{"id":1988,"date":"2012-03-22T11:39:41","date_gmt":"2012-03-22T11:39:41","guid":{"rendered":"http:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/?p=1988"},"modified":"2012-03-22T11:39:41","modified_gmt":"2012-03-22T11:39:41","slug":"contro-lhomo-academicus-il-corpo-vorace-delle-logiche-accademiche","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/?p=1988","title":{"rendered":"Contro l\u2019homo academicus.  Il corpo vorace delle logiche accademiche"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\" align=\"center\"><strong><em><a href=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/corpo-accademico.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-1990 alignleft\" title=\"corpo accademico\" src=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/corpo-accademico.jpg\" alt=\"\" width=\"315\" height=\"397\" srcset=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/corpo-accademico.jpg 310w, https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/corpo-accademico-237x300.jpg 237w\" sizes=\"auto, (max-width: 315px) 100vw, 315px\" \/><\/a><\/em><\/strong><em><\/em><em>&#8220;Il capitale universitario si ottiene e si conserva attraverso l&#8217;occupazione di posizioni che permettono di dominare le altre posizioni e i loro occupanti; ad esempio, le istituzioni responsabili del controllo <strong>all&#8217;accesso al corpo<\/strong>, le giurie dei concorsi dell'&#8221;Ecole normale&#8221; e del dottorato, e il\u00a0 Comitato consultivo delle universit\u00e0: questo potere sulle istanze di riproduzione del corpo universitario assicura ai suoi detentori un&#8217;autorit\u00e0 statuaria, una sorta di attributo di funzione che \u00e8 molto pi\u00f9 legato alla posizione gerarchica che a delle propriet\u00e0 straordinarie dell&#8217;opera o della persona e che si esercita a rotazione rapida non solamente sul \u200b\u200bpubblico degli studenti, ma anche sulla clientela dei candidati al dottorato, all&#8217;interno del quale si reclutano di regola gli assistenti e che \u00e8 situata in una relazione di dipendenza diffusa e prolungata&#8221; (Jean-Pierre Bourdieu, Homo academicus)<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"center\"><em><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"center\"><em><\/em><\/p>\n<h4 style=\"text-align: center;\" align=\"center\"><strong><em>L&#8217;universit\u00e0 ha bisogno di studenti <\/em><em>soltanto per il suo auto-sostentamento, come corpo, nella sua autoreferenzialit\u00e0.<\/em><\/strong><\/h4>\n<p style=\"text-align: center;\" align=\"center\">di <strong>Jacopo-Niccol\u00f2 Bonato<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0L&#8217;universit\u00e0 come istituzione nasce in Europa attorno l&#8217;undicesimo ed il dodicesimo secolo. La pi\u00f9 antica universit\u00e0 europea \u00e8 l&#8217;ateneo bolognese, fondato attorno al 1088. <strong>Lo scopo iniziale delle universit\u00e0 era quello di rendere libero ed indipendente il sapere<\/strong>, disponibile per tutti coloro che avessero voluto e potuto studiare. Le universit\u00e0 nacquero con l&#8217;intento di unire studenti e docenti in una istituzione e corporazione autonoma in grado di autoregolamentarsi, staccandosi dalla logica e dalla politica delle scuole monastiche e vescovili, troppo legate ad esigenze dogmatiche religiose. <strong>Spesso erano gli stessi studenti ad assumere e remunerare gli insegnanti ed eventualmente a cacciarli nel caso di incompetenza<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La situazione odierna \u00e8 molto diversa<\/strong>. Si pensa che l&#8217;universit\u00e0 sia composta da facolt\u00e0, consigli, assemblee, dalle figure istituzionali, cio\u00e8 dai i suoi vari organi costitutivi. Proprio per quel che significa la parola \u201corgano\u201d in italiano, si pensa che l&#8217;universit\u00e0, come un corpo, sia fatta in senso stretto da organi. \u201c<em>Togli gli organi e toglierai quel corpo che \u00e8 l&#8217;universit\u00e0!<\/em>\u201d. Nulla di pi\u00f9 erroneo. La linfa dell&#8217;universit\u00e0 sono i soli studenti, infatti, se si tolgono quelli la stessa universit\u00e0 non avr\u00e0 pi\u00f9 alcuna funzione: le aule saranno deserte, i professori non insegneranno pi\u00f9 nulla a nessuno, non avranno pi\u00f9 studenti e di conseguenza non saranno nemmeno professori. Gli stessi \u201corgani\u201d non avrebbero pi\u00f9 alcun senso, non funzionerebbero pi\u00f9: perch\u00e9 deliberare programmi didattici e quant&#8217;altro se non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 alcuno studente infatti? <strong>La metafora del corpo \u00e8 essenzialmente sbagliata<\/strong>. L&#8217;assolutizzazione dell&#8217;organo, nella metafora della corporeit\u00e0, svuota l&#8217;universit\u00e0, cio\u00e8 la distrugge, anche laddove l&#8217;universit\u00e0 fosse effettivamente un corpo composto di organi. Colmare l&#8217;universit\u00e0 di organi, svuota e distrugge la stessa universit\u00e0 come corpo. La metafora del corpo si dimostra cos\u00ec contro se stessa, contro la stessa corporeit\u00e0. L&#8217;esaltazione della corporeit\u00e0 \u00e8 contro la corporeit\u00e0. Perch\u00e9 esaltare il corpo, se non per l&#8217;oscuro motivo che si cova qualcosa contro di esso? Modo di sublimazione e nascondimento. Il corpo distrugge il corpo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ad ogni modo la metafora corporale \u00e8 fondata su di un fraintendimento del senso originale di organo. In greco <em>organon<\/em> significa strumento. Uno strumento ha necessariamente una funzione: serve a qualcosa, ha uno scopo. L&#8217;essenza dell&#8217;organo non \u00e8 la corporeit\u00e0 cos\u00ec come noi la immaginiamo (cio\u00e8 la materia, la \u201croba dura\u201d), bens\u00ec la funzione. La facolt\u00e0 stessa \u00e8 funzione, non\u00a0 organo. <strong>L&#8217;Accademia dovrebbe essere composta di funzioni quindi<\/strong>. Ed ogni funzione necessita di un oggetto e di uno scopo. La funzione dell&#8217;universit\u00e0 \u00e8 formare i suoi studenti. Oggetti sono gli studenti, scopo la loro formazione. Perci\u00f2 gli studenti sono necessari all&#8217;attuazione di quella stessa funzione. Tolti gli studenti la stessa funzione verrebbe tolta e si svuoterebbe di senso. Il ribaltamento del significato di organo in senso corporale ha attuato invece un meccanismo perverso che distrugge l&#8217;universit\u00e0 stessa, la sua funzione, la sua organicit\u00e0, svuotandola di valore. E questo meccanismo tende a distruggere l&#8217;importanza fondamentale degli studenti, innalzando il solo corpo, il corpo dei docenti e dei burocrati, cio\u00e8 il corpo accademico, a metro di giudizio del suo funzionamento. <strong>Se il corpo accademico sta bene, l&#8217;universit\u00e0 sta bene. Nulla di pi\u00f9 erroneo e masochista<\/strong>, poich\u00e9 in tal modo, un corpo deprivato della sua funzione non \u00e8 nemmeno pi\u00f9 un corpo. \u00c8 gi\u00e0 malato di per s\u00e9. \u00c8 carne morta ed inerte. Si intravede perci\u00f2 una contraddittoria mortificazione della corporeit\u00e0, paradossalmente sostenuta in nome di una falsa ed ipocrita valorizzazione metaforica della corporeit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/amputazione.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-1992\" title=\"amputazione\" src=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/amputazione.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"293\" \/><\/a>La reale struttura dell&#8217;accademia e del sapere che in essa dovrebbe essere mantenuto \u00e8 quindi fondata su di una mondanizzazione, incarnificazione, secolarizzazione metaforica, ma ben presente nel linguaggio del potere e nella concettualit\u00e0 usata per pensare la stessa Accademia, che tende a celare i veri meccanismi malati di indebito consumo, mala gestione, malata autoreferenzialit\u00e0 e distruzione di funzioni e capacit\u00e0. E tutto ci\u00f2 \u00e8 stato messo in atto sotto gli occhi dei giovani studenti, pi\u00f9 in generale degli italiani, accecati dalla finta cultura, dai finti strumenti intellettuali, che la stessa universit\u00e0 ha fornito loro per preservarsi dalla loro consapevolezza e dal dissenso che si immaginava ne sarebbe potuto seguire. Una struttura che non ha mostrato rispetto per la funzione e la sua esplicazione, ma che <strong>si \u00e8 invece ritratta in uno stile di vita \u201cvegetativo\u201d<\/strong>, dissipativo, appunto grettamente materialistico e corporeo. Ci\u00f2 che conta \u00e8 soltanto la soddisfazione delle esigenze viscerali e fisiologiche del corpo docente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Al primato della gretta corporeit\u00e0 qui si contrappone un primato della funzione.<\/strong> Per funzione si intende qualcosa di molto pi\u00f9 complesso di una facile corporeit\u00e0 o di una fantomatica spiritualit\u00e0. Il corpo grettamente inteso \u00e8 quell&#8217;atto immediato, presente subito e fine a se stesso: chiuso in s\u00e9. Ed un corpo cos\u00ec inteso \u00e8 in realt\u00e0 gi\u00e0 sminuito nella sua stessa corporeit\u00e0, risultando svuotato e distrutto, come mi pare di avere appena dimostrato. Il corpo inteso nelle sue funzioni \u00e8 invece un corpo rivolto ad altro, protratto, gi\u00e0 da sempre oltre se stesso: che progetta nell&#8217;apertura la sua vita, il suo essere. \u00c8 un corpo vivificato ed animato di funzioni, quelle funzioni che Aristotele chiamava <em>psyche<\/em>. Ed \u00e8 un corpo che non \u00e8 mai finito, ma che risulta sempre in processo verso qualcosa. La mancanza di responsabilit\u00e0 e di obiettivi costruttivi verso il futuro che caratterizzano l&#8217;attuale Accademia e la pi\u00f9 generale situazione italiana non pu\u00f2 che fondarsi sul cattivo concetto di corpo, chiuso in s\u00e9, smanioso soltanto di soddisfare i propri bisogni momentanei, i piaceri viscerali e carnali. <strong>Un corpo morto che non guarda al futuro ed alla sua stessa reale conservazione<\/strong>. Questa gretta visceralit\u00e0 uccide le viscere e lo stesso corpo: perch\u00e9 sono false viscere e falsi bisogni. La costruzione invece di un futuro, nella responsabilit\u00e0, non pu\u00f2 che essere fondata su di un corpo che non \u00e8 gi\u00e0 un corpo, ma che \u00e8 da sempre oltre se stesso: che punta ad altro e cos\u00ec si muove, dimostrandosi infine davvero corpo e non un inerte ed immobile pezzo di materia. Quel corpo che non vuole essere corpo, ma che va oltre se stesso, si dimostra infine sul serio corpo. Quel corpo che si pensa gi\u00e0 corpo, stretto a se stesso nella sua pi\u00f9 gretta corporeit\u00e0, non si dimostra corpo, ma muore schiacciato dalle sue incapacit\u00e0. La differenza che passa qui \u00e8 quella tra un corpo vivo (nella funzione e nel movimento) ed un corpo morto (nella sua immobilit\u00e0 vegetativa e mortificatoria). Se c&#8217;\u00e8 un corpo, \u00e8 possibile mortificarlo. Se non c&#8217;\u00e8, nulla di tutto ci\u00f2 sar\u00e0 possibile. Si intravede in tal senso nell&#8217;invecchiamento del corpo accademico, oggi pi\u00f9 che mai evidente, la perfetta e paradossale coerenza col principio di mortificazione e vermificazione gi\u00e0 insito in quel corpo stesso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/leviathan.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft  wp-image-1993\" title=\"leviathan\" src=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/leviathan.jpg\" alt=\"\" width=\"346\" height=\"288\" \/><\/a>La struttura dell&#8217;universit\u00e0 dovrebbe essere di conseguenza rivolta alla sua funzione fondamentale, il sapere (<strong>conservazione, trasmissione e perfezionamento, in una parola esplicazione<\/strong>), che non dovrebbe mai essere considerato come corpo morto, cos\u00ec come la storiografia si ingegna invece di trattarlo, bens\u00ec funzione. Eppure questa funzione \u00e8 ed esiste solamente in vista di studenti e studentesse, che risulteranno di conseguenza l&#8217;unico modo e motivo tramite il quale la funzione si possa attualizzare. Ogni studente rappresenta infatti una possibile attualizzazione di quella funzione che \u00e8 il sapere. In tal senso lo studente \u00e8 l&#8217;unico vero oggetto in questa dinamica. <strong>L&#8217;insegnante risulta soltanto il mezzo, inessenziale tra l&#8217;altro, rivolto all&#8217;attualizzazione del sapere negli studenti.<\/strong> Inessenziale poich\u00e9 qualsiasi essere umano pu\u00f2 dimostrarsi studente, laddove decida di studiare autonomamente, al di fuori di qualsiasi istituzione scolastica. L&#8217;insegnante, nel processo di attualizzazione del sapere, se ha una <em>qualche<\/em> funzione, la pu\u00f2 avere soltanto operando in favore di tale attualizzazione. Per incentivarla e favorirla per esempio. Pu\u00f2 semmai guidare i propri studenti nel processo di apprendimento. Ma non pu\u00f2 sostituirsi n\u00e9 agli studenti, n\u00e9 al sapere stesso. Quel processo malato di incarnificazione che ha costituito l&#8217;Accademia odierna opera quindi nella sostituzione dello studente e del sapere con il solo insegnante, in un folle auto-circolo vizioso, tramite il quale l&#8217;insegnante \u00e8 inizio, fine, scopo, materia, forma e mezzo dell&#8217;insegnamento. In verit\u00e0, rispetto alla funzione (il sapere) ed all&#8217;oggetto per il quale la funzione si attualizza (lo studente), l&#8217;insegnante \u00e8 soltanto una possibile (con)causa concomitante dell&#8217;attualizzazione del sapere nello studente (<strong>1<\/strong>). Ma ogni concausa pu\u00f2 favorire l&#8217;attualizzazione, come pu\u00f2 anche ostacolarla. Drammaticamente, ci\u00f2 che noto tra le mura dell&#8217;Accademia \u00e8 proprio la fioritura di cattivi insegnanti, che tutto fanno tranne che favorire il sapere e la sua esplicazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><a href=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/universit\u00e0-medievale.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft  wp-image-1994\" title=\"universit\u00e0 medievale\" src=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/universit\u00e0-medievale.png\" alt=\"\" width=\"335\" height=\"271\" \/><\/a>Viviamo la notte pi\u00f9 fonda dell&#8217;Accademia<\/strong>, il momento pi\u00f9 proficuo per <strong>l&#8217;homo academicus<\/strong> e tutte la sua paradossalit\u00e0. Egli per sua stessa natura si dimostra distante dall&#8217;accettazione del compito di favoreggiamento e guida nel processo del sapere. \u00c8 mosso invece da tutt&#8217;altri intenti, risultando soltanto un corpo resistente che spesso ostacola e mistifica il processo di apprendimento. La struttura dell&#8217;universit\u00e0 italiana cos\u00ec snaturata a favore dell&#8217;insegnante si dimostra incapace di tenere conto della sua parte pi\u00f9 fondamentale, cio\u00e8 il sapere e lo studente, ponendo contraddittoriamente le basi del suo fallimento. <strong>Essa \u00e8 corpo, e come tale, nei suoi bisogni necessita del suo cibo, della materia organica da ingerire e digerire<\/strong> per continuare a sopravvivere. L&#8217;universit\u00e0 \u00e8 un corpo che ha fame. Il suo cibo, la materia prima, sono studenti e studentesse. Espulsi dal corpo, perch\u00e9 l&#8217;universit\u00e0 non pu\u00f2 ne deve fagocitarsi da s\u00e9. Essa deve preservarsi e difendersi e di conseguenza non pu\u00f2 che cercare il suo cibo all&#8217;esterno. Corpi espulsi\/cacciati che diventano il pasto crudo, i pezzi di carne da macellare, ingerire, digerire ed espellere di nuovo: le vittime di una carneficina. <strong>L&#8217;universit\u00e0 ha bisogno di studenti soltanto per il suo auto-sostentamento, come corpo, nella sua autoreferenzialit\u00e0<\/strong>. Questo \u00e8 un cattivo concetto di <em>autos<\/em>, che chiude in s\u00e9, che delimita, che separa, che diventa perci\u00f2 corpo fisico, separato dagli altri, che caccia le sue vittime. <strong>L&#8217;insegnate \u00e8 un corpo con esigenze corporali<\/strong> e di sostentamento ed in tal senso la sua vera funzione ne esce snaturata e ribaltata nel contrario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Gi\u00e0 il vocabolo \u201cistruzione\u201d \u00e8 pericoloso<\/strong>. Si istruiscono i computer: perfetti autonomi. Si istruiscono i kamikaze, per le loro azioni suicide. Si dice \u201c\u00e8 stato ben istruito\u201d, cio\u00e8 ammaestrato. Ci sono poi libretti di istruzioni. Istruire \u00e8 diventato in seguito vocabolo generico ad indicare la cultura, il sapere, la sua trasmissione. Ma istruire \u00e8 la funzione dell&#8217;istruttore, cio\u00e8 dell&#8217;insegnante. <em>In-struere<\/em> significa cio\u00e8 ammucchiare ed accumulare dentro. Lo studente diventa il luogo nel quale ammucchiare nozioni, nell&#8217;esaltazione della solo attivit\u00e0 dell&#8217;insegnante di inserimento dati. Ma noi abbiamo bisogno di imparare per crescere, non di esseri istruiti. Un ministero dell&#8217;istruzione \u00e8 un abominio per il sapere. \u00c9 gi\u00e0 un corpo che si preoccuper\u00e0 di altri corpi. Abbiamo perci\u00f2 bisogno di un ministero che favorisca la cultura ed il suo sviluppo, non l&#8217;insegnamento e l&#8217;insegnante. Imparare significa infatti conoscere attivamente e mettersi in gioco, non accettare passivamente ci\u00f2 che ci viene in-struito ed instillato da altri. <strong>Abbiamo bisogno di un ministero della conoscenza<\/strong>, che sradichi il primato corporale del docente, che conduce, come un duce. Viviamo ancora nell&#8217;istruzione e nel linguaggio di Giovanni Gentile, cio\u00e8 nel primato corporale del docente sostenuto a piene mani dall&#8217;etica fascista e nella sciocca divisione delle materie nei vari tipi di informazioni da inculcare agli alunni recalcitranti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A mio modo di vedere, siamo tutti necessariamente sempre studenti. Non ci sono maestri di sorta. <strong>Gli uomini accademici che predicano di s\u00e9 la superiorit\u00e0, l&#8217;eccellenza, l&#8217;autorit\u00e0<\/strong> (di insegnare ed istruire) <strong>sono soltanto esaltati<\/strong>. Maestro, eventualmente, \u00e8 soltanto Dio. Ma nella sua assenza, viviamo qui senza maestri e siamo chiamati all&#8217;autodeterminazione, che risulta quindi l&#8217;unico fondamento della libert\u00e0 di ogni nostra scelta, che sia di apprendimento o meno. L&#8217;assenza di maestro \u00e8 per me la condizione della nostra stessa libert\u00e0. Tutti gli insegnanti-corpi che affollano nella loro ingombrante presenza l&#8217;Accademia soffocano invece la libert\u00e0 e l&#8217;apprendimento. Ed in tal senso lasciano posto, occupando tutto. Perci\u00f2 riconosco come maestro soltanto un principio che non c&#8217;\u00e8, un vuoto, che tramite il mio libero operato scelgo di riempire. E cos\u00ec imparo ci\u00f2 che non c&#8217;\u00e8 e non viene mostrato. Questa mi pare la struttura del sapere, intesa dal punto di vista della funzione, che cos\u00ec tanto l&#8217;universit\u00e0 disattende dal punto di vista della sua rozza corporeit\u00e0.<\/p>\n<p>\u00a0&#8212; &#8212; &#8212;<\/p>\n<p><strong>Note:<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(1) <\/strong>\u00ab<em>The teacher is not in the school to impose certain ideas or to form certain habits in the child, but is there as a member of the community to select the influences which shall affect the child and to assist him in properly responding to these influences<\/em>\u00bb. John Dewey, <em>My Pedagogic Creed<\/em>,1897. Per Dewey l&#8217;insegnante ha quindi una funzione di sostegno ed aiuto nel processo di apprendimento dell&#8217;alunno. Le idee di Dewey sono rivoluzionarie rispetto al tempo, proponendo un&#8217;idea ed una figura di insegnante inteso non pi\u00f9 come autorit\u00e0, ma come guida nell&#8217;insegnamento corresponsabile assieme all&#8217;alunno. Il problema di Dewey \u00e8 che egli non riconosce laddove l&#8217;apprendimento pu\u00f2 essere anche del tutto solipsistico, in totale assenza di insegnante. E questo perch\u00e9 per Dewey la scuola ha essenzialmente un carattere sociale. Qui si sostiene che la scuola non ha proprio alcun carattere essenziale, ma che essa pu\u00f2 essere sociale, individuale, divina, statale o quel che si voglia. Perch\u00e9 scuola significa imparare e si pu\u00f2 imparare in molteplici maniere. Ed in ogni caso \u00e8 sempre presente una decisione (spesso esclusivamente politica) che forma e determina il valore e la funzione della scuola, cosa su cui si ritorner\u00e0 pi\u00f9 avanti.<strong><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Il capitale universitario si ottiene e si conserva attraverso l&#8217;occupazione di posizioni che permettono di dominare le altre posizioni e i loro occupanti; ad esempio, le istituzioni responsabili del controllo all&#8217;accesso al corpo, le giurie dei concorsi dell&#8217;&#8221;Ecole normale&#8221; e &hellip; <a href=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/?p=1988\">Continua a leggere<span class=\"meta-nav\">&rarr;<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[7],"tags":[325,22,323,172,324],"class_list":["post-1988","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-filosofiapolitica","tag-accademismo","tag-biopolitica","tag-bourdieu","tag-critica","tag-homo-academicus"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.3 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Contro l\u2019homo academicus. 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