{"id":1407,"date":"2012-02-01T11:51:30","date_gmt":"2012-02-01T11:51:30","guid":{"rendered":"http:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/?p=1407"},"modified":"2012-02-01T11:51:30","modified_gmt":"2012-02-01T11:51:30","slug":"gramsci-contro-il-mito-dellestinzione-dello-stato-e-contro-il-messianismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/?p=1407","title":{"rendered":"Gramsci: contro il mito dell&#8217;estinzione dello stato e contro il messianismo"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/copertinaRolland.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-1411\" title=\"copertinaRolland\" src=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/copertinaRolland-200x300.jpg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/copertinaRolland-200x300.jpg 200w, https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/copertinaRolland.jpg 260w\" sizes=\"auto, (max-width: 200px) 100vw, 200px\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/kratos.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-1408\" title=\"kratos\" src=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/kratos-300x199.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"199\" srcset=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/kratos-300x199.jpg 300w, https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/kratos-1024x681.jpg 1024w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"justify\">Estratto da <strong>Domenico Losurdo<\/strong>, <em>Con Gramsci oltre Marx e oltre Gramsci<\/em>, in \u00abCritica Marxista\u00bb, n. 5-6, 1997, pp. 56-66; ora in <strong>Giorgio Baratta <\/strong>&#8211; <strong>Guido Liguori <\/strong>(eds.), <em>Gramsci da un secolo all\u2019altro<\/em>, Editori Riuniti, Roma, 1999, pp. 95-112.<\/p>\n<p align=\"justify\">&#8220;Perch\u00e9, nonostante la disfatta del \u00absocialismo reale\u00bb e la conclusione del ciclo storico nell\u2019ambito del quale dobbiamo pur collocare Gramsci, egli continua a rivelare grande vitalit\u00e0 e forza suggestiva, tanto da esser letto e discusso anche <strong>in ambienti politici ben lontani dal marxismo e dal comunismo<\/strong> e in contesti culturali e geografici assai remoti rispetto all\u2019Italia? Si tenta talvolta di staccare questo straordinario autore dalla storia tragica del comunismo novecentesco. Ma un tale approccio \u00e8 fuorviante. Gi\u00e0 come pensatore, Gramsci mostra chiaramente di aver fatto tesoro della <strong>lezione di Hegel e di Marx<\/strong>: filosofare significa pensare concettualmente il proprio tempo; elaborare un pensiero e un progetto di emancipazione significa tracciare un bilancio storico dei movimenti di emancipazione concretamente emersi e sviluppatisi. Ma oltre che pensatore, Gramsci \u00e8 stato anche dirigente comunista di primo piano: non pu\u00f2 essere trasformato in una sorta di Horkheimer o di Adorno italiano, impegnato a costruire una teoria critica senza rapporto o con un rapporto esclusivamente polemico nei confronti del movimento comunista e del \u00abmovimento reale\u00bb di trasformazione della societ\u00e0. [&#8230;]&#8221;<\/p>\n<p align=\"justify\"><!--more--><\/p>\n<p align=\"justify\">&#8220;E, sulla collocazione privilegiata di Gramsci nell\u2019ambito del marxismo novecentesco, conviene intanto tener presente che <strong>l\u2019Italia del tempo \u00e8 un punto alto del dibattito filosofico e politico<\/strong>, e non solo per la presenza di <strong>Croce <\/strong>e <strong>Gentile<\/strong>. Si pensi a <strong>Gaetano Mosca<\/strong>, <strong>Vilfredo Pareto <\/strong>e <strong>Roberto Michels<\/strong>, cio\u00e8 agli elitisti che hanno elaborato o contribuito in modo considerevole ad elaborare la teoria della democrazia oggi dominante. Sono questi gli autori che <strong>Schumpeter<\/strong> ha alle spalle allorch\u00e9 definisce la democrazia come una leadership concorrenziale garantita dal mercato politico. Espunta \u00e8 dalla definizione di questo regime politico ogni idea di emancipazione e di partecipazione popolare al potere. Come il mercato economico consente ai consumatori di scegliere liberamente tra diversi prodotti, cos\u00ec il mercato politico consente ai consumatori-elettori di scegliere liberamente tra diversi leaders ediverse \u00e9lites. Fuori discussione resta l\u2019avvicendarsi delle \u00e9lites, rispetto alle quali le masse popolari continuano ad essere una \u00abmoltitudine bambina\u00bb che ora \u00e8 possibile controllare e governare attraverso strumenti di comunicazione e di manipolazione sempre pi\u00f9 potenti e irresistibili. Si potrebbe dire che tutta la riflessione filosofica e politica in Gramsci \u00e8 <strong>un tentativo di rispondere alla sfida costituita dall\u2019elitismo e dalla teoria elitista della democrazia<\/strong>: si tratta di far s\u00ec che il \u00abpopolo lavoratore\u00bb non rimanga nella condizione di \u00abpreda buona per tutti\u00bb, di semplice \u00abmateriale umano\u00bb,di \u00abmateriale grezzo per la storia delle classi privilegiate\u00bb. Tale condizione risulta insuperabile fino a quando le classi subalterne continuano ad essere una \u00ab<em>massa amorfa che ondeggia perennemente fuori di ogni organizzazione spirituale<\/em>\u00bb.<br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/messianismo.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-1413\" title=\"messianismo\" src=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/messianismo-222x300.jpg\" alt=\"\" width=\"222\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/messianismo-222x300.jpg 222w, https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/messianismo.jpg 256w\" sizes=\"auto, (max-width: 222px) 100vw, 222px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"justify\">Epper\u00f2 questa \u00aborganizzazione spirituale\u00bb e politica si configura come un processo che pu\u00f2 essere interrotto e spezzato dall\u2019iniziativa dell\u2019\u00e9lite dominante, la quale pu\u00f2 cooptare al suo interno gli elementi pi\u00f9 capaci e pi\u00f9 pericolosi delle classi subalterne. Si spiega cos\u00ec, secondo <strong>Pareto<\/strong>, l\u2019evoluzione del \u00absocialista \u201cintellettuale\u201d e \u201ctrasformista\u201d\u00bb <strong>Bissolati<\/strong> che, in occasione della guerra libica e poi del primo conflitto mondiale, fa proprie le parole d\u2019ordine colonialiste e interventiste della borghesia. Si comprende allora il problema attorno a cui si arrovellano in particolare i <strong>Quaderni del carcere<\/strong>: come impedire all\u2019\u00e9lite dominante di decapitare, ideologicamente epoliticamente, il movimento di emancipazione delle classi e dei popoli tenuti in condizione subalterna dal sistema dominante? Tali decapitazioni risultano agevoli anche per il fatto che \u00abgeneralmente\u00bb -osserva Pareto- i movimenti rivoluzionari degli \u00abstrati inferiori\u00bb sono \u00abcapitanati da individui degli strati superiori\u00bb. E di nuovo vediamo Gramsci cimentarsi, in modo al tempo stesso rigoroso e appassionato, coi problemi sollevati dal geniale teorico dell\u2019elitismo: come evitare che, durante le \u00abgrandi \u201csvolte\u201d storiche\u00bb, gli intellettuali \u00abformatisi\u00bb sul \u00abterreno\u00bb del movimento operaio ritornino alle \u00abclassi intermedie tradizionali\u00bb da cui provengono? [&#8230;]<\/p>\n<p align=\"justify\">Ora il pensiero corre non pi\u00f9 a Bissolati, bens\u00ec a <strong>Mussolini<\/strong> e agli anarco-sindacalisti che passano al nazionalismo e al fascismo, un fenomeno a cui anche i Quaderni del carcere dedicano notevole attenzione a dimostrazione dell\u2019estrema difficolt\u00e0 per il proletariato di un ceto di intellettuali e dirigenti ad esso legato in modo stabile e organico. D\u2019altro canto, \u00e8 lo stesso Mussolini a vantarsi, nel 1919 e nel 1924,della sua parabola ideologica e politica, di essere un \u00aberetico\u00bb espulso dalla \u00abchiesa ortodossa\u00bb del socialismo, nel quale aveva comunque da giovane immesso, lui per primo, la lezione di <strong>Blanqui<\/strong>. Gramsci non solo condanna il \u00abblanquismo di questo epilettico\u00bb, ma esprime anche un giudizio complessivo: \u00abIl blanquismo, nella sua materialit\u00e0, pu\u00f2 essere oggi sovversivo, domani reazionario, ma giammai rivoluzionario\u00bb.<\/p>\n<p align=\"justify\">L\u2019articolo, pubblicato su \u00abL\u2019Ordine Nuovo\u00bb del 22 giugno 1921, porta il titolo Sovversivismo reazionario. Il sovversivismo non \u00e8 di per s\u00e9 sinonimo di rivoluzione o di rinnovamento. I Quaderni del carcere richiamano l\u2019attenzione sul fatto che \u00able frasi di \u201cribellismo\u201d, di\u201csovversivismo\u201d, di \u201cantistatalismo\u201d primitivo ed elementare\u00bb sono espressione di\u00abapoliticismo\u00bb, e dunque di rinuncia, di accettazione o interiorizzazione di una situazione di subalternit\u00e0. In realt\u00e0, \u00abscarsa comprensione dello Stato significa scarsa coscienza di classe\u00bb. Una classe subalterna dimostra di essere matura per la conquista del potere solo allorch\u00e9 si rivela in grado di costruire concretamente un \u00abordine nuovo\u00bb. Comincia ad emergere il carattere originale del pensiero di Gramsci e della sua collocazione nell\u2019ambito della tradizione marxista. A definire tale originalit\u00e0 non \u00e8 solo l\u2019attenzione al problema della democrazia, certo non estranea a Marx, Engels e Lenin. Epper\u00f2, in questi autori il problema della democrazia si affaccia, si presenta talvolta anche con forza, ma per dileguare immediatamente. Col superamento degli antagonismi di classe e delle classi sociali, \u00e8 destinato ad estinguersi lo Stato e dunquela democrazia, essa stessa una forma di Stato.<\/p>\n<p align=\"justify\">Alle spalle della tesi, ovvero dell\u2019illusione, di Marx e Engels c\u2019\u00e8 un drammatico bilancio storico. In Francia, la Prima Repubblica, nata sull\u2019onda della rivoluzione del 1789, si trasforma nella dittatura e, poi, nell&#8217;impero di Napoleone I; la Seconda Repubblica, scaturita dalla rivoluzione del 1848 cede poi il posto alla dittatura bonapartistica di Napoleone III. Per quanto riguarda l\u2019Inghilterra, in situazioni di crisi la classe dominante procede agevolmente alla sospensione dell\u2019habeas corpus e delle garanzie costituzionali e sottopone ad una sorta di stato d\u2019assedio permanente l\u2019Irlanda riottosa al dominio imperiale britannico. E dunque, col verificarsi o il profilarsi di una situazione di crisi, lo Stato liberale e democratico non ha difficolt\u00e0 a trasformarsi in una dittatura aperta e persino terroristica. A maggior ragione s\u2019impone questa conclusione per <strong>Lenin<\/strong>. Con lo scoppio della prima guerra mondiale, il dirigente bolscevico vede anche gli Stati di pi\u00f9 consolidata tradizione liberale procedere ad una totale irreggimentazione della popolazione e trasformarsi in Moloch sanguinari inoccasione della prima guerra mondiale che, col ricorso alla legge marziale, ai plotoni d\u2019esecuzione e, talvolta, alla pratica della decimazione, impongono il sacrificio inmassa dei loro cittadini sull\u2019altare della volont\u00e0 di potenza e del dominio imperialistico. Bench\u00e9 comprensibile nella sua genesi storica e psicologica, la tesi dell\u2019estinzione dello Stato sembra sfociare nella visione escatologica di una societ\u00e0 priva di conflitti e, conseguentemente, non bisognosa di norme giuridiche capaci di limitarli e regolamentarli. Del carattere astrattamente utopistico della loro parola d\u2019ordine sembrano in certi momenti rendersi conto Marx e Engels che, con significativa oscillazione, talvolta parlano di abolizione o estinzione dello Stato in quanto tale,talaltra dello \u00abStato nell\u2019attuale senso politico\u00bb ovvero del \u00abpotere politico propriamente detto\u00bb. D\u2019altro canto, secondo la loro stessa analisi, oltre ad essere uno strumento del dominio di classe, lo Stato \u00e8 anche una forma di \u00abgaranzia reciproca\u00bb, di \u00abassicurazione reciproca\u00bb tra gli individui della classe dominante. Non si comprende allora perch\u00e9, dopo lo scomparsa delle classi e della lotta di classe, dovrebbe diventare superflua la \u00abgaranzia\u00bb o l\u2019\u00abassicurazione\u00bb da fornire ai singoli membri di una comunit\u00e0 unificata. In ogni caso, l\u2019attesa del dileguare di ogni conflitto e dell\u2019estinzione dello Stato e del potere politico in quanto tale rende impossibile la soluzione del problema della trasformazione in senso democratico dello Stato scaturito dalla rivoluzione socialista;questa attesa favorisce l\u2019emergere o il permanere di un atteggiamento fatto di\u00absovversivismo\u00bb banale e inconcludente, incapace di conferire concretezza e stabilit\u00e0 all\u2019emancipazione delle classi subalterne.<br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/God-and-the-State.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-1414\" title=\"God-and-the-State\" src=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/God-and-the-State.jpg\" alt=\"\" width=\"307\" height=\"460\" srcset=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/God-and-the-State.jpg 307w, https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/God-and-the-State-200x300.jpg 200w\" sizes=\"auto, (max-width: 307px) 100vw, 307px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>Gramsci si dimostra piuttosto critico nei confronti delle tendenze anarchiche e messianiche.<\/strong> Il socialismo viene visto dal pensatore dell&#8217; \u00abOrdine Nuovo\u00bb non come l\u2019inizio del processo di estinzione, bens\u00ec come la costruzione dello \u00abStato sociale del lavoro e della solidariet\u00e0\u00bb; e non pu\u00f2 essere diversamente, dato che \u00ab<em>non esiste societ\u00e0 se non in uno Stato<\/em>\u00bb. Si tratta, secondo i Quaderni di trovare una forma di organizzazione della societ\u00e0 che, superando ogni antagonismo di classe, sappia fare a meno dell\u2019apparato di repressione, costruito in vista della guerra di classe all&#8217;interno e dello scontro armato con altre classe sfruttatrici concorrenti a livello internazionale. Ma tale forma di organizzazione della societ\u00e0 comunista \u00e8 essa stessa una forma di Stato: \u00ab<em>L\u2019elemento Stato-coercizione si pu\u00f2 immaginare esaurientesi man mano che si affermano elementi sempre pi\u00f9 cospicui di societ\u00e0 regolata (o Stato etico o societ\u00e0 civile)<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p align=\"justify\">Naturalmente, non mancano dichiarazioni che vanno in direzione diversa e contrastante e che prospettano cio\u00e8 uno \u00absparire\u00bb dello Stato e il \u00abriassorbimento della societ\u00e0 politicanella societ\u00e0 civile\u00bb; \u00e8 tuttavia da tener presente che per Gramsci la \u00absociet\u00e0 civile [&#8230;] \u00e8 anch\u2019essa \u201cStato\u201d, anzi \u00e8 lo Stato stesso\u00bb, e dunque resta da vedere fino a che punto il \u00abriassorbimento della societ\u00e0 politica nella societ\u00e0 civile\u00bb comporta l\u2019avvento di una societ\u00e0 realmente senza Stato. I Quaderni del carcere mettono esplicitamente in guardia contro l\u2019\u00aberrore teorico\u00bb che, nell\u2019indagare il rapporto tra societ\u00e0 civile e Stato, trasforma una \u00abdistinzione metodica\u00bb in \u00abdistinzione organica\u00bb, dimenticando che \u00abnella realt\u00e0 effettuale societ\u00e0 civile e Stato si identificano\u00bb. Ma non \u00e8 per l\u2019appunto inquesto errore che incorre la tesi dell\u2019estinzione dello Stato?<\/p>\n<p align=\"justify\">Per un verso, la presa di distanza da questo mito \u00e8 la condizione preliminare per pensare realmente &#8211; hegelianamente -la negazione determinata (non quella indeterminata che si esprime nel messianismo e nell\u2019anarchismo) dell\u2019ordinamento esistente, il progetto e il processo di costruzione di una societ\u00e0 post-capitalistica; per un altro verso, tale presa di distanza consente una comprensione pi\u00f9 completa e pi\u00f9 profonda della stessa societ\u00e0 capitalistica, che ora \u00e8 possibile indagare alla luce di una fenomenologia del potere pi\u00f9 ricca e pi\u00f9 concreta. Certo, per quanto riguarda quest\u2019ultimo punto, Gramsci si colloca sulla scia di Marx ed Engels che, a tale proposito, si differenziano nettamente dalla tradizione liberale. Questa individua il luogo del dominio e della sopraffazione esclusivamente nello Stato, sicch\u00e9 l\u2019emancipazione non pu\u00f2 consistereche nella progressiva riduzione della presenza dello Stato. Il Manifesto del partito comunista sorprende invece all\u2019interno della fabbrica capitalistica un \u00abdispotismo\u00bb di carattere militare, rispetto al quale l\u2019intervento dello Stato, e persino dello Stato borghese, pu\u00f2 costituire un ostacolo e un contrappeso. Epper\u00f2, in pi\u00f9 occasioni, Engels celebra gli USA come il paese in cui l\u2019\u00ababolizione dello Stato\u00bb \u00e8 gi\u00e0 realizzata, almeno nel senso \u00abborghese\u00bb del termine. Nessuna attenzione sembra essere riservata alla sorte degli indios e a quella dei neri, prima sottoposti a schiavit\u00f9 e, negli anni successivi alla guerra di Secessione, costretti ad un regime di apartheid e di whitesupremacy che giunge sino alle forme pi\u00f9 efferate di linciaggio. Negli USA della fine dell\u2019Ottocento, \u00e8 forse debole lo Stato (centrale), ma \u00e8 tanto pi\u00f9 forte il Ku Klux Klan, espressione certo della societ\u00e0 civile, la quale per\u00f2 \u00e8 essa stessa il luogo dell\u2019esercizio del potere, e di un potere assai brutale. Nel 1883, la Corte Suprema dichiara incostituzionale una legge federale che pretende di vietare la segregazione dei neri sui luoghi di lavoro o sui servizi (le ferrovie) gestiti da compagnie private, per definizione sottratti ad ogni interferenza statale. Nella misura in cui sussiste <strong>un argine alla sopraffazione a danno dei neri e degli indios<\/strong>, esso risiede nel potere politico centrale, di cui Engels celebra l\u2019estinguersi o il dileguare! Il fatto \u00e8 che nei testi sopra citati, il luogo della violenza e del dominio viene identificato esclusivamente nello Stato, e il luogo della libert\u00e0 nella societ\u00e0 civile, proprio come nella fenomenologia del potere cara alla tradizione liberale.<\/p>\n<p align=\"justify\">Ben pi\u00f9 feconda, ai fini della comprensione della storia degli USA e del mondo contemporaneo in genere, si rivela la tesi di Gramsci secondo cui la societ\u00e0 civile \u00e8 essa stessa una forma di Stato. A questo punto, il problema dell&#8217;emancipazione diventa pi\u00f9complesso e pi\u00f9 drammatico. Se anche fosse possibile, l&#8217;estinzione dello Stato non sarebbe di per s\u00e9 sinonimo di emancipazione, dato che la societ\u00e0 civile pu\u00f2 bene sprimere una carica di violenza e sopraffazione non inferiore a quella dispiegata delloStato politico, anzi tanto pi\u00f9 priva di scrupoli, in quanto suscettibile di dispiegarsi senza impacci, senza neppure la preoccupazione di mantenere la forma o la parvenza dell\u2019imparzialit\u00e0.<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>All\u2019attesa dell\u2019estinzione dello Stato <\/strong>s\u2019intreccia spesso, nell\u2019ambito della tradizione marxista, <strong>la rivendicazione della democrazia diretta<\/strong>. Questo tema da un lato \u00e8 in stridente contraddizione col primo (per diretta che sia, la democrazia \u00e8 pur sempre una forma di Stato), dall\u2019altro \u00e8 un suo riecheggiamento in forma pi\u00f9 blanda ed incerta (cos\u00ec diretta \u00e8 l\u2019auto-espressione del popolo che diventano irrilevanti sino adileguare del tutto gli organismi rappresentativi, le istituzioni statali e dunque,paradossalmente, la stessa democrazia). La contrapposizione della democrazia diretta a quella rappresentativa scaturisce comunque dal rifiuto di una \u00abdemocrazia\u00bb che non riesce a dispiegare alcuna efficacia nei luoghi di produzione, nelle fabbriche, dove, secondo l\u2019analisi del Manifesto del partito comunista, gli operai, \u00aborganizzati militarmente\u00bb e, \u00abcome soldati semplici dell&#8217;industria [&#8230;] sottoposti alla sorveglianzadi tutta una gerarchia di sottufficiali e di ufficiali\u00bb, continuano ad essere sottoposti ad un \u00abdispotismo\u00bb che in pratica li priva di quella stessa libert\u00e0 negativa che pure la tradizione liberale dice di avere a cuore. Per un altro verso, per\u00f2, la contrapposizione in questione sembra scaturire dall&#8217;illusione che, col dileguare della mediazione costituita dalla rappresentanza, il popolo riuscirebbe a esprimere la sua carica autentica di emancipazione senza pi\u00f9 ostacoli o distorsioni. E\u2019 un\u2019illusione ben si comprende a partire dai presupposti anche epistemologici dell&#8217;anarchismo che talvolta assume toni irrazionalistici, con Bakunin costantemente impegnato a celebrare l\u2019\u00abistinto\u00bb e la \u00abvita\u00bb in contrapposizione al \u00abpensiero\u00bb e alla sua pretesa di \u00abprescrivere regole alla vita\u00bb: come violenza e sopraffazione si configura allora l\u2019idea di rappresentanza in quanto tale, che al dirigente anarchico fa pensare a Saturno il quale \u00abrappresentava i propri figli a misura che se li divorava\u00bb. Ma questa fede in una spontaneit\u00e0 mitica, senza mediazioni e senza storia, ben difficilmente pu\u00f2 essere conciliabile con la tesi di Marx secondo cui le idee dominanti sono le idee della classe dominante, quella che monopolizza i mezzi di produzione materiale e spirituale.<\/p>\n<p align=\"justify\">La rappresentanza diverrebbe superflua dopo il rovesciamento del potere politico ed economico della borghesia? Stato e rivoluzione cade nel momento in cui pi\u00f9 aspra era, e non poteva non essere, la denuncia dei regimi rappresentativi liberali o liberal-democratici: nel corso della prima guerra mondiale, essi effettivamente funzionano nel modo descritto dal dirigente anarchico, dato che tranquillamente immolano milioni di uomini e di \u00abrappresentati\u00bb in un gigantesco rito sacrificale. Eppure, persino in tale scritto possiamo leggere che anche la democrazia pi\u00f9 sviluppata non pu\u00f2 fare a menodi \u00abistituzioni rappresentative\u00bb. E tuttavia, il mito dell&#8217;estinzione dello Stato continuaad alimentare la diffidenza nei confronti dell&#8217;idea di rappresentanza nello stesso momento in cui la Russia scaturita dalla rivoluzione d\u2019Ottobre vede moltiplicarsi i Soviet, organismi rappresentativi che non rifuggono neppure da una rappresentanza a pi\u00f9 gradi. D\u2019altro canto, a dirigere il nuovo Stato \u00e8 un partito che, ben lungi dall\u2019abbandonarsi al culto dell\u2019immediatezza e della spontaneit\u00e0, si organizza e siarticola mediante una complessa rete di mediazioni e di rappresentanza a pi\u00f9 gradi.<\/p>\n<p align=\"justify\">Protagonista dell\u2019esperienza dei Consigli fondati, come i Soviet, sul principio della rappresentanza e persino della rappresentanza a pi\u00f9 gradi, Gramsci non attribuisce alcun rilievo al tema della democrazia diretta; forse, nei Quaderni \u00e8 persino assente l\u2019espressione. La cosa ben si si comprende. Se la societ\u00e0 civile \u00e8 una forma di Stato ed \u00e8 essa stessa il luogo del potere e del dominio, demandare ad essa l\u2019investitura diretta di un leader politico o di un gruppo dirigente non \u00e8 affatto sinonimo di emancipazione. Gramsci \u00e8 il pensatore marxista che fornisce gli strumenti teorici pi\u00f9 adeguati per la lotta contro il bonapartismo soft, per la lotta cio\u00e8 contro la riduzione della democraziaa investitura diretta e plebiscitaria di un leader pi\u00f9 o meno carismatico e fornito di amplissimi poteri.<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong> In conclusione<\/strong>, potremmo dire che in Marx e Engels, dopo aver giocato un ruolo fondamentale nella conquista del potere, la politica sembra poi dissolversi assieme allo Stato e al potere politico. Tanto pi\u00f9 che, oltre alle classi, allo Stato e al potere politico, <strong>dileguano anche la divisione del lavoro, le nazioni, le religioni, il mercato, ogni possibile fonte di conflitto<\/strong>. Sostanzialmente immutata rimane questa piattaforma teorica in Lenin; epper\u00f2, in contraddizione con essa, abbiamo visto il dirigente bolscevico impegnarsi nella costruzione concreta del nuovo Stato e dei suoi organismi rappresentativi. <strong>Ma \u00e8 solo con Gramsci che il messianismo comincia a cadere in crisi anche sul piano teorico<\/strong>: se risulta assai difficile o impossibile separare nettamente societ\u00e0 civile e Stato, di una straordinaria vitalit\u00e0 si rivelano gli organismi nazionali (nella cui identit\u00e0 \u00e8 spesso presente una forte componente religiosa); quanto poi al mercato, converrebbe parlare di \u00abmercato determinato\u00bb piuttosto che di mercatoin quanto tale. Assistiamo allo sforzo di conferire un corpo politico ovvero un corpo politico pi\u00f9 robusto al pensiero marxista. Emerge ora con nettezza il posto originale nell\u2019ambito del marxismo novecentesco occupato da Gramsci. Questi agisce in una situazione relativamente privilegiata. L\u2019Italia interviene pi\u00f9 tardi nel primo conflitto mondiale, e questa ha un impatto catastrofico soprattutto in Russia e in Germania, dove particolarmente elevato \u00e8 il numero delle vittime e dove alla guerra propriamente detta s\u2019intrecciano la rivoluzione e una guerra civile esplicita o latente, un radicale mutamento di regime,una crisi economica, politica e ideale di carattere epocale. Tutto ci\u00f2 favorisce la lettura in chiave apocalittica del marxismo, tanto pi\u00f9 che ad alimentarla ulteriormente \u00e8 il peso della grande intellettualit\u00e0 ebraica. La tradizione religiosa e culturale alle sue spalle per un verso stimola potentemente la ribellione contro la guerra e il massacro imperialista, per un altro verso tende a conferire a tale ribellione una valenza messianica. Il richiamo alla tradizione religiosa ebraica \u00e8 talvolta esplicito e dichiarato. E\u2019 il caso di Benjamin e, in modo pi\u00f9 sfumato e mediato, anche di altri autori. Il giovane <strong>Bloch <\/strong>viene descritto da testimoni a lui contemporanei come \u00abun nuovo filosofo ebreo\u00bb che si crede, \u00abmanifestamente, il precursore di un nuovo Messia\u00bb. E, in effetti, fa pensare pi\u00f9 ad Isaia che a Marx.<\/p>\n<p align=\"justify\">Spirito dell\u2019utopia che, nella sua prima versione, chiama la Russia sovietica e il comunismo a realizzare la \u00abtrasformazione delpotere in amore\u00bb. In Gramsci, invece, la rivoluzione comunista rappresenta certo un momento di rottura ma non \u00e8 la negazione pura e semplice del passato e l\u2019approdo ad un Novum trasfigurato dall\u2019utopia. L\u2019esperienza traumatica del macello consumatosi nel corso della prima guerra mondiale e del successivo avvento del fascismo stimola nel marxismo novecentesco un atteggiamento di liquidazione della storia della borghesia, anzi di tutta la storia passata, come un cumulo di errori e orrori. Contro tale \u00abantistoricismo\u00bb, sinonimo di \u00abmetafisica\u00bb, polemizzano i Quaderni del carcere: non ha senso liquidare \u00abil passato come \u201cirrazionale\u201d e \u201cmostruoso\u201d\u00bb riducendo cos\u00ec la storia politica e delle idee a un \u00abtrattato storico di teratologia\u00bb, a una grottesca vicenda di mostri.<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>Prendere le distanze dal messianismo e dall\u2019anarchismo e sforzarsi di conferire un corpo politico ovvero un corpo politico pi\u00f9 robusto al marxismo significa anche rompere con la lettura in chiave economicistica di questa tradizione di pensiero<\/strong>. In Italia, il lorianesimo non solo riduceva il materiale all\u2019economico, ma pretendeva di istituire una sorta di corrispondenza bi-univoca tra singolo fatto economico e singola espressione ideologica e politica. Ed \u00e8 cos\u00ec che, nel confutarli, Max Weber legge Marx ed Engels. Il grande sociologo tedesco sembra avuto una certa stima di Achille Loria. E\u2019 forse anche per questo che considera imprecisa l\u2019espressione di \u00abmaterialismo storico\u00bb e ritiene che si dovrebbe piuttosto parlare di \u00abinterpretazione economica delcorso storico\u00bb ovvero \u00abdella realt\u00e0\u00bb. In modo analogo argomentano in Germania altri grandi intellettuali, come Scheler e Sombart. Da questa tipo di lettura prende le distanze gi\u00e0 Lenin: \u00abMa dove avete \u201cletto\u201d in Marx e in Engels che essi parlassero necessariamente di materialismo economico? Quando essi definirono la loro concezione del mondo, la chiamarono semplicemente materialismo\u00bb. Epper\u00f2, sia pur con qualche riserva, il Che fare? sembra accettare \u00abla denominazione di \u201ceconomismo\u201d (alla quale non abbiamo nessuna intenzione dirinunziare poich\u00e9, in un modo o nell\u2019altro, essa ha ormai ottenuto diritto dicittadinanza)\u00bb. Se nel suo metodo di analisi concreta della situazione concreta ilrivoluzionario russo \u00e8 generalmente ben lontano dall\u2019economismo, sul piano teoricosembra rifuggire da una condanna netta e senza equivoci.<\/p>\n<p align=\"justify\">Diverso \u00e8 il caso di Gramsci, alle cui spalle agisce la lezione di Croce. Questi richiama l\u2019attenzione sul fatto che \u00able due formule\u00bb di \u00abconcezione economica della storia\u00bb e di \u00abmaterialismo storico\u00bb non sono \u00absinonimiche\u00bb. Dopo aver fatto risalire a <strong>Loria<\/strong> la stessa espressione di \u00abeconomismo storico\u00bb (caratterizzato come un insieme di\u00abconcezioni pi\u00f9 o meno sgangherate\u00bb), i Quaderni del carcere sottolineano: \u00abAvviene spesso che si combatta l\u2019economismo storico, credendo di combattere il materialismo storico\u00bb. Ma Gramsci procede oltre. Non solo distingue nettamente la visione del processo storico propria di Marx e Engels dalle sue interpretazioni o contraffazioni in chiave economicistica, ma, sia pur timidamente, critica i residui di economicismo e meccanicismo presenti in quella stessa visione. Nei testi dei due fondatori del materialismo storico \u00e8 possibile sorprendere due diverse e contrastanti versioni della teoria della rivoluzione, anche se il punto di partenza \u00e8 pur sempre costituito dall&#8217;acutizzarsi della contraddizione tra forze produttive e rapporti di produzione. Grevemente meccanicistica \u00e8 la versione consegnata alla celeberrima pagina del Capitale che vede la rivoluzione socialista come conseguenza immediata e automatica del compiersi del processo di accumulazione capitalistica che avanza implacabilmente espropriando i piccoli produttori sino al momento in cui \u00absuona l\u2019ultima ora dellapropriet\u00e0 privata capitalistica\u00bb e \u00abgli espropriatori vengono espropriati\u00bb. La politica, le peculiarit\u00e0 nazionali, i fattori ideologici, la stessa coscienza rivoluzionaria, tutto ci\u00f2 sembra non giocare alcun ruolo, ed \u00e8 chiaro che tale teoria \u00e8 inservibile per spiegare una qualsiasi rivoluzione concretamente determinata. Al contrario, il Manifesto del partito comunista prevede la possibilit\u00e0 di una rivoluzione socialista in un paese come la Germania che, sul piano dello sviluppo capitalistico \u00e8 ancora piuttosto arretrato rispetto all&#8217;Inghilterra e che, per quanto riguarda l&#8217;assetto propriamente politico, \u00e8 al di qua della rivoluzione borghese. In Gramsci non c\u2019\u00e8 traccia della prima versione, quella economicistica, della rivoluzione. Questa scaturisce da una molteplicit\u00e0 e un intreccio di contraddizioni diverse. Per usare il linguaggio di Althusser, potremmo dire che la rottura rivoluzionaria \u00e8 per definizione sovradeterminata: essa presenta un\u2019ineludibile dimensione nazionale, e dunque si colloca in un contesto storico e culturale determinato e con caratteristiche peculiari. Considerazioni analoghe potrebbero ovviamente essere fatte valere anche per Lenin, ma \u00e8 solo Gramsci a spingersi sino alla critica di Marx e Engels. Il celebre articolo che saluta la rivoluzione d\u2019Ottobre scoppiata \u00abcontro Il capitale\u00bb (positivisticamente interpretato dalla Seconda Internazionale) sottolinea che da \u00abincrostazioni positivistiche e naturalistiche\u00bb (ed economicistiche) non sono immuni neppure nei fondatori del materialismo storico. E\u2019 in questo contesto che va collocata l\u2019attenzione tutta particolare rivolta al tema dell\u2019egemonia. Per comprendere adeguatamente questo punto, non ci si pu\u00f2 limitare alla dicotomia egemonia\/dittatura ovvero consenso\/coercizione. Gramsci sottolinea ripetutamente che ogni Stato comporta entrambi i momenti, anche se il secondo, ne ipaesi di consolidata tradizione liberale, diviene evidente soprattutto in situazioni di crisi acuta; peraltro, questi due momenti sono presenti all\u2019interno della stessa societ\u00e0 civile. Se anche progetta un ordinamento in cui sia ridotto al minimo il momento della coercizione, il teorico dell\u2019egemonia non \u00e8 il profeta disarmato o l\u2019anima bella che evade dal terreno delle contraddizioni reali. Il tema dell\u2019egemonia istituisce in primo luogo una polemica contro ogni visione meccanicistica ed economicistica della storia,del processo rivoluzionario e dello stesso processo di formazione della coscienza rivoluzionaria. Il Manifesto del partito comunista insiste sul fatto che l\u2019organizzazione del proletariato in classe \u00e8 continuamente rimessa in discussione dalla concorrenza economica che il capitale suscita tra i membri della classe operaia. Senza ignorare questo aspetto, Gramsci richiama l\u2019attenzione sugli aspetti politici e persino morali del passaggio dalla classe in s\u00e9 alla classe per s\u00e9. Per conquistare autonoma soggettivit\u00e0 politica, le classi subalterne devono saper realizzare una \u00abriforma intellettuale e morale\u00bb, devono riuscire a distaccarsi dall\u2019arroccamento corporativo e saper procedere ad una \u00abcatarsi\u00bb culturale e politica (emergono qui una problematica e una terminologia che rompono definitivamente con l\u2019interpretazione in chiave economicistica del materialismo storico):<\/p>\n<p align=\"justify\">\u00ab<em>Il metallurgico, il falegname, l\u2019edile, ecc. devono non solo pensare come proletari e non pi\u00f9 come metallurgico, falegname, edile, ecc., ma devono fare ancora un passo avanti; devono pensare come operai membri di una classe che tende a dirigere i contadini e gli intellettuali, di una classe che pu\u00f2 vincere e pu\u00f2 costruire il socialismo solo se aiutata e seguita dalla grande maggioranza di questi strati sociali. Se non si ottiene ci\u00f2, il proletariato non diventa classe dirigente<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>Tutta una tradizione di pensiero, liberale o reazionaria, pretende di individuare nell\u2019invidia o nel ressentiment la molla del socialismo<\/strong>: cos\u00ec <strong>Nietzsche<\/strong> e cos\u00ec in Italia, per fare solo un esempio, <strong>Pareto<\/strong>. La riflessione di Gramsci in carcere si sviluppa mentre in Germania il nazismo attizza il risentimento e l\u2019invidia degli strati popolari pi\u00f9 arretrati nei confronti degli intellettuali soprattutto rivoluzionari e incanala contro gli ebrei la frustrazione delle masse impoverite dalla guerra e dalla crisi economica. Contrariamente al luogo comune della tradizione di pensiero liberale o reazionaria, il ressentiment si rivela uno strumento della reazione per deviare su falsi bersagli la protesta sociale, per frantumare le classi subalterne in innumerevoli rivoli corporativi e spezzare e liquidare il movimento operaio e comunista. Alla luce di tutto ci\u00f2, acquista particolare rilievo la riflessione dei Quaderni che, significativamente, individuano nel \u00abmomento \u201ccatartico\u201d [&#8230;] il punto di partenza per tutta la filosofia della prassi\u00bb.<\/p>\n<p align=\"justify\">Con Gramsci siamo in presenza di un autore e di un dirigente politico che ha vissuto la tragedia della sconfitta del movimento operaio e della vittoria del fascismo e, proprio per questo, \u00e8 stato costretto a rompere con le speranze di rapida e definitiva palingenesi rivoluzionaria, per approfondire invece l\u2019analisi del carattere complesso e contraddittorio del processo di trasformazione politica e sociale. Per quanto riguarda la Francia, il ciclo della rivoluzione borghese abbraccia un periodo che va dal 1789 al 1871; il passaggio dal capitalismo alla \u00absociet\u00e0 regolata\u00bb, cio\u00e8 al comunismo, \u00abdurer\u00e0 probabilmente dei secoli\u00bb. Tale approccio teorico non pu\u00f2 non risultare particolarmente stimolante e fecondo in un momento storico come quello attuale, in cui il movimento di emancipazione delle classi e dei popoli in condizione subalterna \u00e8 costretto a registrare una nuova e disastrosa sconfitta. Non si tratta di un motivo consolatorio.<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>Ricapitoliamo<\/strong> il cammino sin qui percorso. Gramsci richiama l\u2019attenzione sulle ampie possibilit\u00e0 che si offrono alla classe dominante di decapitare politicamente e ideologicamente le classi subalterne; con la sua fenomenologia del potere individua il luogo del dominio non solo nello Stato politico propriamente dettoma nella stessa societ\u00e0 civile; insiste sulla dimensione non solo economica e politica,ma anche ideologica e persino morale del processo di formazione della coscienza rivoluzionaria. Per tutte queste ragioni, Gramsci non solo \u00e8 assai lontano da ogni teoria del crollo ma sviluppa una visione della storia basata sulla complessit\u00e0 del processo di trasformazione, sui tempi lunghi del passaggio dall\u2019antico regime all\u2019\u00abordine nuovo\u00bb. Questo stesso \u00abordine nuovo\u00bb comincia ad essere pensato con un approccio pi\u00f9 realistico rispetto alla tradizione che prende le mosse da Marx. Questi, nella Miseria della filosofia, rimprovera agli economisti borghesi di essere attaccati ad una visione per cui \u00abc&#8217;\u00e8 stata storia, ma ormai non ce n&#8217;\u00e8 pi\u00f9\u00bb. Paradossalmente, tale visione ha finito con l\u2019essere ereditata dal \u00absocialismo reale\u00bb; dopo il brusco risveglio ai suoi ideologi imposto dalla storia, la parola d\u2019ordine della \u00abfine della storia\u00bb \u00e8 ritornata agli apologeti della societ\u00e0 borghese. Criticare quest\u2019ultima, confutare gli ingenui ideologi della sua eternit\u00e0 e intranscendibilit\u00e0 non significa riprendere acriticamente,come se nulla fosse successo, utopie astratte. Heri dicebamus: questo pu\u00f2 essere l\u2019atteggiamento degli idealisti pronti a ridurre la concreta vicenda storica ad una sorta parentesi che pu\u00f2 essere tranquillamente ignorata, non gi\u00e0 di coloro che fanno professione di materialismo storico. Con la sua, sia pur timida, presa di distanza da ogni visione anarchica e pi\u00f9 o meno apocalittica della trasformazione politico-sociale, Gramsci ha indicato una via che dev\u2019essere ancora percorsa sino in fondo: pensare un incisivo progetto di emancipazione che non pretenda di essere la fine della storia. Si tratta di prendere congedo da utopie astratte, spiegando al tempo stesso le ragioni storiche del loro emergere. Possiamo qui far tesoro di un\u2019indicazione di Engels, il quale, nel fare il bilancio della rivoluzione inglese e francese, osserva: \u00abAffinch\u00e9 potessero venire assicurate almeno quelle conquiste della borghesia che erano mature e pronte adessere mietute, era necessario che la rivoluzione oltrepassasse il suo scopo [&#8230;] Sembra che questa sia una delle leggi dell\u2019evoluzione della societ\u00e0 borghese\u00bb. Non c\u2019\u00e8 motivo per sottrarre alla metodologia materialistica elaborata da Marx e Engels il movimento storico reale e la rivoluzione che a loro si sono ispirati. In fondo, ogni rivoluzione tende a presentarsi come l\u2019ultima, anzi come la soluzione di ogni contraddizione e quindi come la fine della storia.<\/p>\n<p align=\"justify\">L\u2019incisivo progetto di emancipazione che non pretenda di essere la fine della storia e di ogni conflitto dev\u2019essere pensato in una situazione radicalmente diversa rispetto al passato, il quale tuttavia non pu\u00f2 essere sommariamente liquidato. Nonostante gli orrori della prima guerra mondiale e del fascismo, abbiamo visto i Quaderni del carcere rifiutarsi di leggere la storia moderna come un trattato di \u00abteratologia\u00bb; non c&#8217;\u00e8 motivo di leggere in questo modo la storia del \u00absocialismo reale\u00bb, nonostante gli errori, le colossali mistificazioni e gli orrori che l&#8217;attraversano. L&#8217;autore che ha chiamato il movimento operaio e comunista ad ereditare i punti alti della rivoluzione francese pu\u00f2 ben essere d&#8217;aiuto oggi a comprendere il problema dell&#8217;eredit\u00e0 anche per quanto riguarda la rivoluzione d&#8217;Ottobre&#8221;.<\/p>\n<p align=\"justify\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Estratto da Domenico Losurdo, Con Gramsci oltre Marx e oltre Gramsci, in \u00abCritica Marxista\u00bb, n. 5-6, 1997, pp. 56-66; ora in Giorgio Baratta &#8211; Guido Liguori (eds.), Gramsci da un secolo all\u2019altro, Editori Riuniti, Roma, 1999, pp. 95-112. &#8220;Perch\u00e9, nonostante &hellip; <a href=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/?p=1407\">Continua a leggere<span class=\"meta-nav\">&rarr;<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[6,7],"tags":[],"class_list":["post-1407","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-filosofi","category-filosofiapolitica"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.6 - 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