\u00e0, e il risultato gli era stato fatale. Il darwinismo divenne la novit\u00e0 intellettuale dominante della fine dell\u2019Ottocento. L\u2019ambito potenziale della selezione naturale, il principio esplicativo cardine della teoria di Darwin, sembrava quasi infinito ai suoi seguaci (anche se non al maestro stesso; \u00e8 infatti interessante la prudenza usata dallo stesso Darwin circa eventuali estensioni del principio oltre l\u2019ambito dell\u2019evoluzione biologica). Se l\u2019evoluzione degli organismi era controllata da una \u00ablotta per l\u2019esistenza\u00bb, un principio simile non avrebbe potuto spiegare la storia di quasi tutto, dalla cosmologia alle lingue, all\u2019economia, alle tecnologie e alla storia culturale dei diversi gruppi umani?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Persino le massime verit\u00e0 possono essere estese in misura eccessiva da accoliti zelanti e acritici. La selezione naturale pu\u00f2 anche essere una delle idee pi\u00f9 potenti che siano mai state sviluppate nella scienza, ma solo certi tipi di sistemi possono essere regolati da un tale processo, e il principio di Darwin non pu\u00f2 spiegare tutte le sequenze naturali che si sviluppano storicamente. Per esempio, possiamo parlare dell\u2019\u00abevoluzione\u00bb di una stella che passa per una serie prevedibile di fasi nel corso di molti milioni di anni, dalla sua nascita alla sua esplosione, ma la selezione naturale \u2013 un processo mantenuto in moto dalla sopravvivenza e dal successo riproduttivo differenziali di alcuni individui in una popolazione variabile \u2013 non pu\u00f2 essere la causa dello sviluppo stellare. Per spiegare l\u2019evoluzione di una stella dobbiamo guardare invece alla fisica e chimica intrinseche degli elementi leggeri presenti in tali masse immani. Similmente, bench\u00e9 il darwinismo spieghi senza dubbio molti caratteri universali della morfologia e del comportamento dell\u2019uomo, non possiamo vedere nella selezione naturale una causa in grado di controllare i nostri mutamenti culturali dall\u2019origine dell\u2019agricoltura in poi, se non altro perch\u00e9 un tempo limitato di soli diecimila anni circa fornisce una prospettiva troppo angusta per un\u2019evoluzione biologica generale. Inoltre, ed \u00e8 la cosa pi\u00f9 importante, il mutamento culturale umano opera in un modo che impedisce alla selezione naturale di esercitare un ruolo di controllo. Per menzionare le due differenze pi\u00f9 chiare: innanzitutto, l\u2019evoluzione biologica procede per continua divisione di specie in linee genealogiche indipendenti che sono destinate a rimanere separate per sempre sull\u2019albero ramificato della vita. Il mutamento culturale opera per mezzo del processo opposto di prendere a prestito e amalgamare. Uno sguardo attento alla ruota o all\u2019alfabeto di un\u2019altra cultura pu\u00f2 modificare per sempre il corso di una civilt\u00e0. Se vogliamo identificare un analogo biologico del cambiamento culturale, sospetto che un\u2019epidemia funzioni molto meglio dell\u2019evoluzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In secondo luogo, il mutamento culturale umano procede per mezzo del potente meccanismo dell\u2019eredit\u00e0 lamarckiana dei caratteri acquisiti. Tutto ci\u00f2 che di utile (o, purtroppo, di distruttivo) inventa la nostra generazione pu\u00f2 essere trasmesso direttamente ai nostri figli attraverso l\u2019educazione. Il cambiamento realizzato in questo modo lamarckiano supera di gran lunga per rapidit\u00e0 il processo molto pi\u00f9 lento della selezione naturale darwiniana, la quale richiede una forma mendeliana di eredit\u00e0 fondata su una variazione a piccola scala e priva di una direzione preordinata, che possa poi essere vagliata e selezionata attraverso una lotta per l\u2019esistenza. La variazione genetica \u00e8 mendeliana, cosicch\u00e9 l\u2019evoluzione biologica \u00e8 governata dal darwinismo, ma la variazione culturale \u00e8 in gran parte lamarckiana, e la selezione naturale non pu\u00f2 determinare la storia moderna delle nostre societ\u00e0 tecnologiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il primo accesso di grande entusiasmo vittoriano per il darwinismo ispir\u00f2 tuttavia una raffica di tentativi di applicazione ad altri campi, almeno per analogia. Alcuni sforzi si rivelarono fruttuosi; fra questi ci fu la decisione di James Murray, direttore dell\u2019Oxford English Dictionary (il cui primo volume fu pubblicato nel 1884, dopo essere stato in preparazione per una ventina di anni) di operare rigorosamente sulla base di princ\u00ecpi storici e di trattare i cambiamenti di definizione delle parole non sulla base delle preferenze attuali nell\u2019uso (come in un dizionario veramente normativo), bens\u00ec sulla base della cronologia e dell\u2019evoluzione genealogica dei significati registrati (facendo del testo pi\u00f9 un\u2019enciclopedia sulla storia delle parole che un vero dizionario).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Altre estensioni si rivelarono per\u00f2 non valide in teoria, e anche dannose (o cos\u00ec giudicherebbe la maggior parte di noi sulla base della nostra sensibilit\u00e0 morale), se non tragiche, nella loro applicazione. Come principale reo in questa categoria dobbiamo citare una teoria molto influente che acquist\u00f2 il nome non appropriato di \u00abdarwinismo sociale\u00bb. (Come hanno notato molti storici, essa dovrebbe essere chiamata piuttosto \u00abspencerismo sociale\u00bb, poich\u00e9 fu Herbert Spencer, il grande erudito vittoriano in quasi tutto lo scibile, a formularne i postulati fondamentali nella Social Statics del 1850, quasi un decennio prima che Darwin pubblicasse L\u2019origine delle specie. Il darwinismo aggiunse come versione pi\u00f9 dura della lotta per l\u2019esistenza, che era gi\u00e0 stata riconosciuta da tempo da Spencer, il meccanismo della selezione naturale. Lo stesso Darwin mantenne inoltre una relazione molto ambivalente verso questo movimento che prese il suo nome. Egli provava l\u2019orgoglio di qualsiasi creatore al cospetto di estensioni utili della sua teoria, e sperava in una spiegazione evoluzionistica dell\u2019origine dell\u2019uomo e dei fenomeni storici. Capiva per\u00f2 anche fin troppo bene che il meccanismo della selezione naturale mal si applicava alle cause del mutamento sociale negli esseri umani.)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il darwinismo sociale viene spesso usato come un termine generale per indicare qualsiasi asserzione genetica o biologica sull\u2019inevitabilit\u00e0 (o almeno la \u00abnaturalit\u00e0\u00bb) delle disuguaglianze sociali fra le classi o fra i sessi, o delle vittorie militari di un gruppo su un altro. Una definizione cos\u00ec ampia, per\u00f2, distorce la storia di questa importante teoria, anche se sono stati da molto tempo proposti con grande impegno e rilievo argomenti pseudodarwiniani per coprire tutti questi peccati. Il darwinismo sociale classico oper\u00f2 come una teoria pi\u00f9 specifica sulla natura e l\u2019origine delle classi sociali nel moderno mondo industriale. L\u2019Encyclopaedia britannica, nel suo articolo sull\u2019argomento, sottolinea correttamente questa limitazione, prima citando l\u2019ambito massimo del significato potenziale, e poi restringendo opportunamente il campo dell\u2019uso reale: \u00abDarwinisrno sociale: la teoria secondo la quale persone, gruppi e razze sarebbero soggetti alle stesse leggi della selezione naturale che Charles Darwin ha percepito all\u2019opera in natura nelle piante e negli animali. [&#8230;] La teoria fu usata a sostegno del capitalismo del laissez-faire e del conservatorismo politico. La stratificazione delle classi era giustificata sulla base delle disuguaglianze \u00abnaturali\u00bb fra individui; si diceva infatti che il controllo della propriet\u00e0 era un correlato di attributi morali superiori e intrinseci come l\u2019industriosit\u00e0, la temperanza e la frugalit\u00e0. I tentativi di riformare una societ\u00e0 attraverso l\u2019intervento dello Stato o altri mezzi avrebbero perci\u00f2 interferito con processi naturali; una libera competizione e una difesa con tutti i mezzi dello status quo erano in accordo con la selezione biologica. I poveri erano gli \u201cinadatti\u201d e non dovevano essere aiutati; nella lotta per l\u2019esistenza, la ricchezza era un segno di successo\u00bb. Secondo Spencer dovremmo permettere e accogliere di buon grado una tale durezza, per lasciare libero sfogo a quello sviluppo progressivo che tutti i sistemi \u00abevolutivi\u00bb subiscono quando possono seguire senza impedimenti il loro corso naturale. Come principio centrale del suo sistema, Spencer credeva che il progresso \u2013 da lui definito come un movimento da un\u2019omogeneit\u00e0 semplice non differenziata, come in un batterio o in una societ\u00e0 umana \u00abprimitiva\u00bb senza classi sociali, a un\u2019eterogeneit\u00e0 complessa e strutturata, come in organismi \u00abavanzati\u00bb o in societ\u00e0 industriali \u2013 non avesse origine come una propriet\u00e0 inevitabile della materia in moto, ma solo attraverso un\u2019interazione fra i sistemi in evoluzione e i loro ambienti. Queste interazioni, perci\u00f2, non dovevano essere ostacolate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il rapporto fra la visione generale di Spencer e la teoria particolare di Darwin \u00e8 stato spesso frainteso o esagerato. Come abbiamo visto sopra, Spencer aveva pubblicato le grandi linee (e la maggior parte dei dettagli) del suo sistema quasi dieci anni prima che Darwin presentasse la sua teoria dell\u2019evoluzione. Senza dubbio il filosofo accolse poi con entusiasmo il principio della selezione naturale come un meccanismo ancora pi\u00f9 spietato ed efficiente per spingere avanti l\u2019evoluzione. (Per una curiosa ironia, la parola evoluzione, come descrizione della storia genealogica della vita, fu introdotta da Spencer, e non direttamente da Darwin. Spencer apprezzava tale termine per il suo significato di \u00abprogresso\u00bb, gi\u00e0 presente nel senso originale latino di evolutio come \u00absviluppo\u00bb. Dapprima Darwin resistette all\u2019uso della parola evoluzione \u2013 in origine chiam\u00f2 il suo processo \u00abdiscendenza con modificazione\u00bb \u2013 poich\u00e9 la sua teoria non comprendeva alcun meccanismo o giustificazione per un progresso generale nella storia della vita. Spencer per\u00f2 prevalse, anche perch\u00e9 nessuna societ\u00e0 \u00e8 mai stata impegnata nell\u2019obiettivo del progresso come nozione o obiettivo centrale pi\u00f9 della Gran Bretagna vittoriana al culmine della sua espansione coloniale e industriale.) Spencer us\u00f2 certamente il meccanismo darwiniano della selezione naturale per sostenere il suo sistema. Poche persone riconoscono la seguente ironia storica: fu Spencer, non Darwin, a coniare l\u2019espressione \u00absopravvivenza del pi\u00f9 adatto\u00bb, che \u00e8 oggi il nostro slogan convenzionale per designare il meccanismo darwiniano. Lo stesso Darwin lo riconobbe, in un\u2019affermazione aggiunta in edizioni posteriori dell\u2019Origine delle specie: \u00abQuesto principio per il quale ogni lieve variazione, se utile, si mantiene, \u00e8 stato da me denominato \u201cselezione naturale\u201d. [&#8230;] Ma l\u2019espressione \u201csopravvivenza del pi\u00f9 adatto\u201d, spesso usata da Herbert Spencer, \u00e8 pi\u00f9 esatta, e talvolta ugualmente conveniente\u00bb <strong>(4).<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come meccanismo per mantenere in moto la sua \u00abevoluzione\u00bb universale (delle stelle, delle specie, delle lingue, delle economie, delle tecnologie e di quasi qualsiasi altra cosa) verso il progresso, Spencer preferiva il diretto e meccanicistico \u00abgrufola, divora o muori\u00bb della selezione naturale (come compendi\u00f2 il processo William Graham Sumner, il pi\u00f9 importante darwinista sociale americano) all\u2019impulso pi\u00f9 vago, e in gran parte lamarckiano, verso il miglioramento organico di se stessi che aveva inizialmente adottato come causa primaria. (Nella colorita immagine citata sopra, Sumner usa una metafora essenzialmente americana per l\u2019autosufficienza che il mio vocabolario degli slogan fa risalire a un discorso del 1834 di Davy Crockett.) In un\u2019edizione postdarwiniana della Social Statics, Spencer scrisse: \u00abNel terzo di secolo trascorso dopo la pubblicazione di questi passi, non \u00e8 emersa alcuna ragione per indurmi a recedere dalla posizione che avevo assunto in essi. Al contrario, si sono aggiunte molte prove a conferma. I risultati benefici della sopravvivenza dei pi\u00f9 adatti risultano essere molto maggiori [di quanto avevo riconosciuto in precedenza]. Il processo della \u201cselezione naturale\u201d, come l\u2019ha chiamato il signor Darwin [&#8230;] si \u00e8 rivelato una delle cause principali [&#8230;] di quell\u2019evoluzione attraverso la quale tutti gli esseri viventi, a cominciare dai pi\u00f9 bassi e divergenti (e ridivergenti nel corso della loro evoluzione), hanno raggiunto i loro attuali livelli di organizzazione e di adattamento al loro modo di vita\u00bb. Ma mettendo da parte la questione della particolare influenza di Darwin, rimane fermo il pi\u00f9 importante punto sottostante: la teoria del darwinismo sociale (o spencerismo sociale) poggia su una serie di analogie fra le cause di cambiamento e di stabilit\u00e0 nei sistemi biologici e sociali, e sulla presunta applicabilit\u00e0 diretta di questi princ\u00ecpi biologici all\u2019ambito sociale. Nel suo documento di fondazione, la Social Statics del 1850, Spencer fonda la sua argomentazione su due complesse analogie con i sistemi biologici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1) La lotta per l\u2019esistenza come mezzo di purificazione in biologia e in societ\u00e0. Darwin riconobbe nell\u2019espressione \u00ablotta per l\u2019esistenza\u00bb un\u2019abbreviazione metaforica per qualsiasi strategia che promuovesse un maggiore successo riproduttivo, fosse esso attraverso la lotta aperta, la cooperazione o una semplice bravura nel copulare, secondo il vecchio principio \u00abpresto e spesso\u00bb. Molti contemporanei, compreso Spencer, intendevano invece la \u00absopravvivenza dei pi\u00f9 adatti\u00bb come una lotta aperta all\u2019ultimo sangue \u2013 quella che T.H. Huxley rifiut\u00f2 in seguito come la scuola \u00abgladiatoria\u00bb, o l\u2019incarnazione del bellum omnium contra omnes, la \u00abguerra di tutti contro tutti\u00bb, di Hobbes. Spencer present\u00f2 questa visione fosca e angusta della natura in Social Statics: \u00abNoi vediamo all\u2019opera in tutta la Natura una dura disciplina che \u00e8 un po\u2019 crudele ma che pu\u00f2 assolvere un compito assai utile. Quello stato di belligeranza universale mantenuto in tutta la creazione inferiore, con grande perplessit\u00e0 di molte degne persone, \u00e8 in fondo la misura pi\u00f9 misericordiosa possibile nelle circostanze di fatto. [&#8230;] Si noti che i nemici carnivori non solo eliminano dalle mandrie di erbivori gli individui che hanno ormai superato la maturit\u00e0, ma anche i malati, gli individui malformati e quelli meno agili o meno forti. Con l\u2019aiuto di questo processo di purificazione [&#8230;] si impedisce la degenerazione della razza attraverso la riproduzione dei suoi esemplari inferiori; e si assicura il mantenimento di una costituzione completamente adattata alle condizioni circostanti, e perci\u00f2 meglio capace di produrre la felicit\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Spencer aggrav\u00f2 poi questo errore applicando lo stesso ragionamento alla storia sociale umana, senza mai neppure mettere in discussione la validit\u00e0 di un tale trasferimento analogico. Scagliandosi contro tutti i programmi governativi per il miglioramento sociale \u2013 Spencer si opponeva a qualsiasi intervento dello Stato nell\u2019istruzione, nei servizi postali, nell\u2019emanazione di qualsiasi normativa sulle condizioni delle case e persino alla creazione di servizi sanitari pubblici \u2013 condann\u00f2 tali sforzi come nati da buone intenzioni ma condannati a produrre conseguenze tremende, migliorando la sopravvivenza di reietti sociali che si dovevano lasciar morire per il bene di tutti. (Spencer insistette, per\u00f2, che non si opponeva alla beneficenza privata, specialmente per l\u2019effetto salutare che essa poteva avere sullo sviluppo morale dei donatori. Questo discorso vi ricorda forse argomenti avanzati oggi come riformisti e nuovi di zecca dei nostri ultraconservatori moderni? Non dobbiamo cercare di trarre profitto dal famoso detto di Santayana che chi ignora la storia \u00e8 condannato a ripeterla?) Nel capitolo della Social Statics concernente le leggi sui poveri (alle quali, ovviamente, si opponeva), Spencer scrisse: \u00abDobbiamo censurare quei falsi filantropi che, per prevenire la presente infelicit\u00e0, preparerebbero un\u2019infelicit\u00e0 ancora maggiore alle generazioni future. Quella rigorosa necessit\u00e0 che, quando le si permette di operare, diventa uno sprone cos\u00ec pungente per il pigro e una briglia cos\u00ec forte per l\u2019apatico, questi amici dei poveri la abolirebbero a causa dei pianti che produce qua e l\u00e0. Questi uomini irriflessivi, anche se benpensanti, ciechi dinanzi al fatto che, nello stato naturale delle cose, la societ\u00e0 espelle costantemente i suoi membri malati, deboli di mente, lenti, vacillanti, sleali, si fanno fautori di un\u2019interferenza che non solo arresterebbe il processo di purificazione ma accrescerebbe addirittura i guasti, incoraggiando assolutamente la moltiplicazione degli sconsiderati e degli- incompetenti, attraverso l\u2019offerta di mezzi di sussistenza sicuri. [&#8230;] Cos\u00ec, nel desiderio di prevenire le salutari sofferenze che ci circondano, queste persone sensibili ai sospiri e ai lamenti trasmettono ai posteri una maledizione sempre crescente\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">2) Stabilit\u00e0 del corpo e della societ\u00e0. Nell\u2019\u00abevoluzione\u00bb universale e progressiva di tutti i sistemi, l\u2019organizzazione diventa sempre pi\u00f9 complessa in conseguenza della divisione del lavoro fra il numero crescente delle parti che si differenziano. Ogni parte deve \u00abconoscere il suo posto\u00bb e svolgere il ruolo che le compete, pena il crollo dell\u2019intero sistema. Un organismo primitivo come l\u2019idra, composto da semplici moduli buoni a tutti gli usi, pu\u00f2 rigenerare ogni parte perduta, ma la natura d\u00e0 all\u2019uomo solo una testa, e una sola possibilit\u00e0. Spencer riconobbe l\u2019incoerenza di base consistente nello spiegare la stabilit\u00e0 sociale per analogia con i bisogni integrati di un singolo corpo organico; egli riconobbe infatti le logiche contrarie dei due sistemi: le parti di un corpo organico sono infatti al servizio della totalit\u00e0, mentre la totalit\u00e0 sociale dovrebbe esistere solo al servizio delle parti (i singoli individui). Spencer non si lasciava per\u00f2 mai spaventare da difficolt\u00e0 logiche o empiriche quando perseguiva una delle sue amate generalit\u00e0. (Huxley si riferiva all\u2019inclinazione di Spencer a costruire grandiosi sistemi quando fece la sua famosa osservazione su \u00abuna bella teoria, uccisa da uno sgradevole, brutto, piccolo fatto\u00bb) <strong>(5)<\/strong>. Si mosse perci\u00f2, per quanto goffamente, attraverso le numerose assurdit\u00e0 di tale confronto, sostenendo addirittura di avere trovato una virt\u00f9 nelle differenze. Nel famoso articolo del 1860 The Social Organism, Spencer descrisse il confronto fra un corpo umano e una societ\u00e0 umana: \u00abSono dunque questi i punti di analogia e i punti di differenza. Non possiamo dire che i punti di differenza servono solo a portare in pi\u00f9 chiara luce i punti di analogia?\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019articolo di Spencer elenca poi i presunti punti validi di confronto, fra cui analogie cos\u00ec stiracchiate come l\u2019origine storica della classe borghese con lo sviluppo, negli animali complessi, del mesoderma, il terzo foglietto embrionale, compreso fra il foglietto embrionale esterno, l\u2019endoderma, e quello interno, l\u2019endoderma; la comparazione del sangue col denaro; i corsi paralleli di nervi e vasi sanguigni negli animali superiori con la costruzione affiancata di ferrovie e linee telegrafiche; e infine, in un confronto che lo stesso Spencer consider\u00f2 forzato, l\u2019assimilazione di una primitiva monarchia onnipotente con un cervello semplice, e di un sistema parlamentare avanzato con un cervello complesso formato da vari lobi. Spencer scrisse: \u00abPer quanto quest\u2019asserzione possa apparire strana, le nostre Camere del parlamento scaricano nell\u2019economia sociale funzioni che sono paragonabili sotto vari aspetti a quelle scaricate dalle masse cerebrali in un vertebrato\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Spencer forza sicuramente le sue analogie, ma il suo intento sociale non sarebbe potuto essere pi\u00f9 chiaro: una societ\u00e0 stabile richiede che tutti i ruoli siano coperti e ben svolti, e il governo non deve interferire con un processo naturale di selezione e di assegnazione di remunerazioni appropriate. Un umile lavoratore deve faticare, e pu\u00f2 rimanere indigente per sempre, ma i poveri industriosi, come organo del corpo sociale, devono esistere sempre: \u00abSe si mettono gli operai delle fabbriche a orario ridotto, subito i mercati dei prodotti coloniali di Londra e Liverpool sono depressi. I negozianti sono attivi o no a secondo dell\u2019entit\u00e0 del raccolto di frumento. E la malattia delle patate pu\u00f2 rovinare i commercianti. [&#8230;] Questa unione di molti uomini in una comunit\u00e0; questa crescente mutua dipendenza di unit\u00e0 che in origine erano indipendenti; questa graduale segregazione di cittadini in corpi separati con funzioni reciprocamente dipendenti; questa formazione di un tutto formato da parti diverse; questa crescita di un organismo di cui non si pu\u00f2 ferire una parte senza che il resto lo senta; tutto questo pu\u00f2 essere generalizzato sotto la legge dell\u2019individuazione\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il darwinismo sociale divenne un movimento importante, con sostenitori in politica, nel mondo accademico e nel giornalismo per una grande variet\u00e0 di cause particolari. Ma come afferm\u00f2 lo storico Richard Hofstadter nel libro pi\u00f9 famoso che sia mai stato scritto su questo argomento \u2013 Social Darwinism in American Thought, pubblicato per la prima volta nel 1944, sempre ristampato da allora, e ancora penetrante nonostante qualche inevitabile arcaismo \u2013 l\u2019impatto primario di questa dottrina risiedette nel suo appoggio a filosofie politiche conservatrici, in particolare attraverso l\u2019argomento centrale (e molto efficace) contro il sostegno dello Stato ai servizi sociali e alla regolamentazione governativa dei settori dell\u2019industria e delle abitazioni: \u00abSi poteva adottare, come William Graham Sumner, una visione pessimistica sull\u2019importanza del darwinismo, e concludere che esso potrebbe servire solo a preparare gli uomini ad affrontare la durezza intrinseca della battaglia della vita; o si poteva assicurare, come Herbert Spencer, che \u2013 quali che possano essere le avversit\u00e0 immediate per gran parte dell\u2019umanit\u00e0 \u2013 evoluzione significa progresso, cosa che garantiva che l\u2019intero processo della vita tendesse verso un qualche coronamento remoto ma glorioso. In un caso come nell\u2019altro, per\u00f2, le conclusioni a cui fu dapprima condotto il darwinismo furono puramente conservatrici. Esse suggerivano che tutti i tentativi di riformare il processo sociale erano sforzi per rimediare all\u2019irrimediabile, che interferivano con la saggezza della natura, e che potevano condurre solo alla degenerazione\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I magnati industriali dell\u2019et\u00e0 dell\u2019oro americana (i robber barons, \u00abbaroni ladroni\u00bb, in una terminologia condivisa da molte persone) apprezzarono molto e sostennero questo argomento contro la regolamentazione, evidentemente per ragioni di tornaconto personale, e per quanto spesso mescolassero le loro tesi sulla crudele inevitabilit\u00e0 della natura con la piet\u00e0 cristiana convenzionale. John D. Rockefeller disse in un discorso tenuto a una scuola domenicale di catechismo: \u00abLa crescita di una grande azienda \u00e8 semplicemente un fatto di sopravvivenza dei pi\u00f9 adatti. [&#8230;] La rosa American Beauty pu\u00f2 essere prodotta con tutto il suo splendore e la sua fragranza, che suscitano un grande apprezzamento in chi la guarda, solo sacrificando i primi boccioli che crescono intorno ad essa. Questa non \u00e8 una tendenza cattiva nel mondo economico. \u00c8 semplicemente l\u2019applicazione di una legge della natura e di una legge di Dio\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E Andrew Carnegie, che era stato molto amareggiato dal chiaro fallimento dei valori cristiani, trov\u00f2 la sua soluzione negli scritti di Spencer, ed entr\u00f2 poi in contatto col filosofo inglese per coltivarne l\u2019amicizia e per uno scambio di importanti favori. Carnegie scrisse sulla sua scoperta dell\u2019opera di Spencer: \u00abRicordo che la luce venne come in una sorta di inondazione e che tutto mi si chiar\u00ec. Non solo mi ero liberato della teologia e del soprannaturale, ma avevo trovato la verit\u00e0 dell\u2019evoluzione. \u201cTutto \u00e8 bene poich\u00e9 le cose vanno sempre meglio\u201d divenne il mio motto e una vera fonte di conforto\u00bb. La filantropia di Carnegie, primariamente sotto forma di donazioni a biblioteche e universit\u00e0, \u00e8 considerata fra le grandi opere di beneficenza della storia americana, ma non dovremmo dimenticare la sua durezza e resistenza alle riforme a favore dei suoi operai mentre costruiva il suo impero dell\u2019acciaio (in particolare il modo violento in cui soffoc\u00f2 lo sciopero di Homestead del 1892): una durezza che egli giustific\u00f2 con la consueta linea spenceriana che una qualsiasi regolamentazione statale avrebbe sviato un inesorabile progresso naturale destinato a condurre naturalmente al progresso per tutti. Nel suo articolo pi\u00f9 famoso (intitolato \u00abWealth\u00bb, ricchezza, e pubblicato nella North American Review nel 1889), Carnegie scrisse: \u00abBench\u00e9 la legge possa essere a volte dura per l\u2019individuo, \u00e8 ottima per la razza, assicurando la sopravvivenza del pi\u00f9 adatto in ogni campo. Noi accettiamo quindi di buon grado, come condizioni a cui dobbiamo adattarci, una grande disuguaglianza ambientale, la concentrazione della ricchezza, delle attivit\u00e0 industriali e commerciali, nelle mani di pochi, e la legge della competizione fra questi, come cose non solo benefiche; ma essenziali per il futuro progresso della razza\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non voglio sostenere una visione di una folle grandiosit\u00e0 sull\u2019influenza sociale e politica delle argomentazioni accademiche, cos\u00ec come vorrei evitare l\u2019errore comune di inferire una connessione causale da una semplice correlazione. Ovviamente non credo che le tesi del darwinismo sociale abbiano causato direttamente i mali di un capitalismo industriale senza freni e la soppressione dei diritti dei lavoratori. So che la maggior parte di queste linee spenceriane funzionarono come una mera operazione di facciata per camuffare l\u2019azione di forze sociali saldamente insediate, che difficilmente una qualsiasi argomentazione accademica avrebbe potuto mettere in discussione. D\u2019altra parte le argomentazioni accademiche non dovrebbero neppure essere considerate del tutto impotenti; per quale altro motivo, infatti, le persone al potere invocherebbero con tanta forza tali tesi? La spinta generale del cambiamento sociale si svolse nel suo modo complesso senza un grande impatto da parte di giustificazioni puramente razionali, ma molti problemi particolari \u2013 specialmente il ritmo del cambiamento e gli stili dei cambiamenti che sarebbero occorsi in ogni caso \u2013 potrebbero risentire in modo sostanziale del discorso accademico. Milioni di persone soffrirono quando una data riforma sub\u00ec anni di ritardo legislativo, e poi fu alterata attraverso battaglie legali e compromessi. L\u2019argomento del darwinismo sociale dei super-ricchi e dei conservatori argin\u00f2, indebol\u00ec e rallent\u00f2 le maree del miglioramento, specialmente di quello a vantaggio dei diritti dei lavoratori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La maggior parte degli storici concorderebbe sulla tesi che la singola dottrina pi\u00f9 efficace del darwinismo sociale consisteva in quello che lo stesso Spencer consider\u00f2 l\u2019elemento centrale del suo sistema: l\u2019argomento contro le regolamentazioni imposte dallo stato per l\u2019industria, l\u2019istruzione, la medicina, le abitazioni, l\u2019igiene pubblica e va dicendo. Pochi americani, anche fra i baroni ladroni, si spinsero cos\u00ec lontano, ma il dogma di Spencer inferse un duro colpo alla regolamentazione dell\u2019industria per assicurare migliori condizioni di lavoro agli operai. Su questo punto particolare \u2013 che fu la raccomandazione centrale del sistema di Spencer fin dall\u2019inizio \u2013 possiamo discutere se la letteratura accademica abbia o no avuto un effetto sostanziale sul reale percorso della storia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Armati di questo nuovo punto di vista, possiamo tornare all\u2019incendio della Triangle Shirtwaist, alla morte delle 146 giovani lavoratrici e alla tangibile influenza di una dottrina che ha applicato troppa parte della versione sbagliata del darwinismo alla storia umana. La battaglia per una maggiore sicurezza sui posti di lavoro e per ambienti pi\u00f9 sani per i lavoratori era stata combattuta intensamente per vari decenni. Il movimento sindacale aveva assegnato una forte priorit\u00e0 a questi problemi, e gli imprenditori avevano spesso reagito con intransigenza, o addirittura con violenza, adducendo le loro giustificazioni spenceriane per la perpetuazione di quell\u2019evidente crudelt\u00e0. La regolamentazione governativa dell\u2019industria era diventata uno dei punti caldi delle lotte politiche americane, e la causa della benevola sorveglianza dello stato aveva fatto passi avanti dallo Sherman Antitrust Act del 1890 alle numerose e battagliere riforme della presidenza di Theodore Roosevelt (1901-1909). Quando scoppi\u00f2 l\u2019incendio della Triangle, nel 1911, i regolamenti a protezione della salute e della sicurezza dei lavoratori erano cos\u00ec deboli, e cos\u00ec inapplicabili da parte di un personale esiguo e mal pagato, che i dirigenti delle aziende \u2013 cinicamente e tecnicamente \u00abconformi alle leggi\u00bb in quell\u2019edificio che sarebbe diventato una vera e propria trappola in caso di incendio \u2013 avrebbero potuto imporre praticamente qualsiasi cosa, senza che il debole e nascente movimento sindacale potesse opporsi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se la leggenda convenzionale fosse vera, se le operaie della Triangle fossero morte perch\u00e9 tutte le porte erano state chiuse dai crudeli datori di lavoro, questa storia straziante non potrebbe trasmettere alcuna morale al di l\u00e0 della colpa personale dei dirigenti. Ma la perdita delle 146 vite umane si verific\u00f2 per ragioni molto pi\u00f9 complesse, tutte collegate alla patetica debolezza delle disposizioni di legge per la salute e la sicurezza dei lavoratori. E non dubito che la spinta centrale del darwinismo sociale \u2013 l\u2019argomento che le regolamentazioni governative possono soltanto ritardare un processo necessario e naturale \u2013 abbia esercitato un impatto importante nel rallentare l\u2019approvazione di leggi che oggi quasi tutti, persino i nostri arciconservatori, considerano benefiche e umane. Io accetto la tesi che le idee di Spencer non impedirono alla lunga l\u2019approvazione di tali regolamentazioni, ma la vita o la morte per le lavoratrici della Triangle Shirtwaist dipese dal \u00abdettaglio\u00bb che le forze del puro laissez-faire, sostenute dall\u2019elemento centrale della teoria di Spencer, riuscirono a ritardarne l\u2019applicazione fino agli anni Venti del Novecento, impedendo di accettare subito nel 1910 le giuste richieste dei sindacati e dei riformatori sociali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quel giorno fatale una delle due scale della Triangle era stata quasi sicuramente chiusa, anche se gli avvocati della societ\u00e0 riuscirono a fare assolvere i loro clienti, usando in gran parte gherminelle legali per confondere, intimidire e far cadere in contraddizione giovani testimoni con una scarsa conoscenza dell\u2019inglese. Due anni prima alla Triangle era cominciato uno sciopero importante, che si era poi diffuso alle manifatture di bluse in tutta la citt\u00e0. I sindacati si imposero nella maggior parte delle fabbriche, ma, curiosamente, non alla Triangle, dove la direzione resistette e costrinse le operaie a tornare al lavoro senza avere ottenuto niente. Alla Triangle le tensioni rimasero alte anche nel 1911, e la direzione era diventata particolarmente sospettosa, e addirittura paranoide, sulla possibilit\u00e0 di furti. Perci\u00f2, all\u2019ora dell\u2019uscita dal lavoro (quando scoppi\u00f2 l\u2019incendio, e contro le leggi, imposte con scarsa efficacia, per assicurare che fossero sempre attive varie uscite), i dirigenti avevano fatto chiudere una delle porte, per costringere tutte le donne a uscire per la scala che dava in Greene Street, dove un sorvegliante poteva ispezionare tutte le borse per scongiurare il furto di bluse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma se, in questo caso, i dirigenti violarono una legge debole e male imposta, in tutti gli altri casi di morte sul lavoro non possono essere accusati di mancato rispetto di norme esistenti; la responsabilit\u00e0 va invece attribuita all\u2019assurda inadeguatezza di norme mantenute in gran parte cos\u00ec deboli e inefficaci dalla resistenza politica alla regolamentazione legale sui posti di lavoro, sostenuta dagli argomenti del darwinismo sociale. I tubi flessibili non potevano pompare acqua oltre il sesto piano, ma nessuna legge impediva di ammassare le maestranze in affollati piani superiori. Nessuno statuto imponeva esercitazioni antincendio o altre forme di addestramento per aumentare la sicurezza. In altri casi, regolamenti deboli erano risibilmente inadeguati, facili da violare, e in ogni caso fondamentalmente inapplicati. Per esempio, ogni operaia aveva diritto per legge a 7 metri cubi di spazio d\u2019aria: una buona regola per prevenire l\u2019affollamento (<strong>6<\/strong>). Le societ\u00e0 erano per\u00f2 riuscite ad aggirare l\u2019intento della legge e a mantenere la loro tradizionale (e pericolosa) densit\u00e0 di lavoratori, trasferendosi in edifici dai soffitti molto alti e con quantit\u00e0 molto grandi di spazio non utilizzabile che poteva essere incluso nel calcolo del minimo dei 7 metri cubi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando l\u2019Asch Building entr\u00f2 in uso nel Novecento, un ispettore del Buildings Department, dipartimento per l\u2019edilizia, inform\u00f2 l\u2019architetto che si doveva fornire una terza scala. L\u2019architetto riusc\u00ec per\u00f2 a imporre una variazione, sostenendo che la singola uscita antincendio poteva esse re considerata la scala mancante richiesta per legge per strutture con pi\u00f9 di 930 metri quadrati per piano. Inoltre la singola scala antincendio \u2013 che durante la fuga dall\u2019edificio si deform\u00f2 e cadde in conseguenza della cattiva manutenzione e del peso eccessivo del numero di operaie che la usarono contemporaneamente \u2013 conduceva solo a un lucernario di vetro in un cortile chiuso. L\u2019ispettore del dipartimento per l\u2019edilizia aveva anche criticato questa soluzione, e l\u2019architetto aveva promesso di apportare le modifiche necessarie, ma non si era fatto nulla, e la scala antincendio era caduta proprio attraverso il lucernario, accrescendo di molto il numero delle vittime.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Due ultime citazioni confermano che una causa primaria dell\u2019esorbitante tributo di vittime nell\u2019incendio della Triangle Shirtwaist fu proprio l\u2019inadeguatezza della protezione legale (ho usato come mia fonte principale su questo evento l\u2019eccellente libro di Leon Stein, The Triangle Fire, J.B. Lippincott Company, 1962). Rose Safran, una superstite dell\u2019incendio e sostenitrice dello sciopero del 1909, disse: \u00abSe il sindacato avesse vinto, noi saremmo state salve. Due delle nostre richieste riguardavano vie di fuga adeguate nel caso di incendi e porte aperte dalle fabbriche alla strada. Ma ebbero la meglio i capi e noi non ottenemmo le porte aperte o migliori uscite antincendio. Cos\u00ec le nostre amiche sono morte\u00bb. Un ispettore del dipartimento per l\u2019edilizia che aveva scritto alla direzione della Triangle solo qualche mese prima, chiedendo un appuntamento per discutere l\u2019inizio delle esercitazioni antincendio, comment\u00f2 dopo il tragico evento: \u00abCi sono solo due o tre manifatture in citt\u00e0 in cui si fanno esercitazioni antincendio. In alcune di esse in cui ho predisposto il sistema io stesso, i proprietari hanno poi interrotto le esercitazioni. La negligenza dei proprietari delle manifatture in materia di sicurezza dei propri dipendenti \u00e8 assolutamente criminale. Un uomo a cui consigliai di istituire esercitazioni antincendio mi rispose: \u00abLasciamole bruciare. Dopo tutto sono solo delle bestie\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019incendio della Triangle diede una scossa senza precedenti al movimento di riforma dei lavoratori. Una forza, divenuta ora irresistibile, di organizzatori dei lavoratori, di riformatori sociali e di legislatori liberali esercit\u00f2 forti pressioni a favore di una regolamentazione pi\u00f9 forte, all\u2019insegna del \u00abnon deve succedere mai pi\u00f9\u00bb. Come conseguenza diretta di questa tardiva agitazione furono approvate centinaia di leggi, ma nulla pot\u00e9 lavare il sangue di 146 operaie dai marciapiedi di New York. Questa storia di due luoghi di lavoro \u2013 di una scrivania situata nella sala in cui Huxley dibatt\u00e9 con Wilberforce nel 1860 a Oxford, e di un ufficio costruito a un piano del vecchio Asch Building che fu preda delle fiamme durante l\u2019incendio della Triangle Shirtwaist nel 1911 a New York \u2013 non ha una fine, poich\u00e9 illustra un tema della vita intellettuale umana che non dobbiamo mai dimenticare, anche se ha poi trovato una soluzione ovvia e non controversa. Gli estremi devono essere considerati di solito posizioni insostenibili, e addirittura pericolose, su continui complessi e sottili. Per l\u2019applicazione della teoria di Darwin alla storia dell\u2019uomo, il \u00abnessuno\u00bb di Wilberforce configura un errore di uguale grandezza del \u00abtutti\u00bb di un darwinismo sociale estremo. In un senso pi\u00f9 ampio, l\u2019evoluzione di una specie come l\u2019Homo sapiens dovrebbe colmarci di nozioni di gloria per la nostra singolare unicit\u00e0 mentale, e di profonda umilt\u00e0 per il nostro status di ramoscello piccolo e accidentale su un grosso e lussureggiante albero della vita. Gloria e umilt\u00e0! Non potendo abbandonare nessuno di questi due sentimenti per una posizione unitaria in centro, faremmo meglio ad accertarci che i due atteggiamenti siano sempre compresenti, e fortificarci con la saggezza della promessa di Ruth a Naomi: \u00abDove andrai tu, andr\u00f2 anch\u2019io; e dove starai tu, io pure star\u00f2\u00bb <strong>(7)<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>NOTE<\/strong>:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1)\u00a0\u00a0\u00a0 Trad. it. di L. Sosio. Il libro, che \u00e8 la seconda parte della traduzione italiana di Bully for Brontosaurus, fu pubblicato da Feltrinelli nel 1994. La prima parte, Bravo brontosauro, trad. it. di L. Sosio, era stata pubblicata dallo stesso editore nel 1992. (N.d.T.)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(2)\u00a0\u00a0\u00a0 Quartiere di Manhattan; l\u2019espressione \u00e8 un acronimo di South of Houston Street. (N.d.T.)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(3)\u00a0\u00a0\u00a0 La prima citazione \u00e8 da C. Darwin, L\u2019origine delle specie per selezione naturale, trad. it. di C. Balducci, Grandi Tascabili Economici Newton, Roma 1973, p. 427; la seconda da C. Darwin, L\u2019origine delle specie, trad. it. di L. Fratini (dalla 6\u00aa ed., 1872), Boringhieri, Torino 1967, p. 552. Il testo di Darwin dice, nella prima edizione: \u00abtight will be thrown on the origin of man and his history\u00bb; nelle edizioni successive si aggiunge semplicemente un much davanti a tight: \u00abMuch tight will be thrown&#8230;\u00bb. (N.d.T.)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(4)\u00a0\u00a0\u00a0 C. Darwin, L\u2019origine delle specie, trad. it. di L. Fratini, cit., p. 131. (N.d.T.)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(5)\u00a0\u00a0\u00a0 Il testo autentico, contenuto in T.H. Huxley, Biogenesis and Abiogenesis [1870], in Collected Essays, vol. 8, D. Appleton &amp; Co., New York 1894, \u00e8: \u00abThe tragedy of science: the slaving of a beautiful hypothesis by an ugly fact\u00bb (La tragedia della scienza: l\u2019uccisione di una bella ipotesi da parte di un brutto fatto). (N.d.T.)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(6)\u00a0\u00a0\u00a0 Val comunque la pena di notare che i poco pi\u00f9 di 7 metri cubi (2.50 piedi cubi) a disposizione di ogni operaia erano uno spazio veramente esiguo: poco pi\u00f9 di un cubo di due metri di lato, che si riducevano a un\u2019area di mq 2,33 nel caso di un\u2019altezza di 3 metri, o di 1,75 nel caso di un soffitto a quattro metri da terra (N.d.T.).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(7)\u00a0\u00a0\u00a0 Ruth, 1:16. (N.d.T.)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cosa ha a che fare la terribile sorte delle 146 operaie morte nel 1911 a New York con una disputa accademica sul darwinismo? Ce lo racconta Stephen J. 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