{"id":2404,"date":"2012-09-25T13:54:46","date_gmt":"2012-09-25T13:54:46","guid":{"rendered":"http:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/?p=2404"},"modified":"2012-09-25T14:21:39","modified_gmt":"2012-09-25T14:21:39","slug":"georg-simmel-i-problemi-della-filosofia-della-storia-una-recensione-di-francesca-borsari","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/?p=2404","title":{"rendered":"Georg Simmel, I problemi della filosofia della storia. Una recensione di Francesca Borsari"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_2408\" style=\"width: 337px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/09\/Georg-Simmel.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-2408\" class=\" wp-image-2408\" title=\"Georg Simmel\" src=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/09\/Georg-Simmel.jpg\" alt=\"\" width=\"327\" height=\"454\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-2408\" class=\"wp-caption-text\">Georg Simmel<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>La conoscenza \u00e8 una nuova formazione in s\u00e9 conchiusa, dotata di specifiche categorie e soggetta a proprie leggi <\/em>(Georg Simmel).<em><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se siete appassionati di storiografia, se siete interessati ad approfondire temi complessi e controversi, e se siete interessati a farlo con gli occhi di chi si \u00e8 chiesto, agli albori della contemporaneit\u00e0, in cosa realmente consistesse il processo conoscitivo e di l\u00ec in che cosa consistesse la storia, allora questo \u00e8 un testo che non pu\u00f2 mancare. Il saggio in questione \u00e8 <em>I Problemi della filosofia della storia<\/em> (titolo originale: <em>Die Probleme der Geschichtsphilosophie<\/em>) di Georg Simmel, filosofo dell\u2019epoca Guglielmina, meglio ricordato come sociologo, riscoperto nella sua complessit\u00e0 a partire dagli anni ottanta. \u00a0La sua \u201cfilosofia della storia\u201d, <strong>intesa come riflessione epistemologica e non come<\/strong> <em>telos<\/em>, \u00e8 stata parimenti disvelata in quel periodo. Vittorio d\u2019Anna ha tradotto dal tedesco il volume alla sua terza edizione, quella del 1907, considerandola come la realizzazione finale di quel processo in costante evoluzione che era il suo pensiero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pu\u00f2 sembrare pedante fare una precisazione del genere rispetto alle edizioni, ma questo \u00e8 in realt\u00e0 uno dei nuclei fondamentali. Il motivo \u00e8 che Simmel, nella sua esorbitante produzione, si inserisce pi\u00f9 o meno in tutto il dibattito filosofico degli ultimi vent\u2019anni dell\u2019Ottocento e delle prime due decadi del Novecento. Agli esordi \u00e8 <strong>interessato ad inserire le \u201cscienze dello spirito\u201d in una cornice scientifica<\/strong>, \u00e8 teso all\u2019unificazione delle discipline su un unico terreno, adottando pertanto il positivismo, almeno a livello metodologico. <strong>Del positivismo tuttavia non accetta nessuna filosofia, nessun sistema<\/strong>; l\u2019unico terreno di unificazione \u00e8 infatti quello atomico, che a livello di scienze umane si traduce nell\u2019importanza della psicologia come studio degli impulsi psichici. Il retroterra di Simmel \u00e8 tuttavia, e non poteva essere altrimenti in suolo tedesco, quello kantiano, che egli traduce in maniera originale nel ritrovamento a posteriori di quelle categorie che sono semplicemente contenuti con una diversa funzione, e non degli insiemi necessari ed esterni di organizzazione dell\u2019esperienza. Ruolo preponderante aveva in quegli anni la <strong>sociologia<\/strong>, come disciplina che ricercava le regolarit\u00e0 dell\u2019interazione umana. Il problema di conciliare l\u2019originalit\u00e0 dell\u2019esperienza umana con il concetto di legge e l\u2019emergere del tema del senso come fattore fondamentale nel processo di comprensione, faranno uscire Simmel dall\u2019orizzonte del positivismo. In questi anni egli si pone a met\u00e0 tra un positivismo di matrice anglosassone e francese che fa derivare tutto dalle grandi strutture sovrapersonali, ed uno storicismo tedesco, inteso come tradizione volta alla valorizzazione di ogni evento e del peculiare contesto storico, che aborriva al contrario ogni concetto di societ\u00e0 come \u201cdeprivazione di spirito\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Questo suo \u201cporsi nel mezzo\u201d \u00e8 una caratteristica che si ripropone quasi in tutto l\u2019arco della sua produzione<\/strong>. Mam\u00e9let aveva messo l\u2019accento proprio sul relativismo come caratteristica principale del suo pensiero; Raymond Aron, il primo a portare al di fuori della Germania la <em>Geschichtsphilosophie<\/em> di Simmel esaminandola nella sua evoluzione, ha tuttavia messo in luce come non sia il relativismo l\u2019aspetto pi\u00f9 originale del filosofo, bens\u00ec la sua teoria della storia. Questa lo segue in tutte le sue evoluzioni, dall\u2019atomismo alla filosofia della vita, in presenza di concezioni del reale diverse, di modalit\u00e0 di comprensione differenti o di obiettivi diversi. Si evince piano piano perch\u00e9 questo saggio sia importante all\u2019interno della sua produzione, come testimonianza e riproposizione dei suoi interrogativi principali. Lungo questa transizione il ruolo che ha questa terza edizione dei <em>Problemi della filosofia della storia, <\/em>\u00e8 innanzitutto un ruolo critico, motivo per il quale la sua opera viene annoverata tra le opere dei neokantiani della fine dell\u2019Ottocento e di inizio Novecento. In quel periodo la filosofia tentava di riprendere quel ruolo di guida rispetto alle scienze che la aveva caratterizzata nei secoli precedenti e che aveva perduto con l\u2019avvento dell\u2019empirismo del crollo dei sistemi metafisici. Negli ultimi trent\u2019anni del XIX secolo si avverte nuovamente un\u2019esigenza ordinatrice e di controllo, alla quale prima il positivismo cerca di dare risposta, seguito dalla proposta neokantiana tedesca. Nel rifiuto sia della metafisica che del relativismo, questa cercava in Kant quella determinazione concettuale che potesse fungere da guida per le cosiddette scienze delle spirito, discipline secondo Dilthey poco avvezze alle leggi causali, poich\u00e9 concernenti il terreno dell\u2019anima. Simmel si inserisce in questo dibattito gi\u00e0 dalla prima edizione dei <em>Problemi della filosofia della storia<\/em> riconoscendo l\u2019originalit\u00e0 dell\u2019esperienza umana (<em>Erlebnis<\/em>), riconoscimento che si traduce nell\u2019impossibilit\u00e0 di trovare alcuna legge causale in ambito storico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dalla seconda e nella terza edizione dei <em>Problemi<\/em> tuttavia egli adotta una vera e propria, sebbene originale, critica kantiana che applica alla riflessione sulla storia, collocandosi a pieno titolo nella corrente dello storicismo tedesco contemporaneo. Quest\u2019opera dunque si situa tra l\u2019atomismo e il positivismo metodologico degli inizi della sua carriera e la fase finale metafisica il cui testo pi\u00f9 importante, <em>Intuizione della vita<\/em>, rappresenta anche un importante indizio metodologico. Naturalmente un tale passaggio non era avvenuto in maniera automatica, ma sulla base delle novit\u00e0 introdotte dalla <em>Filosofia del denaro<\/em>; testo importante da numerosi punti di vista, ma fondamentale da quello gnoseologico poich\u00e9 fondante il valore, e quindi la categoria, sulle relazioni di scambio tra gli uomini. Lo scambio produce uno strato nuovo che non appartiene pi\u00f9 ai singoli ma che non si colloca nemmeno in un altro mondo; esso \u00e8 invece una sorta di seconda natura immanente alla vita dell\u2019uomo. Questo permette a Simmel di parlare di cultura oggettiva e quindi di categorie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Nel primo capitolo<\/strong> de <em>I problemi della filosofia della storia<\/em> viene enunciato che il materiale storico origina dall\u2019insieme di pensieri, sentimenti e atti di volont\u00e0 che costituiscono la coscienza individuale, ovvero che \u00e8 psicologico. Tuttavia Simmel distingue tra psicologia e disciplina storica: la prima non preserva l\u2019originalit\u00e0 individuale e non presta attenzione al contenuto ma solo all\u2019a-contenutistico processo. Simmel accoglie la polemica anti-psicologistica di Rickert che argomenta la possibilit\u00e0 di comprendere un fenomeno culturale non sulla base di leggi generali, ma solo in riferimento al valore, che permette allo storico di vedere nei dati empirici dei fenomeni significativi. L\u2019insieme delle relazioni conferisce significativit\u00e0 agli elementi semplici, perci\u00f2 la conoscenza dell\u2019<em>Erlebnis<\/em> (esperienza) non pu\u00f2 scaturire dagli elementi semplici ma pu\u00f2 solo essere colta dal punto di vista della totalit\u00e0.\u00a0 Ci\u00f2 non si traduce tuttavia per Simmel in un\u2019ottica trascendentale; il valore si costituisce al contrario nel corpo storico stesso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La determinazione del fatto storico si ha in virt\u00f9 di una sintesi di localizzazione (temporalit\u00e0 e spazialit\u00e0) e di costruzione di relazioni (atemporalit\u00e0), una sorta di sintesi dialettica. Nella prima edizione era stato annunciato da Simmel il carattere fittizio di ogni ricostruzione di una personalit\u00e0 che operiamo a partire dai frammenti percettivi, per il quale ogni unit\u00e0 appariva come mera costruzione. Tuttavia l\u2019unit\u00e0 era anche il modo in cui potevamo interpretare paradossalmente gli atti altrui; questo era sostanzialmente il relativismo nella prima fase, questa sorta di circolo infinito tra particolare e totale. L\u2019unit\u00e0 poteva derivare solo dal ritrovamento delle leggi interne, basate sulla nostra conoscenza dei meccanismi psicologici. A partire dalla seconda edizione, cade la necessit\u00e0 ed emerge il concetto di senso, di significazione. Questo sentimento di verosimiglianza psicologica che pu\u00f2 presentarsi anche dopo molteplici riflessioni, quando giunge assume la caratteristica di validit\u00e0 obiettiva che giustifica una determinata formazione psichica. A questo risultato non si giunge tramite \u201c<em>esperienze, riflessioni, regolarit\u00e0 psicologiche, queste formano piuttosto solo un gradino preliminare che offre solo una base di appoggio a quel sentimento immediatamente convincente\u00a0 della verit\u00e0 della vita psichica\u201d<\/em> (p. 36).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La riproduzione interiore che legittima psicologicamente i fatti esterni ha luogo all\u2019interno di una categoria, a cui la teoria della conoscenza non ha ancora prestato secondo Simmel sufficiente attenzione, la cui regola \u00e8 ancora sconosciuta, ma per la quale la nozione di senso, sembra essere il punto chiave. Il tessuto storico stesso \u00e8 pertanto formato da relazioni significative:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<em>\u201cL\u2019affinit\u00e0 di contenuto di processi che sono tenuti insieme da una certa cornice esterna, le loro relazioni funzionali, la possibilit\u00e0 di un loro ordinamento teleologico, &#8211; tutto ci\u00f2 fa nascere la proiezione di un\u2019unit\u00e0 caratterizzata in un certo modo, che ormai decide da se stessa se accogliere o respingere la pretesa di omogeneit\u00e0 avanzata da altri momenti. La coesione psichica, il margine di deviazione, l\u2019integrazione dei vari momenti in un\u2019immagine complessiva, insomma: tutto ci\u00f2 che chiamiamo unit\u00e0 della personalit\u00e0 \u2013 individuale o sociale \u2013 \u00e8 evidentemente un presupposto metodico senza il quale non si perverrebbe alla comprensibilit\u00e0 e unit\u00e0 dei dati storici. E\u2019 un apriori che rende possibile la storia\u201d<\/em>(p. 28).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In rapporto al senso anche il concetto di unit\u00e0 muta. Dalla seconda edizione l\u2019unit\u00e0 smette di essere funzionale e si rapporta al senso, cio\u00e8 quella la totalit\u00e0 ed originalit\u00e0 presenti sia nel soggetto che nell\u2019oggetto, che costituiscono la vera realt\u00e0 causale dei processi psichici. Se la comprensione riflette l\u2019unit\u00e0 di senso del soggetto che esamina l\u2019altra totalit\u00e0 di senso dell\u2019oggetto, ne risulta la parzialit\u00e0 delle diverse ricostruzioni storiche, nelle quali un concetto ricavato dal senso viene scelto come strumento di selezione. La storia si configura come ricostruzione di un\u2019unit\u00e0 intellegibile diversa rispetto all\u2019essenza della realt\u00e0. Continuit\u00e0 vitale in opposizione alla continuit\u00e0 intellegibile sar\u00e0 un tema ricorrente nell\u2019ultima fase di Simmel. Qual \u00e8 tuttavia il valore metodologico di questa opposizione antinomica, partendo dal presupposto di questa opposizione tra scienza e vita? \u201c<em>La teoria della conoscenza storica deve indagare i principi secondo cui la storiografia qui inconsciamente procede<\/em>\u201d (p. 27), il compito principale \u00e8 di determinare le norme che noi eleviamo a \u201c<em>criteri della tradizione e a veicoli dell\u2019esposizione<\/em>\u201d (p. 26) sulla base dell\u2019unitariet\u00e0 dei caratteri. La storia \u00e8 organizzazione su un piano intellegibile di contenuti, che sono espressione e \u00a0riflesso della vita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<strong>Il secondo capitolo<\/strong> si apre con il tema delle leggi, e riguarda per Simmel soprattutto l\u2019ideale di unit\u00e0 del sapere, di uniformazione della pratica storica alle norme della conoscenza. Rispetto alle leggi storiche \u00e8 affermato il ruolo della filosofia prima e dopo la formulazione di leggi, che inficia la possibilit\u00e0 stessa di una metodologia scientifica nella conoscenza storica. Ai fini della comprensione, che \u00e8 il vero obiettivo della scienza storica, sono per\u00f2 necessarie leggi universali. Nella prima edizione dei <em>Problemi<\/em> si parla di leggi come anticipazioni metafisiche. Tale concetto viene ribadito nella seconda e nella terza edizione:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>La riflessione metafisica estrapola un fenomeno che vede ripetersi pi\u00f9 volte, e ne fa la misura di tutte le cose. Poich\u00e9 il suo materiale sono i fenomeni pi\u00f9 complessi, essa applica direttamente questa misura ai rapporti complessi della realt\u00e0 empirica. Per lo pi\u00f9 essa si accontenta dell\u2019impressione generale prodotta su di noi dall\u2019azione congiunta dei fattori reali e che essa proietta su un accadere unitario fondamentale, disdegnando, di regola, di scomporre quei fenomeni complessi nelle loro componenti. La metafisica\u2026 [ha posto], con una sorta di rotazione di 180\u00b0, dietro alla realt\u00e0, come suo fondamento assoluto, quella stessa distanza dalla realt\u00e0 che in effetti era connessa all\u2019apparenza superficiale e alla prima impressione soggettiva\u2026 Con ci\u00f2 tuttavia essa ha raggiunto una prima unificazione e un primo dominio spirituale dei fenomeni, che solo all\u2019arroganza empiristica pu\u00f2 venire in mente di considerare senza valore in quanto \u00e8 solamente un inizio e non una fine <\/em>(p. 89).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Espressione di un punto di vista e di un tentativo di unificazione, la legge ha una validit\u00e0 relativa, non assoluta, la cui relativa legittimit\u00e0 \u00e8 resa possibile dalla nuova concezione di realt\u00e0 umana individuata nella moderna societ\u00e0 industriale. L\u2019interazione tra le serie, lo scambio, ha prodotto delle obiettivazioni, delle forme che rappresentano delle sintesi irriducibili ai singoli. Allo stesso modo l\u2019insieme delle leggi storiche, cio\u00e8 dei punti vista che possono anche escludersi a vicenda, avrebbe il valore di giungere ad una maggiore obiettivit\u00e0, ad un\u2019unit\u00e0 sintetica che si pone come via per l\u2019Assoluto. Dalle conclusioni tratte a proposito del problema delle leggi, dal relativismo intrinseco, nasce il problema dell\u2019oggettivit\u00e0. Comune a tutte le edizioni dei <em>Problemi<\/em> \u00e8 l\u2019inaccessibilit\u00e0 delle leggi cos\u00ec come comune \u00e8 la descrizione di queste come una visione artistica del reale. La conclusione estetica \u00e8 la medesima, pur tuttavia per ragioni diverse. Nella prima edizione ad inficiare le leggi \u00e8 la differenza tra scienze della natura e scienze dello spirito, mentre nella terza la differenza \u00e8 quella tra storia e vita. Manca in ogni caso la corrispondenza tra conoscenza e oggetto del conoscere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il tema critico viene introdotto da Simmel a partire dalla seconda edizione dei <em>Problemi<\/em> con l\u2019obiettivo di porsi contro il realismo gnoseologico o storicismo; secondo Raymond Aron, il motivo per cui lo fa, \u00e8 che solo la critica poteva aspirare alla verit\u00e0. La precondizione della conoscenza storica in questa seconda fase diventa la mutata concezione di individuo che emergeva dalle opere esaminate in precedenza, questo suo porsi tra la vita e le forme, questo suo tendere all\u2019assoluto sulla base di una mancanza avvertita. Se idealit\u00e0 significa ricomposizione dei fenomeni sotto un punto di vista unitario, l\u2019unica disciplina che pu\u00f2 fornire una comprensione adeguata \u00e8 l\u2019arte, poich\u00e9 in grado di cogliere quel nucleo essenziale che sfugge invece alla psicologia. Attraverso l\u2019idea che la forma artistica colga il nucleo di senso della vita senza trasporla su un altro piano, Simmel si lascia ispirare da Schopenhauer per affermare il carattere estetico della storiografia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia Simmel per opporsi al realismo storico, non pu\u00f2 sviluppare la metafora artistica fino alle sue estreme conseguenze, pena l\u2019inficiare della scientificit\u00e0 della scienza storica. Per questo Simmel ammette che se alla base delle ricerca c\u2019\u00e8 la sensibilit\u00e0 personale dell\u2019interprete, la scienza storica si articola lungo alcune categorie obiettive che sono quelle forme di cognizione attraverso le quali arriviamo al senso e alla comprensione. Troeltschha fornito una classificazione per la quale queste categorie sarebbero di quattro tipi: selezione, individualit\u00e0, totalit\u00e0, significativit\u00e0. Ci\u00f2 che risulta chiaro dall\u2019enunciazione di queste categorie\u00a0 \u00e8 che Simmel su base kantiana voglia affermare che l\u2019attivit\u00e0 del conoscere \u00e8 in ogni caso l\u2019attivit\u00e0 del donare una forma a ci\u00f2 che una forma non ha. Se gli apriori nella prima fase erano dei contenuti psicologici, e come tali avevano causato difficolt\u00e0 tali per cui Simmel abbandona l\u2019idea di trovare leggi nel senso delle scienze naturali in campo spirituale, in questa seconda fase gli apriori sono ideali, autonomi rispetto all\u2019esperienza. Il problema non \u00e8 pi\u00f9 portare alla luce le loro ultime condizioni reali ma scoprire la logica interna di connessione che noi stessi poniamo. Affermare l\u2019importanza dell\u2019individuo nel porre queste categorie rende chiaro il senso in cui Simmel riprenda Kant in questa fase. Come Kant aveva liberato le scienze della natura dal realismo gnoseologico, cos\u00ec Simmel rivendica il ruolo dell\u2019individuo come legislatore della storia nei confronti del realismo storico, in particolare dell\u2019ideale rankiano dell\u2019oggettivit\u00e0 storiografica. Tuttavia Simmel non accoglie l\u2019impostazione critica kantiana, le sue categorie sono forme di unione, sono unit\u00e0 complesse che non appartengono per\u00f2 ad un piano trascendentale. Non \u00e8 possibile pertanto determinare un avvenimento storico su base oggettiva mediante categorie universali e necessarie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se le categorie si pongono in un piano intermedio, al di sotto e al di sopra e ad un altro livello rispetto alla storiografia, si trovano gli interessi non teorici e quelli speculativi. I primi rappresentano le nostre reazioni affettive, le quali fissano un\u2019immagine teorica sulla base di pregiudizi inconsci, e determinando il tono dell\u2019immagine nel suo insieme, i secondi intervengono per fornire compattezza a queste immagini. Il punto fondamentale per Simmel \u00e8 che quest\u2019immagine \u00e8 gi\u00e0 in una certa misura autonoma, ideale, in virt\u00f9 proprio di quel tono dato dalle nostre reazioni affettive che orientano l\u2019indagine. Gli interessi speculativi elevano l\u2019interesse ad autonomia, fornendo la base per la metafisica della storia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Simmel fornisce a proposito due esempi: il caso del Progresso nella storia e quello del Materialismo storico, dove \u00e8 particolarmente interessante l\u2019analisi del secondo. Simmel non vuole criticare la dottrina marxista in s\u00e9, che vede anzi come paradigma importante per interpretare le trasformazioni storiche, ma solo discutere i suoi principi gnoseologici e psicologici. Marx sceglie come a priori ideale il fatto che economia e valori ideali siano intrecciati tra loro; egli sostiene che se questo intreccio di leggi fosse svelato in tutto il suo corso ne deriverebbe la possibilit\u00e0 di ricavare dallo sviluppo dell\u2019economia l\u2019evolversi di tutti i contenuti storici. Se il tentativo di Marx rappresenta l\u2019importanza dell\u2019operare una scelta tra tutte quelle che potevano essere le motivazioni ultime, e quindi uno strumento contro il realismo ingenuo, occorre tenere presente che si tratta soltanto di un\u2019ipotesi psicologica. L\u2019errore del materialismo \u00e8 stato quello di voler riconoscere questa teoria non solo come fondamento conoscitivo, ma anche come fondamento reale del mondo storico, dimenticando che la realt\u00e0 \u00e8 costituita da relazioni infinite, in un \u201c<em>processo senza fine e senza inizio per noi conoscibile<sup>\u201d <\/sup><\/em>(p. 156). Egli avrebbe confuso un principio euristico con un principio costitutivo, ovvero un principio fisso in partenza e capace di sviluppare i fatti al proprio interno, laddove invece per Simmel la causalit\u00e0 \u00e8 inconoscibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal saggio <em>I Problemi della filosofia della storia<\/em> emerge come la storia si distacchi nettamente dalla realt\u00e0 o data. Tutto ci\u00f2 non significa rassegnazione; \u00e8 proprio dalla distanza, che appartiene all\u2019arte, che risiede il diritto all\u2019esistenza della storia. L\u2019etichetta di \u201cscetticismo\u201d viene fornita secondo Simmel solo da chi pretende che la storia coincida con la verit\u00e0, in questa prospettiva anche Kant poteva essere considerato uno scettico. Secondo Simmel \u00e8 il realismo ad imporre al conoscere un compito che non pu\u00f2 assolvere perch\u00e9 contraddice la sua essenza.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La conoscenza \u00e8 una nuova formazione in s\u00e9 conchiusa, dotata di specifiche categorie e soggetta a proprie leggi (Georg Simmel). 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