{"id":1968,"date":"2012-03-23T11:05:44","date_gmt":"2012-03-23T11:05:44","guid":{"rendered":"http:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/?p=1968"},"modified":"2012-03-23T13:47:48","modified_gmt":"2012-03-23T13:47:48","slug":"arthur-nock-la-conversione-societa-e-religione-nel-mondo-antico-una-recensione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/?p=1968","title":{"rendered":"Arthur Nock, La conversione. Societ\u00e0 e religione nel mondo antico. Una recensione"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_1969\" style=\"width: 337px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/MichelangeloConversione-di-san-Paulo-1542-1545-.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1969\" class=\" wp-image-1969\" title=\"Michelangelo,Conversione di san Paulo (1542-1545)\" src=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/MichelangeloConversione-di-san-Paulo-1542-1545-.jpg\" alt=\"\" width=\"327\" height=\"512\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-1969\" class=\"wp-caption-text\">Michelangelo, Conversione di san Paolo (1543 circa)<\/p><\/div>\n<p align=\"justify\">&#8220;<em>Il primo, a nostra conoscenza, che abbia orientato la filosofia lungo le strade dell&#8217;azione pratica ed abbia raggruppato attorno a s\u00e9 dei discepoli per trascinarli ad una vita austera, \u00e8 Pitagora di Samo<\/em>&#8221; (<strong>Gustave Bardy<\/strong>)<\/p>\n<p>&#8212; &#8212; &#8212;<\/p>\n<p align=\"justify\">Il titolo che Nock d\u00e0 al suo libro rivela non tanto un argomento psicologico quanto storico. Infatti il fenomeno psicosociale della \u201cconversione\u201d, <strong>sia ad una filosofia greca che ad una religione <\/strong>(Nock accomuna e cerca di distinguere le due cose nel capitolo XI del libro), diventa per lui un fatto storico, a motivo del quale si \u00e8 avuta una vera e propria trasformazione della vita spirituale \u00a0all&#8217;interno del mondo antico ed ellenistico. Afferma: \u201c<em>Se risolvere il mistero di una conversione individuale spetta in ultima analisi allo psicologo, comprendere invece il fenomeno singolare della conversione di un&#8217;epoca, della trasformazione di una cultura, \u00e8 il compito pi\u00f9 arduo ed insieme pi\u00f9 affascinante che possa toccare allo storico \u2013 quando egli \u00e8 veramente degno di questo appellativo.<\/em>\u201d L&#8217;autore conduce questo studio avvalendosi di pi\u00f9 discipline, come la sociologia, la storiografia e la filologia, tutte quelle che concorrono a dare <strong>della societ\u00e0 e della religione nel mondo antico informazioni pi\u00f9 precise e dettagliate<\/strong>. Nel libro s\u2019incontrano anche discipline quali la storia delle religioni classiche e storia del cristianesimo delle origini, la storia della cultura e della societ\u00e0 ellenistico-romana e la <strong>storia della religiosit\u00e0 e dei culti orientali<\/strong>: vasti ed autonomi campi di ricerca, che tuttavia si fondono in una visione unitaria e coerente dello svolgimento spirituale del mondo antico. Nock eredita la grande tradizione di ricerca risalente a Droysen, ma ha anche presenti i filoni di studi inaugurati da <strong>Franz Cumont<\/strong> e di <strong>Adolph von Harnack<\/strong> per questa sua peculiarit\u00e0 interdisciplinare. Trattando il periodo storico che va da Alessandro Magno fino ad Agostino, affronta un\u2019epoca cruciale in cui ci fu un vero e proprio incontro tra paganesimo e cristianesimo, nonch\u00e9 la penetrazione in Occidente di una mentalit\u00e0 pi\u00f9 mistica e perennemente alla ricerca della &#8220;salvezza&#8221;; si propone perci\u00f2 di guardare il processo <strong>dall&#8217;altro punto di vista, da quello dei convertiti<\/strong>; per usare le sue stesse parole: \u201c<em>Quando il cristianesimo apparve nell&#8217;impero romano, attrasse molte persone che conservavano l&#8217;atteggiamento tradizionale nei confronti dei fattori ignoti ed invisibili dell&#8217;esistenza. Questo processo di attrazione \u00e8 stato per lo pi\u00f9 studiato dal punto di vista cristiano. In questo libro ho invece cercato di considerarlo dall&#8217;esterno<\/em>\u201d. Il punto di vista tradizionale ha infatti relegato l&#8217;intera societ\u00e0 pagana con le sue forme e i suoi miti a semplice elemento secondario. Nock si propone di fare il contrario: la promessa di perdono dei peccati, colpe ed errori, e di rinascita spirituale, la ricerca della verit\u00e0 e salvezza \u00e8 un punto centrale di tutte le religioni diffusesi nel periodo ellenistico (\u201cpagane\u201d e non), ma che avvicina la conversione religiosa alla <strong>conversione filosofica<\/strong>, un problema significativo affrontato all\u2019interno del libro che ci riporta alla filosofia come stile di vita e come disciplina, un \u201cabbraccio totale\u201d che non coinvolge solo l\u2019intelletto, ma la volont\u00e0 e i sentimenti.<\/p>\n<p align=\"justify\"><!--more--><\/p>\n<p align=\"justify\">Profondo conoscitore della filologia classica e della religiosit\u00e0 ellenistico-romana e tardo-antica, l&#8217;autore riprende un topos tanto caro nella sua precedente produzione letteraria: l&#8217;interesse storico per la cultura e per la religiosit\u00e0 antica (<strong>1<\/strong>). A partire da questa linea di ricerca si svolger\u00e0 tutta la sua postuma produzione letteraria, risalente agli anni in cui l&#8217;autore form\u00f2 la sua preparazione intellettuale a Cambridge, \u201c<em>un centro fervido di ricerca e di rinnovamento per gli studi religiosi<\/em>\u201d. In questo libro presenta, partendo dal tema della conversione che ne \u00e8 il <em>leit motiv<\/em>, <strong>due forme di religione<\/strong> che si vengono a creare nel periodo storico analizzato. La prima religione &#8211; che per lui viene ad essere la <strong>religione greca<\/strong> -, denominata da lui <strong><em>statica<\/em><\/strong>, \u00e8 descritta come un \u201c<em>sistema di pratiche religiose di una piccola unit\u00e0 sociale dotata di esigenze e di interessi elementari e priva di contatti importanti con altre culture materialmente o intellettualmente superiori<\/em>\u201d, mentre la seconda, definita da lui <strong>dinamica<\/strong>, riponendosi nella coscienza individuale si mostra <strong>profetica e propagandistica<\/strong>, tesa a conquistare le coscienze. \u00c8 proprio all&#8217;interno di questa religione dinamica, i cui massimi esponenti sono il <strong>giudaismo e il cristianesimo<\/strong>, che, secondo Nock, si radica il tema della conversione. Quindi per conversione, riprendendo le parole di Nock, occorre intendere \u201c<em>il nuovo orientamento dell&#8217;anima di un individuo, il suo decisivo rivolgersi dall&#8217;indifferenza o da una precedente forma di religiosit\u00e0 ad un&#8217;altra; rivolgimento che implica la consapevolezza di un grande mutamento<\/em>\u201d.<\/p>\n<p align=\"justify\">Nel <strong>primo capitolo<\/strong> l&#8217;autore cerca di delineare la differenza tra \u201cconversione\u201d e \u201cadesione\u201d e \u00a0parte dal concetto che la religione sia un fatto vitale. Distingue le religioni primitive da quelle profetiche: mentre le prime si contraddistinguono per il fatto che il loro elemento essenziale \u00e8 la pratica,\u00a0 per le seconde vi \u00e8 un \u201cprofeta\u201d che \u00e8 spinto dall&#8217;intimo impulso di proclamare la verit\u00e0 che gli \u00e8 stata ispirata da qualcuno che \u00e8 percepito al di fuori di lui. Tra questi due poli opposti della storia \u2013 l&#8217;uno statico e l&#8217;altro dinamico \u2013 esiste un luogo intermedio dove la fede e il culto subiscono un cambiamento dovuto all&#8217;evoluzione politica e allo scambio culturale. Pertanto vengono a formarsi nuovi gruppi e nuovi adepti, dove l&#8217;elemento che li contraddistingue non \u00e8 la conversione ma l&#8217;<strong>adesione<\/strong>, perch\u00e9 <strong>non vi era<\/strong> la necessit\u00e0 di intraprendere un nuovo stile di vita in luogo dell&#8217;antico in quanto \u201c<em>queste circostanze esterne non spingevano a varcare risolutamente le frontiere religiose, lasciando una volta per tutte l&#8217;antica patria spirituale per una nuova, bens\u00ec a rimanere a cavallo di una barriera determinata dalla cultura pi\u00f9 che dal credo religioso<\/em>\u201d. <strong>Diversamente dal concetto di adesione la conversione<\/strong> viene ad essere per l&#8217;autore il decisivo volgersi dell&#8217;anima di un individuo verso un&#8217;altra forma di religiosit\u00e0, nella consapevolezza che l&#8217;antica forma di religione era errata, mentre la nuova era giusta.<\/p>\n<p align=\"justify\">Dopo aver dato in termini generali l&#8217;idea di conversione, nel <strong>secondo capitolo<\/strong> l&#8217;autore presenta l\u2019idea nella religione greca prima di Alessandro Magno. In questo periodo i culti delle citt\u00e0 greche non avevano carattere missionario, perch\u00e9 il culto serviva esclusivamente per soddisfare le esigenze di ogni singolo cittadino. Espandendosi gli interessi della citt\u00e0, venivano ampliati anche i suoi culti: \u201c<em>per fare un esempio Atene che aveva rapporti con la Tracia ospit\u00f2 il culto di Bendis, dea che gli ateniesi avevano incontrato e venerato in Tracia. Col tempo Bendis venne per cos\u00ec dire naturalizzata<\/em><em>\u201d<\/em>. Nei confronti dei culti stranieri i Greci non avevano alcun pregiudizio. Quindi se un greco si trovava in terra straniera rendeva omaggio agli dei locali. In terra straniera non esisteva alcuna ombra di superiorit\u00e0 degli dei greci su quelli locali n\u00e9 viceversa. A seguito dello sviluppo commerciale di Atene subentrarono in Grecia residenti stranieri, ai quali non veniva preclusa l&#8217;adesione ai loro propri culti. Al contatto di questi culti stranieri gli ateniesi vennero a conoscenza di certi <strong>riti di iniziazione e di purificazione<\/strong> che, a quanto pare, venivano satireggiati nella commedia e celebrati anche in privato. Da quanto detto, in Grecia si palesa, secondo l&#8217;autore, \u201c<em>una religiosit\u00e0 senza conflitti e priva di zelo missionario<\/em>\u201d, caratterizzata dall\u2019ampia diffusione del culto di <strong>Apollo<\/strong>, di <strong>Dionisio<\/strong> e di <strong>Orfeo<\/strong>.<\/p>\n<div id=\"attachment_1971\" style=\"width: 342px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/Orfeo-incanta-gli-animali-con-la-musica-Domus-del-chirurgo-Rimini.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1971\" class=\" wp-image-1971\" title=\"Orfeo incanta gli animali con la musica, Domus del chirurgo, Rimini\" src=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/Orfeo-incanta-gli-animali-con-la-musica-Domus-del-chirurgo-Rimini.jpg\" alt=\"\" width=\"332\" height=\"300\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-1971\" class=\"wp-caption-text\">Orfeo incanta gli animali con la musica, Domus del chirurgo, Rimini<\/p><\/div>\n<p align=\"justify\">Nei successivi otto capitoli l&#8217;autore, affrontando i costumi e le credenze dei Greci e degli orientali <strong>dopo Alessandro<\/strong>, sottolinea che questi, venendosi ad incontrare nel <strong>periodo ellenistico<\/strong>, subirono una compenetrazione pi\u00f9 a livello culturale che religioso. A seguito di tale fusione si istituirono nuove forme miste di culti e di iniziazioni greco-orientali, come ad esempio il culto di <strong>Serapide<\/strong> e quello di <strong>Mitra<\/strong>. L&#8217;autore prosegue affermando che, a seguito della introduzione di nuovi culti a <strong>Roma<\/strong> ad opera dei mercanti, dei soldati e degli schiavi, si assistette a un vero e proprio processo di romanizzazione. Un esempio classico \u00e8 il <em>taurobolium<\/em> che \u201c<em>sebbene caratteristico di <strong>Cibele<\/strong>, non era esclusivamente suo; non aveva alcun fondamento nel suo mito, e non sempre si celebrava durante la sua festivit\u00e0. La gente era attratta dal fatto di averlo visto eseguire (attirava le folle), dalla speranza di ricevere grazie particolari, dal desiderio di dimostrare la propria lealt\u00e0 verso l&#8217;impero, dal piacere di mettersi momentaneamente in vista; forse a volte dal desiderio di dimostrare di poterselo permettere. Vediamo qui il graduale sviluppo di un culto che lo Stato aveva accettato e la sua piena espansione durante e dopo l&#8217;et\u00e0 degli Antonini. Esso apparteneva ai <strong>sacra publica<\/strong>, controllati dalla commissione di quindici membri<\/em>\u201d. La stessa cosa avviene per i Baccanali. Il culto in onore di <strong>Bacco<\/strong> poteva essere tributato a seguito della decisione del <em>praetor urbanus<\/em>; decisione che doveva essere approvata da un&#8217;assemblea valida del Senato.<\/p>\n<p align=\"justify\">In seguito l&#8217;autore, chiedendosi in che modo questi culti riuscirono ad attrarre gli stranieri, ne elenca le modalit\u00e0 di trasmissione. Questi tipi di diffusione per l&#8217;autore sono i seguenti: la <strong>propaganda individuale<\/strong>, l&#8217;insegnamento, il culto esteriore, <strong>le processioni<\/strong>, i <strong>sacerdoti mendicanti<\/strong>, i <strong>pubblici penitenti<\/strong> e i <strong>miracoli<\/strong>, includendo la loro descrizione nella propaganda letteraria e nell&#8217;arte figurativa. Anche il <strong>giudaismo<\/strong>, prosegue l&#8217;autore, per attirare seguaci si avvaleva del mezzo della propaganda individuale \u201c<em>condotta nelle case dagli schiavi e dai liberti ovvero da conoscenti occasionali<\/em>\u201d. I culti di <strong>Iside<\/strong> e di <strong>Cibele <\/strong>venivano trasmessi tramite l&#8217;arte figurativa, quella descrittiva e cerimoniale. Anche i sacerdoti mendicanti, per l&#8217;autore, svolgevano un ruolo significativo per la proliferazione di questi culti, fra i quali emergono quelli collegati al culto di Cibele e della dea Suria, oltre a quello di Iside. I sacerdoti mendicanti andavano in giro portando le immagini delle dee \u201c<em>danzando come dervisci, ferendosi le braccia con coltelli, accusandosi nel delirio di peccati contro di lei, flagellandosi e quindi elemosinando per conto della dea, capaci talora di far profezie e di invocare dal cielo castighi e punizioni su chi li derideva<\/em>\u201d. Non esclusa per fare proseliti era anche la modalit\u00e0 della propaganda letteraria che diffondeva ed esaltava <strong>il valore dei miracoli<\/strong> compiuti da questi dei. In particolar modo Aristide, nel suo inno in prosa a Serapide, afferma che molte grazie sono state concesse a lui durante le sue malattie e che le guarigioni erano in gran parte dovute ai miracoli. Oltre alle storie dei miracoli l&#8217;autore cita l&#8217;<strong>inno<\/strong> come mezzo attraverso il quale veniva descritto \u201c<em>al mondo intero la grandezza di un dio<\/em>\u201d. Ci fu sotto l&#8217;impero un&#8217;abbondante fioritura di inni in versi e in prosa.<\/p>\n<div id=\"attachment_1972\" style=\"width: 385px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/Beato-Angelico-La-conversione-di-SantAgostino.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1972\" class=\" wp-image-1972\" title=\"Beato Angelico, La conversione di Sant'Agostino\" src=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/Beato-Angelico-La-conversione-di-SantAgostino.jpg\" alt=\"\" width=\"375\" height=\"252\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-1972\" class=\"wp-caption-text\">Beato Angelico, La conversione di Sant&#39;Agostino<\/p><\/div>\n<p align=\"justify\">Dopo aver passato in rassegna alcuni metodi con i quali i culti e le credenze venivano segnalati all&#8217;attenzione degli individui e delle comunit\u00e0, l&#8217;autore affronta <strong>il periodo postumo delle conquiste di Alessandro Magno<\/strong>, sottolineando che tali conquiste comportarono l&#8217;esigenza di nuovi culti e di nuovi raggruppamenti, per cui ci fu un forte desiderio di nuovi <strong>protettori divini<\/strong> e una grande diffusione dell&#8217;<strong>astrologia<\/strong> che poneva l&#8217;uomo di fronte agli universali cosmici, nonch\u00e9 un <strong>forte interesse all&#8217;immortalit\u00e0<\/strong>, seguita dalla curiosit\u00e0 per il soprannaturale e <strong>dall&#8217;anelito della rivelazione in luogo della ragione<\/strong>, per scoprire i segreti dell&#8217;universo. Tali culti, prosegue l&#8217;autore, incominciarono ad affermarsi fino alla morte di Nerone, acquistando una importanza maggiore nell&#8217;et\u00e0 dei <strong>Flavi e degli Antonini<\/strong>. Con l&#8217;et\u00e0 degli Antonini ci fu un movimento di trasformazione sociale, per cui la classe dominante era reclutata in tutto l&#8217;impero sia in Oriente che in Occidente: \u201c<em>troviamo uomini nati nella provincia d&#8217;Asia che ricoprono venerande cariche sacerdotali nella stessa Roma<\/em>\u201d. Con la dinastia dei Severi si assiste a un processo di <strong>orientalizzazione<\/strong>. Le testimonianze di Dione Cassio sono significative: \u201c<em>Dione Cassio, che aveva trascorso l&#8217;infanzia sotto il regno assai diverso di Marc&#8217;Aurelio, pur non essendo un razionalista n\u00e9 uno spregiatore dei sogni e dei prodigi, parla con amara ostilit\u00e0 di Iside e di Serapide, e senza simpatia del tempio dell&#8217;africano Libero e di Ercole<\/em>\u201d<\/p>\n<p align=\"justify\">Diversamente dai Severi che avevano ben tollerato il fenomeno del cristianesimo, Decio Traiano intraprese la persecuzione contro i <strong>cristiani<\/strong>, accompagnata da \u201c<em>una rinascita positiva del sentimento religioso romano, che continua sotto Diocleziano e i suoi colleghi, malgrado la loro devozione a Mitra come protettore del loro regno (307 d.C.)<\/em>\u201d. Nel <strong>periodo intermedio<\/strong> (120-260) ci fu una relativa importanza delle religioni orientali, nonch\u00e9 dei culti pi\u00f9 antichi e un&#8217;assenza di teologia e di organizzazione gerarchica. Ne fa fede la testimonianza di <strong>Apuleio<\/strong> che, narrando la conversione di Lucio, mostra come venga diffusamente invocata la dea Iside. La <strong>fase finale di questo periodo<\/strong> si conclude con le riconversioni al paganesimo da parte dei cristiani. Basti pensare a Porfirio che \u201c<em>secondo una tradizione che non pu\u00f2 essere messa in dubbio, era stato cristiano per un certo periodo, e che fece ritorno alla fede dei padri, attaccando il cristianesimo con l&#8217;ardore di un convertito<\/em>\u201d. Della stessa tempra ne \u00e8 <strong>Giuliano<\/strong>: la sua conversione al paganesimo da cristiano fervente \u201c<em>fu dovuta a un ideale culturale vivificato dal sentimento di una missione personale e nello stesso tempo ereditaria; questo sentimento era il risultato di un&#8217;esperienza religiosa. Era una ricerca di natura sentimentale e non intellettuale<\/em>\u201d. Con l&#8217;ascesa di Roma venne infatti accentuata la tendenza alla conservazione, in quanto veniva glorificata la saggezza degli antichi e i costumi degli antenati, tanto che \u201c<em>Tacito narra di Agricola, che da giovane aveva mostrato interesse per la filosofia: sua madre, impensierita, si preoccup\u00f2 che non seguisse quegli studi troppo a fondo. Naturalmente, tutto quanto sapesse di conversione sarebbe stato un&#8217;infrazione dell&#8217;etichetta: si sarebbe trattato di superstitio, dell&#8217;irragionevole entusiasmo caratteristico degli strati inferiori<\/em>\u201d.<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>Nel cap<\/strong><strong>itolo undicesimo<\/strong> l&#8217;autore illustra l&#8217;origine e il <strong>ruolo della filosofia<\/strong> nella Grecia antica il tema della conversione alla filosofia. Parte dal fatto che la filosofia greca nel mondo antico svolse un proprio ruolo, dovuto \u201c<em>alla particolare natura della religione greca<\/em>\u201d. Riferendosi ai seguaci di Pitagora, mostra come \u201c<em>la religione e la filosofia erano assai vicine nelle colonie greche dell&#8217;Italia meridionale alla fine del VI secolo<\/em>\u201d.\u00a0 Infatti i seguaci di <strong>Pitagora<\/strong> aprirono determinate associazioni allo scopo di reclutare nuovi adepti, dove l&#8217;elemento vincolante per questi era l&#8217;adesione alle <strong>pratiche ascetiche<\/strong> e alle dottrine proprie di Pitagora. Ci\u00f2 spiega che nel mondo antico l&#8217;elemento religioso era unito a quello dottrinale, per cui non era possibile far parte di un\u00a0 movimento filosofico senza \u201cconvertirsi\u201d alla pratica e alla dottrina di questo. La caratteristica che contraddistingue il movimento filosofico in genere durante il V secolo \u00e8 che esso \u201c<em>rimase un movimento didattico, pronto a comunicare le proprie conclusioni ai discepoli, mai tuttavia infiammato dal desiderio di liberare l&#8217;umanit\u00e0 dall&#8217;errore o di guidarla verso la verit\u00e0<\/em>\u201d.<\/p>\n<div id=\"attachment_1973\" style=\"width: 410px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/Boezio.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1973\" class=\"size-full wp-image-1973\" title=\"Boezio\" src=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/Boezio.jpg\" alt=\"\" width=\"400\" height=\"318\" srcset=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/Boezio.jpg 400w, https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/Boezio-300x238.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 400px) 100vw, 400px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-1973\" class=\"wp-caption-text\">Le Muse fanno visita a Boezio in prigione; e sopraggiunge la Filosofia. Miniatura dal &quot;De consolatione philosophi\u00e6&quot; nella traduzione francese di Jean de Meung<\/p><\/div>\n<p align=\"justify\"><strong>Una vera e propria rivoluzione copernicana si ebbe, invece, con la figura di Socrate<\/strong> che, per amore della sapienza, segu\u00ec il suo <em>daimon<\/em> per raggiungere la Verit\u00e0 nel senso pieno della parola, accettando per questa il martirio: \u201c<em>la sua consapevolezza di una missione che lo port\u00f2 al finale martirio, il suo costante interesse per la personalit\u00e0 umana e per la ricerca di un fondamento della giusta condotta, la sua capacit\u00e0 di attirare e di influenzare discepoli, tutte queste cose, grazie all&#8217;impressione prodotta sui suoi allievi, costituirono il modello degli amanti della saggezza e dell&#8217;amore della saggezza, dei filosofi e della filosofia<\/em>\u201d. Da semplice disciplina didattica, la filosofia acquis\u00ec con Socrate prima e con Platone dopo un <strong>volto pedagogico di tipo religioso<\/strong>, perch\u00e9 volta a guidare l&#8217;uomo verso la Verit\u00e0. Con questo intento vennero scritti i dialoghi da parte di Platone: \u201c<em>i dialoghi vennero scritti per lo pi\u00f9 per dare a cerchie pi\u00f9 ampie qualche idea della direzione in cui andava ricercata la verit\u00e0, per stimolare l&#8217;intelletto e mettere in grado gli sparsi individui che si sentivano attratti dalla filosofia di realizzare la loro vocazione<\/em>\u201d. La stessa accademia fondata da Platone, sebbene presenti una qualche affinit\u00e0 con il pitagorismo \u2013 per il fatto che palesa un senso di solidariet\u00e0 e di profondit\u00e0 religiosa, dall&#8217;altra si discosta da quello, perch\u00e9 il fine di questa era la ricerca della verit\u00e0. Nel mondo antico ci fu una proliferazione di scuole filosofiche e tutte queste occuparono un posto importante ai posteri perch\u00e9 esse da un lato proponevano \u201c<em>interpretazioni comprensibili dei fenomeni<\/em>\u201d,\u00a0 mentre dall&#8217;altro \u201c<em>offrivano una vita ordinata entro uno schema<\/em>\u201d.\u00a0 La vita pitagorica, come quella orfica, aveva fatto come sua teoria e ideale di vita l&#8217;ascetismo religioso. Vediamo quindi, da una parte, come la filosofia \u00e8 interconnessa con l&#8217;ideale religioso e, dall&#8217;altra, come il suo ideale religioso si fondi sulla conversione, <strong>ossia sul cambiamento della precedente esistenza<\/strong>. Anche lo stoicismo, prosegue l&#8217;autore, \u201c<em>aveva motivato la necessit\u00e0 della vita austera e del dominio sulle passioni con la sua dottrina della legge di natura, cui l&#8217;uomo deve adeguarsi, e ponendo l&#8217;accento sul fatto che questa legge \u00e8 scritta nella ragione umana, sui valori dei suoi paradossi circa il saggio e (nella sua forma pi\u00f9 tarda) sulle buone azioni e, sempre, sulla docile accettazione dell&#8217;ordine dell&#8217;universo<\/em>\u201d.<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>Aristotele<\/strong> nel suo Protrettico esorta alla filosofia, perch\u00e9 per lui il fine dell&#8217;uomo \u00e8 la contemplazione di Dio, per cui \u201c<em>una simile vita sarebbe superiore a quella umana: perch\u00e9 chi vive cos\u00ec, vivr\u00e0 non in virt\u00f9 della sua umanit\u00e0, bens\u00ec in virt\u00f9 dell&#8217;elemento divino che \u00e8 in lui. Se la mente paragonata all&#8217;uomo \u00e8 divina, cos\u00ec \u00e8 divina una vita simile paragonata a quella dell&#8217;uomo; nella Metafisica la contemplazione \u00e8 l&#8217;unica attivit\u00e0 di Dio. Questo entusiasmo percorre dopo di lui tutta l&#8217;antichit\u00e0<\/em>\u201d. Questo \u00e8 un classico esempio di <strong>simbiosi dell&#8217;elemento razionale con quello religioso<\/strong>, perch\u00e9 essa nell&#8217;uomo sta al fondamento sia del suo ideale di vita filosofico che di quello religioso. Tale motivo ricorre in tutti gli altri filosofi posteriori ad Aristotele, costituendone cos\u00ec il filo di Arianna. Basti pensare a <strong>Virgilio, Properzio, Ovidio e Agostino<\/strong> che ne fu particolarmente influenzato dalla imitazione ciceroniana di Aristotele nell&#8217;<strong>Ortensio<\/strong>. Alla luce di quanto abbiamo detto, la parola conversione quindi \u00e8 da intendersi, secondo l&#8217;autore, anche come liberazione da tutto ci\u00f2 che impedisce all&#8217;uomo una vita di contemplazione. Inoltre, giovandosi dell&#8217;influenza dell&#8217;insegnamento diretto del maestro, il filosofo era ispirato al pentimento e alla conversione.<\/p>\n<div id=\"attachment_1974\" style=\"width: 401px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/Jacques-Louis-David-La-morte-di-Socrate-1787.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1974\" class=\" wp-image-1974\" title=\"Jacques-Louis David, La morte di Socrate (1787)\" src=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/Jacques-Louis-David-La-morte-di-Socrate-1787.jpg\" alt=\"\" width=\"391\" height=\"287\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-1974\" class=\"wp-caption-text\">Jacques-Louis David, La morte di Socrate (1787)<\/p><\/div>\n<p align=\"justify\">Nel <strong>capitolo dodicesimo<\/strong> l&#8217;autore affronta il tema della <strong>diffusione del cristianesimo come fenomeno sociale<\/strong>. Dopo aver accennato alle origini della chiesa l&#8217;autore si sofferma in particolar modo sulla figura dei martiri che, <strong>per analogie filosofiche<\/strong> \u2013 basti pensare a <strong>Socrate<\/strong><strong>, Epitteto<\/strong> e ad <strong>Apollonio<\/strong> che vengono annoverati tra i martiri perch\u00e9 fedeli ai propri principi e alle proprie azioni \u2013 potevano destare interesse nell&#8217;immaginazione popolare. Dopo l&#8217;autore si appresta a descrivere la visione del cristianesimo proposta da <strong>Celso<\/strong>: il cristianesimo viene considerato da Celso non solo come un movimento di massa che non ha legami con la tradizione perch\u00e9 nuovo, ma anche come una societ\u00e0 che garantiva la soddisfazione di tutte le esigenze a coloro che ne erano simpatizzanti. Causa del suo successo fu la capacit\u00e0 di soddisfare tali esigenze e non la persona umana di Ges\u00f9 come viene presentata dai vangeli sinottici.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Nel <strong>cap<\/strong><strong>itolo tredicesimo<\/strong> l&#8217;autore tratteggia le dottrine cristiane viste da un pagano. A proposito delle prescrizioni morali cristiane, queste non erano pi\u00f9 severe di quelle formulate dalla <strong>filosofia popolare<\/strong>, ma erano basate su altre motivazioni ed erano rafforzate dalla promessa \u00a0\u201c<em>di infondere la forza necessaria per ottemperare alle sue prescrizioni<\/em>\u201d. Per quanto riguarda il <strong>ripudio dell&#8217;idolatria<\/strong>, questo era accettabile in minor misura ma <strong>in sintonia con il pensiero speculativo<\/strong>. Anche la dottrina riguardante il monoteismo non era estranea agli occhi dei pagani, dal momento che il loro sistema speculativo tendeva a esso. Era accessibile all\u2019ellenismo non solo la storia neotestamentaria della nascita e della morte di Cristo, ma anche la concezione di una potenza divina mediatrice tra Dio e il mondo. Invece una certa opposizione da parte loro incontrava sia l&#8217;idea dell&#8217;incarnazione di Dio nell&#8217;uomo Ges\u00f9 che quella della risurrezione dei corpi, mentre l&#8217;argomento scritturistico delle profezie era largamente accettato per dimostrare le affermazioni di Ges\u00f9 alla luce dell&#8217;unit\u00e0 di tutta la Sacra Scrittura.<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>Nell&#8217;ultimo capitolo<\/strong> l&#8217;autore tratta tre tipi di conversioni diverse. Partendo dagli Atti degli Apostoli, dove la conversione \u00e8 addebitata al concetto del compimento delle profezie e ai miracoli, l&#8217;autore passa prima a <strong>Giustino<\/strong>, noto apologista del II secolo d.C., per il quale la conversione al cristianesimo rappresenta il culmine di un iter di ricerca intellettuale che si svel\u00f2 deludente, poi a <strong>Arnobio<\/strong>, per cui il riconoscimento della divinit\u00e0 di Ges\u00f9 lo svincola dagli errori del paganesimo. Mentre in Giustino il tono della narrazione \u00e8 di tipo difensivo, in Arnobio \u00e8 di tipo polemico, nel senso che denuncia e al contempo combatte gli errori del paganesimo. Infine per <strong>Agostino<\/strong> la conversione al cristianesimo arriv\u00f2 dopo un lungo processo di introspezione, per cui egli \u201c<em>giunse alla conclusione che il cristianesimo poteva essere intellettualmente rispettabile<\/em>\u201d.<\/p>\n<p><strong>Cinzia Randazzo<\/strong><\/p>\n<p>&#8212; &#8212; &#8212;<\/p>\n<p><strong>Note: <\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>(1) <\/strong>Cfr.<strong> <\/strong>A.D. NOCK, Early Gentile Christianity and its Hellenistic Background, Oxford 1928; si veda anche A.D. NOCK, Essays on the Trinity and the Incarnation, Oxford 1928.<\/p>\n<p align=\"justify\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Il primo, a nostra conoscenza, che abbia orientato la filosofia lungo le strade dell&#8217;azione pratica ed abbia raggruppato attorno a s\u00e9 dei discepoli per trascinarli ad una vita austera, \u00e8 Pitagora di Samo&#8221; (Gustave Bardy) &#8212; &#8212; &#8212; Il titolo &hellip; <a href=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/?p=1968\">Continua a leggere<span class=\"meta-nav\">&rarr;<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[11],"tags":[315,316,172,306,317,318,226,262],"class_list":["post-1968","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-recensione-libri","tag-conversione","tag-conversione-filosofica","tag-critica","tag-hadot","tag-nock","tag-religioni-misteriche","tag-riassunto","tag-sintesi"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.6 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Arthur Nock, La conversione. 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