{"id":2240,"date":"2012-06-09T16:00:13","date_gmt":"2012-06-09T16:00:13","guid":{"rendered":"http:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/?p=2240"},"modified":"2012-06-10T12:50:32","modified_gmt":"2012-06-10T12:50:32","slug":"omer-bartov-fronte-orientale-una-recensione-di-matteo-giangrande","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/?p=2240","title":{"rendered":"Omer Bartov, Fronte orientale. Una recensione di Matteo Giangrande"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_2241\" style=\"width: 266px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/Babi-Jar.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-2241\" class=\"size-full wp-image-2241\" title=\"Babi Jar\" src=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/Babi-Jar.jpg\" alt=\"\" width=\"256\" height=\"370\" srcset=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/Babi-Jar.jpg 256w, https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/Babi-Jar-207x300.jpg 207w\" sizes=\"auto, (max-width: 256px) 100vw, 256px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-2241\" class=\"wp-caption-text\">Localit\u00e0 ucraina di Babi Jar.In soli due giorni vengono uccisi 33.000 ebrei russi, uomini, donne e bambini. E&#39; il cosiddetto &quot;olocausto dei proiettili&quot;.<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Se ordini il libro tramite il nostro link hai diritto ad uno sconto significativo (Amazon):<\/em> <a href=\"http:\/\/www.amazon.it\/gp\/product\/8815090916\/ref=as_li_tf_tl?ie=UTF8&amp;tag=filosofipreca-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=23322&amp;creativeASIN=8815090916\">Fronte orientale. Le truppe tedesche e l&#8217;imbarbarimento della guerra (1941-1945) (Biblioteca storica)<\/a><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" style=\"border: none !important; margin: 0px !important;\" src=\"http:\/\/www.assoc-amazon.it\/e\/ir?t=filosofipreca-21&amp;l=as2&amp;o=29&amp;a=8815090916\" alt=\"\" width=\"1\" height=\"1\" border=\"0\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8212; &#8212; &#8212;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Raccogliendoci a meditare attentamente sul titolo del libro che qui viene esaminato, proviamo a fare la prima osservazione, che potrebbe instradarci ad una comprensione dello schema concettuale di fondo del discorso dello storico Omer Bartov. <strong><em>The Eastern Front, 1941-45, German Troops and the Barbarisation of Warfare<\/em><\/strong> (opera del 2001 e trad. it. del Mulino nel 2003). L\u2019elemento principale che emerge dal titolo non \u00e8 tanto il riferimento evidente alla zona di combattimento in cui durante la seconda guerra mondiale l\u2019esercito tedesco e quello russo si sono fronteggiati direttamente, quanto piuttosto la relazione che lega le truppe tedesche allo sterminio sistematico del cosiddetto \u2018<strong>bolscevismo giudaico<\/strong>\u2019 e delle sue basi biologiche: le azioni di sterminio, avvenute subito dietro la linea del fronte, trasformarono l\u2019Operazione \u2018Barbarossa\u2019 nella \u00ab<em>pi\u00f9 terribile guerra di conquista, asservimento e sterminio dei tempi moderni<\/em>\u00bb. A far riflettere \u00e8 l\u2019espressione \u2018imbarbarimento della guerra\u2019. Ora, una semplicistica battuta potrebbe liquidare la questione: la guerra \u00e8 essenzialmente barbara, cio\u00e8 violenta, sanguinaria, efferata. E tuttavia, questa superba superficialit\u00e0 non coglierebbe il centro del discorso. La lotta tra stati condotta con le armi dagli eserciti, uomini istruiti e equipaggiati per la guerra, potrebbe essere considerata \u2018civile\u2019, ma non nel senso di una guerra civile, che riguarda i cittadini all\u2019interno di uno stato, n\u00e9 nel senso che essa viene condotta con cortesia, n\u00e9 ovviamente nel senso che non coinvolge i militari o gli ecclesiastici. Dire che la guerra rientra nella categoria del \u2018civile\u2019 \u00e8 voler dire che anche la guerra \u00e8 regolata da un insieme di norme, il diritto bellico, che ne disciplinano la condotta, che limitano i mezzi e i metodi di guerra. Che, di fatto, molto spesso il diritto bellico non sia rispettato dagli eserciti \u00e8 qualcosa di acclamato. Il centro del discorso di Bartov parte, nondimeno, dalla costatazione che la guerra che le truppe tedesche hanno condotto sul fronte orientale era contrassegnata da <strong>una \u2018caduta\u2019 strutturale del livello di \u2018civilt\u00e0\u2019 all\u2019interno del diritto di guerra<\/strong>: come vedremo, i soldati non riuscirono pi\u00f9 a vedere il limite tra la fucilazione giustificata dall\u2019autorit\u00e0 e le cosiddette fucilazioni \u2018selvagge\u2019.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Detto questo, Bartov, che si sforza di pervenire ad una visione \u2018dal basso\u2019, analizzando non le alte sfere della gerarchia militare, ma le divisioni impegnate nei loro \u2018compiti professionali\u2019 e il comportamento e il ruolo degli ufficiali subalterni in queste, tenta di rintracciarne i motivi: l\u2019ipotesi di fondo del libro \u00e8 che \u00ab<em>l\u2019imbarbarimento delle truppe sul fronte orientale \u00e8 il risultato di tre fattori principali: le condizioni di vita al fronte; il retroterra sociale ed educativo degli ufficiali subalterni; l\u2019indottrinamento politico delle truppe<\/em>\u00bb. <strong>Primo fattore<\/strong>: durante la campagna in Unione Sovietica le sofferenze dei soldati sopravvissuti ai combattimenti si intensificarono anche a causa, sin dai primi mesi, di una persistente presenza insufficiente di uomini, dovuta all\u2019alto numero di uomini morti in battaglia, pari a tre volte l\u2019ammontare iniziale dei ranghi per quanto riguarda la truppa e a quattro volte per quanto riguarda gli ufficiali. Inoltre, la caratteristica principale della vita al fronte erano le privazioni fisiche dovute alle grandi distanze che le truppe dovettero coprire nei mesi iniziali della guerra e durante le lunghe ritirate degli anni seguenti, alla scarsit\u00e0 di uomini che costringeva i soldati ad un cronico debito di riposo e di sonno, alle condizioni spaventose degli alloggi, al clima rigido, alla mancanza di abbigliamento invernale adeguato, alle frequenti interruzioni nei rifornimenti che portarono ad un grave peggioramento della salute e delle condizioni psicologiche delle truppe. Uno dei punti fermi dell\u2019esercito \u00e8 costituito dall\u2019ubbidienza alle regole di condotta finalizzate all\u2019educazione militare. Nondimeno, lo stato d\u2019animo delle truppe, peggiorato anche dalla mancanza di licenze e dal crescente senso di isolamento derivante dal vivere in un paese vastissimo, produsse un sempre maggior numero di casi di negligenza durante il servizio di guardia, di automutilazioni e di codardia di fronte a nemico. Ora, mentre gli ufficiali tolleravano che i propri uomini saccheggiassero le popolazioni civili, infliggevano a coloro che si sottraevano ai loro impegni disertando o compiendo atti autolesionistici pene severissime, che venivano eseguite in pubblico come deterrente. La crescente brutalit\u00e0 dei singoli soldati \u00e8 stata sicuramente incrementata dalle terribili avversit\u00e0 fisiche e psicologiche presenti al fronte. E tuttavia, queste condizioni avrebbero dovuto indebolire la resistenza dei soldati, che invece continuarono a combattere con sempre maggiore violenza e intensit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Secondo elemento<\/strong>: gli ufficiali non solo guidavano i propri uomini nei combattimenti, ma furono anche responsabili della loro educazione politica. Tra gli ufficiali subalterni, mentre il numero degli aristocratici, meno legati ai nazisti, era basso, un terzo degli uomini aderiva ufficialmente al partito. Durante la guerra entrarono nell\u2019esercito giovani ufficiali dotati di una buona istruzione e provenienti dagli strati superiori del ceto medio, che erano stati fortemente influenzati dal partito, e a cui erano stati inculcati nelle scuole e nelle universit\u00e0 i <strong>principi del nazionalsocialismo<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Terzo fattore:<\/strong> sebbene le truppe erano dotate di radio riceventi, vedevano film, ricevevano giornali, notiziari, volantini, opuscoli e libri, la forma pi\u00f9 efficace di propaganda era basata sul rapporto personale e venne portata avanti dagli ufficiali subalterni, che mettevano in evidenza il carattere ideologico della guerra e che venivano considerati dai propri uomini non solo come capi militari, ma soprattutto come guide ideologiche. \u00ab<em>Gli ufficiali superiori al fronte fecero ricorso in misura crescente a termini e concetti nazisti nei propri ordini del giorno alle truppe, sottolineando che la guerra contro l\u2019Unione Sovietica non era un confronto militare come gli altri, ma una lotta ideologica e razziale in cui le leggi di guerra non potevano essere applicate<\/em>\u00bb. La metodica educazione ideologica assunse sempre pi\u00f9 un marcato orientamento nazista, mescolando i tradizionali temi nazionalistici, tipici della propaganda di guerra, con una ideologia che giustificava la superiorit\u00e0 della razza ariana e che intendeva realizzare questo proposito attraverso politiche persecutorie estreme che sostenevano lo sterminio dei cosiddetti \u2018bolscevichi ebraici\u2019. Le idee sostenute con impegno ed energia dai nazisti erano profondamente radicate in concezioni culturali e sociali che risalivano all\u2019et\u00e0 guglielmina, poi mantenute in vita dalla delusione, del senso di inutilit\u00e0 e dalla umiliazione della miseria, causata dalla sconfitta nella prima guerra mondiale, dalle difficolt\u00e0 economiche delle fasi iniziali della Repubblica e infine dalla depressione economica e dal caos politico dei primi anni Trenta. \u00ab<em>In ampi settori della societ\u00e0 tedesca era diffuso il desiderio di creare un \u2018mito del Fuhrer\u2019 prima ancora che la leadership nazista si accorgesse dell\u2019utilit\u00e0 pratica di un simile concetto<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per rinsaldare il morale delle truppe i ranghi inferiori della gerarchia militare reclamavano in maniera sempre crescente materiale di propaganda. Gli uomini al fronte desideravano ricevere notizie da casa, e le informazioni fornite erano fortemente orientate secondo la <em>Weltanschauung<\/em> nazista. \u00ab<em>Le truppe avevano estremo bisogno di \u2018cura spirituale\u2019 e divennero sempre pi\u00f9 dipendenti da \u2018credenze\u2019 tutt\u2019altro che razionali o logiche<\/em>\u00bb: quanto pi\u00f9 la situazione militare si faceva disperata, tanto pi\u00f9 grande diventava il bisogno di questo sostegno \u2018spirituale\u2019, pseudo-religioso, irrazionale. Gli uomini ricevevano in forma semplificata, scolastica i fondamenti dell\u2019ideologia razzista e nichilista. La richiesta delle truppe di intensificare l\u2019indottrinamento esprime il bisogno, per soldati coinvolti in una guerra dura e senza speranza, di avere una \u2018causa\u2019, un ideale che razionalizzasse quella situazione assurda, che collocasse il sacrificio personale in un contesto in grado di far acquisire dignit\u00e0, importanza, prestigio. I comandati di compagni concordavano con i propri superiori e con i vertici politici del Reich sul fatto che questo indottrinamento era essenziale per tenere le truppe al fronte e convincerle a continuare a combattere. <strong>La maggioranza degli uomini aveva un\u2019assoluta adesione religiosa negli obiettivi ideologici e politici del Fuhrer<\/strong>. L\u2019educazione ideologica rafforz\u00f2 la determinazione dei soldati al fronte, contribuendo a prevenire arrendevolezza e ripiegamenti fra le truppe schierate ad est e, al tempo stesso, a rendere moralmente legittimo, accrescendolo, l\u2019imbarbarimento della guerra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>In conclusione<\/strong>, cerchiamo di rendere pi\u00f9 chiaro il concetto di \u2018imbarbarimento della guerra\u2019, che si fonda sul &#8211; a dir il vero &#8211; sottile crinale tra una politica \u2018ufficiale\u2019, da un lato, fatta s\u00ec di maltrattamenti, sfruttamento e assassini, ma comunque \u2018disciplinata e seguente criteri stabiliti dall\u2019alto\u2019, pur totalmente arbitrari, spietati, folli, e, dall\u2019altro, un comportamento, definito \u2018selvaggio\u2019, dei soldati, che attuavano fucilazioni senza rispettare gli ordini delle autorit\u00e0 (i cosiddetti ordini criminali che disponevano che le truppe dovevano collaborare con le SS nell\u2019eliminare tutte le forme di resistenza attiva e passiva prendendo misure collettive contro la popolazione, fucilando commissari politici e agendo senza piet\u00e0 contro tutti i nemici militari, politici, razziali del Reich), messe in atto senza operare quelle dovute \u2018distinzioni\u2019, che erano <strong>prodotte dal dispositivo giuridico di esclusione-inclusione della biopolitica nazista<\/strong>. La politica ufficiale prevedeva la fucilazione dei commissari politici, l\u2019eliminazione dei prigionieri di guerra catturati dietro la linea del fronte, scarsissimo supporto per gli altri prigionieri di guerra che morirono subito di stenti. Le unit\u00e0 dovevano ricorrere all\u2019arruolamento di volontari per missioni suicide come la bonifica dei campi minati. Affianco a queste pratiche, legittime, vi era l\u2019atteggiamento \u2018selvaggio\u2019 dei soldati, per l\u2019appunto, indisciplinato e indiscriminato verso cui gli ufficiali superiori cercavano di opporsi. Ma erano proprio l\u2019indottrinamento e gli ordini criminali ad incoraggiare alla barbarie, soprattutto verso i civili: i villaggi venivano dati alle fiamme, gli abitanti fucilati, il bestiame massacrato, le riserve di cibo distrutte e i pozzi avvelenati. \u00ab<em>Nel tentativo di legittimare ai propri occhi e a quelli dei soldati le atrocit\u00e0 commesse contro i civili indifesi, soprattutto donne e bambini, l\u2019esercito invent\u00f2 l\u2019esistenza dei cosiddetti \u2018agenti\u2019, un eufemismo usato sia per scusare gli atti brutali, sia per prevenire i fenomeni di fraternizzazione fra le truppe e la popolazione. Le truppe interpretarono la linea ufficiale in modo ancora pi\u00f9 estensivo rispetto a quanto inteso dai comandi, e si abbandonarono con tale frequenza a fucilazioni indiscriminate di agenti da rendere necessaria l\u2019emanazione di ordini che imponevano la cessazione di queste azioni<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alle unit\u00e0 tedesche era stato ordinato di trarre i mezzi di sussistenza dalle risorse del territorio causando la morte di milioni di civili per fame, per la mancanza di abiti e alloggi, e lo sfruttamento efferato del loro lavoro sia da parte delle unit\u00e0 al fronte sia da parte delle autorit\u00e0 del Reich. \u00ab<em>Lo sfruttamento \u2018ufficiale\u2019 fu sempre accompagnato da \u2018requisizioni selvagge\u2019 effettuate dalle truppe, che sembrano aver dato scarso peso agli avvertimenti dei propri comandanti contro simili azioni, e si rifiutarono di distinguere fra la visione ufficiale, secondo cui i russi erano Untermenschen, da trattare in qualunque modo fosse vantaggioso per il soldato tedesco, e l\u2019insistenza con cui gli ufficiali affermavano che questo sfruttamento poteva essere attuato solo in modo organizzato e disciplinato, posizione che rispecchiava il timore che i saccheggi indiscriminati portassero a una caduta della disciplina e della morale<\/em>\u00bb. L\u2019esercito volle che i civili, sfruttati all\u2019eccesso e sottoalimentati, producessero il cibo necessario e lavorassero per costruire istallazioni militari, fortificazioni, strade. Altri vennero reclutati per servire nell\u2019esercito tedesco come Hiwis, nonostante la loro riluttanza ad aiutare la Wehrmacht a \u2018liberarli\u2019. L\u2019operazione \u2018terra bruciata\u2019, messa in atto nell\u2019ultimo biennio di guerra, distrusse vaste aree dell\u2019Unione Sovietica, costringendo alla morte milioni di civili, considerati come sottouomini. L\u2019esercito animato dall\u2019ideologia e dalla propaganda del partito nazionalsocialista continu\u00f2 a combattere quando era chiaro che la sconfitta era certa. <strong>La conclusione di Bartov riguarda il rapporto tra ideologia e azione<\/strong>: \u00ab<em>ogni volta che le guerre si accompagnavano a qualche forma di ideologia del sottouomo o, in alternativa, di fanatismo religioso, sviluppavano rapidamente tendenze genocide pi\u00f9 forti. Sebbene molti conflitti hanno avuto un forte elemento razziale o di fanatismo religioso, non sembra che siano stati condotti con l\u2019unico obiettivo di sterminare popoli interni, come fu invece il caso della \u2018guerra di ideologie\u2019 scatenata dai tedeschi nell\u2019Est<\/em>\u00bb. Dietro questo libro non vi \u00e8 solo l\u2019opportunit\u00e0 di conoscere cosa \u00e8 stato il conflitto sul fronte orientale, ma anche un monito al controllo razionale degli argomenti che, oggi come in passato, vengono proposti dalla propaganda per persuaderci ad aderire in maniera acritica a qualche catechismo ideologico. In altre parole, <strong>vi \u00e8 il pretesto di rispolverare la critica dell\u2019Illuminismo nei confronti dell\u2019entusiasmo<\/strong> inteso come fanatismo irrazionale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se ordini il libro tramite il nostro link hai diritto ad uno sconto significativo (Amazon): Fronte orientale. 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