{"id":2367,"date":"2012-09-02T10:00:08","date_gmt":"2012-09-02T10:00:08","guid":{"rendered":"http:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/?p=2367"},"modified":"2012-09-02T10:04:58","modified_gmt":"2012-09-02T10:04:58","slug":"simone-weil-la-prima-radice-una-recensione-di-elisa-radaelli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/?p=2367","title":{"rendered":"Simone Weil, La prima radice. Una recensione di Elisa Radaelli"},"content":{"rendered":"<div class=\"mceTemp\">\n<dl id=\"attachment_2368\" class=\"wp-caption alignleft\" style=\"width: 300px;\">\n<dt class=\"wp-caption-dt\"><a href=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/09\/Fototessera-di-Simone-Weil-operaia-alla-Renault-nel-1935.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-2368\" title=\"Fototessera di Simone Weil\" src=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/09\/Fototessera-di-Simone-Weil-operaia-alla-Renault-nel-1935.jpg\" alt=\"\" width=\"290\" height=\"400\" srcset=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/09\/Fototessera-di-Simone-Weil-operaia-alla-Renault-nel-1935.jpg 290w, https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/09\/Fototessera-di-Simone-Weil-operaia-alla-Renault-nel-1935-217x300.jpg 217w\" sizes=\"auto, (max-width: 290px) 100vw, 290px\" \/><\/a><\/dt>\n<dd class=\"wp-caption-dd\">Fototessera di Simone Weil, operaia alla Renault nel 1935<\/dd>\n<\/dl>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Se ordini il libro tramite il nostro link hai diritto ad uno sconto significativo (Amazon): <a href=\"http:\/\/www.amazon.it\/gp\/product\/887710791X\/ref=as_li_tf_tl?ie=UTF8&amp;tag=filosofipreca-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=23322&amp;creativeASIN=887710791X\">La prima radice<\/a><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" style=\"border: none !important; margin: 0px !important;\" src=\"http:\/\/www.assoc-amazon.it\/e\/ir?t=filosofipreca-21&amp;l=as2&amp;o=29&amp;a=887710791X\" alt=\"\" width=\"1\" height=\"1\" border=\"0\" \/><\/em><br \/>\n&#8212; &#8212; &#8212;<br \/>\n<strong>Simone Weil<\/strong> (1909-1943) visse, nei primi decenni del XX secolo, un\u2019esistenza breve, ma cos\u00ec intensa da fornire lo spunto a letture e interpretazioni diverse, talvolta addirittura opposte. Nello sviluppo delle proprie analisi, nel corso delle quali prende in considerazione gli esseri umani calandosi <em>tra<\/em> gli uomini e rifiutando qualunque tipo di prospettiva distaccata o privilegiata, avverte la necessit\u00e0 di ridefinire la nozione di <em>persona<\/em>: a suo avviso, soltanto chiarendone gli aspetti davvero essenziali, sar\u00e0 possibile gettare le premesse di una societ\u00e0 nuova, in grado di superare definitivamente il periodo di crisi che l\u2019attraversa; quando parla di crisi, non allude a situazioni generiche, ma ha ben in mente il quadro a lei contemporaneo e, proprio di fronte alle contraddizioni e agli interrogativi che esso solleva, si muove alla ricerca di risposte e soluzioni. Lo dimostra chiaramente il saggio <strong><em>La prima radice <\/em>(1)<\/strong>, composto nel 1943 e pubblicato postumo nel \u201949. L\u2019opera nasce in un contesto molto particolare, quello del Commissariato per gli Interni e il Lavoro di \u201c<strong>France Libre<\/strong>\u201d, l\u2019organizzazione politica in esilio capeggiata da Charles De Gaulle, presso cui Weil era stata assunta come redattrice addetta ai servizi civili.<\/p>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Suo compito sarebbe stato quello di esaminare e selezionare i documenti provenienti dalla Francia occupata, per\u00f2 la sua attivit\u00e0 si spinge oltre; le annotazioni e i commenti si trasformano, infatti, in veri e propri trattati nei quali, pur affrontando tematiche differenti, mostra di tener sempre presente, in modo pi\u00f9 o meno esplicito a seconda dei casi, l\u2019essere umano e le irrinunciabili esigenze che lo caratterizzano. Il titolo originario assegnato allo scritto consente di cogliere un primo aspetto importante: parlare di <strong><em>Preludio ad una dichiarazione dei doveri verso l\u2019essere umano<\/em><\/strong> ha il preciso significato di porsi all\u2019interno di una <strong>prospettiva che privilegia i doveri anzich\u00e9 i diritti<\/strong>. Non \u00e8 un caso, dunque, che venga problematizzata proprio la nozione posta a fondamento della celebre <em>Dichiarazione dei Diritti dell&#8217;Uomo e del Cittadino<\/em>, elaborata nel 1789. Gli uomini di quel tempo hanno considerato i diritti come princ\u00ecpi assoluti, commettendo un duplice errore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<!--more-->Innanzitutto, argomenta Simone Weil, \u00ab<em>un diritto non \u00e8 efficace di per s\u00e9, ma solo attraverso l\u2019obbligo cui esso corrisponde; l\u2019adempimento effettivo di un diritto non proviene da chi lo possiede, bens\u00ec dagli altri uomini che si riconoscono, nei suoi confronti, obbligati a qualcosa. Il diritto \u00e8 efficace allorch\u00e9 viene riconosciuto. L\u2019obbligo, anche se non fosse riconosciuto da nessuno, non perderebbe nulla della pienezza del suo essere. Un diritto che non \u00e8 riconosciuto da nessuno non vale molto<\/em>\u00bb. Il secondo sbaglio, strettamente connesso al primo, \u00e8 stato quello di non aver capito che, a differenza dei diritti, gli obblighi non si fondano \u00ab<em>su nessuna situazione di fatto, n\u00e9 sulla giurisprudenza, n\u00e9 sui costumi, n\u00e9 sulla struttura sociale, n\u00e9 sui rapporti di forza, n\u00e9 sull\u2019eredit\u00e0 del passato, n\u00e9 sul supposto orientamento della storia. Perch\u00e9 nessuna situazione di fatto pu\u00f2 suscitare un obbligo<\/em>\u00bb. Per comprendere pienamente queste parole, \u00e8 opportuno ricordare che, nella prospettiva weiliana, la superiorit\u00e0 degli obblighi si basa e richiede, in ultima analisi, il riferimento ad una <em>realt\u00e0 altra <\/em>che si trova al di sopra di questo mondo e di cui, peraltro, nello scritto in esame non viene fornita alcuna specifica trattazione. La filosofa francese ne parla in modo pi\u00f9 esplicito nel saggio composto tra il 1942 e il 1943, pubblicato poi in Francia sette anni pi\u00f9 tardi con il titolo <strong><em>La personnalit\u00e9 humaine, le juste et l\u2019injuste <\/em>(2)<\/strong><em>: <\/em>\u00ab<em>C\u2019\u00e8 una realt\u00e0 collocata fuori del mondo, vale a dire fuori dello spazio e del tempo, fuori dall\u2019universo mentale dell\u2019uomo, fuori da tutto l\u2019ambito che le facolt\u00e0 mentali possono cogliere. A questa realt\u00e0 corrisponde al centro del cuore dell\u2019uomo l\u2019esigenza di un bene assoluto che sempre vi risiede e che non trova mai alcun oggetto in questo mondo<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0A partire da simile consapevolezza, Weil afferma che ci\u00f2 che contraddistingue davvero l\u2019uomo non dipende dal possesso di particolari diritti da esercitare per far valere la sua individualit\u00e0. Piuttosto, l\u2019elemento essenziale \u00e8 costituito <strong>dall\u2019apertura a <em>qualcosa<\/em> che \u00e8 estraneo<\/strong>, nella misura in cui \u00e8 inafferrabile nella sua totalit\u00e0, ma che trova origine nel bisogno di bene e giustizia racchiuso nel cuore di tutti. Quindi, il rifiuto di servirsi della nozione di diritto nasce da una chiara convinzione del nostro autore: sono gli obblighi, che si trovano in stretta relazione con l\u2019essere umano, e in particolare con quella che viene definita la parte pi\u00f9 segreta della sua anima, i soli ad aprire il campo all\u2019incondizionato, all\u2019assoluto. Pi\u00f9 precisamente, il punto di contatto tra obbligo ed essere umano risiede nel fatto che quest\u2019ultimo sia oggetto del primo: \u00ab<em>C\u2019\u00e8 obbligo verso ogni essere umano, per il solo fatto che \u00e8 un essere umano, senza che alcun\u2019altra condizione abbia ad intervenire; e persino quando non gliene si riconoscesse alcuno<\/em>\u00bb. Tale obbligo, bench\u00e9 \u2018avvertito\u2019 da tutti, <strong>non dispone di uno specifico fondamento<\/strong>; ci\u00f2 non significa che sia privo di valore, al contrario: evidenziando come esso abbia \u00ab<em>una verifica nell\u2019accordo della coscienza universale<\/em>\u00bb, Weil sembra alludere ad un\u2019innata attitudine o predisposizione che, a suo avviso, si manifesta nell\u2019attenzione verso gli altri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infatti, se il riconoscimento del rispetto dovuto ad ogni individuo non \u00e8 sempre suscettibile di una chiara formulazione a parole, pu\u00f2 comunque trovare concreta realizzazione attraverso i <strong>bisogni terrestri dell\u2019uomo<\/strong>, la cui soddisfazione \u00e8 indispensabile e che vengono divisi in due gruppi fondamentali: fisici e morali. I primi, pi\u00f9 facili da individuare, includono la fame, la protezione contro la violenza, il vestiario, l\u2019igiene, il caldo, l\u2019abitazione e le cure in caso di malattia. Diverso \u00e8 il caso dei bisogni morali che, pur non essendo in rapporto con la vita fisica dell\u2019uomo, sono per\u00f2 ritenuti ugualmente irrinunciabili: \u00ab<em>Se non sono soddisfatti, l\u2019uomo cade a poco a poco in uno stato pi\u00f9 o meno analogo alla morte, pi\u00f9 o meno simile a una vita puramente vegetativa<\/em>\u00bb. Nel saggio <em>La prima radice<\/em>, ne sono elencati quattordici, riconducibili a coppie di contrari: libert\u00e0 e ubbidienza, onore e punizione, ordine e responsabilit\u00e0, uguaglianza e gerarchia, verit\u00e0 e libert\u00e0 di opinione, propriet\u00e0 privata e propriet\u00e0 collettiva, sicurezza e rischio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Parlare di bisogni contrari non significa doverne poi ricercare una giusta via intermedia<\/strong> che, in realt\u00e0, renderebbe impossibile la soddisfazione di entrambi. Piuttosto, si tratta di combinarli in un equilibrio all\u2019interno del quale figurino come irrinunciabili esigenze umane e non come capricci individuali: \u00ab<em>Il primo criterio di distinzione dei bisogni dai desideri, dalle fantasie e dai vizi, dei cibi dalle ghiottonerie e dai veleni \u00e8 che i bisogni sono limitati quanto i cibi corrispondenti. Un avaro non ha mai abbastanza oro, ma per ogni uomo, cui venga dato pane a volont\u00e0, verr\u00e0 il momento della saziet\u00e0. Il nutrimento porta alla saziet\u00e0. Avviene lo stesso col nutrimento dell\u2019anima. Il secondo criterio, legato al primo, \u00e8 che i bisogni si dispongono per coppie di contrari e devono combinarsi in un equilibrio. L\u2019uomo ha bisogno di nutrimento, ma anche di un intervallo fra i pasti [\u2026] ci\u00f2 che si chiama la giusta via di mezzo consiste in realt\u00e0 nel non soddisfare n\u00e9 l\u2019uno n\u00e9 l\u2019altro dei bisogni contrari. \u00c8 una caricatura del vero equilibrio, nel quale invece i bisogni contrari sono, l\u2019uno e l\u2019altro, pienamente soddisfatti<\/em>\u00bb. Ai bisogni sopra individuati, se ne aggiunge un altro alla cui analisi \u00e8 dedicata gran parte del saggio in esame: il <strong><em>radicamento<\/em><\/strong>. L\u2019importanza di questo concetto, a cui peraltro non corrisponde alcun bisogno contrario, \u00e8 testimoniata dal fatto che ella si soffermi a lungo sulle pericolose conseguenze che si verificano qualora esso venga a mancare, generando lo s-radicamento, considerato una vera e propria malattia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il termine indica, letteralmente, \u2018<strong>la mancanza di radici\u2019<\/strong> e, nella prospettiva weiliana, la perdita della capacit\u00e0 di sentirsi parte della societ\u00e0 in cui si vive, il venir meno di ogni punto di riferimento. La filosofa francese \u00e8 convinta che questa malattia possa assumere forme differenti, a seconda dei contesti e delle circostanze, ma che si manifesti nel modo pi\u00f9 allarmante attraverso lo sradicamento della cultura. La perdita di contatto col contesto di tradizioni da cui si proviene, e in cui pertanto si \u00e8 inevitabilmente inseriti, non pu\u00f2 che generare individui sradicati, incapaci di pensare e di agire. La posizione di Simone Weil \u00e8 ben lontana sia da un vuoto attaccamento al passato sia da un orientamento politico di tipo reazionario; ci\u00f2 a cui davvero si riferisce emerge con chiarezza quando scrive: \u00ab<em>Per dare bisogna possedere, e noi non possediamo altra vita, altra linfa che i tesori ereditati dal passato e digeriti, assimilati, ricreati da noi. Fra tutte le esigenze dell\u2019anima nessuna \u00e8 pi\u00f9 vitale di quella del passato<\/em>\u00bb. Soltanto la profonda e reale conoscenza dei tesori del pensiero umano consente la possibilit\u00e0 sia di accettarli facendoli propri sia di rifiutarli prendendone le distanze ma, in entrambi i casi, in modo del tutto consapevole. Un atteggiamento critico di questo tipo andrebbe diffuso attraverso l\u2019insegnamento scolastico: \u00ab<em>Si parlerebbe del dogma come di qualcosa che nel nostro paese ha avuto una funzione di primaria importanza e al quale uomini di altissimo valore hanno sempre creduto con tutta l\u2019anima loro; non si dovrebbe nemmeno dissimulare che quei dogmi sono stati pretesto di innumerevoli crudelt\u00e0; [\u2026] se gli scolari domandano: \u201c<\/em><em>\u00c8<\/em><em> <\/em><em>vero?\u201d, bisogna rispondere: \u201c<\/em><em>\u0400<\/em><em> cos\u00ec bello che certo deve contenere molta parte di verit\u00e0. In quanto al sapere se sia assolutamente vero o no, cercate di diventare capaci di rendervene conto quando sarete grandi\u201d\u00bb. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il compito assegnato al sistema scolastico, ossia quello di assicurare un legame tra passato e futuro attraverso il presente, viene poi idealmente trasferito alla <strong>nazione<\/strong>. Eppure, proprio nel momento in cui tale funzione \u00e8 stata interamente rimessa allo stato, Weil evidenzia come esso si stia decomponendo; e, poich\u00e9 all\u2019idea di nazione \u00e8 associata la memoria di un passato storico che in qualche modo si conserva nella coscienza di ciascun essere umano, lo sradicamento comporta ad un tempo una perdita di identit\u00e0 individuale e collettiva. La riflessione del nostro autore si concentra su entrambi gli aspetti, sviluppandosi a partire dall\u2019analisi della condizione di alcune categorie di lavoratori <strong>(3)<\/strong>. In particolare, <strong>lo sradicamento raggiunge la massima gravit\u00e0 presso la classe operaia<\/strong>: questi lavoratori, infatti, \u00ab<em>non si sentono in casa propria n\u00e9 in fabbrica, n\u00e9 nelle loro abitazioni, n\u00e9 nei partiti e sindacati che si dicono fatti per loro, n\u00e9 nei luoghi di divertimento, n\u00e9 nella cultura intellettuale, qualora tentino di assimilarla<\/em>\u00bb. Weil, che sperimenta su se stessa la condizione di operaia (<strong>4<\/strong>), affronta il problema \u2018dall\u2019interno\u2019, ossia a partire dalla constatazione diretta dell\u2019infelicit\u00e0 e del disagio che affliggono questi lavoratori. La necessit\u00e0 di prestar loro attenzione non come astratta e generica categoria sociale, ma come creature profondamente sradicate, le permette sia di elaborare una riflessione profonda e originale sia di acquisire consapevolezza che nessun tipo di provvedimento, n\u00e9 rivoluzionario n\u00e9 riformista, \u00e8 di per s\u00e9 sufficiente a garantire un miglioramento finch\u00e9 non \u00e8 accompagnato da un tentativo reale di comprendere le cause della loro sofferenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sulla base di questa convinzione, Simone Weil traccia poi le linee guida di un piano completo che possa consentire un\u2019effettiva trasformazione; un piano che, a suo avviso, richiede necessariamente un intervento su pi\u00f9 fronti. Osserva infatti: \u00ab<em>Che cosa giova agli operai ottenere con le loro lotte un aumento dei salari ed una disciplina meno dura se contemporaneamente, in qualche ufficio studi, gli ingegneri, senza alcuna intenzione malvagia, inventano macchine destinate ad esaurirli corpo ed anima o ad aggravare le difficolt\u00e0 economiche? Che cosa servirebbe loro la nazionalizzazione parziale o totale dell\u2019economia, se lo spirito di quegli uffici studi non mutasse?<\/em>\u00bb. Dunque, il cambiamento richiede non solo un nuovo modo di concepire la produzione industriale, ma anche e soprattutto la formulazione di una cultura spirituale che i lavoratori possano avvertire come propria e nella quale si sentano a proprio agio. La filosofa francese, convinta che un ruolo di primo piano spetti alla cultura, cerca di mettere a fuoco le difficolt\u00e0 che tale questione solleva: \u00ab<em>Due sono gli ostacoli che rendono difficile al popolo l\u2019accesso alla cultura. Uno \u00e8 la mancanza di tempo e di forze [\u2026] Quest\u2019ultimo ostacolo non ha nessuna<\/em> <em>importanza. O almeno non ne avrebbe se non si commettesse l\u2019errore di attribuirgliene. La verit\u00e0 illumina l\u2019anima in proporzione della sua purezza e non gi\u00e0 in proporzione di una qualsiasi quantit\u00e0. Non \u00e8 la quantit\u00e0 di metallo che conta, bens\u00ec il grado della lega. In questo campo, un po\u2019 d\u2019oro puro vale molto oro puro [\u2026] l\u2019altro ostacolo ad una cultura operaia consiste nel fatto che alla condizione operaia [\u2026] corrisponde una particolare disposizione della sensibilit\u00e0. E quindi v\u2019\u00e8 qualcosa di estraneo in quel che \u00e8 stato elaborato da altri e per altri<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Occorre allora ricercare modalit\u00e0 adatte a trasmettere la cultura al popolo in modo che diventi effettivamente anche cultura <em>del <\/em>popolo, una forma di sapere che sia il frutto di un\u2019elaborazione personale e il risultato di un\u2019altrettanto personale disposizione della sensibilit\u00e0, non certo un prodotto da offrire alle masse di lavoratori dopo aver operato una serie di semplificazioni. Del resto, proprio la ricerca incessante di un movente, di un\u2019ispirazione, costituisce un tratto distintivo della filosofia weiliana che emerge in modo molto chiaro attraverso una similitudine presente nell\u2019opera <em>La prima radice<\/em>: \u00ab<em>Una giovane donna felice, incinta per la prima volta, che sta cucendo un corredino, pensa a cucire bene. Ma non dimentica nemmeno un momento il bambino che porta dentro di s\u00e9. Nello stesso momento, in qualche laboratorio carcerario, una condannata cuce pensando anch\u2019essa a cucire bene perch\u00e9 teme altrimenti di venir punita. Potremmo immaginare che le due donne facciano nello stesso momento lo stesso lavoro e che siano attente alla stessa difficolt\u00e0 tecnica. E nondimeno esiste un abisso di differenza fra l\u2019uno e l\u2019altro lavoro. Tutto il problema sociale consiste nel far passare i lavoratori dall\u2019una all\u2019altra di queste due situazioni<\/em>\u00bb. <strong>Ci\u00f2 \u00e8 possibile solo attraverso il radicamento<\/strong>, concetto fondamentale sul quale Weil si esprime in questi termini: \u00ab<em>Il radicamento \u00e8 forse il bisogno pi\u00f9 importante e pi\u00f9 misconosciuto dell\u2019anima umana. \u00c8 tra i pi\u00f9 difficili da definire. Mediante la sua partecipazione reale, attiva e naturale, all\u2019esistenza di una collettivit\u00e0 che conservi vivi certi tesori del passato e certi presentimenti del futuro, l\u2019essere umano ha una radice. Partecipazione naturale, cio\u00e8 imposta automaticamente dal luogo, dalla nascita, dalla professione, dall\u2019ambiente. <strong>Ad ogni essere umano occorrono radici multiple<\/strong>. Ha bisogno di ricevere quasi tutta la sua vita morale, intellettuale, spirituale tramite gli ambienti cui appartiene naturalmente<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Simone Weil si dedica all\u2019analisi del radicamento a partire da una considerazione di carattere generale: se l\u2019indagine critica condotta sulla societ\u00e0 ha evidenziato la perdita di qualunque riferimento in termini di valori, coerentemente si impegna nel tentativo di individuare un criterio in grado di ispirare i popoli e sottolinea come, affinch\u00e9 una scelta di questo tipo si riveli efficace, \u00ab<em>non basta aver intuito quella nozione, avervi rivolto la propria attenzione, averla compresa; bisogna fissarla permanentemente nell\u2019anima in modo che sia presente persino quando l\u2019attenzione si rivolge ad altro<\/em>\u00bb. Infatti: \u00ab<em>Voler condurre creature umane &#8211; si tratti di altri o di se stessi \u2013 verso il bene indicando soltanto la direzione, senza essersi assicurati della presenza dei moventi necessari, equivale a voler mettere in moto un\u2019automobile senza benzina, premendo sull\u2019accelerazione. O \u00e8 come se si volesse accendere una lampada a olio senza aver messo l\u2019olio. Quest\u2019errore \u00e8 stato denunciato [\u2026] eppure si continua a commetterlo<\/em>\u00bb. Il riferimento ad un modello di bene, che dovrebbe costituire la molla delle azioni e delle intenzioni umane, non equivale affatto alla definizione precisa di un presunto bene assoluto, poich\u00e9 la sua comprensione si colloca in una sfera che \u00e8 inafferrabile dal linguaggio degli uomini. L\u2019esigenza di individuare criteri di questo tipo nasce dal bisogno di ricostruire la societ\u00e0 francese nel caso di un\u2019eventuale sconfitta tedesca. In Francia, la futura societ\u00e0 dovr\u00e0 dunque assumere come riferimento un metodo nuovo, capace di tener conto di piani operativi differenti (religioso, economico, sociale e politico) ed intervenire sulla realt\u00e0 mediante iniziative basate sull\u2019idea di bene, la sola in grado di tutelare la comunit\u00e0 umana dalla <strong>minaccia del totalitarismo, l\u2019esempio pi\u00f9 lampante di sradicamento della nazione<\/strong>. Impresa non facile, riconosce Weil, ma che vale la pena sperimentare: \u00ab<em>Il metodo di azione politica qui accennato supera le possibilit\u00e0 dell\u2019intelligenza umana, almeno per quanto se ne sa. Ma proprio questo ne fonda il valore. Non bisogna chiedersi se si \u00e8 capaci o no di applicarlo. La risposta sarebbe sempre negativa. Bisogna concepirlo in un modo assolutamente chiaro; affissarlo a lungo e spesso; affondarlo per sempre in quella parte dell\u2019anima dove i pensieri si radicano; e tenerlo presente in ogni decisione. \u00c8 forse possibile, in questo caso, che le decisioni, bench\u00e9 imperfette, siano buone. Chi scrive versi desiderando fare dei versi belli come quelli di Racine non far\u00e0 mai un bel verso. Ma ne far\u00e0 ancor meno se non avr\u00e0 neppure quella speranza<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Simone Weil, in sostanza, considera <strong>il<\/strong> <strong>bene come un\u2019idea limite irrinunciabile<\/strong>, di cui non ritiene necessario dimostrare l\u2019esistenza; un tentativo del genere appare ai suoi occhi del tutto irrilevante e ci\u00f2 emerge con chiarezza quando, nelle pagine del saggio <em>La prima radice<\/em>, scrive: \u00abSe la giustizia \u00e8 incancellabile nel cuore dell\u2019uomo, vuol dire che essa ha, in questo mondo, una sua realt\u00e0\u00bb. Il fatto che sia in qualche modo percepibile costituisce una condizione di per s\u00e9 sufficiente, che non viene messa in discussione nemmeno di fronte alla riconosciuta impossibilit\u00e0 di parlarne attraverso discorsi definiti. Il linguaggio \u00e8 s\u00ec limitato, ma questo non rappresenta necessariamente un limite: infatti, il desiderio di bene radicato nel cuore degli uomini che rivolgono all\u2019 \u2018altra realt\u00e0\u2019 la propria attenzione resta tale anche laddove non sia suscettibile di una precisa formulazione a parole purch\u00e9, tuttavia, sia realmente presente; e la presenza, nella prospettiva weiliana, si manifesta indirettamente attraverso il rispetto per l\u2019essere umano, chiunque egli sia, e i suoi bisogni, fisici e morali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>NOTE:<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1)\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Il titolo assegnato da Simone al saggio \u00e8 in realt\u00e0 Preludio ad una dichiarazione dei doveri verso l\u2019essere umano; quello con cui venne pubblicato da Gallimard, nel 1949, \u00e8 editoriale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(2)\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Trad.it. \u00abLa persona e il sacro\u00bb, in Simone Weil. Pagine scelte, Marietti, 2009, pp. 177-204<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(3)\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 La filosofa francese, in particolare, analizza il caso dei contadini e degli operai.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(4)\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Nel dicembre 1934, dopo aver chiesto al ministero della Pubblica Istruzione un congedo dall\u2019insegnamento al fine di maturare un\u2019esperienza diretta in fabbrica, era entrata come operaia addetta alle presse in una societ\u00e0 di costruzioni elettriche e meccaniche, trascorrendo mesi intensi, segnati dalla sofferenza e dalla fatica.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Fototessera di Simone Weil, operaia alla Renault nel 1935 Se ordini il libro tramite il nostro link hai diritto ad uno sconto significativo (Amazon): La prima radice &#8212; &#8212; &#8212; Simone Weil (1909-1943) visse, nei primi decenni del XX secolo, &hellip; <a href=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/?p=2367\">Continua a leggere<span class=\"meta-nav\">&rarr;<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[7,11],"tags":[172,377,378,226,376],"class_list":["post-2367","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-filosofiapolitica","category-recensione-libri","tag-critica","tag-diritti","tag-doveri","tag-riassunto","tag-weil"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.6 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Simone Weil, La prima radice. 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