{"id":2011,"date":"2012-03-22T12:30:23","date_gmt":"2012-03-22T12:30:23","guid":{"rendered":"http:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/?p=2011"},"modified":"2012-03-22T13:33:59","modified_gmt":"2012-03-22T13:33:59","slug":"il-cervello-hegeliano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/?p=2011","title":{"rendered":"Il cervello Hegeliano"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em><a href=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/hegel.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft  wp-image-2025\" title=\"hegel\" src=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/hegel.jpg\" alt=\"\" width=\"271\" height=\"307\" \/><\/a>\u00a0<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u201cQuest<\/em><em>o volume presenta il sapere nel suo divenire. La ricchezza dei fenomeni in cui lo spirito si manifesta, che a un primo sguardo si presenta come caos, \u00e8 ricondotta a un ordine scientifico, che li presenta secondo la loro necessit\u00e0&#8230;\u201d <\/em><em>(GWF Hegel, Annuncio bibliografico della pubblicazione della Fenomenologia dello Spirito, Bamberger Zeitung, 28 Giugno 1807)<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Chi si accinge alla lettura del testo hegeliano prima o poi viene preso da un senso di smarrimento, quando non di sconforto&#8230; In \u201cpresenza\u201d di Hegel \u00e8 facile ritrovarsi di fronte a un bivio: o si era capito male quello che si credeva di avere ben chiaro almeno nelle linee generali, o si inizia a temere di non essere nella migliore condizione mentale per affrontare la \u201cleggendaria difficolt\u00e0\u201d del pensatore di Stoccarda, non per niente indicato dai suoi contemporanei come \u201cl&#8217;Eraclito redivivo\u201d, in quanto \u201coscuro come l&#8217;Efesio\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A me capita invece una cosa strana&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci sono momenti in cui resto come di fronte a un muro spesso e per quanto mi costringa a leggere e rileggere (come Hegel stesso consiglia di fare con i testi filosofici peraltro), sembra valere l&#8217;equazione \u201cpi\u00f9 leggo e meno comprendo\u201d, mentre in altri momenti, come \u201cd&#8217;incanto\u201d (non saprei trovare termine pi\u00f9 appropriato), tutto mi diventa chiaro di una chiarezza cristallina, l&#8217;insieme come le parti. Ma pur sempre poco traducibile in linguaggio ordinario, tanto che quando cerco di comunicare ad altri le frequenze, questi mostrano non poca difficolt\u00e0 a sintonizzarsi e nel frattempo il segnale radio si \u00e8 affievolito. Non so ancora spiegarmi come, ma inizio a credere che per comprendere il testo hegeliano si debba entrare in uno stato mentale particolare&#8230; Un diverso stato di coscienza? Il passo coraggioso verso queste dimensioni oscure appunto, a volte davvero \u201cesoteriche\u201d come qualche critico ha ben evidenziato, ha un valore inestimabile, perch\u00e9 altrimenti ci si deve far bastare gli schemi e le sintesi dei manuali, che loro malgrado fanno perdere proprio la ricchezza del testo e le innumerevoli, continue, aperture di senso, incapsulate l&#8217;una nell&#8217;altra in un ciclo senza fine, che le pagine racchiudono gelosamente come uno scrigno i suoi tesori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Hegel richiede infatti a chi sceglie di unirsi a lui nel cammino impervio verso il \u201csapere assoluto\u201d (nel senso etimologico di <em>ab-solutum<\/em> ossia \u201csciolto, svincolato\u201d, libero da condizionamenti, come sottolinea il Garelli) non bastandogli il semplice \u201camore per il sapere\u201d, di mettersi in gioco in prima persona, levandosi di dosso l&#8217;abitudine mentale, accettando il travaglio di un viaggio che ricorda molto da vicino quello dello sciamano degli Altai, che prima di raggiungere il \u201cmondo superiore\u201d e molto prima di potersi porre al servizio degli altri accetta di misurarsi con il \u201cmondo inferiore\u201d, dove ordinaria \u00e8 la presenza di demoni, anime di defunti, creature spaventose \/ animali guida, in questo processo \u201cnegando e conservando\u201d tutto quello che man mano incontra per la via, in un superamento dialettico che pu\u00f2 essere metafora della vita reale nel suo svolgersi. E&#8217; infatti il \u201ctutto ci\u00f2 che accade\u201d che gli interessa prendere con s\u00e9 (com-prendere) facendone tesoro, perch\u00e9 lui sa che tutto gli potr\u00e0 servire&#8230; Ed \u00e8 proprio in questo modo che Hegel sembra procedere nella sua \u201cscienza dell&#8217;esperienza della coscienza\u201d, racchiusa come in un libro vivo nella Fenomenologia dello Spirito, opera inquieta, \u201clevata\u201d a Jena sotto le cannonate dei Francesi di Napoleone: una scienza che non \u00e8 \u201cpassiva registrazione di dati e impressioni, bens\u00ec vera e propria esperienza capace di modificare profondamente chi ne sia protagonista, una filosofia in cammino\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo Plebe, Hegel si propone \u201cuno dei compiti pi\u00f9 ardui che mai abbia affrontato il pensiero filosofico: quello di congiungere i due tronconi essenziali della filosofia, cio\u00e8 la teoria della conoscenza e quella della realt\u00e0\u201d. Se nella Fenomenologia del 1807 realizza una sorta di laboratorio in cui \u201cmette alla prova i concetti e i problemi dell&#8217;intero pensiero occidentale\u201d, \u00e8 con la Scienza della logica del 1812-13 che attua quella radicale innovazione che sta alla base del suo pensiero logico, cio\u00e8 il tentativo di \u201cunificare i procedimenti soggettivi della conoscenza con le manifestazioni oggettive della struttura logica del mondo, inaugurando un nuovo tipo di logica che si contrappone alla tradizionale logica formale perch\u00e9 ne rifiuta la vuotezza\u201d. Perch\u00e9 per Hegel \u201cla vera logica \u00e8 sapere concreto\u201d, cio\u00e8 aderenza alla realt\u00e0. Sempre secondo Plebe \u00e8 proprio il risultato della Fenomenologia ossia \u201cl&#8217;identificazione del soggetto con l&#8217;oggetto, del processo della coscienza con l&#8217;intelaiatura della realt\u00e0\u201d a costituire il fondamento pi\u00f9 importante della Logica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E se ci si pone nella prospettiva del superamento della contrapposizione tra soggetto conoscente e oggetto conosciuto, tra \u201ccertezza e verit\u00e0\u201d, anche il celebre passaggio sul superamento del principio di non contraddizione perde il suo carattere paradossale. Infatti \u2013 prosegue Plebe \u2013 \u201cla contraddizione \u00e8 qualcosa di disfattista soltanto dalla prospettiva di chi isola il processo conoscitivo; ma se invece il processo della conoscenza non \u00e8 che il rispecchiamento dei meandri della realt\u00e0, allora la contraddizione \u00e8 soltanto la riproduzione del sovrapporsi di due o pi\u00f9 ramificazioni presenti nella realt\u00e0 stessa\u201d. E&#8217; qui che la logica hegeliana si identifica con la dialettica. Non certo quella dialettica arbitraria del \u201cgettar polvere negli occhi e produrre illusioni\u201d o quella dialettica \u201cestrinseca al movimento della cosa stessa\u201d, ma quella dialettica che sola \u00e8 capace di \u201ccomprendere l&#8217;opposto nella sua unit\u00e0, il positivo nel negativo\u201d, dialettica nella quale, \u201ccondotte alla loro foce, l&#8217;analisi e la sintesi finiscono per coincidere\u201d. Cio\u00e8, come mette in chiaro Garelli, una \u201cdialettica non rigidamente schematica, bens\u00ec plastica\u201d, perch\u00e9 \u201cproprio questo aveva indotto Hegel ad accingersi alla stesura del suo Sistema della scienza nell&#8217;esplicito intento di ridurre alla fluidit\u00e0 i pensieri solidificati\u201d. Come confessa poi la Rodeschini, la dialettica hegelianamente intesa \u201c\u00e8 un metodo irresistibile, poich\u00e9 \u00e8 l&#8217;attivit\u00e0 stessa dell&#8217;assoluto non solo sul piano conoscitivo ma anche sul piano del reale: esso conduce a una conoscenza vera perch\u00e9 \u00e8 proprio di ciascuna cosa stessa, grazie al fatto che le cose sono, in definitiva, sempre e solo dentro l&#8217;assoluto e mai fuori\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cosa pu\u00f2 significare tutto ci\u00f2, oggi, abituati come siamo a \u201cstrumentare\u201d e misurare, inferendo le nostre spiegazioni o cercando conferme alle nostre ipotesi da quantit\u00e0 massicce di dati come quelli che escono dalla risonanza magnetica funzionale? Ci aiuta in questo senso Cimatti: \u201cuna spiegazione \u00e8 dialettica quando tiene conto delle interazioni non lineari tra i fenomeni, interazioni che possono dare origine a nuove strutture o nuovi comportamenti che non si trovano \u2013 neanche in forme primitive \u2013 in nessuno degli elementi che precedono (ma soltanto cronologicamente) le novit\u00e0\u201d; in realt\u00e0 \u201cil vero metafisico \u00e8 il riduzionista che sempre \u2013 e quindi secondo una modalit\u00e0 di pensiero non scientifica, ma appunto dogmatica \u2013 pretende di spiegare il complesso con il semplice: \u00e8 proprio il punto di vista riduzionista ad essere metafisico, poich\u00e9 esso postula una riduzione, mai stabilita sperimentalmente, dei fatti vitali alla pura chimica-fisica\u201d. Per Zbilut sono proprio le dinamiche non lineari, il \u201ccaos non deterministico\u201d (non prevedibile nello stato futuro \u201cnemmeno se fosse possibile la precisione infinita\u201d), le discontinuit\u00e0 di sistema o \u201csingolarit\u00e0\u201d, le perturbazioni interne e&#8230; il \u201crumore\u201d a caratterizzare i fenomeni come la vita, l&#8217;evoluzione, la plasticit\u00e0 cerebrale. Da un&#8217;altra prospettiva Mayr ribadisce che \u201ci sistemi hanno quasi sempre la particolarit\u00e0 che le caratteristiche del tutto non possono essere \u2013 nemmeno in teoria \u2013 dedotte dalla pi\u00f9 completa conoscenza delle componenti, prese separatamente o in altre combinazioni parziali\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Che felice intuizione ebbe allora il nostro Golgi \u2013 \u201cNobel dimenticato\u201d, come lo ricorda Mazzarello in un bel volume \u2013 nonostante l&#8217;evidente errore fisiologico, a immaginare il sistema nervoso non come una giustapposizione di cellule ma come una rete diffusa&#8230; Non molto diversamente se lo immaginano forse, da un punto di vista funzionale, quanti oggi si occupano di connettomica o di reti neurali artificiali, per i quali sono pi\u00f9 importanti non tanto le singole localizzazioni quanto le connessioni fra le parti e la lettura dei \u201cpattern\u201d o configurazioni dell&#8217;insieme. Alla fine non \u00e8 poi cos\u00ec difficile comprendere come una specifica area del cervello, che si pu\u00f2 mostrare attiva per differenza, senza il \u201cresto\u201d non possa nemmeno funzionare: e guarda caso, per quanto ne sappiamo, non vi \u00e8 ancora a oggi consistente letteratura che abbia indagato a dovere quanto il \u201cresto\u201d o l&#8217;insieme possa influenzare e in che modo tale specifica attivit\u00e0. Scienziati del calibro di Bassett e Gazzaniga, chiedendosi ormai se gli attuali strumenti di indagine siano quelli giusti o se sia giunto il momento di prendere in seria considerazione \u201caltre metafore\u201d per comprendere la complessit\u00e0 del cervello umano, hanno ammesso proprio qualche mese fa senza veli che \u201cle neuroscienze hanno un disperato bisogno di nuovi apparati teoretici per risolvere i problemi ai quali si trovano di fronte\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Cervello Hegeliano dunque \u2013 per dare conto in una \u201csintesi\u201d conclusiva dell&#8217;accattivante metafora proposta \u2013 \u00e8 appunto un cervello \u201ccompresente\u201d, da prendersi contemporaneamente \u201cnell&#8217;insieme e nelle parti\u201d (in pluribus unum!), in un&#8217;ottica squisitamente integrazionale, dove nessuno e nulla vengono esclusi \/ inclusi a priori. Sul versante del mentale infine noi crediamo che quella ragione che Hegel defin\u00ec con termine altisonante e per alcuni fuorviante \u201cspeculativa\u201d (ma \u201cspeculativa in quanto contiene in s\u00e9 il doppio senso di un movimento speculare in cui la fissit\u00e0 dilegua nella fluidit\u00e0 della coincidenza fra effettuale e razionale, movimento che Hegel esprime esemplarmente innanzitutto nelle metafore biologiche\u201d, sempre nelle parole del Garelli) sia in realt\u00e0 una dimensione distintiva dell&#8217;umano, certo non ordinaria ma presente in ciascuno e coltivabile, che potrebbe tornare utile nella comprensione del mondo e di noi stessi dentro il mondo, specialmente in un momento di inquietante incertezza come quello che viviamo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Spero non me ne vogliano i Filosofi veri per questa maldestra \u201criduzione\u201d dell&#8217;immensit\u00e0 della speculazione hegeliana in poche righe e per le avventate analogie. Spero allo stesso modo non me ne vogliano i Neuroscienziati puri per questa \u201cnervosa\u201d (ma pacifica nell&#8217;intento) incursione con armi non convenzionali&#8230; Personalmente ritengo che il cammino della conoscenza non possa escludere alcuna seria prospettiva (e qualche spunto di confine), specialmente quando ci\u00f2 che si intende comprendere \u00e8 l&#8217;umano stesso nella sua sfuggevole autenticit\u00e0. A volte gli avanzamenti operati a livello di pensiero non sono meno importanti delle misurazioni delle macchine, in special modo (forse) nel campo di ci\u00f2 che abbiamo deciso di considerare scienza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Marco Mozzoni<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Per approfondire:<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1. Bassett D.S., Gazzaniga M.S., \u201cUnderstanding complexity in the human brain\u201d, Trends in Cognitive Sciences, May 2011, Vol.15, No.5<br \/>\n2. Burgio A. (a cura di), \u201cDialettica. Tradizioni, problemi, sviluppi\u201d, raccolta delle relazioni svolte al Seminario internazionale sulla dialettica tenutosi all&#8217;Universit\u00e0 di Bologna nel Febbraio 2006, Quodlibet Studio, 2007<br \/>\n3. Dunham J., Grant I.H. , Watson S., \u201cIdealism. The history of a philosophy\u201d, Acumen Publishing, 2011<br \/>\n4. Eliade M., \u201cLo sciamanismo\u201d, Edizioni Mediterranee, 1974<br \/>\n5. Garelli G., \u201cLo spirito dell&#8217;inquietudine\u201d, in: Hegel G.W.F., \u201cSistema della scienza, parte prima: La fenomenologia dello spirito. Edizione del 1807\u201d, a cura di Garelli G., Einaudi, 2008<br \/>\n6. Hegel G.W.F., \u201cFenomenologia dello spirito\u201d, Bompiani, 2000<br \/>\n7. Hegel G.W.F., \u201cScienza della logica\u201d, antologia commentata a cura di A. Plebe e P. Emanuele, Biblioteca Filosofica Laterza, 2001<br \/>\n8. Zbilut J.P., \u201cSingolarit\u00e0 instabili e casualit\u00e0\u201d, Franco Angeli, 2004<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0 \u201cQuesto volume presenta il sapere nel suo divenire. 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