{"id":1242,"date":"2012-01-12T13:16:35","date_gmt":"2012-01-12T13:16:35","guid":{"rendered":"http:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/?p=1242"},"modified":"2012-03-05T12:09:50","modified_gmt":"2012-03-05T12:09:50","slug":"la-governance-delle-emergenze-rischio-crisi-e-deroghe-il-lessico-dei-nuovi-assolutismi-democratici","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/?p=1242","title":{"rendered":"La filosofia del rischio e dell&#8217; emergenza. Il lessico dei nuovi assolutismi democratici"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/01\/repubblica-monarchia.gif\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/01\/repubblica-monarchia.gif\" alt=\"\" title=\"repubblica-monarchia\" width=\"379\" height=\"243\" class=\"aligncenter size-full wp-image-1245\" srcset=\"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/01\/repubblica-monarchia.gif 379w, https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/01\/repubblica-monarchia-300x192.gif 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 379px) 100vw, 379px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><em>Il principio della deroga \u00e8 da anni che esiste, sai chi lo ha inventato? La Malavita. Quando lo Stato deroga alla Legge non fa altro che copiare quello che fa la Camorra, perch\u00e9 la Camorra tutti i giorni deroga alla Legge. Fra la Camorra e lo Stato, c\u2019\u00e8 una sola differenza qui in Campania, che lo Stato per derogare fa un documento di carta mentre la Camorra se lo comunica a voce <\/em>(Andrea)<\/p>\n<p align=\"justify\">\n<p align=\"justify\">Spesso si citano,  per spiegare cosa sia la <strong>Shock Economy <\/strong>ed il capitalismo-governance dei disastri, libri e filosofi, intellettuali e sociologi. Il senso della Shock Economy, il senso del capitalismo emergenziale e del sistema che spesso viene messo in atto nelle nuove emergenze italiane e mondiali lo ha raccontato uno sconosciuto Andrea, un (mediaticamente) anonimo membro del comitato antidiscarica di Terzigno, intervistato da Annozero(<strong>1<\/strong>). Come vedremo, quello dell\u2019emergenza, del rischio, \u00e8 un problema che la filosofia politica sta affrontando sempre con pi\u00f9 attenzione: solo per fare un nome fra i tanti, <strong>Ulrich Beck <\/strong>sta sviscerando da anni il rapporto fra libert\u00e0, biopolitica e rischio, o meglio, percezione del rischio. Un rischio che oramai entra nel corpo e lo struttura dall\u2019interno. Qualcosa di pi\u00f9 pervasivo  della stessa  \u201cpaura\u201d hobbesiana. Sulla stessa lunghezza d\u2019onda, i sociologhi-filosofi <strong>Anthony Giddens<\/strong>, <strong>Robert Castel <\/strong>e <strong>Zygmunt Bauman<\/strong>. Ma basterebbe anche pensare ai filosofi italiani <strong>Giorgio Agamben <\/strong>ed <strong>Ottavio Marzocca<\/strong>. Ogni rischio ha una salvezza. E la nuova salvezza secolarizzata la si ritrova proiettata nei nuovi super eroi dai poteri assoluti (e illiberali), nei leader carismatici di weberiana memoria.<\/p>\n<p align=\"justify\">\n<p><!--more--><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>Emergenza rifiuti <\/strong>ed <strong>emergenza terremoto <\/strong>sono solo due esempi paradigmatici italiani. L&#8217;opinione pubblica non ha mai realmente avuto i mezzi per farsi una idea della situazione campania, dopo che per anni i media allineati, compreso l&#8217;ufficio stampa della Protezione Civile in tipico stile aziendalistico, hanno \u201curlato\u201d ininterrottamente che la crisi dei  rifiuti in Campania fosse definitivamente e miracolosamente risolta. Niente di pi\u00f9 sbagliato, niente di pi\u00f9 antidemocratico, niente di pi\u00f9 lontano dall&#8217;offrire un servizio al cittadino. Nel terremoto dell&#8217;Aquila le cose sono andate esattamente in questa direzione, avvallate da un sistema poco trasparente, antidemocratico e perennemente emergenziale (anche dopo un anno dal disastro) che, in deroga alle leggi vigenti, soprattutto in deroga alla Costituzione, ha controllato, manipolato e filtrato la comunicazione interna ed esterna e coordinato gli interventi sul territorio.  Col il <strong>piano CASE <\/strong>si \u00e8 sostituita, in campo progettuale e decisionale, alle istituzioni locali ed ai comitati dei cittadini, dilapidando preziose risorse da investire nella ricostruzione vera e propria del territorio. Il tutto, distribuendo appalti in maniera sospetta, spesso nepotista, comunque slegata dalle normali regole pubbliche (la magistratura sta tutt&#8217;ora ancora accertando gli illeciti della \u201ccricca\u201d), nonch\u00e9 sperperando, senza nessun rendiconto fiscale iniziale, milioni di euro dei cittadini, ad un prezzo superiore al mercato. Tutto in nome di un principio: <strong>l&#8217;Emergenza<\/strong>. Abusando della situazione emergenziale (pi\u00f9 che indispensabile nelle prime dinamiche di una catastrofe come il terremoto), la si \u00e8 fatta diventare strumento per imporre decisioni \u201ca lungo termine\u201d sul territorio, e si \u00e8 manipolata la comunicazione facendo della Protezione Civile un&#8217;appendice dell&#8217;Ufficio Stampa del governo.<\/p>\n<p align=\"justify\">\n<p align=\"justify\">Dall\u2019attuale \u201cemergenza\u201d della crisi economica, pretesto per ogni intervento non democratico su un territorio, dalla ristrutturazione emergenziale <strong>dell\u2019Argentina nel 2001<\/strong>, dallo  <strong>tsunami del sud-est asiatico<\/strong>, passando per <strong>Haiti<\/strong>, fino ai casi italiani qui citati del terremoto in Abruzzo e dell\u2019emergenza rifiuti in Campania, vi si legge una regola sottesa, quella delineata da <strong>Naomi Klein<\/strong>(<strong>2<\/strong>). L\u2019emergenza (come direbbe l\u2019ex leader maximo della protezione civile, Bertolaso: \u201c<em>Abbiamo messo alcuni paletti fondamentali e abbiamo risolto l\u2019annosa vicenda di chi comanda: in campo di protezione civile bisogna sapere sempre chi \u00e8 il capo, non ci pu\u00f2 essere democrazia in emergenza\u2026 Perch\u00e9 noi in Italia siamo sempre in emergenza<\/em>\u201d<strong>3<\/strong>) diventa, proprio a causa dell&#8217;abuso e dell\u2019estensione di un tale concetto giuridico, una chiave per strutturare in maniera totalmente nuova il territorio da parte della governance vigente (ma anche da parte di settori della societ\u00e0 che non hanno teoricamente poteri governativi, come le imprese private o le organizzazioni criminali), spesso una governance di emergenza ma che tende a riconfermarsi, con gli stessi uomini, nel tempo e nei luoghi di emergenza. <strong>Commissari straordinari, commissari delegati, nuovi governatori, sindaci sceriffo, ordinanze, ordinanze di emergenza, decreti legge (in aumento esponenziale), esautoramento del potere del Parlamento, tutte queste sono le nuove chiavi (e sono un vero e proprio nuovo lessico)<\/strong> per andare in deroga alle leggi, per accaparrarsi e distribuire appalti, per ricreare ad hoc un nuovo tessuto sociale (spesso, proprio a causa di una crisi, in disfacimento, e proprio per questo pi\u00f9 vulnerabile) e conquistare nuovi mercati sostituendosi ai vecchi, creare con la forza dell&#8217;autorit\u00e0 nuovi equilibri, o meglio, squilibri. <strong>Emergenza traffico<\/strong>, e via alla costruzione, in deroga, di mostruosi parcheggi a Milano; <strong>emergenza energia  <\/strong>e perch\u00e9 no, torniamo al nucleare bypassando la volont\u00e0 referendaria. <strong>Emergenza lavoro<\/strong>: il modello emergenziale della Fiat sui contratti, da essere un\u2019eccezione (il <strong>modello \u201cPomigliano<\/strong>\u201d), viene esportato e diventa la norma. <strong>Emergenza immigrazione<\/strong>, <strong>emergenza Rom<\/strong>, sembra che ogni vissuto sociale venga costruito in maniera emergenziale, solo per poter intervenire in maniera pi\u00f9 incisiva e drasticamente illiberale. <strong>L\u2019ultima grande crisi \u00e8 quella economica<\/strong>. Ed infatti, ultimamente c\u2019\u00e8 stato un salto di qualit\u00e0: ora, anche il governo italiano \u00e8 un \u201c<strong>governo d\u2019emergenza<\/strong>\u201d, con Mario Monti, premier non eletto, che possiede anche il ministero dell\u2019economia. Paradossalmente, all\u2019italiano non resta che sperare che almeno la monarchia assoluta sia illuminista, ed illuminata. <\/p>\n<p align=\"justify\">\n<p align=\"justify\">Il nuovo vero grande potere assoluto oggi sembra essere quello di dichiarare un\u2019emergenza. La vera domanda \u00e8: chi dichiara le emergenze? Quando poi l&#8217;emergenza \u00e8 conclamata ed evidente, come lo \u00e8 stata all\u2019Aquila, vi si risponde con autoritarismo e con ogni strumento  atto ad eliminare dissensi e concertazione democratica nel risolvere i problemi. Il tutto, naturalmente, gestendo una comunicazione che giornalisti come <strong>Alberto Puliafito<\/strong>, <strong>Piero Messina <\/strong>e <strong>Manuele Bonaccorsi <\/strong>hanno definito \u201cdi guerra\u201d, paragonandola alla comunicazione che esiste nei campi profughi palestinesi. A febbraio 2010 si \u00e8 evitato, per lo scandalo delle indagini sugli appalti della Protezione Civile, la sua trasformazione in Spa. Con la nuova gestione di <strong>Franco Gabrielli <\/strong>le cose sembrano stiano andando meglio. Ma il caso particolare \u201cProtezione Civile\u201d sembra essere solo la punta dell\u2019iceberg di una nuova governance non solo italiana, ma globale.<\/p>\n<p align=\"justify\">\n<p align=\"justify\">Costituzione ed emergenza non vanno d\u2019accordo, questo i padri costituenti lo sapevano bene, e proprio per questo la parola \u201cemergenza\u201d non compare nella Costituzione. Storicamente, anche i Romani la temevano, ed il <em>dictator<\/em> (nato, tanto per cambiare, per rispondere alla emergenza della guerra) era visto sempre con sospetto, con timore repubblicano. Silla, nella crisi istituzionale contro Mario, si proclam\u00f2 <em>dictator legibus scribundis et rei publicae costituenda<\/em>, salvo che Silla, a differenza dell\u2019attuale governatore della Lombardia, dopo pochi anni di \u201cpotere assoluto emergenziale(<strong>4<\/strong>)\u201d  si ritir\u00f2 a vita privata. Dalla lezione della storia, il filosofo tedesco <strong>Carl Schmitt <\/strong>ha detto esplicitamente: \u201c<em>Sovrano \u00e8 colui che decreta lo stato di emergenza<\/em>\u201d(<strong>5<\/strong>), proprio perch\u00e9 in uno stato d\u2019eccezione si \u00e8 liberi di fare ci\u00f2 che si vuole, soprattutto quando l&#8217;eccezione al diritto diventa una costante dell&#8217;agire politico. <strong>Ottavio Marzocca<\/strong>, un acuto studioso italiano di <strong>Foucault<\/strong>, chiama significativamente il continuo ricorso all\u2019emergenza \u201c<em>governo del day after<\/em>\u201d (in AA. VV., <em>Governare l&#8217;ambiente? La crisi ecologica tra poteri, saperi e conflitti<\/em>, a cura di O. Marzocca, Mimesis). Proprio in questa direzione va lo studio del filosofo italiano <strong>Giorgio Agamben<\/strong>, <em>Lo stato di eccezione<\/em>, un libro letteralmente immenso per i tanti spunti di riflessioni che offre. E mentre i filosofi scrivono ed i giornalisti fanno le loro inchieste (i pochi non allineati), i governi del fare propagandano in maniera martellante la lentezza della macchina burocratica, e con questa scusa trasformano ideologicamente il reale, costruiscono delle <strong>Guantanamo del diritto <\/strong>dove ogni cosa \u00e8 permessa. Il tutto usando uno strumento che dovrebbe essere straordinario, emergenziale, ma che sta diventando una costante della nuova governance bipartisan italiana, il <strong>commissario straordinario<\/strong>.<\/p>\n<p align=\"justify\">\n<p align=\"justify\">Nell\u2019era dei tagli, della crisi e degli sprechi amministrativi, la giornalista <strong>Milena Gabanelli<\/strong>(<strong>6<\/strong>) ha chiesto alla Corte dei Conti quanti siano i commissari in Italia, senza avere risposte precise. Si dovrebbe essere nell&#8217;ordine di circa <strong>diecimila commissari unici<\/strong>, ma la cifra \u00e8 solo probabile, visto che neanche la Corte dei Conti \u00e8 autorizzata a monitorare le loro spese e, in ragione di ci\u00f2, non esiste un vero censimento di questo fenomeno, n\u00e9 dei loro sprechi. L&#8217;emergenza, dunque, da essere un accadimento limitato, diventa la consuetudine. In nome dell&#8217;emergenza, tutto \u00e8 secondario, pure il diritto. Questo nuovo potere assoluto neoliberale si configura prepotentemente come una reale catastrofe per le istituzioni democratiche. Da strumento limitato, nel tempo e nella casistica, il Commissario \u00e8  diventato la regola, la prassi. Un metodo grazie al quale intervenire biopoliticamente, direttamente e senza mediazioni istituzionali e contrattuali, sul territorio, grazie al quale inserirsi nella vita, nei corpi delle persone  che spesso, come nel caso dell&#8217;Aquila, hanno subito vere catastrofi, vere emergenze. Un simile strumento con l&#8217;abuso diventa illiberale e distruttivo, \u00e8 potenzialmente in linea con l&#8217;idea del premierato forte voluta da diversi gruppi politici, del resto bipartisan. Un ulteriore esempio: l&#8217;ordinanza governativa n. 3275 del 28 marzo 2003 stabiliva la creazione di un mostro illiberale, legibus solutus come il re Sole. Guido Bertolaso, nominato \u201c<em>commissario delegato per l&#8217;attuale crisi internazionale<\/em>\u201d diventava lo strumento per amministrare una sorta di azienda nelle mani del Capo del Governo, che dal canto suo \u00e8 libero di proclamare \u201cgrandi eventi\u201d(<strong>7<\/strong>) e trattarli alla maniera di una emergenza-terremoto aquilana. Guido Bertolaso (ei fu), gi\u00e0 commissario straordinario di altre  sei presunte emergenze (compresa l&#8217;area archeologica romana) assumeva cos\u00ec una pericolosa concentrazione di poteri per intervenire sul territorio in maniera autoritaria, depenalizzata e defiscalizzata, antidemocratica e slegata dalle istituzioni, divendo lo strumento e il diretto interessato di azioni che poco hanno a che fare con la democrazia, la trasparenza e la partecipazione pubblica. Faremo lezione, per il futuro, della pericolosit\u00e0 di una tale concentrazione di poteri? Leggendo il presente, sembra di no. Anche perch\u00e9 lo spazio decisionale si riduce sempre di pi\u00f9 e le democrazie sembrano , ora pi\u00f9 che mai, dei contenitori vuoti, svuotati dai leader forti, sempre pi\u00f9 carismatici, sempre pi\u00f9 assoluti.<\/p>\n<p align=\"justify\">\n<p><strong>NOTE<\/strong><br \/>\n<strong>1<\/strong> Puntata del 30 Settembre 2010<br \/>\n<strong>2<\/strong> Cfr. con il suo concetto di <strong>Shock Economy<\/strong>, o <strong>Shock Doctrine<\/strong><br \/>\n<strong>3<\/strong> Pizzi A. (2006), <em>Quando la terra trema<\/em>, Milano, Edizioni il Sole 24 Ore, pp. 74-75<br \/>\n<strong>4<\/strong> Sul nuovo e neoliberale \u201cpotere assoluto\u201d, per quanto riguarda Bertolaso, questo articolo seguir\u00e0 molto l\u2019inchiesta di Bonaccorsi in <em>Potere assoluto, la Protezione civile al tempo di Bertolaso<\/em><br \/>\n<strong>5<\/strong> Sono le prime parole della sua opera <em>Politische Theologie <\/em>(1922)<br \/>\n<strong>6<\/strong> Report, puntata \u201cPerch\u00e9&#8230; I commissari?\u201d Del 22 Maggio 2005  <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il principio della deroga \u00e8 da anni che esiste, sai chi lo ha inventato? La Malavita. 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