{"id":1940,"date":"2012-03-16T10:44:17","date_gmt":"2012-03-16T10:44:17","guid":{"rendered":"http:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/?p=1940"},"modified":"2012-03-16T10:45:01","modified_gmt":"2012-03-16T10:45:01","slug":"adorno-minima-moralia-una-recensione-di-gabriele-ottaviani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/?p=1940","title":{"rendered":"Adorno, Minima Moralia. Una recensione di Gabriele Ottaviani"},"content":{"rendered":"<p align=\"justify\"><a href=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/adorno.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-1941\" title=\"adorno\" src=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/adorno-280x300.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/adorno-280x300.jpg 280w, https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/adorno.jpg 500w\" sizes=\"auto, (max-width: 280px) 100vw, 280px\" \/><\/a>Se ordini il libro tramite il nostro link hai diritto ad uno sconto significativo (Amazon): <a href=\"http:\/\/www.amazon.it\/gp\/product\/8806177591\/ref=as_li_tf_tl?ie=UTF8&amp;tag=filosofipreca-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=23322&amp;creativeASIN=8806177591\">Minima moralia. Meditazioni della vita offesa (Einaudi tascabili. Saggi)<\/a><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" style=\"border: none !important; margin: 0px !important;\" src=\"http:\/\/www.assoc-amazon.it\/e\/ir?t=filosofipreca-21&amp;l=as2&amp;o=29&amp;a=8806177591\" alt=\"\" width=\"1\" height=\"1\" border=\"0\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\">&#8212; &#8212; &#8212;<\/p>\n<p align=\"justify\">\u201c<em>Meditazioni della vita offesa<\/em>\u201d: il sottotitolo gi\u00e0 dice tutto. <strong>Centocinquantatre aforismi<\/strong> (per quanto decisamente meno sintetici di quanto si sia portati a considerarli avendo una conoscenza generica di quelli pi\u00f9 consueti, che arrivano quasi a essere solo brevi sentenze, motti, detti proverbiali), non uno di pi\u00f9, non uno di meno<strong>, scritti tra il 1944 e il 1947<\/strong> ed editi per la prima volta nel 1951, che in apparenza possono sembrare quasi un puro e semplice esercizio di stile, un\u2019esclusiva e disincantata divagazione pressoch\u00e9 senza meta; \u00a0in realt\u00e0 costituiscono i fotogrammi della pellicola del film, girato da Adorno \u00a0(1903-1969) in vesti forse pi\u00f9 di operatore che non di regista o sceneggiatore, dell\u2019uomo occidentale, che si muove lungo un orizzonte che interessa l\u2019ambito sociale, quello culturale, la dimensione politica, e a cui il filosofo, sociologo e musicologo che abbandon\u00f2 per gli Stati Uniti la sua terra natia, la Germania (quando questa si vide invasa dall\u2019orrore del Nazismo) non rinuncia mai di concedere la possibilit\u00e0 del riscatto.<\/p>\n<p align=\"justify\"><!--more--><\/p>\n<p align=\"justify\">Il primo aforisma si intitola \u201c<strong><em>Per Marcel Proust<\/em><\/strong>\u201d, e probabilmente non avrebbe mai potuto esserci miglior incipit per questa silloge. Adorno infatti svela da subito le carte che, evidentemente senza gelosia, tiene in mano, le dispone sul tavolo quasi sbattendole in faccia al prossimo, descrive un clima, dipinge delle immagini, palesa le modalit\u00e0 di creazione dell\u2019opera che ha scelto di adottare: c\u2019\u00e8 ironia, anche feroce, gusto per la provocazione, lucidit\u00e0. Mostra immediatamente, insomma, dove vuole andare a parare, e come desidera arrivare al punto: \u201c<em>Il figlio di genitori benestanti che, non conta se per talento o per debolezza, prende una professione, come si dice, intellettuale, quella dell\u2019artista o dello studioso, si trova particolarmente a disagio tra coloro che portano il nome stomachevole di colleghi. Non solo gli si invidia la sua indipendenza, si diffida della seriet\u00e0 delle sue intenzioni, e si sospetta in lui un inviato segreto dei poteri costituiti. Questa diffidenza \u00e8 bens\u00ec prova di risentimento, ma sarebbe, per lo pi\u00f9, giustificata. Ma le resistenze vere e proprie sono altrove. Anche l\u2019attivit\u00e0 spirituale \u00e8 diventata, nel frattempo, \u201cpratica\u201d, un\u2019azienda con rigida divisione del lavoro, banche e numerus clausus. [\u2026] Cos\u00ec si provvede alla conservazione dell\u2019ordine: gli uni debbono collaborare perch\u00e9 altrimenti non potrebbero vivere, e quelli che potrebbero vivere altrimenti, vengono tenuti al bando perch\u00e9 non vogliono collaborare. \u00c8 la vendetta della classe disertata dagli intellettuali indipendenti: le sue esigenze s\u2019impongono fatalmente proprio l\u00e0 dove il disertore cerca rifugio<\/em>\u201d.<\/p>\n<p align=\"justify\">A questo segue \u201c<strong>La panchina sull\u2019erba<\/strong>\u201d: il titolo \u2013 non si tratter\u00e0 di un caso unico nell\u2019opera \u2013 \u00e8 ripreso da un paio di versi di un <em>Lied <\/em>assai conosciuto in Germania (\u201c<em>Il posto pi\u00f9 caro che abbia sulla terra \/ \u00e8 la panchina sull\u2019erba presso la tomba dei miei genitori<\/em>\u201d), e qui Theodor W. Adorno dice che \u201c<em>il rapporto coi genitori comincia tristemente, oscuramente a trasformarsi. Economicamente impotenti, essi hanno cessato di incutere timore. [\u2026] Oggi ci troviamo di fronte a una sedicente giovane generazione, che, in tutti i suoi moti e impulsi, \u00e8 intollerabilmente pi\u00f9 adulta di quel che i genitori non siano mai stati. [\u2026] Oggi cominciamo a regredire verso uno stadio che non conosce pi\u00f9 il complesso edipico, ma il parricidio. L\u2019eliminazione di persone molto anziane \u00e8 uno dei misfatti simbolici dei nazisti. In questo clima si stabilisce una tarda e consapevole intesa coi genitori, basata sul fatto che siamo tutti condannati, e turbata solo dal timore di non essere in grado, impotenti come siamo, di provvedere a loro come essi provvedettero a noi quando possedevano qualcosa. La violenza che subiscono fa dimenticare la violenza che fecero subire<\/em>\u201d. E con la famiglia \u201c<em>\u00e8 scomparso non solo l\u2019organo pi\u00f9 efficiente della borghesia, ma la resistenza che, se opprimeva l\u2019individuo, d\u2019altro canto lo rafforzava, o addirittura lo produceva. La fine della famiglia paralizza le controforze. L\u2019ordine collettivistico nascente \u00e8 una tragica parodia di quello senza classi: e col borghese liquida l\u2019utopia che si nutriva dell\u2019amore della madre<\/em>\u201d.<\/p>\n<p align=\"justify\"><a href=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/Rovine-cultura.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-1944\" title=\"Rovine cultura\" src=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/Rovine-cultura.jpg\" alt=\"\" width=\"425\" height=\"309\" srcset=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/Rovine-cultura.jpg 425w, https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/Rovine-cultura-300x218.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 425px) 100vw, 425px\" \/><\/a>In altri aforismi Adorno sostiene poi che esistono diverse categorie di individui <strong>in preda alla paura<\/strong>, \u201c<em>dal disoccupato al personaggio in vista che teme di suscitare da un momento all\u2019altro la collera di coloro di cui rappresenta l\u2019investiment<\/em>o\u201d, che non c\u2019\u00e8 nulla di pi\u00f9 innocuo delle piccole gioie che per\u00f2, anche se sembrano sottratte alla responsabilit\u00e0 del pensiero, \u201c<em>non hanno solo un momento di sciocca arroganza, di insensibilit\u00e0 e di cecit\u00e0 volontaria, ma entrano immediatamente al servizio del loro estremo opposto<\/em>\u201d, e \u201c<em>anche l\u2019albero in fiore mente nell\u2019istante in cui \u00e8 contemplato senza l\u2019ombra del terrore<\/em>\u201d, che \u201c<em>conviene diffidare di tutto ci\u00f2 che \u00e8 leggero e spensierato<\/em>\u201d. <strong>Gli intellettuali<\/strong>, per il solo fatto di frequentare quasi esclusivamente altri intellettuali, non dovrebbero \u201c<em>ritenere i loro simili ancora pi\u00f9 bassi e pi\u00f9 meschini del resto dell\u2019umanit\u00e0<\/em>\u201d; e se \u201c<em>in un annuncio mortuario per un uomo d\u2019affari si poteva leggere: &lt;&lt;La larghezza della sua coscienza\u2026<\/em> \u2013 giocando con la somiglianza della relativa espressione tedesca con la corrispondente che ricorda la nostra \u201cmancanza di scrupoli\u201d \u2013 \u2026<em>gareggiava con la bont\u00e0 del suo cuore<\/em>&gt;&gt;\u201d, sostenendo dunque senza volerlo che \u201c<em>il buon defunto \u00e8 stato un uomo senza scrupoli<\/em>\u201d, si \u201c<em>spedisce direttamente il corteo funebre nel regno della verit\u00e0<\/em>\u201d.<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>Il matrimonio?<\/strong> Adorno asserisce che \u201c<em>serve oggi, per lo pi\u00f9, al trucco dell\u2019autoconservazione: ognuno dei due congiurati attribuisce all\u2019altro la responsabilit\u00e0 di tutto il male che commette, mentre \u2013 in realt\u00e0 \u2013 essi vivono insieme una vita torbida e stagnante<\/em>\u201d. <strong>L\u2019avarizia?<\/strong> Uno dei sette vizi capitali ha per il filosofo due varianti: \u201c<em>la prima \u00e8 l\u2019arcaica, la passione che non concede nulla a s\u00e9 e agli altri<\/em> [\u2026] <em>ma caratteristica del nostro tempo \u00e8 un\u2019altra specie di avaro: l\u2019avaro per cui nulla \u00e8 troppo caro per s\u00e9 e tutto \u00e8 troppo caro per gli altri<\/em>\u201d. Inoltre \u201c<em>a che punto siamo con la vita privata, si vede dalla sede in cui dovrebbe svolgersi.<\/em> <em>&lt;&lt;Abitare&gt;&gt; non \u00e8 pi\u00f9 praticamente possibile<\/em>\u201d, e gli uomini \u201c<em>disapprendono l\u2019arte del dono<\/em>\u201d. <strong>La cultura<\/strong> viene criticata in base a un\u2019idea che, dicendo di battersi contro l\u2019ideologia, a sua volta lo diviene, quella basata sul \u201cmotivo della menzogna\u201d: \u201c<em>la cultura prospetta l\u2019immagine di una societ\u00e0 umana che non esiste<\/em>\u201d. Il paragrafo intitolato \u201c<strong>Frutta nana<\/strong>\u201d \u00e8 poi un florilegio di sentenze, tra cui: \u201c<em>La cortesia di Proust sta tutta nel risparmiare al lettore la vergogna di credersi pi\u00f9 intelligente dell\u2019autore<\/em>\u201d, \u201c<em>Nell\u2019Ottocento i Tedeschi non hanno fatto che dipingere i loro sogni, e non ne \u00e8 risultato altro che verdura<\/em>\u201d, \u201c<em>Ai Francesi bastava dipingere della verdura perch\u00e9 fosse gi\u00e0 un sogno<\/em>\u201d, \u201c<em>Nella psicoanalisi non c\u2019\u00e8 nient\u2019altro di vero che le sue esagerazioni<\/em>\u201d, \u201c<em>La pagliuzza nel tuo occhio \u00e8 la migliore lente d\u2019ingrandimento<\/em>\u201d, \u201c<em>Il tutto \u00e8 il falso<\/em>\u201d, parafrasando e rovesciando \u201c<em>Il vero \u00e8 il tutto<\/em>\u201d di hegeliana memoria. <strong>E l\u2019individuo<\/strong>? Per Adorno \u00e8 come una pianta di serra, che, se \u201c<em>matura presto, vive nell\u2019anticipazione<\/em>\u201d.<\/p>\n<p align=\"justify\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se ordini il libro tramite il nostro link hai diritto ad uno sconto significativo (Amazon): Minima moralia. Meditazioni della vita offesa (Einaudi tascabili. Saggi) &#8212; &#8212; &#8212; \u201cMeditazioni della vita offesa\u201d: il sottotitolo gi\u00e0 dice tutto. 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