{"id":1055,"date":"2011-11-27T20:01:58","date_gmt":"2011-11-27T20:01:58","guid":{"rendered":"http:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/?p=1055"},"modified":"2012-01-13T17:16:12","modified_gmt":"2012-01-13T17:16:12","slug":"in-balia-di-una-sorte-avversa-di-b-s-johnson-per-una-strana-recensione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.filosofiprecari.it\/wordpress\/?p=1055","title":{"rendered":"&#8220;In balia di una sorte avversa&#8221;, di B. S. Johnson. Per una &#8220;strana&#8221; recensione&#8230;"},"content":{"rendered":"<div style=\"width: 478px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"\" src=\"http:\/\/upload.wikimedia.org\/wikipedia\/commons\/5\/5b\/Caspar_David_Friedrich_032.jpg\" width=\"468\" height=\"599\" \/><p class=\"wp-caption-text\">&quot;Viandante su mare di nebbia&quot;, Caspar David Friedrich<\/p><\/div>\n<p align=\"justify\">Se compri il libro di B. S. Johnson tramite il prossimo link hai uno sconto significativo: <a href=\"http:\/\/www.amazon.it\/gp\/product\/8817052450\/ref=as_li_tf_tl?ie=UTF8&#038;tag=filosofipreca-21&#038;linkCode=as2&#038;camp=3370&#038;creative=23322&#038;creativeASIN=8817052450\">In balia di una sorte avversa (Narrativa)<\/a><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.assoc-amazon.it\/e\/ir?t=filosofipreca-21&#038;l=as2&#038;o=29&#038;a=8817052450\" width=\"1\" height=\"1\" border=\"0\" alt=\"\" style=\"border:none !important; margin:0px !important;\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\">\n&#8212; &#8212;<\/p>\n<p align=\"justify\">Una bella serata di fine Novembre. Bella per essere una serata di fine Novembre, in Citt\u00e0. La temperatura non \u00e8 ancora precipitata e si riesce ad avere le mani scoperte senza il pericolo che la pelle si rompa in cento stigmate laiche. Il cielo \u00e8 ancora tagliato da una o due nuvole che, durante il mattino, hanno lasciato cadere qualche goccia di pioggia. E&#8217; un chiaroscuro affascinante tra l&#8217;oscurit\u00e0 della notte, illuminata timidamente dalle luci gialle di periferia, e le differenti tonalit\u00e0 di grigio che caricano le nuvole. Il vialetto che porta alla fermata del bus \u00e8 ricoperto di foglie ingiallite che si mischiano al terriccio bagnato. Cerco un guado sicuro mentre sistemo l&#8217;auricolare ed alzo il colletto della mia giacca marrone. Cercando di non cadere su quell&#8217;intingolo di foglie e terra, le mando un messaggio. Far\u00f2 qualche minuto di ritardo. La fermata del bus ha il solito aspetto tranquillo. La Chiesa l\u00ec davanti sovrasta una piccola Edicola verde. Accanto c&#8217;\u00e8 la segnaletica, la mia segnaletica. Un divieto di sosta. Un appoggio su cui sostare, aspettando di vedere pi\u00f9 avanti il mio bus. Una canzone finisce e ne comincia un&#8217;altra. Cos\u00ec per altre due o tre volte. Io mi spingo in avanti per cercare di avere una visuale migliore, come se la vista avesse il potere di far accadere le cose. Come se il destino si sentisse spiato e potesse cedere ai miei bisogni. Faccio un giro intorno a me stesso e ritorno a posare la schiena sulla segnaletica. Intano finisce un&#8217;altra canzone ed un&#8217;altra ancora comincia. Decido di prendere dalla mia borsa nera il libro che sto leggendo. Acquistato qualche giorno prima su consiglio di una brava banditrice letteraria. <strong>B. S. Johnson<\/strong>, &#8220;<strong><a href=\"http:\/\/www.ibs.it\/code\/9788817052450\/johnson-b-s\/in-balia-di-una.html\">In bal\u00eca di una sorte avversa<\/a><\/strong>&#8220;. Prefazione di <strong>Jonathan Coe<\/strong>. Di Jonathan Coe non ho letto molto e ricordo a stento qualche titolo, per\u00f2 quel poco che ho letto mi \u00e8 piaciuto. Un tipo di cui ci si pu\u00f2 fidare. Perch\u00e8 con i libri, ormai, \u00e8 come con le persone. Costano troppo ed \u00e8 meglio andare sul sicuro. Meglio non rischiare. L&#8217;autore del libro non lo conosco per niente. Ma questa lettura, questo <strong>B. S. Johnson<\/strong>, mi provoca ad affrontare un&#8217;esperienza nuova. Mi piacciono le provocazioni. E&#8217; come uno sbirro che ti fissa per farti reagire e tu devi essere cos\u00ec bravo da non rispondere. Mi piace rispondere alla provocazioni, o non rispondere. A seconda della provocazione. Ad ogni modo questa provocazione si presenta come un cofanetto che contiene 27 sezioni non rilegate. Un libro fatto razionalmente a brandelli e dato in pasto al lettore che, seguendo una indicazione di massima, pu\u00f2 leggere e creare altro dopo aver letto. Non \u00e8 la solita banalit\u00e0 della conclusione &#8220;a scelta&#8221; di chi legge. Che idiozia. Le conclusioni sono come la coda di un topo. Troppo lunghe. Troppo insignificanti. Quello che conta \u00e8 il corpo. La possibilit\u00e0 di modificare la composizione degli organi. Mettere un rene dove Dio ha visto un pene. Sbeffeggiare in questo modo la santit\u00e0 dell&#8217;opera d&#8217;Arte. Che bella provocazione. Mi mancano poche sezioni. Quattro, o forse tre. Comincio a leggere, ma prima mi guardo intorno provocando il destino. Il numero, il mio numero, non si vede ancora. Ma c&#8217;\u00e8 una ragazza. Comincia un&#8217;altra canzone. Comincia un&#8217;altra sezione.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p align=\"justify\">Mi spingo in avanti, ancora una volta. Mi guardo intorno. C&#8217;\u00e8 sempre la stessa ragazza. Anche lei ha l&#8217;auricolare e muove la testa al ritmo di chiss\u00e0 quale musica &#8220;pop&#8221;. Capelli ondulati, forse castani, cadono su un cappotto scuro che l&#8217;avvolge completamente fino a mezza gamba. Mezzo stivale, per essere pignoli. Nero. Lancio lo sguardo verso il mio bus fantasma. Non c&#8217;\u00e8 niente. Ancora. Allargo le braccia e forse dico qualcosa. Casualmente, senza pensarci troppo. Mi volto verso la ragazza e mi accorgo che mi sta guardando e muove le labbra anche lei. Rimango qualche secondo interdetto. Ma che vorr\u00e0 mai. Mi avr\u00e0 detto qualcosa. Io scuoto il capo in maniera indignata, per condividere la sua rabbia. Sicuramente si sar\u00e0 lamentata dei tempi del bus. Faceva segno &#8220;due&#8221; con le dita. Proiettandolo due o tre volte prima verso di me e poi verso di lei. Ondeggiando. Quasi a voler sottolineare quelle dita. Non credo volesse andare al bagno, oppure fosse un giovane lupetto. Nello scoutismo il &#8220;due&#8221; \u00e8 un segno sacro. Sono le orecchie del lupo che devono essere tese per ascoltare. In silenzio. Basta alzare due dita per mettere in riga una mandria di adolescenti scatenati. Divertente questa confusione simbolica. Ma credo che la ragazza si riferisse ai due bus che andavano nella direzione opposta e per i quali non ci fosse stato ancora nessun ricambio. Finisce l&#8217;ennesima canzone, forse la sesta. Ormai rendiconto il tempo che passa moltiplicandolo per una media di quattro minuti per ogni canzone. Dovevano essere passati circa 24 minuti. Le mando un altro messaggio. Perdonami, sono stato uno sciocco. Invece di prendere la metro sto aspettando questo stupido bus. E non chiedermi di rinunciarci, proprio ora, dopo circa 24 minuti. Perch\u00e8 sarebbe una sconfitta. Il bus deve passare a prendermi. Ma forse \u00e8 solo una scusa per continuare a leggere. Perch\u00e8 questa provocazione, con l&#8217;andare delle sezioni, ha cominciato a coinvolgermi davvero. A met\u00e0 dell&#8217;ottava canzone vedo quel numero avvicinarsi. E&#8217; il mio bus. Guardo la ragazza che mi sorride. E&#8217; finita.<\/p>\n<p align=\"justify\">Lei mi aspetta ormai da un pezzo. Ha i nostri dolci in mano, impachettati come si deve. Non \u00e8 arrabbiata. Anzi, mi accoglie con un sorriso. Ha gi\u00e0 preso il caff\u00e8. Non si arrabbia quasi mai con me. E&#8217; capitato solo una volta, ma \u00e8 durata pochi secondi. Niente. Troppo poco. Io mi arrabbierei spesso con me stesso. Per\u00f2 non ci vediamo da un po&#8217; di tempo e la gioia di stare insieme vale di pi\u00f9. Ma forse me ne convinco solo per trovare una giustificazione. Poco importa. Prendiamo la metro, finalmente. Arriviamo al capolinea. Poi un altro bus. Questa volta non mi faccio accompagnare dalle canzoni, o dalle sezioni. C&#8217;\u00e8 lei. C&#8217;\u00e8 la sua storia. Andiamo verso i margini della Citt\u00e0, da una periferia all&#8217;altra passando per il centro. L&#8217;attraversamento ci permette di parlare, di aggiornarci. Di confrontarci. Gli argomenti sono sempre gli stessi eppure sempre diversi. Perch\u00e8 c&#8217;\u00e8 sempre qualcosa da raccontare. Lui ha organizzato questa cena per avere l&#8217;occasione di rivederci tutti. In realt\u00e0 non ci siamo tutti, ma quel che conta \u00e8 che vogliamo stare insieme. In cinque o sei. Quelli che contano, forse. Una birra per cominciare ed una torta salata da assaggiare. Ne approfitto. Iniziamo ad aggiornare i file delle nostre memorie. Riprendiamo i back up fatti durante il nostro ultimo incontro e ripartiamo da quelli. E&#8217; bello condividere la propria vita con altre persone. Si incrocia la tranquillit\u00e0 e la rabbia. Qualche volta prevale la rabbia, perch\u00e8 ci sarebbe davvero di che essere arrabbiati. Per il Lavoro, soprattutto. Ma un mezzo bicchiere di vino riporta la tranquillit\u00e0. Ed un sorriso. Ma la rabbia rimane. Per fortuna.<\/p>\n<p align=\"justify\">Lui comincia a tagliare il guanciale. Quello di maiale, non il cuscino. Ma forse avrebbe fatto a brandelli anche il cuscino per com&#8217;\u00e8 avido di coltello. Vedere quel maiale fatto a pezzi mi ha fatto ritornare alla mente il libro di B. S. Johnson. Tutte quelle sezioni che, prima ordinate, poi potrebbero essere sparse sulla padella a piacere. Cominciamo a parlarne. Racconto di questa provocazione che ho quasi terminato, ormai mi manca solo l&#8217;Ultima sezione, e che mi \u00e8 piaciuta. Soprattutto per il dopo perch\u00e8 il dopo potrei continuare a crearlo io. Un altro libro, un&#8217;altra successione degli Eventi. Tranne la Prima e l&#8217;Ultima sezione che, per indicazione dell&#8217;autore, devono essere necessariamente poste all&#8217;inizio ed alla fine della ricomposizione. Ma questa ricomposizione, da un certo punto di vista, potrebbe rivelarci per come siamo realmente. Magari si potrebbe anche decidere di elminare qualche sezione, per renderlo pi\u00f9 scorrevole. Perch\u00e8, ogni tanto, la sua scrittura potrebbe appesantire. Loro sono tutti ricettivi rispetto a questi argomenti ed il discorso ci prende la mano, mentre il guanciale fatto a brandelli ed affogato nell&#8217;olio comincia a prendere odore di aglio, cipolla e pepe. Il protagonista, per qualche minuto, sono io. E&#8217; il libro che sto leggendo. E sono io. Ma solo per qualche minuto. B. S. Johnson. Vita incasinata, la sua. Innovatore poi caduto nel dimenticatoio. Morto presto, a quarant&#8217;anni o gi\u00f9 di l\u00ec. Non ha neanche una pagina in italiano su Wikipedia, c&#8217;\u00e8 solo qualcosa nella versione inglese. Per\u00f2 il libro \u00e8 bello. Di Jonathan Coe posso fidarmi, lo sapevo. Non \u00e8 un&#8217;opera d&#8217;arte, di questo ne sono abbastanza certo. Per\u00f2 ti investe pienamente e le modalit\u00e0 con cui viene presentato sono decisamente attraenti. C&#8217;\u00e8 sicuramente molto marketing in questa scelta, per\u00f2 il prodotto \u00e8 riuscito. E questo vale. Ti fa entrare nelle situazioni, quasi vivendole. C&#8217;\u00e8 un &#8220;core&#8221; della narrazione che invade ogni sezione e si rende evidente perch\u00e8 tutto il resto viene descritto come incerto, probabile. Viene solo ipotizzato. E&#8217; senza sicurezza. Come una tela dove i contorni sono indefiniti ma le forme sono chiare. Surrealismo. La certezza \u00e8 quel &#8220;core&#8221;, quell&#8217;amicizia interrotta da una morte. Ed il tema della morte \u00e8 centrale. In realt\u00e0 non tanto il tema della morte quanto quello della fine. Del nostro approccio verso la fine di una persona che non avremmo mai pensato potesse finire prima di noi. La morte \u00e8 solo una delle espressioni di questa fine. Anche una storia d&#8217;amore potrebbe finire, come accade nel libro. C&#8217;\u00e8 molto egoismo in ogni sezione. Ogni sensazione viene rapportata alle necessit\u00e0 del narratore. Ai suoi problemi, ai suoi tempi. Perch\u00e8 il sofferente, nonostante la sua sofferenza, non \u00e8 stato all&#8217;altezza delle mie aspettative. Ed il martire sono io, non \u00e8 lui. Non \u00e8 una giustificazione il fatto che stia male. Questo \u00e8 l&#8217;egoismo narrato nel libro. Una negazione. Loro mi ascoltano ed intervengono. Ognuno esprime le proprie idee su questo argomento. In realt\u00e0 sono io a condurre, forse con un po&#8217; di violenza, i loro discorsi attraverso questi campi pseudo-filosofici. Probabilmente il libro parla di altro ed io sono riuscito a leggerlo solo in questo modo, passando in modo distratto da una sezione all&#8217;altra. Magari leggendo con attenzione solo l&#8217;ultima pagina. Barando un poco. Ed in realt\u00e0 non \u00e8 neanche l&#8217;elemento che mi abbia affascinato in misura maggiore. Mi sono avidamente appassionato alla descrizione della vita di tutti i giorni. Lavoro, Casa, Famiglia. Come dice anche il protagonista. Senza un ordine di priorit\u00e0 particolare ma come tre binari lanciati nella stessa direzione e senza direzione. Come locomotive che possono avere tempi differenti, a seconda delle difficolt\u00e0 del percorso. Ma il progetto di ognuno si riduce a questo. Lavoro, Casa, Famiglia. E non \u00e8 solo un sogno borghese ma una necessit\u00e0 popolare. Lavoro, Casa, Famiglia. Non sono la santissima trinit\u00e0 del male ma un punto di transito che si concretizza in luoghi e modalit\u00e0 differenti perch\u00e8 differenti sono le condizioni che si presentano alla nostra vita.<\/p>\n<p align=\"justify\">Finisce anche la terza bottiglia di vino. Non ci resta che ripercorrere tutto il tragitto al contrario. Con l&#8217;Ultima sezione da leggere.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"\" src=\"http:\/\/giotto.ibs.it\/cop\/cop.aspx?s=B&#038;f=170&#038;x=0&#038;e=9788817052450\" class=\"aligncenter\" width=\"170\" height=\"269\" \/><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se compri il libro di B. S. Johnson tramite il prossimo link hai uno sconto significativo: In balia di una sorte avversa (Narrativa) &#8212; &#8212; Una bella serata di fine Novembre. 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