{"id":1658,"date":"2012-02-28T11:19:47","date_gmt":"2012-02-28T11:19:47","guid":{"rendered":"http:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/?p=1658"},"modified":"2014-02-17T16:40:54","modified_gmt":"2014-02-17T16:40:54","slug":"omaggio-al-maestro-recensione-a-tristi-tropici-di-claude-levi-strauss","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/?p=1658","title":{"rendered":"Omaggio al maestro. Recensione a Tristi tropici di Claude Levi-Strauss"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_1666\" style=\"width: 479px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/Strauss-in-Amazzonia.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1666\" class=\"size-full wp-image-1666\" title=\"Claude Levi-Strauss fotografato in Amazzonia\" src=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/Strauss-in-Amazzonia.jpg\" alt=\"\" width=\"469\" height=\"239\" srcset=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/Strauss-in-Amazzonia.jpg 469w, https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/Strauss-in-Amazzonia-300x152.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 469px) 100vw, 469px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-1666\" class=\"wp-caption-text\">L&#39;antropologo Claude Levi-Straus in Amazzonia, 1936<\/p><\/div>\n<p align=\"justify\"><em>Se ordini il libro tramite il nostro link hai diritto ad uno sconto significativo (Amazon):<\/em> <a href=\"http:\/\/www.amazon.it\/gp\/product\/885650278X\/ref=as_li_tf_tl?ie=UTF8&amp;tag=filosofipreca-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=23322&amp;creativeASIN=885650278X\">TRISTI TROPICI (Maestri del &#8216;900)<\/a><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" style=\"border: none !important; margin: 0px !important;\" src=\"http:\/\/www.assoc-amazon.it\/e\/ir?t=filosofipreca-21&amp;l=as2&amp;o=29&amp;a=885650278X\" alt=\"\" width=\"1\" height=\"1\" border=\"0\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\">&#8212; &#8212; &#8212;<\/p>\n<p align=\"justify\">Ricordo quando, da <strong>matricola in filosofia<\/strong>, lessi quest\u2019avventura antropologico-filosofica. Purtroppo, non mi fu proposta da docenti n\u00e9 da qualche gruppo universitario, ma mi capit\u00f2 fra le mani in maniera quasi accidentale, come una mela in testa. Mi rimase dentro, e la sento tutt\u2019ora, <strong>vivida, nella mia formazione.<\/strong> Il mio fu un <strong>viaggio mentale<\/strong>: uscii dalle mie certezze, dalla mia cultura, dalla mia universit\u00e0, dalle mie discipline, dal mio mondo. Il viaggio muta il pensiero, \u00e8 come un pellegrinaggio religioso, ma quando si viaggia non si pu\u00f2 essere mai del tutto neutri, \u201c<strong>tabula rasa<\/strong>\u201d come vorrebbe la pi\u00f9 ingenua delle antropologie culturali. <strong>Claude Levi-Strauss<\/strong>, morto nel 2009 a cent\u2019anni di vita (tutt\u2019altro che passati in solitudine) era convinto che quando si viaggia si \u00e8 sempre qualcosa, qualcuno. Scriveva Chateaubriand che ogni uomo \u201c<em>porta in s\u00e9 un mondo composto di tutto ci\u00f2 che ha visto e amato, a cui ritorna continuamente anche quando percorra e sembri abitare un mondo straniero<\/em>\u201d. Recensire il pi\u00f9 classico dei libri di antropologia del pi\u00f9 noto antropologo del ventesimo secolo non \u00e8 certo facile. \u201cTristi tropici\u201d \u00e8 un\u2019avventura della conoscenza, un cruciale viaggio mentale al quale ci hanno abituato solo i grandi filosofi. Un <strong>romanzo pi\u00f9 che un saggio scientifico<\/strong>. Ma non solo. E\u2019 finalmente anche un viaggio reale e non solo mentale, con questi appunti e riflessioni del suo avventuroso studio etnologico in Brasile, immediatamente dopo aver conseguito la sua <strong>laurea in filosofia a Parigi<\/strong>. Un viaggio in piroscafo che illuminer\u00e0 la cultura europea e mondiale che allora stagnava nelle paludi del razzismo, dell\u2019ottimismo tecno-scientifico, della guerra, del darwinismo sociale, nel mito lineare del progresso e in una crisi economica mondiale che certo non migliorava le cose, anzi, spesso le peggiorava. Contrariamente a quello che potrebbe sembrare, la carriera di questo studioso nasce da cose semplici e inconfessabili, da ben noti istinti sociali (o a-sociali) primordiali. Scrive: \u201c<em>Ho ricercato la mia strada molto a lungo\u2026 in etnologia son un completo autodidatta. Una prima rivelazione l\u2019ho avuta per ragioni inconfessabili: smania di evasione, desiderio di viaggiare<\/em>\u201d. Subito dopo la laurea, arrivato nel 1934 in Brasile per ricoprire una cattedra di sociologia a <strong>San Paolo<\/strong>, Levi-Strauss organizza dei viaggi in una nazione ancora inesplorata, che lo porteranno a contatto con popolazioni gi\u00e0 contaminate dalla colonizzazione ma non ancora distrutte. Questa atmosfera di crisi e decadenza regna in tutto il libro. Qualche critico l\u2019ha definita <strong>un\u2019atmosfera lucreziana<\/strong>, ed \u00e8 infatti una citazione di Lucrezio che Claude riporta nella prima pagina del suo libro: \u201c<em>nec minus ergo ante haec quam tu cecidere cadentque<\/em>\u201d (il senso di questa frase, nel suo contesto originale \u00e8: tutte le cose che ti sono precedute sono morte, allo stesso modo soccomberanno quelle che verranno dopo di te). Una decadenza che andava in netto contrasto, per esempio, con quel clima <strong>teleologico, <\/strong>quel<strong> vitalismo spiritualista <\/strong>e<strong> meliorista<\/strong> della storia che si respirava in Europa, creato e vissuto, fra gli altri, dalle voci pi\u00f9 insospettabili come quella di <strong>Henri Bergson<\/strong>, allora di moda in tutta l\u2019Europa, non solo in Francia. Pochi anni pi\u00f9 tardi, il <strong>secondo conflitto mondiale <\/strong>ed il suo tremendo carico di morti avrebbe insanguinato l\u2019Europa ed il mondo intero. All\u2019interno del libro troveremo, fra le altre cose, abbozzi di quelle straordinarie intuizioni e riflessioni, sviluppate in altri suoi lavori, che faranno di lui l\u2019innovatore dell\u2019antropologia mondiale, ferma da lungo tempo a quelli stessi schemi mentali e filosofici che combatte nel corso del libro. Da <strong>Freud<\/strong>, Levi-Strauss impara che le antinomie statiche come \u201crazionale\u201d e \u201cirrazionale\u201d erano \u201c<em>non altro che giochi senza senso<\/em>\u201d. E, nel suo modo tipicamente antiprogressista ed eclettico di fare ricerca, trov\u00f2 ispirazione perfino dalla <strong>geologia<\/strong>, una scienza che studia la natura dimostrando \u201c<em>la diversit\u00e0 vivente<\/em>\u201d e che \u201c<em>giustappone un\u2019 et\u00e0 all&#8217;altra e le perpetua<\/em>\u201d. Ma oltre all\u2019allora nascente <strong>strutturalismo<\/strong>, di cui lui \u00e8 uno dei pincipali fondatori, \u00e8 stato il <strong>marxismo<\/strong> che ha contribuito a completare il suo <strong>straordinario percorso intellettuale<\/strong>.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p align=\"center\"><strong>LA FILOSOFIA<\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\">Il filosofo Levi-Strauss parla della sua progressiva maturazione di un <strong>disgusto per la filosofia <\/strong>studiata a la <strong>Sorbona<\/strong>, che descrive, fra neo-kantismo e bersonismo imperante, come \u201c<em>una specie di contemplazione estetica che la coscienza operava su se stessa [\u2026] l\u2019insegnamento filosofico poteva essere paragonato a quello di una storia dell\u2019arte che proclamasse il gotico necessariamente superiore al romanico, e, nell\u2019ordine del primo, il gotico fiorito pi\u00f9 perfetto di quello primitivo, senza mai chiedersi che cosa \u00e8 veramente bello e che cosa non lo \u00e8. La forma era vuota di significato, e non aveva quindi pi\u00f9 riferimento. [\u2026] Malgrado ci\u00f2 intuisco cause pi\u00f9 personali che determinarono il rapido disgusto per la filosofia e mi fecero aggrappare all\u2019etnografia come ad un\u2019ancora di salvezza\u2026 ignoravo tutto sull\u2019etnologia, non avendo mai seguito un corso, e quando sir <strong>James Frazer <\/strong>fu per l\u2019ultima volta alla Sorbona e vi tenne una conferenza memorabile \u2013 credo nel 1928 \u2013 bench\u00e9 fossi al corrente dell\u2019avvenimento, non mi sfior\u00f2 nemmeno l\u2019idea di assistervi<\/em>\u201d. Quanto all\u2019<strong>esistenzialismo<\/strong> \u00e8 abbastanza lapidario. Troppa compiacenza verso le \u201c<em>illusioni della soggettivit\u00e0<\/em>\u201d. E aggiunge: \u201c<em>in luogo di abolire la metafisica, la fenomenologia e l\u2019esistenzialismo introducono due metodi per crearle degli alibi<\/em>\u201d.<\/p>\n<p align=\"justify\">Tuttavia, dell\u2019esperienza universitaria filosofica porta con s\u00e9 <strong>Freud<\/strong> e <strong>Marx<\/strong>: \u201c<em>A un diverso modello di realt\u00e0, il marxismo mi sembrava procedesse allo stesso modo della geologia e della psicanalisi intesa nel senso che il suo fondatore le aveva dato: tutti e tre dimostrano che comprendere vuol dire ridurre un tipo di realt\u00e0 ad un altro; che la realt\u00e0 vera non \u00e8 mai la pi\u00f9 manifesta: e che la natura del vero traspare gi\u00e0 nella cura che mette a nascondersi. In ogni caso si pone lo stesso problema, quello del rapporto fra il sensibile e il razionale, e lo scopo perseguito \u00e8 lo stesso: una specie di \u201csuper-razionalismo\u201d mirante a integrare il primo col secondo senza nulla sacrificare alle sue propriet\u00e0<\/em>\u201d. Claude cerca di allargare i suoi orizzonti, e scopre autori come <strong>Lowie<\/strong>, <strong>Kroeber<\/strong> e<strong> Boas<\/strong> che gli aprono la strada per il <strong>nuovo mondo <\/strong>dell\u2019etnologia, un \u201cnuovo mondo\u201d in tutti i sensi. Questo nuovo mondo etnologico, grazie a studiosi del calibro di Franz Boas (di cui i nazisti bruceranno i libri qualche anno pi\u00f9 tardi), \u00e8 appena uscito (a stento) dalle paluti dell&#8217; razzismo biologico, dell&#8217;eurocentrismo, del darwinismo sociale e dell&#8217;evoluzione unilineare della culture, per scoprire la galassia del relativismo etnologico. E&#8217;un nuovo mondo che Claude descrive con gli occhi di un europeo erede di Colombo, certo, ma dalla cultura profondamente mutata.<\/p>\n<div id=\"attachment_1667\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/Boas.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1667\" class=\"size-medium wp-image-1667\" title=\"Franz Boas\" src=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/Boas-300x236.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"236\" srcset=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/Boas-300x236.jpg 300w, https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/Boas.jpg 500w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-1667\" class=\"wp-caption-text\">L&#39;antropologo Franz Boas illustra visivamente una danza tribale<\/p><\/div>\n<p align=\"justify\">Prima di fare l\u2019etnologo fra gli indigeni, Claude fa l\u2019antropologo proprio fra i coloni, fra i bianchi di <strong>San Paolo<\/strong>. Il quadro sociologico che delinea \u00e8 semplice come ogni sintesi, ma aderente ai fatti: \u201c<em>i diversi compiti erano stati divisi in una societ\u00e0 molto ristretta. In essa s\u2019incontravano tutte le occupazioni, i gusti, le curiosit\u00e0 giustificabili della civilt\u00e0 contemporanea, ma ognuna era rappresentata da un solo esemplare. I nostri amici non erano propriamente delle persone, ma piuttosto delle funzioni la cui importanza intrinseca, e non la loro disponibilit\u00e0, sembrava aver determinato la lista. C\u2019erano cos\u00ec il cattolico, il liberale, il legittimista, il comunista; e su un altro piano, l\u2019 astronomo, il bibliofilo, l\u2019amatore d cani (o di cavalli) di razza, di pittura antica, di pittura moderna; e ancora l\u2019erudito locale, il poeta surrealista, il musicologo, il pittore. All\u2019origine di queste vocazioni non c\u2019era un vero interesse di approfondire un campo della conoscenza; se due individui, per una falsa manovra o per gelosia, si trovavano ad occupare lo stesso terreno, o terreni distinti ma troppo vicini, non pensavano che a distruggersi l\u2019un l\u2019atro, con una tenacia ed una ferocia veramente notevoli. D\u2019altra parte, tra feudi vicini, si scambiavano visite intellettuali, riverenze ed inchini; e ognuno era interessato non soltanto a difendere il suo impiego, ma anche a perfezionare quel minuetto sociale in cui la societ\u00e0 paolista sembrava trovare un inesauribile diletto<\/em>\u201d. Ma lo sguardo analitico dello studioso si esercita anche sui pionieri, gli straccioni, gli avventurieri, i mercenari ed i cercatori d\u2019oro <strong>oltre il Paran\u00e0<\/strong>, in un territorio che sembrava spazzato da un mostro che, mentre lo bruciava, seminava spore umane, che pian piano nascevano, si mescolavano fra loro, e una volta maturate, umanizzavano il territorio, e lo spogliavano come virus che attaccano l\u2019organismo ospite.<\/p>\n<p align=\"justify\">Ad approfondire il rapporto che l\u2019uomo intrattiene col territorio, la follia, lo spogliamento, la sovrappopolazione e il legame quasi deterministico con la distruzione del territorio, con lo sfruttamento dell\u2019uomo sull\u2019uomo e con le barbarie, nei primi capitoli dell\u2019opera Levi-Strauss fa anche riferimento al suo <strong>viaggio in India <\/strong>ed al suo impatto certo non felice con <strong>l\u2019Islam<\/strong>. Nelle caste indiane, per esempio, lo studioso vede un modo socio-corporativista per rimediare a questi squilibri territoriali.<\/p>\n<p align=\"center\"><strong>LE ESPLORAZIONI IN BRASILE<\/strong><\/p>\n<div id=\"attachment_1668\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/donna-caduvei.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1668\" class=\"size-medium wp-image-1668\" title=\"donna caduvei\" src=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/donna-caduvei-300x213.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"213\" srcset=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/donna-caduvei-300x213.jpg 300w, https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/donna-caduvei.jpg 500w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-1668\" class=\"wp-caption-text\">Una donna della trib\u00f9 dei Caduvei<\/p><\/div>\n<p align=\"justify\">Ma il <strong>viaggio reale <\/strong>(e non solo mentale) brasiliano \u00e8 gi\u00e0 cominciato: \u201c<em>Nel trasportarci a migliaia di chilometri, il viaggiare ci fa salire o scendere di qualche grado nella considerazione altrui. Ci sposta nello spazio, ma mutua inoltre il nostro livello sociale, in meglio o in peggio; e il colore e il sapore dei diversi luoghi non possono essere dissociati dal rango, sempre imprevisto, in cui ci pone per gustarli<\/em>\u201d. Nel corso del libro, oltre il Paran\u00e0, Levi-Strauss racconta il suo primo incontro con dei \u201cselvaggi\u201d (gli I<strong>ndiani del Tibagy<\/strong>) che scopre essere n\u00e9 \u201c<em>veri Indiani<\/em>\u201d, n\u00e9 \u201c<em>selvaggi<\/em>\u201d in quanto avevano gi\u00e0 intrapreso \u201cscambi\u201d culturali con i colonizzatori, e di cui descrive tecniche e struttura sociale. Dopo questo primo <strong>importantissimo battesimo<\/strong>, Claude, approfittando della vacanze estive, si spinge verso i <strong>Caduvei<\/strong> della frontiera paraguayana e verso i <strong>Bororo<\/strong> del Mato Grosso centrale. Umanit\u00e0 eterogenee e decadenti, in lotta per non scomparire definitivamente, alle prese con missionari cristiani fanatici e con problemi che derivano proprio, in alcuni casi, dall\u2019incontro con i bianchi, come l\u2019alcolismo. Nel descrivere con rigoroso metodo etnografico l\u2019 economia, la ripartizione del lavoro, mode, tab\u00f9, estetica, sessualit\u00e0, superstizioni, religione, credenze, riti, pantheon,\u00a0 uso dello spazio e del tempo, conformazione geografica e sociale dei villaggi, nel proporre modelli scientifici che interconnettono la struttura sociale delle varie popolazioni ai diversi dati culturali apparentemente eterogenei, nel raccogliere, con l\u2019aiuto dei suoi informatori, tecniche, oggetti, disegni e miti, fra le varie riflessioni e descrizioni mi colpisce molto quando afferma un principio che porter\u00e0 con s\u00e9 per tutta la vita e che approfondir\u00e0 in altri suoi lavori: \u201c<em>L\u2019insieme dei costumi di un popolo \u00e8 contrassegnato sempre da uno stile; questo forma dei sistemi. Sono persuaso che questi sistemi non esistono in numero illimitato, e che le societ\u00e0 umane, come gli individui \u2013 nei loro giochi, nei loro sogni, nei loro deliri \u2013 non creano mai in modo assoluto, ma si limitano a scegliere certe combinazioni in un repertorio ideale agevolmente ricostruibile. Facendo l\u2019inventario di tutti i costumi osservati, di tutti quelli immaginati nei miti, di quelli evocati nei giochi dei fanciulli e degli adulti, dei sogni degli individui sani o malati e dei comportamenti psicopatologici, si giungerebbe a comporre una specie di quadro periodico come quello degli elementi chimici, in cui tutti i costumi reali o semplicemente possibili apparirebbero raggruppati in famiglie, e in cui non avremmo pi\u00f9 che da riconoscere quelli che le societ\u00e0 hanno effettivamente adottato<\/em>\u201d. Questa sintesi che nasce <strong>dall\u2019analisi sul campo<\/strong>, tipica <strong>dell\u2019antropologia strutturale <\/strong>ed applicabile a qualsiasi paesaggio umanizzato, a qualsiasi cultura e territorio, nonostante le varie critiche che gli sono state rivolte, rimane un caposaldo della ricerca etnologica contemporanea.<\/p>\n<div id=\"attachment_1669\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/funerale-bororo.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1669\" class=\"size-medium wp-image-1669\" title=\"funerale bororo\" src=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/funerale-bororo-300x211.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"211\" srcset=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/funerale-bororo-300x211.jpg 300w, https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/funerale-bororo.jpg 580w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-1669\" class=\"wp-caption-text\">Funerale presso i Bororo<\/p><\/div>\n<p align=\"justify\">Strauss, <strong>contro ogni mito del buon selvaggio<\/strong>, riconosce delle umanit\u00e0 che conservano delle significative invarianze, come <strong>l\u2019orrore per la natura <\/strong>(una natura non divinizzata, ma intrepretata come antitesi e disvalore rispetto alla umana cultura) ma anche <strong>l\u2019etnocentrismo ed il classismo<\/strong>. Per esempio, raccoglie un mito molto significativo fra gli <strong>Mbaya Guaiacuru<\/strong>, una popolazione nota nella zona per le sue straordinarie pitture e sculture (le donne sono pittrici, i maschi scultori) ma anche per la sua belligeranza, per la loro superbia e certezza di essere predestinati a comandare l\u2019umanit\u00e0. Anche qui, in alcuni villaggi sperduti d\u2019oltreoceano, Levi-Strauss ritrova l\u2019orgoglio della sua cara e odiata vecchia Europa, e si permette una certa ironia: \u201c<em>Ecco dunque il mito: quando l\u2019essere supremo, Go-noenhodi, decise di creare gli uomini, tir\u00f2 fuori per primi dalla terra i Guana, poi tutte le altre trib\u00f9; ai primi dette in retaggio l\u2019agricoltura, agli altri la caccia. L\u2019Ingannatore, l\u2019altra divinit\u00e0 del panteon indigeno, si accorse allora che gli Mbaya erano stati dimenticati in fondo al pozzo e li fece uscire; ma poich\u00e9 per loro non restava nulla, si assunsero l\u2019unico compito disponibile, quello di opprimere e sfruttare gli altri. Vi fu mai contratto sociale pi\u00f9 profondo di quello?\u201d. <\/em><\/p>\n<p align=\"justify\">Fra improvvisi lampi di illuminazione e ponderate riflessioni, Levi-Strauss, nel corso dei vari capitoli, racconta la sua avventura umana, filosofica, antropologica ed esplorativa fra umanit\u00e0 aliene, ibride contro ogni mito di purezza e innocenza, sempre alla ricerca, come ogni scienziato sociale, di \u201c<strong>invarianti<\/strong>\u201d, ma anche delle pi\u00f9 incredibili diversit\u00e0. Fra i <strong>Bororo<\/strong>, memorabili sono le riflessioni di Levi-Strauss sull\u2019importanza dello <strong>spazio abitativo<\/strong>, del \u201ccentro\u201d, del territorio umanizzato, delle ripartizioni sociali fra identit\u00e0 di genere diverse, riflessioni che ricordano il nostro <strong>Ernesto De Martino <\/strong>mentre studiava i \u201cselvaggi\u201d meridionali italiani: \u201c<em>la disposizione circolare delle capanne attorno alla Casa degli Uomini (baitemmannageo) \u00e8 di una tale importanza per quanto concerne la vita sociale e la pratica del culto, che i missionari salesiani della regione del Rio des Gar\u00e7as hanno capito subito che il mezzo pi\u00f9 sicuro per convertire i Bororo, consisteva nel far loro abbandonare il villaggio per un altro in cui le case fossero disposte in ranghi paralleli. Disorientati in rapporto ai punti cardinali, privati del piano sul quale si basavano tutte le loro azioni, gli indigeni perdono rapidamente il senso delle tradizioni, come se i loro sistemi sociali e religiosi (che, vedremo in seguito, sono indissociabili) fossero troppo complicati per poter fare a meno dello schema reso evidente dalla pianta del villaggio, la cui fisionomia \u00e8 perpetuamente vivificata dalle loro azioni quotidiane<\/em>\u201d. Sulle loro <strong>credenze post-mortem <\/strong>e sul modo in cui considerano la morte, annota: \u201c<em>I Bororo hanno un bell\u2019ostentare i loro sistemi in una vasta prosopopea: come gli altri, del resto, essi non sono riusciti a smentire questa verit\u00e0: la rappresentazione che una societ\u00e0 fa dei rapporti fra vivi e morti si riduce a uno sforzo per nascondere, abbellire e giustificare, sul piano religioso, le relazioni reali che prevalgono fra i vivi<\/em>\u201d.<\/p>\n<div id=\"attachment_1670\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/Indios-Nambikwara.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1670\" class=\"size-medium wp-image-1670\" title=\"Indios Nambikwara\" src=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/Indios-Nambikwara-300x227.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"227\" srcset=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/Indios-Nambikwara-300x227.jpg 300w, https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/Indios-Nambikwara-1024x777.jpg 1024w, https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/Indios-Nambikwara.jpg 1134w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-1670\" class=\"wp-caption-text\">Indios nambikwara<\/p><\/div>\n<p align=\"justify\">Oltre <strong>Caduei e Bororo<\/strong>, nei suoi viaggi incontra i <strong>Nambikwara<\/strong> ed i <strong>Tupi Kawahib<\/strong>. Anche qui, le incredibili sottigliezze dell\u2019autore nell\u2019analisi dei dati raccolti (anche accidentalmente) e le rispettive sintesi sono illuminanti. Un esempio, fra i Nambikwara, pu\u00f2 essere utile riportare, magari pensando all\u2019Europa: \u201c<em>un giorno incontro una ragazzina che porta a passeggio un cagnolino teneramente nel telo che sua madre usa per la sua sorellina, e osservo: \u201cCarezzi il tuo cagnolino?\u201d. Lei mi risponde seriamente: \u201cQuando sar\u00f2 grande uccider\u00f2 i porci selvatici e le scimmie; tutte le uccider\u00f2 quando lui abbaier\u00e0!\u201d. Nel dir questo, fa un errore di grammatica che il padre rileva ridendo: avrebbe dovuto dire tilondage [quando sar\u00f2 grande], invece del maschile ihondage che ha adoperato. L\u2019errore \u00e8 interessante perch\u00e9 illustra il desiderio femminile di elevare le attivit\u00e0 economiche proprie di questo sesso al livello di quelle che sono privilegio degli uomini. Siccome il senso esatto del termine adoperato della bambina \u00e8 \u201cuccidere battendo con la mazza\u201d, sembra voglia inconsciamente identificare il lavoro femminile di raccolta di legna e di piccoli animali, per i quali ci si serve di un apposito bastone, con la caccia maschile fatta con l\u2019arco e le frecce<\/em>\u201d. Ugualmente interessanti sono le sue osservazioni sulla nascita della scrittura e sui suoi usi sociali, specie nei rapporti col potere. Ancora pi\u00f9 emozionante \u00e8 l\u2019arrivo in piroga nel villaggio Tupi, probabilmente ancora intatto. Durante il viaggio, si erano imbattuti con quella che probabilmente era un\u2019altra trib\u00f9, ma sconosciuta. Levi-Strauss descrive strane pratiche di omosessualit\u00e0, naturalmente strane per un europeo.<\/p>\n<p align=\"justify\">L\u2019ultimo capitolo del libro, intitolato \u201c<strong>Il ritorno<\/strong>\u201d, \u00e8 in realt\u00e0 un vero e proprio <strong>saggio metodologico<\/strong> in cui l\u2019autore cerca il senso delle sue analisi, delle sintesi, e di se stesso, quasi a fare sociologia e psicologia del suo lavoro. Non a caso, penso che questo libro sia IL libro etnologico del ventesimo secolo. Tristi tropici \u00e8 il diario di un viaggio che ha cambiato i destini dell\u2019antropologia, proprio perch\u00e9 \u00e8 scritto con sincerit\u00e0 e con quella massiccia dose di introspezione che rende il soggetto che studia e analizza, e che propone teorie sintetiche, un altro oggetto di analisi. L\u2019Occidente, in questa disamina conclusiva, non viene n\u00e9 esaltato n\u00e9 annichilito, ma il suo pensiero sembra poter essere riassunto con queste parole amare, ancora una volta decadenti, ma terrbilmente reali: \u201c<em>Questa grande civilt\u00e0 occidentale, creatrice delle meraviglie di cui godiamo, non \u00e8 certo riuscita a produrle senza contropartita. Come la sua opera pi\u00f9 famosa, pilastro sopra il quale si elevano architetture d&#8217;una complessit\u00e0 sconosciuta, l&#8217;ordine e l&#8217;armonia dell&#8217;Occidente esigono l&#8217;eliminazione di una massa enorme di sottoprodotti malefici di cui la terra \u00e8 oggi infetta. Ci\u00f2 che per prima cosa ci mostrate, o viaggi, \u00e8 la nostra sozzura gettata sul volto dell&#8217;umanit\u00e0<\/em>\u201d.<\/p>\n<p><strong>Alessandro Stella<\/strong><br \/>\n&#8212; &#8212; &#8212;<\/p>\n<p align=\"justify\">Alessandro Stella \u00e8 dottore di ricerca in filosofia e storia della filosofia<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se ordini il libro tramite il nostro link hai diritto ad uno sconto significativo (Amazon): TRISTI TROPICI (Maestri del &#8216;900) &#8212; &#8212; &#8212; Ricordo quando, da matricola in filosofia, lessi quest\u2019avventura antropologico-filosofica. 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